Augustin Kemdjo - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Augustin Kemdjo

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Profilo di Augustin Kemdjo Renato


Chris Bilong

Adesso vorremmo condividere con voi alcuni momenti più salienti della storia di Augustin.
Ma prima di tutto, vogliamo salutare con tutto il cuore i suoi figli: Eric e Maguy con due figlie, Rachel con una figlia, e Domenico che è alla scuola di Loppiano, e ci sono anche altri parenti e amici.
Salutiamo poi, un gruppo dei focolarini della scuola di Loppiano e tutti quanti che ci stanno seguendo dall’Africa, da Montet e Loppiano.
Augustin è nato nel 1953 in Camerun a Mbalmayo.
Durante la giovinezza aveva una grande attrattiva per la vita consacrata: sognava di essere monaco contemplativo.
Tuttavia questo suo desiderio non poté realizzarsi. Nel 1976 sposa Jeanne (Amata) e circa un anno dopo conosce il Movimento dei Focolari tramite un focolarino suo collega di lavoro ( Augustin lavorava ad un’azienda per la produzione di cioccolato).
Scoprì che questa spiritualità gli dava la possibilità di vivere completamente per Dio, anche da sposato. Fu la folgore! Qualche tempo dopo – conoscendo a fondo la vita del Movimento – scoprì la possibilità di potersi consacrare a Dio come focolarino sposato e vi aderì prontamente. Nel frattempo anche Amata fa la stessa scoperta ed abbraccia l’Ideale dell’Unità:
Nell’85 trascorrono un periodo a Loppiano, alla Scuola delle Famiglie. Fu un’esperienza fondamentale. In quell’occasione scrivono a Chiara: “in questo periodo abbiamo l’impressione che molte cose siano cambiate nella nostra vita: abbiamo imparato ad abbracciare Gesù Abbandonato e ricominciare sempre da zero. … Ogni razza ha la sua maniera di vivere: realizzare fra i popoli l’unità sarebbe impossibile! Ma tu ci hai dato la vera soluzione: “Amare Gesù Abbandonato e ricominciare sempre”.
La loro famiglia è una delle prime “famiglie focolare” dell’Africa.
Amata e Augustin hanno tre figli e due figlie. L’ ultimo figlio è nato dopo il soggiorno a Loppiano. Amata e Augustin possedevano gli anelli di matrimonio (le fedi) di ferro, era finito l’oro che le copriva e cominciavano a ossidarsi. Dissero che avrebbero voluto cambiarli. Due focolarini sposati che erano a Loppiano sentirono di privarsi dei loro e farne un dono. La cosa li colpì profondamente, così hanno deciso di chiamare il loro figlio Domenico-Mariano (Domenico come il focolarino che aveva dato loro il suo anello e Mariano per metterlo sotto la protezione di Maria). Chiara ha confermato questo nome.
Domenico ora è alla Scuola dei focolarini a Loppiano.
Nel 1990 Renata Borlone era appena partita per il Cielo e Augustin aveva promesso a Chiara di voler essere fedele a questo Ideale “fino alla fine, come Renata”. Chiara, rispondendo, gli aveva dato come nome nuovo: “Renato”. La sua parola di vita è: “ Io posso tutto in colui che mi rende forte”(Fil.4,13).
Nel 1992, Chiara è andata a Nairobi ed in quell’occasione ha lanciato “l’inculturazione” e ha inaugurato la “Mariapoli Piero”. Dopo aver ascoltato il discorso di Chiara, Augustin le scrive: “Ti voglio confermare, senza esitazioni, che l’Ideale è “la via” per il nostro continente. La tua venuta in Africa ci ha portato in Paradiso”.
Dopo alcuni giorni, durante l’inaugurazione della “Mariapoli Piero”, Chiara ha voluto che lui e Amata deponessero una medaglietta sotto le fondamenta della casa che sarebbe diventata la “Scuola delle Famiglie”.
Nel 2000, nell’imminenza della venuta di Chiara a Fontem, viene arrestato, per errore, come oppositore politico. Ecco come lui racconta quell’esperienza: “Sono stato condotto in una cella dove c’erano 150 persone; ho capito che da un momento all’altro potevo essere ucciso ed ho detto: “Se sarà così, come tu vuoi Signore, perché sei tu il mio unico bene!”. Ciò mi ha permesso di abbracciar Gesù Abbandonato e tenerlo stretto, ed offrire tutto per la venuta di Chiara a Fontem. Non potevo ricevere l’Eucarestia e nemmeno pregare, perché non mi era permesso. Avevo un rosario e, tenendolo in tasca, potevo recitarlo. L’unità con i focolarini e le focolarine e la comunità mi teneva in piedi ed ero pronto a tutto. Incoraggiavo Amata ad andare a Fontem per incontrare Chiara, qualsiasi cosa fosse successo. Ricevevo tante visite e mi fu permesso ricevere dei doni: tutto quello che ricevevo lo condividevo con gli altri prigionieri ed anche con i soldati.
Tutti si sono messi a “simpatizzare” per me. Quando, finalmente, sono stato liberato uno dei soldati mi ha voluto accompagnare a casa e conoscendo tutta la famiglia, ha detto:”Oggi rendo grazie a Dio di avermi dato una nuova famiglia, e siamo diventati amici”.
Ci sarebbero molte altre esperienze che si potrebbero raccontare riguardo ad Augustin.
Ascoltiamo la testimonianza di Alberto Friso, di Famiglie Nuove.

Alberto Friso

Noi abbiamo avuto il dono di conoscere Augustin e Amata trent’anni fa, nei loro primi viaggi in Europa. Abbiamo subito visto le caratteristiche di questi due tesori. Si sentiva questa spinta all’amore tra di loro e per l’umanità. Loro sono arrivati nella nostra casa e sentivamo che ci portavano una forza d’amore molto più larga di quella che sperimentavamo anche nella nostra famiglia. I nostri figli, vedendoli arrivare con i loro doni, cibi gustosissimi e saporiti, stavano in cucina a preparare il cibo insieme; si avvertiva che c’erano gli elementi di una umanità più grande. Loro ci raccontavano le esperienze che facevano andando in altri paesi per portare l’Ideale nei paesi limitrofi al Cameroun. Vedevamo in loro questa grazia di annunciatori dell’Ideale nel continente.
Negli ultimi tempi Augustin ha cominciato a venire qui per le terapie. Questo è stato un nuovo grande momento. Si vedeva tutta la maturità che nel frattempo era cresciuta e lui diceva: Allora, quale è il progetto che il Signore Iddio attraverso l’Opera ha su di noi? Ed era il momento in cui si parlava del trasferimento di una famiglia nella Mariapoli Piero, dove serviva una famiglia che potesse testimoniare l’Ideale anche per tutte le persone, le comunità che arrivavano. Quando lui ha sentito questo, naturalmente il pensiero è andato alla medaglietta depositata per la casa delle famiglie, era come un disegno che si realizzava. Lui diceva: Adesso con la malattia sto andando in pensione. Appena in pensione ci trasferiamo subito a Nairobi. Questo era l’obiettivo spirituale, un obiettivo con il cuore con tutta una carica d’amore, lui insieme alla moglie Amata. Con Amata con cui aveva un’unità, una presenza d’amore che era una automatica testimonianza. La loro unità parlava, come abbiamo visto anche dalla presenza di Amata qui negli ultimi tempi.
Credo che noi famiglie del movimento possiamo dire che Augustin è andato in cielo per poterci seguire non solo con le famiglie africane, ma seguire tutte le famiglie del mondo. Sentiamo Augustin un nostro testimone, un nostro protettore che continuerà questo suo amore anche per lo sviluppo di questo nostro cammino verso l’ut omnes.

Chris Bilong

Ma veniamo all’ultimo periodo.
Nel 2011 gli è stato diagnosticato un tumore. In due periodi successivi ha potuto vivere a Villa Emilio, casa Verde nella Mariapoli Romana, per sottoporsi a cure mediche particolari.
Per lui è stato un periodo di luce, che lo ha preparato al suo incontro con Gesù.
A proposito scriveva: “ho compreso che Dio mi ha permesso di fare questa esperienza, vivendo in un focolare, qui al Centro. Questo ha fatto sì, che io sia staccato veramente da tutto: dalla mia famiglia, dal mio lavoro… per immergermi nella vita di focolare. Per me è stata una scuola, perché mi ha fatto scoprire nuove realtà del nostro grande Ideale.”
Dopo il primo periodo di soggiorno al Centro, tornato a Douala, raccontava con entusiasmo il periodo passato a Villa Emilio. Diceva spesso agli altri popi: per me è stato scoprire la vita intima del focolare, dove ci si ama profondamente; per me, per noi tutti, deve essere come un “punto di riferimento”. Più volte ha invitato gli altri focolarini a chiedere a Dio di vivere così (come a Villa Emilio, l’amore reciproco, tutta comunione). Con i focolarini della zona hanno fatto una specie di gemellaggio con i focolarini di Villa Emilio.
Di questo periodo ci parlerà Gianmario.

Gianmario M.
 Augustin è stato più di un anno con noi a Villa Emilio
 E’ passato da una fase di contemplazione della bellezza della vita di
focolare ad una in cui era il motore più intimo di questa vita, soprattutto quando era costretto a letto con poca voce.
 Augustin: un gigante buono (come ha scritto Victoire del Gabon).
 Testimonianza di amore reciproco con lui anche in ospedale. Esempio del medico di Roma.
 Il dono più grande che Augustin mi ha fatto: amare i popi come fa un padre, che non si dà pace finché i figli sono a posto, fa di tutto per la loro felicità, sente la responsabilità della famiglia affidata.
 Non c’era più bisogno di parlarsi, tanto forte era l’unità costruita. C’era solo la gioia di vedersi, di confermarsi in questo rapporto di amore reciproco, soprattutto negli ultimi mesi. Era un’esperienza di paradiso qui in terra forte, da farmi sentire la nostalgia del Paradiso di lassù per poter continuarla insieme.
 Mai ho sentito forte il legame di famiglia con lui e con la moglie Jeanne Amata e con i figli.
 Grazie a quanti ci hanno aiutato, a Farouk che ha fatto le notti in quest’ultimo periodo e alle pope che abitano vicino a noi su cui abbiamo sempre potuto contare come sorelle e che con tanto amore accoglievano Jeanne o i parenti che venivano.

Chris Bilong   Adesso una testimonianza del figlio Eric a nome di tutta la famiglia.

Eric W.
Grazie a tutti di essere venuti a salutare papà. E’ stato difficile tutto questo. Papà ci ha sorpreso. Ci voleva così tanto bene e ci teneva soprattutto a vederci andare avanti con gli studi, con il lavoro, con i vari nostri impegni. Ultimamente mi sono un po’ allontanato dalla mia famiglia, da mia moglie e i miei figli, perché sentivo che era il momento di stare tanto vicino a papà che se ne stava andando, anche se era difficile accettare questo.
Con questo vorrei dire a papà (parlo anche a nome dei miei fratelli, della mamma e di quelli che non sono potuti venire qua e che ci stanno vedendo attraverso internet): avrei voluto invitare papà a casa mia come ha sempre desiderato, offrirgli un pranzo a casa, una cena, ricambiare tutto il bene che ha fatto per me e per tutti noi figli e nipoti e che continuerà a fare.

Papà, ti sei sempre preoccupato di noi e adesso rimarrà un grande vuoto. E’ difficile accettare che non ci sei più. Ma quando sappiamo che abbiamo vinto un angelo custode in più le nostre lacrime diventano gioia. Hai combattuto con tutte le tue forze questo brutto e cattivo tumore, ma il Signore ti aveva già riservato un bellissimo posto vicino a Lui per non farti soffrire ma per stare con gli angeli.
Papà, è stata una lunga e difficile croce per te, ma che è terminata con un tuo sì ad essere pronto a dare tutto per gli altri, regalandoci così un bel sorriso quando ti sei spento senza accorgerti.
Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno preso cura di papà, che hanno cercato in tutti i modi di salvarlo quando si stava spegnendo; tutti quelli che pregavano per lui giorno e notte; tutti quelli che stavano vicino a lui giorno e notte; tutti quelli che gli volevano un sacco di bene. Vorrei ringraziare soprattutto i suoi parenti della Casa Verde, perché papà ormai era diventato un fratello lì a Villa Emilio, che ormai formavano una sola famiglia, soprattutto per l’amore forte che c’era tra di loro e che è una testimonianza di fede, di vita fraterna che si vive in quella casa. Questo ha fatto sì che papà, nonostante che soffriva, è stato inondato dall’amore dei suoi fratelli e si è spento senza dolore.
Riposa in pace papà, sappi che ti vogliamo bene.

Chris Bilong
C’è ancora una testimonianza dalla casa di Chiara. Sapete quanto sta a cuore a noi tutti. Augustin dopo che l’ha visitata ha detto: Ora sono nella piena gioia, ora posso anche morire.
(Alcune foto)
Ora vorremmo concludere con un accenno a quello che Emmaus ha mandato a tutti i focolari del mondo. Lei conclude il telegramma che ha annunciato la morte di Augustin con queste parole: “Preghiamo per Augustin e affidiamo a lui le ‘famiglie-focolare’, chiedendo tante grazie per il loro Congresso mondiale che inizia il 30 maggio e per il quale lui stesso aveva assicurato ripetutamente di offrire tutto. Emmaus”.

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