Achille Colombi - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Achille Colombi




"Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù" (Fil 3,8)



8 ottobre 2019
Rocca di Papa, 14 ottobre 2019
 
Carissimi e carissime,

 
 
la Mariapoli Celeste continua ad arricchirsi. Achille Colombi, focolarino sposato di Milano, abbandonandosi con docilità alla volontà di Dio durante la sua lunga malattia, è partito per il Cielo l’8 ottobre, all’età di 71 anni. La moglie Santina ha scritto: "Tutto è compiuto”, pensando che per lui “si sono spalancate le porte del Paradiso”.

 
La spiritualità dell’unità, che Achille ha conosciuto da giovane, ha trovato in lui terreno fertile essendo una persona assetata di cose grandi. Decide presto di consacrarsi a Dio in focolare come sposato. In quel periodo scrive: “Sono senza parole per questa predilezione che Dio mi mostra, la mia anima è piena e sotto c'è una gioia esplosiva”. E nel 1980 a Chiara: “Ho sentito forte il desiderio di essere per il focolare quel richiamo all’Amore, come l’unica cosa che vale, come tu lo intendi e come Foco lo è stato”. Ancora: “Non conta più nulla di me, quello che sono o che non sono, il mio ‘Sì’ allo Sposo invece è quanto devo dire…, lì trovo la risposta di tutto… Eccomi pronto a morire per custodire la fiamma”.

 
Riceve da Chiara una Parola di Vita in cui rispecchiarsi: “Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù” (Fil 3,8), che accompagna come un faro la sua giornata, a cominciare dal suo lavoro di consulente tecnico che lo vede spesso in viaggio. “La mia molla è fare subito esperienza di quanto Chiara mi dice - commenta - è stata una settimana di viaggi e mi è venuto in mente il viaggio che conta, quello della santità. A che punto sarò?”.

 
Achille si è speso senza riserve dedicandosi, con entusiasmo e creatività, a costruire rapporti di fraternità, come nel torneo di calcio “Mundialito”, evento pionieristico negli anni '80 per l'integrazione degli immigrati a Milano. Una iniziativa che ha portato una ventata di apertura e di simpatia verso gli stranieri, coinvolgendo autorità religiose e civili e contribuendo a sensibilizzare tanti verso questo aspetto della carità, che ancora oggi continua nell'Associazione Arcobaleno. A volte si trattava di ricucire l’unità tra giovani provenienti da comunità tra loro ostili, o addirittura in guerra, nei paesi di origine e che, per l’amore scambievole, da sconosciuti diventavano spesso amici e fratelli.

 
La sua famiglia “fa casa” a questa umanità. Con Santina e i figli, Federico, Miriam e Matteo, vivono un'intensa esperienza da cui traspare la bellezza del modello di vita scelto. A darne testimonianza oggi sono anche i nipotini, come Simone che confida alla mamma: “Sai che il nonno è molto cristiano? Io penso che sia un po’ come un angelo e che Dio lo abbia mandato sulla terra per rendere il mondo migliore”.

 
Avendo a cuore le nuove generazioni, Achille si impegna in manifestazioni e attività di ogni tipo come i Genfest e le Giornate per i Giovani. Per anni condivide responsabilità per azioni in ambito sociale e politico, mettendo a frutto la sua capacità di creare rapporti con rispetto e tenacia. Non si lasciava tentare dal protagonismo, teso a “fare della giornata un piccolo capolavoro …, servendo tutti”, con particolare attenzione ai più fragili, tanto da affermare che il rapporto con loro "si illumina della luce di Gesù… perché solo quello che passa attraverso il totalitario dono di sé… porta alla luce".  

 
Chi ha vissuto con lui in focolare ha trovato un vero fratello, sempre pronto ad amare in modo naturale e concreto. Nell’ultima tappa si è visto Achille crescere in umiltà, delicatezza, pazienza e nell'offerta a Dio dei suoi dolori. La malattia è stata un faticoso cammino, con la progressiva perdita della sua vitalità. Tuttavia non si coglieva mai un lamento ed era grato per ogni attenzione; sorrideva e si interessava di ciascuno, sorretto dalla forza e serenità di tutta la famiglia.

 
Al funerale la chiesa era gremita. La moglie ha desiderato poggiare accanto a lui un piccolo Vangelo, come emblema della sua vita. A un collega, si è poi saputo, Achille aveva confidato che alla sua morte non avrebbe avuto niente di materiale da lasciare, ma solo il Vangelo.

 
Uniti in preghiera a Santina e ai figli, ringraziamo Achille per il suo esempio di radicalità.
Emmaus
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