Alberto Beto Barba - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Alberto Beto Barba

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Alberto (Beto) Barba


24 febbraio 1989


(All'inizio degli anni '80)   Ho conosciuto l'Ideale attraverso un gen, erano momenti difficili dato che due anni prima i miei genitori erano morti in un incidente aereo. Il dolore era grande e io non comprendevo il perché e non lo accettavo.
Arrivò allora nella mia vita la grande novità: Gesù Abbandonato, che mi fece entrare in una dimensione divina. Lo abbracciai e la mia vita cominciò a rifiorire…
Quello che avevo imparato da ragazzo era che nella vita sempre si deve cercare la gioia, il successo, le soddisfazioni, la salute; pensavo che questo fosse il desiderio di ogni persona. La tristezza, i fallimenti, le frustrazioni, la malattia, erano situazioni dalle quali dovevo fuggire…
Quello che mi sembrava negativo e senza valore acquistò una nuova dimensione. Era l'opportunità di partecipare alla passione di Gesù e condividere l'immenso Suo dolore. L'abbraccio continuo del dolore, per amore, era la via che Dio sceglieva per purificarmi. Una scuola, la sua, nella quale appresi ad amare e a vivere come Gesù.

(1982)  Andai in Brasile per studiare Medicina. Altro paese, altro ambiente, altra mentalità. (…) Fu in questo periodo che mi diagnosticarono un tumore. Ho cercato di vivere intensamente questa volontà di Dio e abbracciare subito Gesù Abbandonato. Capii che la mia vita poteva terminare in qualsiasi momento e sentii la esigenza di vivere ogni istante cercando di essere più perfetto nell'amore a Dio e ai fratelli.

Dovette così tornare in Equador e fermarsi nella sua famiglia.


(1986)  Recuperai fisicamente e terminai gli studi di medicina… Durante questo tempo Dio permise che facessi altre esperienze che mi misero con i piedi per terra e con le quali provava la mia fedeltà nel quotidiano.
Arrivò il momento della prova e della oscurità, la fiammella che era stata tanto intensa tornò a farsi piccola. Mi attaccai ai miei interessi, alla professione, alle mie possibilità, a tutto quello che mi offriva il mondo.
Nonostante questo Lui continuava a prendere l'iniziativa: suscitò in me il desiderio di cambiar vita e mi suggerì di mettermi ad amare concretamente le persone che mi stavano accanto. Mi fece vedere che tutto quello al quale il mio cuore si era attaccato non valeva niente, era vanità. Abbandonarmi con fiducia nelle mani di Dio era l'unica cosa che sentivo di fare, lo feci e subito arrivò la luce… (…) Mi staccai da tutto: famiglia, professione… Non importava come, quando, dove… importava aver fatto questa scelta e vivere per essa.

(Gennaio 1988 a Chiara)   … Con questo voglio dirti che desidero approfondire la vocazione del focolarino e,  se è volontà di Dio,  vivere così fino a che parta da questa vita.

Nel febbraio dell'88 parte per O'Higgins, a fine maggio la sua salute peggiora a tal punto che si vede opportuno che torni a Quito.

La salute molte volte è un grande ostacolo, un muro che non riesco a superare, che mi impedisce di fare quello che voglio. Mi creo un complesso di vittimismo, mi chiudo nel mio dolore, mi sento inutile, la mia vita non serve a niente.
Nonostante ciò Dio mi ha fatto capire che il cammino che Lui aveva scelto per redimere l'umanità era giustamente questo, il cammino del dolore, della negazione. Si è aperta così per me una nuova dimensione, una nuova vita.
La malattia non è più un peso, un ostacolo, se non l'opportunità di condividere il dolore di Gesù Abbandonato.

(Giugno 1988 a Chiara)   Amo Gesù Abbandonato e realmente ho sentito che questa esperienza è la chiave che costruisce (…) Non sono affatto triste, sento che Dio mi ama immensamente e tutte le volte che ho avuto dei Gesù Abbandonato gli ho ripetuto il mio Sì, sempre Sì, a tutto Sì… Sono felice!

(Giugno 1988)   Ieri sentii che si avvicinava il momento di partire e vedevo come la vita è un passaggio. Vidi una luce, la stessa che vidi quando morirono i miei genitori, potevo seguirla o lasciarla. La seguii, avevo scelto Dio, quello che ero lo dovevo a Lui. Avvicinandomi sempre più a questa luce, vedevo con maggiore dettaglio la volontà Sua su di me. Non sentivo altra cosa che ringraziarLo, ridargli il mio tutto e il mio niente.
(…)  Non ho perso la pace, la gioia, la libertà che mi ha dato Dio come centuplo al mio sforzo di vivere così. Non ho paura e non mi preoccupo. Offro tutto per la Chiesa, per il Papa, per tutta l'Opera.
(…) Oggi alla comunione fu un momento di Paradiso e gli ho ridetto il mio Sì. Sentii una immensa gioia e pace: la certezza che l'unica cosa che ho da fare è amare senza misura, non importa fare cose grandi o piccole, essere sano o ammalato, ricco o povero, avere consolazioni o desolazioni. Niente, tutto è amore di Dio.
Lavare i piatti, riposare, qualsiasi cosa purchè fatto con amore, con la carità: questo è il focolare. Dio mi ha pensato per vivere così sin dall'eternità. Che bello! Questa è la mia vita e voglio andare avanti. Il nostro modo di vivere mi stimola, mi aiuta: Gesù in mezzo è la forza e la medicina per la mia infermità. Mi sforzo perché ogni giorno sia migliore di ieri per continuare il Santo viaggio.

(18.7.1988 a Carlo Casabeltrame) Sai che il sentire i limiti fisici è per me una continua opportunità per abbracciare G.A. e vivere la parola "Quando sono debole…". Ho imparato - Dio Padre me lo ha insegnato con molto amore - che in questa vita non si vive di rendita ma ogni giorno c'è da costruire, si ricomincia, l'importante è ripeterGli il nostro Sì con tutto l'amore di cui sono capace concretamente (…) Vivendo così ho la pace e la gioia, quando smetto di farlo mi viene il dubbio, la paura, la angustia… allora: "Ricominciare".

(26.7.1988 a Chiara) Ho sentito la conferma che il mio posto, la mia vita, la mia vocazione, visti con gli occhi di Dio e secondo la sua volontà, è il Focolare. (…) In questa esperienza è stato Lui il nostro Maestro, nostra luce, nostra forza. Per me è molto importante scoprire che Gesù in mezzo mi stimola a donarmi completamente, ad amare tutti con il suo amore. Mi ha dato la forza per operare i "tagli" necessari…

(26.7.1988) Ci sono stati anche momenti in cui ho provato i miei limiti, i miei difetti, l'impossibilità di andare avanti. E' stato importante viverli come Chiara mi suggerisce: è G.A. con i suoi mille volti. L'ho abbracciato sempre, subito e con gioia, senza paura, senza timore, con la certezza che sono amore di Dio: che G.A. è il mio Sposo e se ho Lui, ho tutto. Ogni volta che si presenta mi sento felice, preferito, amato, lo ringrazio e gli dico: "Tutto per te, tutto per te.  Mio unico desiderio è collaborare con te, con il tuo Abbandono, per la redenzione del mondo, perché tutti siano Uno. E subito ricominciare, ricominciare sempre".
Ogni momento del giorno cerco di viverlo come farebbe Maria se fosse al mio posto.

(30.8.1988 a Tonino Triggiani)   Ho molta pace e gioia, vivo nella libertà di essere abbandonato in Dio Amore, unico punto e meta della mia vita. Vivo come un popetto… meditazione, preghiera, raccoglimento, eucaristia, amando sempre per primo, perché so che così sto unito a te, a Chiara, a tutta l'Opera. Non c'è grazia più grande che vivere in Focolare, lì chiedo di stare fino all'ultimo giorno della mia vita.

(7.9.88 a Fede)   Da quando ho ricevuto il telegramma di Chiara, mi sono sentito accolto con le braccia aperte, che mi donava tutto il suo amore. Ho cercato, dopo, di vivere sempre come un vero focolarino, con solennità ogni momento presente, in atteggiamento di preghiera per ascoltare quello che Dio vuole da me e facendo tutto davanti a Dio, per Lui, senza preoccupazioni, ansie o desideri che potrebbero essere frutto della mia volontà.

(7.11.88 a Chiara) La mia anima sta sempre nella tua, sempre in Dio. Ogni momento del giorno cerco di viverlo come farebbe Maria se fosse al mio posto. Ogni momento cerco Lui, il mio unico sposo che amo con tutto il cuore e lo abbraccio.  Accetto G.A. che mi ha scelto non perché sia degno, né perché mi sia sforzato per riuscirci, se non perché mi ama di più e solo perché Lui fa la volontà misericordiosa del Padre con i più peccatori. Sono disposto a tutto, accetto tutto (…) perché il disegno di Dio si compia su tutti gli esseri della terra per arrivare "all'Ut Omnes".

L'8 febbraio 1989 viene ricoverato in ospedale e il 24 dello stesso mese conclude il suo Santo Viaggio a motivo di un collasso cardiaco.

UNA POESIA DI BETO PER CHIARA


Chiara,
chi potrebbe trovare parole nuove
per definire la tua grandezza,
parole belle,
parole pure,
come una goccia di acqua cristallina
al nascere dell'infinito.

Sei un ruscello gustoso di acqua cristallina
Da te beviamo
Per te viviamo.

Fiore bello e gioioso.
Aquila libera e bella.
Cuore universale pieno di speranza e amore;
sentiamo sempre la tua presenza che ci fa forti.

I tuoi occhi ci guardano sempre
E ogni parola della tua bocca
Da forza al nostro spirito
Assetato di consiglio.

Stella, luce dell'infinito.
Donna, Amica, Madre.
Modello di vita e Orizzonte anelato.

Sei mia mamma!
Sento sempre la tua presenza che mi fa forte...


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