Aurelio Soto Duque - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Aurelio Soto Duque



"Il maestro è qui e ti chiama" (Gv 11,27)


6 novembre 2019
Rocca di Papa, 14 novembre 2019
Carissimi e carissime,

Aurelio Soto Duque, focolarino colombiano, il 6 novembre è stato chiamato a Sé da Gesù. Ricoverato per problemi di salute, come era solito sdrammatizza e offre per i focolarini, per l’Opera, per i giovani. Continua a sorridere, destando stupore in chi gli è vicino, compresi gli infermieri. Ma il quadro clinico si complica senza rimedio.

Nasce nel 1955 ad Aranzazu, nel centro della Colombia. I genitori lo accompagnano nella crescita insieme ai suoi 10 fratelli e sorelle. Racconta a Chiara: “Da piccolo ho sentito la chiamata di Gesù a seguirlo totalitariamente, ma non sapevo come fare e questo per me era un grande dolore. Un giorno mentre facevo delle pratiche di disegno, pensavo che dovevo essere un buon disegnatore e dare tutto per questo lavoro, però subito mi sono reso conto che l’Unico che merita tutto, anche la mia vita, è Gesù, allora ho cambiato i miei disegni per il Vangelo. Leggendo: Chi non lascia padre…, in mezzo alle lacrime ma pieno di gioia gli ho detto il mio sì”.  

Un cugino salesiano, a cui chiede consiglio, lo mette in contatto con il Movimento: “Ho potuto partecipare alla scuoletta Gen2 a Bogotà e Gesù mi ha riempito di luce. Quando sono ritornato nella mia città ho trovato un lavoro …. in un’agenzia di pubblicità e dopo due mesi mi hanno promosso a disegnatore, trovando così tutto quello che avevo lasciato per Gesù” (1979).  

Invitato a Loppiano, fa una forte esperienza di Gesù in mezzo e riceve da Chiara la Parola di Vita: "Il Maestro è qui e ti chiama" (Gv 11,27) e la conferma del nome Aurelio.

Ben presto chiede di entrare in focolare e nel 1982, dopo la formazione, torna in Colombia in focolare a Bogotà e poi a Medellín, mettendo sempre a frutto il suo talento per Ciudad Nueva.

Sono anni intensi e ricchi di donazione. Segue in particolare i giovani, che rimangono attratti dalla sua scelta radicale. Ascoltando un ragazzo che gli confida di voler diventare un focolarino per “essere più vicino a Dio e vivere di più l’unità”, Aurelio avverte una nuova responsabilità e il richiamo a lavorare per il Movimento “con tutta la maturità umana e soprannaturale”, afferma, “per rendermi santo velocemente, santo grande, per non fermare l'Opera di Dio”.  
Confida ancora a Chiara nel 1989: “Ascoltando il tuo tema sullo Spirito Santo, scoprivo ancora una volta la bellezza della santità collettiva, il dono reciproco di quella storia sacra che lo Spirito Santo è andato costruendo in ciascuno di noi, mi sembrava di intuire quel capolavoro di Dio in ognuno e dentro un senso di sacralità enorme davanti al fratello, in particolare ai miei fratelli d’Ideale”. E prosegue, in un tempo segnato in Colombia da tanta violenza: “Qui in mezzo alle bombe del narcotraffico nasce molto forte il desiderio di crescere, crescere, per poter offrire al mondo Dio, Dio, Dio. Chiedo di realizzare pienamente il Suo piano su di me, di darmi la grazia di essere sempre fresco nel dono totale e senza risparmio della mia vita”.

Nel 2013 Aurelio si sposta in focolare in Ecuador e due anni dopo in Bolivia.  

Non gli mancano sospensioni per controlli medici: “Davanti a Gesù Eucaristia ho detto: "eccomi, ti amo… Se vuoi darmi di nuovo la salute per continuare a fare tante cose, va bene, ma non è solo con le attività che si vive per il Regno di Dio; vivere, offrire o pregare è molto di più di quanto può essere fatto concretamente. Quindi sono molto felice, posso cantare e quando la voce non me lo permette, lo faccio con l'anima, o anche con i gesti, con gli occhi”.

Il 16 luglio scorso rientra in Colombia e si nota in lui qualcosa di nuovo e di profondo: nelle parole, nella generosità e in un instancabile desiderio di far “famiglia”, prima di tutto in focolare.  

Pur nel dolore del distacco, sentiamo ora la gioia che un figlio di Chiara ha raggiunto la meta. “Se una volta avevo il fascino di essere personalmente un’altra Maria – annotava nel 2003 - ho capito che non potrò mai esserlo da solo. Sono Maria, solo nel due o più. L’unica vera Maria è nel momento della grazia dell’unità, quando si genera Gesù in mezzo a noi”.

Unendoci alla gratitudine espressa da tanti e dai suoi molti parenti, offriamo preghiere,
Emmaus
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