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Mariapoli Celeste - i focolarini
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Angelino Rodante

Profili e notizie


Profilo di Angelino Rodante


Angelino nasce a Siracusa il 6 giugno del 1930, da Concetta e Giuseppe, ci lascia il 22 maggio 2009.

Conosce l'Ideale del Movimento nel 50, da Graziella De Luca, una delle prime focolarine, a Siracusa. Lo fa conoscere, tra gli altri, a Peppuccio Zanghì.

Si laurea in filosofia con 110 e lode nel marzo del 1953.

Il 26 ottobre del '53, ultimati gli studi, entra in focolare a Siracusa, da dove 3 anni dopo parte per Torino. Poi va a Sassari e infine a Trento, dove dal '61 è responsabile di quella zona.

Fermiamoci un momento nell'incontro con il nostro Ideale. Lui riferisce più tardi di aver covato in sé questi interrogativi: "Quale scopo, quale senso dare alla mia vita? Perché la morte? Cosa debbo fare per essere felice?" E di aver trovato queste risposte: "Dio non è assente, lontano, non vive nelle nuvole. Dio è presente e si prende cura di me, di ciascuno di noi. La vita è un'avventura, un rischio, ma se la viviamo assieme a Dio, ogni circostanza trova la risposta nel suo amore. Credere nell'amore di Dio sempre: ecco il segreto della vera gioia. La vita cristiana è un'avventura. Bisogna buttarsi, ad occhi chiusi, in quest'avventura. Lasciare che Dio ti porti, non avere progetti filosofici, teologici: lasciarsi in semplicità condurre da Dio".

Nel '63 va in Brasile, dove rimane circa 20 anni, quasi sempre come responsabile della zona di Recife, nel Nordest del Paese.
Chiara va lì per tre anni consecutivi: '64-'65-'66. Nel '64 riceve da lei la Parola di vita: "Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie" (Sl 98, 1-2). Lui commenta: "Essa esprime l'invito a cantare Dio, a dar gloria a Lui nella mia vita". Angelino poi cantava agli incontri, non c'erano ancora il Gen Rosso e il Gen Verde, c'era solo il gruppo del "Coro Gloria" con tutti i focolarini e le focolarine che sapevano cantare bene.
Gli anni trascorsi nella parte più povera del Brasile sono un tempo di grande solidarietà con quel popolo, colle persone con cui entrava in contatto. La generosità, la dignità, la povertà, l'ospitalità, la fedeltà all'amicizia sperimentata da Angelino stando fra quella gente, si imprimono fortemente nel suo animo. Si sente fortemente legato a quel popolo, mantiene per telefono o lettera i contatti, si impegna a vivere anche lui le loro virtù. Nei miei otto anni di vita di focolare con Angelino ho ammirato la sua parsimonia, l'alto concetto che aveva della vita in povertà, la fedeltà verso gli amici, l'ospitalità. Si è donato a quel popolo senza risparmio, così da essere costretto ad alcuni mesi di riposo per recuperare le forze perdute a causa del suo ritmo di vita "europeo" in un paese dal clima caldo, che avrebbe richiesto un'impegno meno totale.

Dopo alcuni anni al Centro dei focolarini, è ordinato sacerdote il 14.2.1988 da mons. Acacio, vescovo della diocesi di Palmares in Brasile e parte per le Filippine e poi per l'Australia.

Nel 1993 inizia lo studio per il dottorato in teologia, all'Università del Laterano, con una "tesina" - cioè, un grosso libro - su Masao Abe, grande pensatore della Scuola di Kyoto, dal titolo (tradotto in termini semplici): kenosi cristiana e Masao Abe.
Da una sua lettera a Chiara del 3.11.1994: "Carissima Chiara, ora mi trovo qui a Rocca dopo questo primo anno che ho dedicato prevalentemente allo studio e con la prospettiva di rimanervi ancora per concludere il dottorato in teologia. Ebbene Chiara, devo dirti che oggi come agli inizi sento che non ho altra cosa che possa saziare la mia anima se non il tuo Ideale e la tua sapienza. Il resto, lo sento fortissimo dentro, non ha nessun valore".

Dal 1996 è corresponsabile con Gabriella Fallacara, al Centro per il 2° dialogo: l'Ecumenismo. In questa funzione è rimasto fino all'Assemblea dello scorso luglio e, con l'anima, fino alla fine. Dalla fine del  1997 al  2008  -  il tempo in cui  Angelino è stato co-responsabile del Centro "Uno", che è la segreteria del Movimento per il dialogo ecumenico - egli ha vissuto per lo scopo dell'unità dei cristiani, entrando così in contatto con ortodossi, anglicani, evangelici, riformati, con persone di varie altre Chiese e Comunità ecclesiali, dando tutto il suo contributo al "che tutti siano uno". Viaggi in vari Paesi d'Europa e del Medio Oriente, Scuole ecumeniche, ogni anno lezioni sull'ecumenismo del Movimento a Loppiano e Montet, sono stati il suo impegno, la sua vita. Ricordo come partecipava agli incontri ecumenici dei Vescovi. E la gioia di incontrare Chiara e avere contatti continui con lei in questi dieci anni per riferirle dell'attività ecumenica del Movimento.
In tutto questo Angelino dava il suo contributo di amore come un focolarino dei primi tempi di Chiara.
Seguiva la vita delle persone delle varie Chiese, il crescere del "dialogo della vita" attraverso le relazioni, le lettere, gli incontri, con passione.
Sapeva apprezzare, incoraggiare, mettere in luce il lavoro svolto dagli incaricati dell'ecumenismo nelle zone e nelle città.
Ad un'intervista, dopo una giornata dedicata a Igino Giordani quale direttore del Centro Uno, rispondeva nel 2004:
"Al Centro Uno ho incominciato nel 1997. Ho trovato tante cose lì. In questi anni di vita apprendo due cose fondamentali: la prima, l'ascolto profondo; la seconda il servizio concreto verso le sorelle e i fratelli delle varie Chiese. È una realtà che cerco di vivere e di applicare nei miei contatti ecumenici, sempre sull'esempio e seguendo la vita e i concreti indirizzi  da lui (Giordani) dati. Questa realtà di comunione che si stabilisce con le sorelle e i fratelli di varie Chiese, con l'aiuto e la spinta enorme che dà Chiara Lubich al movimento ecumenico, la si vede realizzata pian piano anche nei rapporti fra le varie Chiese".
Era spontaneo per lui comunicare un'esperienza di Vangelo vissuto, l'intervento di Dio che vedeva nella vita quotidiana, facendo ricordare nel lavoro ciò che Gesù dice : "il mio giogo è leggero e soave".
Quest'anno, l'ultima volta che è venuto al Centro Uno era prima di Pasqua ed ha portato tre dolci; ne portava ogni tanto, ma la specialità era la cassata, tipico dolce siciliano, che suo fratello Sebastiano gli inviava a Natale ed egli condivideva sempre con noi.

Da marzo, con l'aggravarsi della malattia, ci sentivamo per telefono.
Tornando dalla Giornata nazionale  di  "Insieme per l'Europa"  del 16 maggio a Parigi, l'abbiamo sentito mercoledì scorso: più volte ha detto quanto era con noi in questi eventi ecumenici desiderati da Chiara.
Diceva anche che sarebbe stato contento di avere a voce qualche altro dettaglio, e così è andato Severin.
Si era alzato, e sono stati, lui e Severin, in giardino. Era cosciente che la fine si avvicinava: c'è stato uno scambio profondo di tre quarti d'ora.
Per l'unità dei cristiani ha vissuto ed offerto l'ultimo periodo della sua vita, seguendo ogni attività fino alla fine.
Un centinaio di incaricati dell'Europa per l'ecumenismo ricordano il suo saluto del 2008 a Castelgandolfo con l'annuncio della malattia. Fu come un suo congedo: "Per venire qui ho indossato l'abito più bello: per far festa a Gesù abbandonato ….e mostrarlo".
Il suo modo di vivere la malattia edificava noi in modo sublime. Comunicava luce e sapienza.
Tra le tante e-mail, vorrei leggere, condividendola, la prima ricevuta. È del sacerdote Brendan Leahy, incaricato per l'ecumenismo in Irlanda: "Sono unito a voi nel ringraziare Dio per il dono della vita di Angelino. Lo ricordo con affetto come un uomo mite e con una grande capacità di incoraggiare, dare fiducia e irradiare il carisma di Chiara. Per lui è stata sempre Chiara a dare il la, e ho visto tante volte come ci ha portato ad essere uniti con lei anche nel dialogo ecumenico. Grazie".

Riportiamo ora alcuni stralci di lettere:
Recife, 4.3.1964: Sono anni che cerco di amarlo, ma, non so perché, in questo periodo Gesù abbandonato, è una cosa nuova per me. E' come penetrare in un regno ancora inesplorato, interessantissimo e vario, che presenta, con le sue incognite, meravigliosi orizzonti: il Regno di Dio. In particolare in questo tempo amiamo Gesù abbandonato, in questa umanità che ci circonda e ci ricorda tanto da vicino Lui: tenebra, miseria, solitudine…
Recife, 12.1.1973: Chiara, da 9 anni sono in Brasile, di cui 7 li ho passati nel Nordest e mi ha sempre affascinato quello che tu ci hai fatto scoprire quando sei venuta in questa terra: questo popolo! Vivere qui mi ha sempre dato l'essenziale, mi ha aiutato ad andare direttamente a Lui senza tanti fronzoli o cose superflue.
Rocca di Papa, 6.10.2005: Carissima Chiara, dando un rapido sguardo retrospettivo di 52 anni di vita di focolare, mi sono venute in rilievo, come in un flash, alcune tappe che l'hanno caratterizzata. Mi è parso di scorgervi, ripetuta, una caratteristica costante composta di due facce: Gesù Abbandonato e Maria Desolata. Da una parte, la ricerca di un costante riferimento a Gesù abbandonato nel contribuire a far nascere o a costruire l'Opera nei posti affidatami da te, Chiara. Dall'altra, passando da un Paese ad un'altro, da me amati con tutta l'anima, un richiamo a rivivere in questi cambiamenti la Desolata, Maria che sotto la croce "perde" per volontà del Padre il suo figlio, un richiamo a rispecchiarmi nel tuo motto: "Un distacco dal bene che ho fatto è un contributo ad edificar Maria".
Rocca di Papa, 20.06.2008: Carissima Eli, il giorno 17 marzo di quest'anno, davanti alla salma di Chiara, Gesù mi ha chiesto di fare con lei il patto di "prendere in mano il suo testimone" e di riconsacrarmi, per il tempo che mi resta, a Gesù abbandonato.
Rocca di Papa, 17.1.2009: Carissima Emmaus, oggi è stata celebrata la messa per Chiara al Centro dell'Opera. Fermandomi un po' con l'anima ho considerato come in un flash il periodo di questi 10 mesi passati. Tutto cominciò davanti a Chiara (corpore presente) e per questo mi viene ora spontaneo farne un bilancio. Con lei quel giorno del 17 marzo feci il patto di riconsacrarmi a Gesù abbandonato e di prendere con me il suo testimone. Partito da lei per un'avventura nuova e imprevista, l'amore di Dio, la forza di Gesù, la protezione di Maria e le preghiere di tanti t tanti dell'Opera mi hanno costantemente accompagnato, sopratutto nei momenti dolorosi.

Arnaldo Diana

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