Beda Wehrle - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Beda Wehrle



"Rimanete nel mio amore" (Gv 15,8)



30 gennaio 2021
Rocca di Papa, 22 febbraio 2021
Carissime e carissimi,

il 30 gennaio, mentre vivevamo la straordinaria esperienza dell’Assemblea Generale, Beda Wehrle ha raggiunto la casa del Padre.

Primo di tre fratelli e una sorella, nasce nel 1943 vicino a San Gallo nella svizzera tedesca. All’età di quattro anni, rischia la vita mangiando veleno per topi. La mamma per salvarlo, lo offre a Dio e dopo una settimana di coma in ospedale, Beda guarisce.

A vent’anni, facendo un viaggio nella Russia dominata dal regime comunista, gli nasce il desiderio di “morire martire” per quel popolo. A ventidue anni arriva a Loppiano con l’idea di prepararsi al martirio in Russia; ma, sperimentando la presenza di Gesù in mezzo, capisce presto la sua vocazione al focolare e fa una profonda scelta di Gesù Abbandonato a cui resterà sempre fedele per tutta la vita. Dopo un primo anno a Loppiano, nel luglio 1966 parte per la Germania per partecipare con altri popi alla Mariapoli per i paesi di lingua tedesca. Per un grave incidente stradale, in cui uno di loro perde la vita, Beda resta in coma. Dopo tre settimane riprende coscienza, ma è paralizzato e non riesce più a parlare. Chiara e Don Foresi lo visitano in ospedale dove i medici non danno molte speranze per il suo futuro. Da questo suo vissuto fioriscono varie vocazioni all’Opera, tra cui quella di sua sorella come focolarina. Dopo un anno di cure amorevoli della sua mamma e di tanta fisioterapia, con la sua determinazione e forza di carattere nell’affrontare le conseguenze dell’incidente, Beda può andare a vivere in focolare a Zurigo e trova anche un ottimo lavoro. Tante e belle le esperienze di amore a Dio e ai fratelli.

Dopo un periodo a Lugano e poi negli USA arriva nella cittadella di Montet, dove lavora nell’accoglienza e presso una famiglia di contadini. Con la sua spiccata capacità di costruire rapporti fa casa a tanti nella cittadella. Col passare degli anni, le conseguenze dell’incidente ritornano a farsi sentire e le sue capacità fisiche diminuiscono. Beda se ne rende conto ed è per lui una nuova e profonda scelta di Gesù Abbandonato. Una progressiva paralisi lo costringe su di una sedia a rotelle ed in seguito ad un trasferimento in una struttura di cura. Non si lamenta mai, anche quando soffre, testimoniando quanto da lui scritto a Chiara nel 1980: “La mia vocazione è la volontà di Dio nella sua massima espressione: GA”. A chi gli chiede come sta, risponde sempre con un grande sorriso luminoso: “Benissimo!”, e in ogni circostanza trova il modo di vivere da focolarino con grande autenticità. Per il suo profondo amore a Gesù Abbandonato e Maria Desolata la sofferenza e l’invalidità non hanno mai spento in lui la passione per l’ut omnes che sapeva trasmettere con forza anche ai giovani. Alcuni di loro che lo hanno conosciuto solo in quest’ultimo periodo della vita, hanno scritto così: “Conservo nel cuore il sorriso di Beda, nell'attesa di ritrovarci Lassù.”, “Sono contento di aver un angelo custode in cielo per questa nuova tappa della mia vita”, “Beda carissimo, ci hai insegnato tantissimo!!! Ora aiutaci dall'alto come hai fatto proprio bene in terra!”, “Grazie per il tuo esempio di amore eroico a GA.”, “Beda, sei e rimani un esempio luminoso del POPO per me.“

Veramente possiamo testimoniare che ha vissuto pienamente, fino all’ultimo istante, la sua Parola di Vita: "Rimanete nel mio amore" (Gv 15,8).
Flavio
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