Aldo Fons - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Aldo Fons

2013


Romualdo (Aldo) Stedile
Fons

3 luglio 1925 - Rocca Di Papa, 30 settembre 2013

Dall'intimo di chi crede in me sgorgheranno
torrenti di acqua viva    (Gv 7,38)

Rocca di Papa, 30 settembre 2013


Carissimi e carissime,

questa mattina alle 00:50 ha raggiunto la casa del Padre Romoaldo (Aldo) Stedile, il nostro Fons, che, assieme a Marco, Livio e Carlo, ha iniziato a Trento il primo focolare maschile nel famoso “pollaio”.

Penso che tutti quelli che l’hanno conosciuto, hanno ancora negli occhi il suo sorriso, la sua prorompente vitalità, la sua passione per l’Ideale, il suo ottimismo…

Fons, secondo di una famiglia di dieci figli, è nato nella valle del Terragnolo nel Trentino il 3 luglio del 1925. “Papà e mamma - racconta Fons - erano di una profonda pietà religiosa e, quasi ogni sera, prima che andassimo a dormire, eravamo soliti leggere ad alta voce con mia madre un brano della sacra Scrittura, di un santo o un’altra lettura spirituale.

Aveva un notevole talento artistico come pittore e, se non fosse scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, sarebbe andato a studiare Belle arti a Firenze.

Nel 1948 incontra l’Ideale attraverso Vale. Lui stesso racconta: “L’incontro con lei è stato per me una rivelazione, un vero incontro con Dio. Tutto è cambiato da quel momento. E successivamente, dopo che Vale gli ha parlato di Gesù Abbandonato: “Ora ho capito tutto, questa è la soluzione. Questo mi mancava…! Capii che sarebbero venute le difficoltà, prove, dubbi, incomprensioni, fallimenti, ma nulla più mi avrebbe fatto paura. Sentivo dentro di me una forza nuova e serena”.

Nella primavera del 1949 in un colloquio personale Chiara gli conferma l’autenticità della sua vocazione di focolarino e alla fine di giugno inizia ufficialmente la sua avventura, andando ad abitare nel focolare di Trento.

Raccontando la sua storia riguardo a quel periodo, Fons scrive: “Ricordo che nel ’49 Chiara, di tanto in tanto, scendeva a Trento per aggiornare quelli di noi che erano bloccati là per il lavoro. Una volta ci ha parlato nel parco della casa di Silvana, raccontandoci di lassù… Ad un certo momento, come in un’estasi, avevo provato a vedere se c’era l’erba sotto di noi, perché m’era venuto il dubbio che fossimo ancora su questa terra…”. E questa realtà, che lo ha accompagnato e sostenuto sempre, l’ha offerta con intelligenza e generosità a quanti ha incontrato durante la sua vita.

Trento, Roma, Belgio, Ottmaring, Mariapoli Romana, queste le tappe che hanno segnato la sua vita e che segnano alcune tappe dello sviluppo del Movimento.

Il 13 giugno 1963 Fons è stato ordinato sacerdote, insieme ad Antonio Petrilli.

Significativi i 20 anni vissuti in Germania, dove assieme a Bruna, ha speso le migliori forze per diffondere l’Ideale e per far nascere la cittadella ecumenica di Ottmaring, in stretta unità con Chiara. In quell’epoca scriveva: “Ieri sera mi pareva di capire per la prima volta cosa significa costruire sul vuoto, sul buio. Quando non avevo la luce il più delle volte mi fermavo. Ieri sera invece capivo che proprio questa è la nostra vocazione: cavare la luce (Dio) dal buio (Gesù Abbandonato). Mi è tornato alla mente quello che udii una volta, forse detto da te: fin che si ha terreno sotto i piedi si può camminare; quando manca, bisogna volare”.

Dal 1984 è al Centro del Movimento, dove per diversi anni Chiara gli affida la branca dei volontari, branca che Fons ha portato avanti con il suo solito entusiasmo. Scriveva in una lettera a Chiara: “Nel parlare della vocazione del volontario provavo due forti sensazioni: da un lato mi si spegnevano le parole sulla bocca, pensando a quanto ogni spiegazione sulla vita dell’Opera sia inadeguata al suo “divino fondamento”. Dall’altro dovevo frenarmi per non gridare che sotto ogni dettaglio, sia delle particolari vocazioni, come anche delle strutture, c’è il paradiso, la Trinità, Maria, nel modo più vero e reale che un uomo possa immaginare…”.

Negli ultimi anni si è manifestata una malattia che lo ha man mano debilitato, ma senza intaccare mai le corde più profonde della sua anima . Quando nel febbraio del 2010, dovendo fare un test per valutare le sue capacità cognitive, il medico gli ha chiesto di scrivere di getto una frase di senso compiuto, lui ha subito scritto: amare sempre, dovunque, tutti!

La sua Parola di Vita: “Dall’intimo di chi crede in me sgorgheranno torrenti di acqua viva” (Gv. 7, 38) e il suo nome nuovo, Fons, danno l’immagine più nitida e luminosa di quella “fontana” di luce e di sapienza che lui è stato per tutti noi.

Grati a Dio per la radicalità con cui Fons ha vissuto l’Ideale sulla scia di Chiara, lo affidiamo a Maria.

Emmaus


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