Aldo Baima - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Aldo Baima

2017


Aldo Baima



"Sì, Padre, perché così  piaciuto a Te" (Mt 11,26)

8 luglio 1926  -  Mar. Romana, 12 gennaio 2017

Rocca di Papa, 16 gennaio 2017
Carissimi e carissime,

Aldo Baima, focolarino piemontese della prima ora, il 12 gennaio è spirato serenamente a Villa Achille mentre intorno a lui si recitava il rosario. Al suo funerale, celebrato con gran raccoglimento nella chiesa di Grottaferrata gremita dalla Mariapoli Romana e dalla comunità dei Castelli, è venuto in evidenza il valore della sua vita tutta donata a Dio: la limpidezza della chiamata e la sua risposta generosa, la sua capacità di ascolto e di comunicare l’Ideale e la sua dedizione nell’accompagnare tanti gen e focolarini.
Significativo il suo apporto dato in vario modo all’Opera e numerose le testimonianze di gratitudine per la sua dirittura e fedeltà fino alla fine. Vi accludo stralci salienti del suo profilo.
Rinnovando il Patto e restando uniti in preghiera,
Emmaus
Profilo di Aldo

Aldo nel suo Santo Viaggio, seguendo la Via Mariae, ha reso visibile quella frase del Vangelo che Chiara gli aveva dato da vivere: “Sì, Padre, perché così è piaciuto a Te” (Mt 11,26). Un viaggio lungo 90 anni, nel quale ci facciamo accompagnare soprattutto dalle sue parole.
“Sono nato a mille metri – scrive iniziando il racconto della sua storia - in una piccola borgata delle Prealpi piemontesi”, in provincia di Torino. Aldo da piccolo accompagna i genitori nei pascoli alti e a volte resta solo, ma non ha paura. Una volta terminata la scuola elementare, su insistenza della maestra, la mamma convince il papà a farlo studiare nonostante le scarse risorse economiche della famiglia: due anni in collegio e poi a Torino.
In quegli anni sente una prima chiamata di Dio grazie all’incontro con un sacerdote che lo invita a far parte dell’Azione Cattolica. Seguono “dieci anni di scoperte e di lancio apostolico”come dirigente, guidato soprattutto dal desiderio di “amarLo e farLo amare”. Concluso l’Istituto Magistrale, comincia a lavorare come maestro in una borgata. Si iscrive intanto alla Facoltà di Magistero a Torino dove ritrova Guido Brini, un amico conosciuto durante i primi anni di scuola, che veniva dall’esperienza partigiana e aveva simpatie marxiste, pur conservando la fede. Un giorno Guido gli dice: “Ho qualcosa da raccontarti e sono sicuro ti interesserà” e gli parla di un gruppo di persone che “avevano deciso di mettere il Vangelo a base della loro vita”. Sono i primi mesi del 1950. Il dialogo con Guido si infittisce, tocca le domande profonde che Aldo si porta dentro e lo spinge a concretizzare quella frase: “Tutto ciò che avete fatto al più piccolo di questi fratelli l’avete fatto a me”. Così si impegna ad assistere chi è nel bisogno, scoprendo in ogni povero un fratello e cercando di coinvolgere gli amici della parrocchia.
Una serata a casa di Vittorio Sabbione è l’occasione per un contatto diretto con quel gruppo del Vangelo vissuto. Si trova subito “a casa” e prova la gioia di sentire: “irrompere nella mia vita una realtà nuova che non mi avrebbe più abbandonato”. Continua a frequentare il nascente focolare composto da Vittorio e Marco Tecilla e anche il focolare femminile dove era arrivata Silvana Veronesi che “mi seguì - precisa Aldo - con una cura piena di delicatezza e mi nutrì di quel latte fresco di cui parla San Paolo e di cui mi mostravo assai avido: il latte della Sapienza”. Una domenica Silvana dona al gruppetto dei più vicini la realtà “dell’amore a Gesù Crocifisso e Abbandonato che Chiara e le sue compagne avevano scelto come ideale di vita”. “Fu una cosa fortissima per me”, ricorda Aldo e capisce che con questo segreto: “non ci sono più problemi! Ogni dolore, ogni dubbio, ogni oscurità è Lui, Tutto è Amore di Dio”.
Nell’estate del 1952, dopo un primo rifiuto, Aldo accetta la proposta di Silvana di trascorrere alcuni giorni in focolare a Trento. “Vissi una settimana nel famoso appartamento di Piazza Cappuccini, quello stesso di Chiara (…) ove in quel momento abitavano cinque focolarini tra cui Aldo Stedile. Fui
accolto con semplicità e calore (...) e vidi meglio com’era questa vita che avevo ricevuto”. Transitano di lì anche tanti focolarini di passaggio per la Mariapoli nelle Dolomiti. Aldo scopre una “famiglia, della cui ampiezza cominciavo a rendermi conto” e scrive a Chiara che lo invita qualche giorno a Tonadico.
Riprende poi l’anno scolastico e si avvicina la data prevista per il suo matrimonio, ma nello stesso tempo Aldo sente crescere in sé la chiamata al focolare. Ne parla con la fidanzata, cerca risposte, si confronta coi focolarini che gli raccomandano di vivere il momento presente e di amare per avere la luce. Dopo un incontro con Palmira Frizzera e un forte momento di colloquio con Gesù la mattina dopo nella Messa, Aldo sperimenta la “gioia e la libertà per sentirmi fatto per amare tutte le persone come Gesù le ama”. E’ questa, sottolinea Aldo, una nuova chiamata “a cui sono seguiti anni di donazione e di tanto patire. Sono stato affascinato dalla Claritas e dall’Unità”.
In questi anni di costruzione dell’Opera è prima in focolare a Torino e a Sassari, poi a Roma e dal 1961 al 1984 in Francia, della cui zona sarà il delegato già dal ‘66.
Desi Bursa, co-responsabile in Francia per tanti anni con lui, sottolinea di Aldo la grande dirittura e limpidezza nell'affrontare anche situazioni complesse. “Era di poche parole, ma di profondo ascolto". Di questo periodo – durante il quale nel 1975 viene ordinato sacerdote – sono molti i gen della zona diventati focolarini. Ricordandolo, mettono in luce la sua fermezza morale e ideale e il suo atteggiamento di fronte a certe realtà difficili, simile allo “stabat” di Maria ai piedi della croce. Colpiva la sua dignità, discrezione e onestà. Pur a volte di tratto austero, era dotato di profondità e dell’intelligenza del cuore con cui ha saputo amare i Francesi e la Francia.
Nel 1984 viene a far parte del Centro dei focolarini e per dodici anni accompagna con particolare cura e talento focolarini di tutto il mondo, come tanti potrebbero testimoniare. Una lunga importante tappa del suo Santo Viaggio che è impossibile sintetizzare. Dietro un carattere severo (con se stesso e con gli altri) nascondeva una semplicità quasi infantile, una fiducia sconfinata nell’altro e come chiedeva aiuto, dava aiuto.
Nel 1999, dopo una breve tappa a Istanbul, lo troviamo a sostenere la scuola dei focolarini a Montet e dal 2001 ritorna nella Mariapoli Romana dove gli viene affidato l'accompagnamento di coloro che per varie circostanze hanno lasciato il focolare. Assume questo compito con grande amore e dedizione, mettendosi spesso in viaggio per andare a trovare ciascuno, anche se lontano.
Quando le sue condizioni di salute diventando più fragili, Aldo inizia una nuova fase della Via Mariae. La descrive lui stesso in una lettera a Chiara in cui le domanda: “Ma Chiara, potrebbe esserci una terza chiamata, per l’ultima tappa della vita? Potrebbe essere quella a Gesù Abbandonato? Non è stato il suo Mistero a decidermi per il focolare, anche se in tutti gli anni di focolare ho guardato a Lui… Ma ho continuato più a cercare Gesù in mezzo e a desiderare l’apostolato, le anime, la luce da dare… Quando questo parve mancare fu la notte. Forse tutto ciò è perché il Padre mi vuole mettere nelle condizioni di entrare finalmente nel mistero dell’Abbandono e della Resurrezione che ne consegue? Sarebbe una grazia grande”.
Sono anni in cui, come scrive ad Hans Jurt la serenità si alterna alla notte: “Mi chiedevi se sono sereno. Un po’ come il cielo, penso: ora c’è l’azzurro, ora qualche nuvola, ora un acquazzone. Per fortuna dietro le nuvole il Sole c’è sempre…”. E in un’altra lettera: “Amare la solitudine, il non senso e tutto ciò che chiamiamo GA non lo so fare; non ho mai saputo farlo. Ho stretto i denti, ho detto di sì al fallimento e all’assurdità, ho cercato di farlo con e per Gesù…”. E ancora scrivendo a Chiara nel 2005:
“Ė rinata la certezza che quest’anno dedicato a Lui (Gesù Abbandonato) può essere anche per me il momento di rispondere a questa sua chiamata. Tempo di Salvezza che viene da Lui, tempo di grazia che trascina dentro la sua piaga, per farci vivere nel seno del Padre… Non per uno sforzo o un  proposito – non ne ho la capacità, pur desiderandolo – ma per grazia sua, grazia donatami attraverso il carisma. Sì, solo per grazia”.
Una grazia che certamente, anche se misteriosamente, lo ha accompagnato pure negli ultimi anni di quasi immobilità, fino alla mattina di giovedì scorso quando è partito sereno per il Cielo, accolto certamente da Maria con la quale, tappa dopo tappa, ha camminato per tutti questi anni.
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