Beppe Gritti - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Beppe Gritti

2016


Beppe Gritti


"Perfetto sarà il discepolo se sarà come il Maestro" (Lc 6,40)



24 ottobre 1952  -  Mar. Romana 8 settembre 2016

Rocca Di Papa, 13 settembre 2016
Carissimi e carissime,

Beppe (Giuseppe) Gritti, focolarino attualmente nella Mariapoli Romana, è arrivato in Cielo l’8 settembre, giorno della Natività di Maria.

Vi invio in sintesi quanto è stato letto al suo funerale, celebrato al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, presenti anche i Delegati di zona e di zonetta dell’Ispano-America e Meso-America, terre dove lui ha vissuto per tanti anni.

Alla fine del suo profilo, è stato trasmesso un video della sua esperienza raccontata alla Mariapoli Romana il 19 giugno scorso, in cui Beppe dà una forte testimonianza di come viveva la malattia.

Grati per la sua vita tutta donata a Dio e ricca di amore per i fratelli, preghiamo per lui.

In Gesù Abbandonato, via di santità,
Emmaus

Beppe Gritti nasce nel 1952 a Bergamo ma, raccontando della sua infanzia e giovinezza sottolinea soprattutto l’influenza dell’aver abitato a Sesto San Giovanni (in provincia di Milano) che in quel periodo: “era noto per la forte presenza comunista”.

A 13 anni si incontra con altri giovani che volevano anch’essi fare una rivoluzione… ma evangelica e vi si impegna,passando di scoperta in scoperta, con il grande slancio che sempre lo ha contraddistinto. Ricorda lui stesso: “Quando nel ’68 sentii Chiara a Rocca commentare il Magnificat, trovai la mia più radicale rivoluzione e mi buttai”. Scrivendo a lei nel ‘72 le confidava: “L’Ideale è una ‘bomba’ che ci riempie, ci fa sentire veri, non ci molla un istante”.

Il voler amare tutti gli fa aprire gli occhi anche su chi è più vicino, come suo padre col quale non aveva un grande colloquio. “Mi sono seduto sul letto, gli ho detto della mia scoperta, l’ho finalmente amato sul serio: così com’era! In quell’amare ho ritrovato la gioia di sentirmi figlio e lui, chiedendomi del lavoro, della scuola, dello sport, dei gen, si sentiva padre in pieno!”.

Ed è sempre il ripetere il suo “sì” ad amare (“Yes” è stato per anni il suo “nome di battaglia”) che lo porta a voler donare tutta la sua vita a Dio.

Un “sì” che pronuncia inizialmente solo nel segreto del suo cuore di gen, ma con la certezza di rinnovare l’esperienza fatta da Chiara in quel 7 dicembre ’43. Infatti anche lui come aveva fatto lei, annota il nome di una persona cara da affidare a Dio in quel giorno: “Scrissi il nome di mio papà, un operaio comunista. Sei mesi dopo esatti, papà Leone partiva per il Cielo con tutti gli aiuti dei Sacramenti ed io iniziavo a prepararmi per Loppiano”. Vi arriva per la Scuola di Formazione nel ’73.

Non è facile descrivere i suoi 43 anni di intensa vita di focolarino. Come un filo d’oro aiuta la frase della Scrittura che Beppe riceve da Chiara e che ha sempre illuminato il suo cammino: “Perfetto sarà il discepolo, se sarà come il Maestro” (Lc 6,40). In un alternarsi di vette e abissi si sono susseguiti momenti di grande slancio apostolico e di luce e altri di buio e di ripresa, nella crescente coscienza che la realizzazione e la perfezione derivavano dal suo fedele sì a Gesù.

Molti i suoi talenti: artistici, manageriali, umani e spirituali, messi in comunione nelle varie zone dove ha vissuto, in particolare nei quasi 20 anni a Milano e in quelli trascorsi nell’America Latina, in Venezuela, in Argentina, in Messico e in Perù.

Ma lasciamo descrivere a lui attraverso brevi stralci di sue lettere. In un momento di vita di focolare: “Farsi uno! Quante volte l’ho detto… ma oggi era diverso! Lo sentivo rivolto a me stesso: in me deve abitare l’unità. Così posso essere l’altro! Ed è questo  che Dio mi chiederà quando l’incontrerò” (da una lettera a Chiara nel 1981).

Negli impegni per l’Opera: “Lavoro nell’editrice (Città Nuova) ormai da più di 20 anni. Certo, ho patito, ... ma l’unità con lo Sposo e la comunione con i popi mi ha sorretto, protetto, sospinto! Quante esperienze sulla provvidenza!!! E quanto ti ho sentita accanto a me in auto a girare la Lombardia per portare l’Ideale stampato sul volto e sulla carta!” (a Chiara nel ‘94).

In tempi di dolore e sfida: “… sono un poveraccio, un vero peccatore, ma se dovessi morire sarei contento che sulla mia tomba restasse scritto: Ricominciare! Questo sì! La Parola e il nome sono ancora un programma, ma ricominciare è la mia vita di tutti i giorni!... Mi sento esperto in Misericordia ricevuta…” (da una lettera a Fede nel ‘94).

Walter Cerchiaro, corresponsabile del Perù, testimonia: “Beppe è arrivato da noi nell’ottobre del 2014. Ha trovato subito lavoro come professore di italiano in un’università e si è fatto tanti amici. (…) Dopo vari mesi di vita insieme, un giorno mi chiede di parlare e mi confida di avere alcuni problemi di salute, sempre dicendo di non essere preoccupato. (…) Davanti a questa situazione ho compreso che qualcosa non andava e gli ho fissato subito un appuntamento medico. (…) Beppe era molto generoso ed era impressionante l’amore che aveva per l’America Latina e per il Perù. Anche quando è tornato in Italia per curarsi, siamo rimasti sempre in contatto con lui. … Il suo sogno era quello di ritornare presto in Perù. Spesso ci ha fatto arrivare della provvidenza. Ancora 2 giorni fa ci è stata consegnata una letterina, scritta il 4 giugno scorso, con dei soldi con questa destinazione: per i ragazzi poveri che voi seguite”.

Mauro Sosa, focolarino del Messico, scrive in un messaggio: “La notizia della partenza di Beppe mi ha colpito profondamente e ringrazio Dio di avermi dato la possibilità di stare accanto a lui negli anni trascorsi in Messico, perché da lui ho imparato cosa può significare il camminare insieme in focolare. Ho cercato di seguirlo come ho potuto in questo periodo di malattia e ho l'impressione che lui veramente non ha mollato ed è stato fedele fino alla fine”.

Gianmario di Villa Achille che ha seguito Beppe in questi ultimi mesi: “Sarebbero tante le esperienze vissute insieme, ma vi accenno solo qualcosa di queste ultime settimane, quando ormai anche lui si rendeva conto che si stava avvicinando il momento dell’incontro con Gesù.

Man mano che cresceva questa coscienza, di pari passo aumentava il suo fidarsi di Dio, il rimettersi in Lui. A volte i dolori erano lancinanti e più volte rivolgeva lo sguardo al quadro di Gesù Abbandonato appeso in camera. Oppure, dopo alcuni momenti di dolore durante i quali, non potendo fare altro, gli eravamo vicini e gli tenevamo la mano, ci guardava con due occhi bellissimi, un sorriso e un “Grazie” sommesso ma costante.

Abbiamo fatto il patto di aiutarci a vivere bene ogni giorno così come siamo, cercando di ricominciare semplicemente, in tal modo ci saremmo presentati a Gesù con i nostri limiti. Lui ci conosce e ci ha voluto bene e ci ha chiamati così siamo a questa vocazione.

Beppe ha avuto ancora momenti difficili di prova, come due sere prima di morire, e gli eravamo sempre accanto a dimostrargli il nostro sostegno. La mattina dell’8 settembre verso le 5,30 con una grande pace è spirato. A noi piace pensarlo accolto subito in paradiso dalla Madonna, da Chiara e da Bruno Venturini con cui durante la malattia si scambiava messaggi ogni giorno per vivere insieme a lui questa tappa comune della loro vita”.

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