Andor Hertelendy - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Andor Hertelendy



"Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei Cieli" (Mt 5,3)




20 settembre 2020
Rocca di Papa, 13 dicembre 2020
Carissime e carissimi,

Andor Hertelendy, focolarino sposato del focolare di Zurigo, era partito per il Cielo il 20 settembre, e scusate se solo ora riusciamo ad inviarvi alcune frasi su di lui.

Nato nel 1927 a Pacsa nell’Ungheria occidentale come ultimo di quattro fratelli, ha perso il papà quando aveva sei anni. Ha avuto un’educazione solida a casa e dai Gesuiti. Ha potuto godere della vita di campagna, ma poco prima della maturità è stato chiamato alle armi e, poco dopo, è stato fatto prigioniero di guerra. Tornato a casa, ha sofferto per l’esproprio dei beni della famiglia e poi, nel 1948, è stato arrestato e, senza processo, tenuto in un campo di concentramento per cinque anni, in condizioni durissime, ma ha trovato la forza di rialzarsi grazie alla fede in Dio. Lui stesso racconta: “In un momento in cui avevo perduto ogni speranza una voce dal di dentro mi diceva: ma loro cosa possono farmi veramente? Possono uccidere il mio corpo, ma non la mia anima, perché quella appartiene solo a Dio. Lui è più forte del male attorno a me. E di colpo sentivo fortemente che non ero solo: lo Spirito Santo è in me! …e mi sentivo libero! In me cresceva una certezza profonda che solo Dio poteva generare, questo senso di libertà in mezzo al filo spinato e torri di guardia.“ E così ha ritrovato pace, serenità ed ottimismo, caratteristiche che l’hanno caratterizzato per tutto il resto della vita.

Poco dopo avere conosciuto e sposato Maria, hanno dovuto fuggire dalla amata Ungheria, come tanti altri, anche perché nel 1956, dopo che le forze sovietiche avevano soffocato la rivoluzione, la polizia segreta lo stava cercando. Arrivati in Svizzera, Andor ha continuato gli studi di ingegneria edile e la famiglia si è consolidata con la nascita di Kati, oggi focolarina sposata, e Paul.

Attraverso un sacerdote hanno conosciuto l’Ideale, che in loro è caduto su un terreno fertile e poco a poco è cresciuto il desiderio di donarsi del tutto a Dio come focolarini sposati. A questa vocazione sono rimasti fedeli in modo esemplare per 50 anni, costruendo un ampio ventaglio di rapporti: nel Movimento, nella parrocchia, nella comunità degli Ungheresi, con giovani, profughi, persone abbandonate e malati, moribondi, con tante famiglie…

Nel 1989 Chiara ha dato ad Andor la parola di vita “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt. 5,3), con il consiglio: “L'amore a Gesù Abbandonato ti aiuterà ad essere sempre più povero di te e ricco d'amore per tutti”. Questa realtà l’abbiamo sperimentata vivamente in lui.  

In focolare era sempre pronto ad amare, aiutare in cucina, festeggiare. Faceva fatica a trovare negli altri qualcosa da correggere, perché era sempre contento.  

Negli ultimi anni le sue facoltà si sono poco a poco ridotte, e lui si arrabbiava con sé stesso quando la sua memoria, normalmente favolosa, non funzionava più come prima. Ma anche questo è riuscito da accettarlo. Gli ultimi mesi ha dovuto soggiornare in una casa di cura e, per la pandemia del Covid, sono stati impediti i rapporti diretti, tranne che per i familiari stretti. Ma lui ha continuato ad amare e sorridere fino alla fine, anche quando non poteva più esprimersi a parole, dando una testimonianza forte anche al personale della casa di cura fino all’ ultimo istante. Qualcuno di loro diceva: era l’amore personificato. Una forte prova dei suoi rapporti vivi fino all’età avanzata si è avuta al funerale dove un popolo variegato è venuto per dire “Grazie”.

Flavio
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