Benedetto Pietrogrande - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Benedetto Pietrogrande

2019

Benedetto Pietrogrande




"Risplendete come fari di luce nel mondo" (Fil 2,15)



19 novembre 1928 -  Italia, 5 marzo 2019
Rocca di Papa, 11 marzo 2019
Carissimi e carissime,

Benedetto Pietrogrande, focolarino sposato di Milano, scultore, ha raggiunto la Mariapoli Celeste il 5 marzo all’età di 90 anni. Persona ben conosciuta per i suoi capolavori, frutto di un vero talento artistico e ideale, ove predomina un tono meditativo, espressione del suo essere. Benedetto non si imponeva, era un tipo silenzioso, ma quando parlava rivelava una ricchezza interiore sapiente senza presunzione e pregiudizi.

Docente all’Accademia di Belle Arti a Venezia, era libero e umile, disponibile per tutti. In ogni sua scultura si ritrova un’umanità intensa e generosa dove il sacro interpella l'arte ed essa ne diventa la voce, ricca anche di sensibilità verso gli ultimi.

Tra le sue molte opere, ricordiamo l’altorilievo “Maria, Madre della Chiesa” che abbellisce la cappella del Centro Mariapoli di Castelgandolfo o le formelle della Via Crucis al Centro dell’Opera. Incaricato di scolpire una statua della Madonna per la Cattedrale di Fatima, confida a Chiara di voler “affidarsi tutto a Maria perché sia Lei ad esprimersi attraverso le sue mani”. Riceve in risposta: “Certamente 'la tutta Bella' premierà il tuo amore per Lei e con la tua opera contribuirai a darLe gloria e a toccare il cuore di ogni persona che la vedrà”.

Tutte le sue creazioni esprimono la bellezza e la grandezza dell'Ideale e la percezione della scultura come annuncio, poesia e preghiera. Papa Paolo VI nel ’77, visitando una mostra in Vaticano su S. Paolo, davanti alla sua scultura sottolinea: “Certo che realizzare un tema così presume una scelta interiore”.

Benedetto incontra il carisma dell’unità nel 1969 insieme a sua moglie Mariuccia. E’ una scoperta forte, racconta: “Ho guadagnato un modo nuovo di essere, un'esigenza nuova di vivere, di crear vita, di creare rapporto. Non mi sento più un artista che opera, che modella, che scolpisce, ma sempre più mi torna dentro questa realtà: io e l'altro ... mi pare di capire il senso di Gesù Abbandonato. Il farsi uno è proprio mettersi in croce, premettere la vita alla creazione”.

Profonda è la sua comunione con Chiara: “Il rapporto trinitario come tu ci hai svelato è ora per me un tesoro dal quale certamente scaturirà una vita piena, e in attesa che la visione trinitaria rinnovi la teologia della Chiesa e faccia scaturire una nuova filosofia per il mondo, continuo ad amare,amare, amare”.

Nel gennaio ’82: “Ho deciso: lascio ogni cosa e consegno a Dio anche il mio talento artistico. Non posseggo più niente e mi sento libero, libero di farmi schiavo di Gesù Crocifisso e Abbandonato”. Ancora in novembre: “Sento fortemente che lo Spirito Santo soffia e costruisce l'Opera una. Ho nel cuore la realtà della grande vocazione del focolarino sposato e quasi mi trabocca... Chiedo a Dio l’umiltà e che mi faccia cogliere quello che Lui vuole da me per contribuire al disegno di Chiara e di Foco”.

Il 15 agosto '93 da Assisi: “Mi sono ridonato a Gesù ed ho avvertito uno slancio di fedeltà a Chiara e all'Opera. Mi sono interrogato come ripartire decisamente per il Santo Viaggio; mi sembra di aver capito che la strada sia quella di vivere il martirio di ogni giorno nell'amore. Le gioie sono brevi, la fatica è molta, la provvisorietà regna e nessuna realtà umana, seppure altissima, è in grado di soddisfare l'anima”.

Impegnato a portare l’Ideale nel mondo dell’Arte, incaricato della Segreteria di Umanità Nuova e attivo con Mariuccia, pure focolarina, per le Famiglie, annota: “Continuo a chiedermi da tempo se è proprio vero che Dio è tutto per me... è un grido continuo la mia ricerca di rapporto con Gesù (nostalgia del suo volto... essere nell'anima). Spunta e rispunta la radicalità delle Beatitudini in contrasto con il mondo ed il suo benessere cercato e ostentato. La modestia economica mi porta gioia intima anche se pagata da qualche sospensione e sofferenza... Confido nei fratelli e nel Gesù in mezzo del Focolare”.

Dall’Assemblea Generale del Movimento del ’90, scrive a Chiara: “Mentre tu ci parlavi dello Spirito Santo mi sono sentito inondato di luce e fortemente attratto dalla bellezza. Ci hai fatto vedere dall’alto l’Opera e la Chiesa e attraverso i doni dello Spirito Santo anche la mia storia, ma soprattutto è balzata fuori bellissima l’Opera ricca di tesori. (…) La mia anima era presa da una presenza che si è palesata più tardi essere Maria e a questo punto tutto si è ordinato come in un grande quadro che non oso spiegarlo teologicamente, ma che contemplo come rivelazione di Maria e dell’Opera”.

Numerose le testimonianze raccolte dal suo focolare: “Innamorato di Maria, ha espresso nelle sue creazioni la sua bellezza, la luce che emana da Lei e che abbraccia il cielo e la terra. La sua grande capacità di accoglienza ha dato speranza a tanti per poter iniziare una vita nuova”.

“Benedetto mi ha insegnato ad amare i focolarini: la sua ammirazione per i vergini era vera, non l'ho mai sentito in atteggiamento critico. Il suo ascolto mi metteva sempre a mio agio anche quando l'argomento era per me piuttosto difficile”.
“Molte cose si potrebbero dire di lui, ma una in particolare risalta più di tutte: l'immagine viva del bambino evangelico, completamente abbandonato nelle braccia del Padre. Anche nei momenti di dolore, di amarezza, di malattia ha sempre creduto che c'era un disegno d'amore da compiere”.

“E’ stato per me un modello di umiltà; per ogni piccola cosa non finiva mai di ringraziare; aveva sempre il sorriso, ti sentivi accolto e amato. Conservo di lui questa grandezza di cuore”.

“Persona di grande cultura letteraria ed artistica, ha saputo annullarsi per essere sempre e solo amore al servizio umile e disinteressato dell'Opera di Maria dando la sua piena disponibilità ad edificarla durante la sua fondazione”.

“La sua sensibilità artistica si è espressa in moltissime opere che sanno parlare al cuore perché in esse ha riversato la profonda ricerca spirituale che sempre lo ha animato e che le rendono sempre vive”.

E’ stato riconosciuto a parere di molti come modello di santità al suo funerale, svoltosi nella Chiesa degli Artisti a Milano, affollata di amici e membri del Movimento, con rappresentanze di personalità del mondo dell’Arte e dell’Ecumenismo.

Benedetto sembra davvero aver compiuto la Parola di Vita ricevuta da Chiara: “Risplendete come fari di luce nel mondo” (Fil 2,15).

Grati della sua piena donazione, preghiamo per lui ricordando con affetto Mariuccia, Lorenzo, Chiara e Paola con tutta la famiglia.

Emmaus
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