Antonio Spazzini - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti

Antonio Spazzini

2011

Antonio Spazzini

Verona

8 ottobre 1927 - 3 novembre 2011

Mi stai vicino, o Signore, e i tuoi comandi sono verità   (Sal 118,151)



Cittadella Marienkroon, 7 novembre 2011

Carissimi e carissime,

il giorno 3 novembre, Antonio Spazzini, focolarino sposato di Verona (zona di Trento), ha concluso il suo santo viaggio.

Era nato l’8 ottobre 1927. Diplomato maestro, aveva conosciuto Arturina, sua collega, con la quale poi si era sposato ed aveva avuto 4 figli. La vita della loro famiglia è stata segnata dal dolore per la tragica perdita degli ultimi due, ancora in tenera età. Con Arturina ripeteva: “Li abbiamo offerti alla Madonna come due fiori recisi”.

Antonio ha conosciuto l’Ideale nel 1960 da un compagno di lavoro ed ha voluto seguire subito Chiara in modo totalitario nel focolare. Nel 1962, con tutta la famiglia, è andato a Roma per festeggiare con Chiara l’approvazione dell’Opera da parte della Chiesa. L’anno successivo, sempre con tutta la famiglia, ha partecipato all’incontro estivo di Ala di Stura. Alla fine di quell’anno, scriveva a Chiara: “Ad Ala di Stura … ho avuto la gioia di partecipare intimamente alla vita dell’Opera, rendendomi più consapevole delle responsabilità che hanno i focolarini sposati… Avevo sempre chiesto al Signore la santità. Ora mi ha esaudito nel farmi vedere la via …”.

Fin dall’inizio è divenuto un punto di riferimento per la comunità di Verona e seguiva le diverse vocazioni dell’Opera. Il suo amore profondo, la sua capacità di sdrammatizzare situazioni  difficili e la sua disponibilità senza limiti conquistavano tutti.

Anche il lavoro è stato una palestra dove ha vissuto l’Ideale, a volte in maniera eroica, superando grosse contrapposizioni e amando quanti lo ostacolavano. Ha pure lavorato in una scuola serale, conquistando la stima dei suoi giovani allievi. Se qualcuno gli sembrava più sensibile, gli proponeva di conoscere il focolare. Così una sera i focolarini hanno visto arrivare un giovane interessato alla loro vita che, dopo alcuni mesi, ha chiesto di partire per Loppiano.

Dall’età di 50 anni è stato provato nella salute. Ha subìto due interventi al cuore che lo hanno portato quasi in punto di morte, limitandolo nella sua attività. In una lettera del gennaio 1978 diceva a Chiara: “Di grande consolazione mi sono state le tue parole: «Chi più lavora per l’Opera è chi soffre», perché talvolta, anche se offro sempre tutto, ho come l’impressione di non essere
tanto utile”.

Una grazia straordinaria per lui è stata quando, nel 1995, Chiara a Trento ha voluto incontrare il “vino vecchio”, cioè i primi focolarini sposati, e tra questi c’era Antonio che era riuscito a partecipare. Sembrava come rinato: aveva ripreso a frequentare il focolare, ad essere presente nella comunità, a donare la sua esperienza segnata dal continuo incontro con Gesù Abbandonato. In quel periodo, assieme ad Arturina, aveva accompagnato nella dolorosa malattia la figlia Elisabetta morta all’età di 44 anni. Al raduno del gennaio 2000, dopo che Chiara aveva approfondito il tema del “verde”, Antonio le confidava in una lettera: “Mi ci sono trovato perfettamente dentro, perché così ho vissuto ogni volta la partenza per la Mariapoli Celeste dei miei tre figli: non finirò mai di ringraziare il Signore, che attraverso di te mi ha dato di far fruttare i grandi dolori, tanto da dire di aver avuto una vita felice”.

Dopo l’ulteriore “prova” il suo cuore non riusciva più a reggere le emozioni e aveva dovuto ridurre gli impegni per l’Opera. Con il suo animo grande però si faceva presente nella comunità e in focolare non mancava mai una sua telefonata nell’incontro settimanale: quei colloqui con lui “a viva voce”, in cui raccontava le sue esperienze sulla Parola, erano un grande dono.
Antonio ha vissuto proteso verso la santità, incarnando la Parola di Vita che Chiara gli aveva donato già nel 1968: “Mi stai vicino, o Signore, e i tuoi comandi sono verità” (Sal, 118, 151).

Offriamo suffragi per lui. E a lui, che ora contempla la “Verità”, chiediamo di aiutarci a proseguire il cammino.

Nell’essere “vigilanti”,

Emmaus


 


Torna ai contenuti