Arnaldo Diana - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Arnaldo Diana

2018


Arnaldo Diana






14 marzo 1932  -  Mar. Romana, 29 agosto 2018
Rocca di Papa, 3 settembre 2018
Carissimi e carissime,

Arnaldo Diana, focolarino della Mariapoli Romana, ha raggiunto il 29 agosto la Casa del Padre, mentre intorno a lui i focolarini di Villa Achille recitavano il rosario. Aveva 86 anni.

Arnaldo nasce a Sassari, in Sardegna, e diciassettenne ha un primo contatto con il Movimento quando Chiara nel ‘49 va a trovare sua zia Gesuina. Solo più tardi però, nel ’53, capisce che l’Ideale è una cosa seria e decide di vivere questa nuova vita evangelica.

È dell’anno seguente un foglietto che Arnaldo ha poi sempre tenuto nel portafoglio, dove Chiara gli ha scritto: “So che Gesù vive gioioso in te, e così sia per sempre. Però ricorda che hai scelto un Dio crocifisso, da tutti abbandonato, e a Lui solo legati”.

Entra in focolare a Torino dove, essendo laureato in giurisprudenza, lavora nello studio legale di Vittorio Sabbione. I primi anni non sono facili. Un giorno, ormai trasferitosi a Roma, quando con fatica cercava di armonizzare gli impegni di focolare con quelli della professione, decide di lasciare il focolare e, senza dir nulla a nessuno, prende la nave per tornare a casa. “Tutta la notte – racconta - ho passato in rassegna la mia vita in focolare, che pur era stata una breve permanenza. E ho capito che Gesù abbandonato era la soluzione … e che io non potevo abbandonare quello che allora si chiamava il drappello, queste poche persone che avevano capito Dio amore e il massimo amore che è Gesù Abbandonato. Allora con molta umiltà ho mandato un telegramma dicendo che sarei ritornato con la stessa nave. E non ho più avuto nessun dubbio, nessun problema, sono diventato immune da qualunque tentennamento”.

Arnaldo è poi in focolare in Sicilia e in varie città della Germania. Sempre molto viva in lui la lunga esperienza fatta in questa Nazione con altri dei primi focolarini. Di rilievo è il contributo che dà a Neue Stadt per la sua capacità di inculturazione. Costruisce duraturi rapporti con grande sensibilità e persegue un intelligente dialogo con fratelli e sorelle di varie Chiese.

Emerge la sua profondità anche di fronte ad alcune esperienze gravi di malattia. Racconta, riferendosi a un possibile tumore alla gola: “Ho accettato davanti a Dio di dover morire lentamente, nel giro di anni, con tante operazioni e radiazioni, allontanato sempre più radicalmente dalla vita dell’Opera. Chiara mi ha telefonato, dicendomi che si trattava di una prova spirituale e che tutto sarebbe stato un fantasma. Ho creduto subito a questo e ho offerto… Quei giorni passati nell’attesa di iniziare la mia marcia veloce di avvicinamento a Dio sono stati meravigliosi e, quando mi hanno detto che non avevo il cancro, ho provato nostalgia di essi”.

E’ sempre ricca la sua comunione con Chiara. Nel ’67 le scrive: "Non ho altro desiderio che tendere, al di là di tutto, alla maggiore santità, all’essenziale più vero. (…) Procurerò con tutte le forze, ancora più di prima, che sempre più profondamente trionfino il soprannaturale, la sapienza, l'Ideale più puro e nient'altro”. E ancora nel ’70 ribadisce la sua "certezza che la Sapienza vincerà ogni battaglia” e prosegue: “Ogni volta che cerco di donarla, assisto ad una continua trasformazione di persone e situazioni, ad un miracolo continuato".

Nel ’74: “Ho semplificato tutta la mia vita spirituale a questa formula: essere Maria essendo la Desolata ed innestandola coscientemente e continuamente nella mia sfera vitale. Potrei dire che nella mia anima non esiste altra realtà che questa: così forte che non è più necessario che io la cerchi da me, ma è la Desolata stessa che mi attira a Sé, anche nei momenti più normali della vita”.

Arnaldo coltiva ogni rapporto con delicatezza, dando vita a relazioni illuminate da una fine carità. "lo ormai appartengo ad un Dio meraviglioso cui voglio un bene da pazzi… - scrive ancora nel ‘74 - Non posso più amare gli altri come prima: mi sorprendo ad essere per loro l'amore che contemporaneamente è e non è. Mi innamoro del ‘cielo’ dell'altro. Non faccio fatica nell'io in te e soprattutto nel tu in me. Qui c'è il seme di una vita completamente nuova che è cominciata e non terminerà neppure dopo la nostra morte".

Nei primi anni ’80 fa parte del Centro dei focolarini e, dopo un ulteriore periodo in Germania, torna al cuore del Movimento dove Chiara gli affida tra i vari incarichi: la branca dei volontari e per un lungo periodo la responsabilità insieme a Claretta Dal Rì del Centro del dialogo con persone di convinzioni non religiose. Grazie alle sue doti e alla vasta cultura, Arnaldo sa mettere in luce il bene, scoprendo – annota in un discorso nel 1989 – quanto “rispettosa” della dignità della persona umana è “l’opera dello Spirito Santo nella maturazione d’una coscienza”.

Nel 2008, dopo la partenza di Chiara per il Cielo, è eletto Consigliere Generale e assume il delicato compito di Delegato Centrale finché nel 2011 la sua salute si aggrava ed inizia per lui una vita ancor più radicata nell’essenziale. Mi confida: “Evidentemente fare l’Opera significa mettere Gesù in mezzo”. Con il suo focolare condivide: “La mia esperienza è che dopo aver abbracciato Gesù Abbandonato viene lo Spirito Santo e Gesù in mezzo viene se c’è lo Spirito Santo”.

Si succedono anni alla Casa Verde in cui, nell’alternarsi delle sue condizioni di salute, Arnaldo affronta ogni cura senza mai lamentarsi. In un continuo dono di sé emergono in lui gratitudine, schiettezza e semplicità. Mantiene vivo come può fino alla fine l’amore per i suoi amici di convinzioni diverse e l’affetto per i familiari, che hanno condiviso una toccante testimonianza.

Oggi al termine del suo funerale è risuonato forte un saluto ascoltato dalla sua viva voce: “Noi siamo tutti legati per sempre, tutti insieme a Dio, a Gesù Abbandonato, a Gesù in mezzo, allo Spirito di Dio, che è Dio stesso. Allora non possiamo non essere legati…, perché se noi diciamo sì, loro rispondono sì, e questo Sì della Trinità è eterno. Vuol dire che non finisce neanche quando noi moriamo. Vuol dire che continua per sempre, per tutta l’eternità, e quindi… se vi viene in mente magari che siete troppo deboli, che la situazione è troppo difficile, ricordatevi che c’è questo Dio che ama in ogni cosa anche nella più difficile e che vi amerà sempre e che voi vi siete legati a questo Dio eterno” (Montet 15.08.2009).

Pregando per Arnaldo, nella fede di restare legati “per sempre”, in un comune impegno ripetiamo: “Con te per l’Ut omnes” come abbiamo scritto sui fiori che lo hanno accompagnato.
Emmaus
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