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Beppino Trentini

Profili e notizie


L’unico tesoro di Beppino Trentini

La notte del 20 gennaio 2012, si è spento a Villa Emilio di Rocca di Papa, Giuseppe (Beppino) Trentini. Aveva 78 anni.

L’impressione dei focolarini che gli sono stati vicini è che il focolare non si è rimpicciolito di un elemento ma si è allargato fino a comprendere il Paradiso. Rimane negli occhi di Gianmario l’immagine di Beppino che, nonostante la sofferente respirazione, una mezz’oretta prima di assopirsi e poi spegnersi , era estasiato da una visione:  guardando fisso in un punto davanti a sé, con gli occhi pienamente aperti, sorrideva in modo meraviglioso.

In una sua lettera a don Foresi, in cui chiedeva di entrare in focolare, aveva espresso così  il motivo della sua scelta: “… proprio in questi ultimi giorni Gesù Abbandonato lo sento come una Realtà così enorme  (…) e la mia volontà è tutta tesa a sceglierlo in ogni attimo. E il futuro non mi spaventa perché so che Lui, in ogni momento mi dà la grazia per essere quello che egli mi vuole: Gesù Abbandonato vivo!” (29.XI.’55).
Dal modo in cui ha concluso il santo viaggio, dalla sua fedeltà, dal suo rapporto con Chiara la figura di Beppino che si compone è quella di un focolarino che ha fatto sua la passione di Chiara per Gesù Abbandonato e Maria Desolata.
E perfino il suo nome nuovo Eloi ora possiamo leggerlo come spiegazione del suo disegno.

Beppino era nato a Rovereto il 27 marzo del 1934, in una bella famiglia. Aveva tre fratelli e tre sorelle. Dopo la maturità aveva iniziato gli studi di giurisprudenza interrotti, quasi alla laurea, per aiutare la famiglia.
Conosce l’Ideale nel 1953 e per la sua ammissione in focolare il parere di Cari Battisti lo descrive con puntualità: “Ha dimostrato di aver centrato l’unità in tutte le sue manifestazioni e riesce a reggersi da solo in maniera semplice, fresca, ideale”.

Dopo essere stato in alcuni focolari dell’Italia nel 1967 è nella nascente cittadella di Loppiano a portare avanti uno dei lavori che è stato un sostegno per anni: selezionare stracci, ritagli di stoffe per una ditta di Prato. Di quel periodo un ricordo vivo è di Tanino M. “C’era freddo in quelle stanze disabitate del Terraio.  Beppino, a noi appena arrivati alla scuola, ha spiegato il lavoro. Si intuiva dalla sua semplicità che non si trattava soltanto di selezionare i ritagli di stoffa secondo il colore, ma di sfruttare ogni gesto per costruire in noi l’amore a Gesù Abbandonato, e ciò significava costruire l’Opera. Indimenticabile la sua raccomandazione a mettersi, sotto la tuta anche più maglioni e calze pesanti. Quel lavoro un po’ umiliante, anche perché in mezzo ai ritagli trovavamo cicche di sigarette, pezzi di carta, segno che quei ritagli erano stati raccolti da terra, divenne d’oro come il fango delle strade di Loppiano.”

Qualche anno dopo Beppino parte per le Filippine. Da Manila Beppino scrive a Chiara: “Dal primo momento ho l’impressione di una grazia. Non sono le cose esterne a fare bella questa permanenza, neppure il rapporto con i filippini che sono fondamentalmente aperti all’Ideale, ma l’impressione intima di una presenza di Maria (…).
Per me venire qui è stato in realtà seguire Maria, scoprire Maria, soprattutto Lei Desolata. Scoprire la sua vera ‘forma’ in cui trovo pace, guida, in ogni momento”.
In un viaggio di Gis nelle Filippine, Chiara manda a Beppino un nome nuovo: “Eloi” ricordandogli che si riferiva al disegno di Dio sull’Asia. Beppino risponderà: “Capisco il valore di un nome nel linguaggio biblico: Questo nome ha trasformato la mia anima”.
A Manila per due anni lavora per la nascente New City ma il clima delle Filippine e un momento di prova, fanno decidere che Beppino ritorni in Italia.

Durante un periodo di riposo nell’allora ‘clinichetta’, la prima casa verde, in una lettera scritta a Chiara riceve la risposta scritta sul retro della sua stessa busta: “Se c’è Gesù in mezzo nella clinichetta essa ha raggiunto il suo disegno: come espressione del verde e ‘tabernacolo’ che nel silenzio è motore del Regno di Dio che avanza”.
Questa frase rimane come una magna charta di tutte le case “verdi”.  

In molte lettere scritte a Chiara Beppino le chiede: “Mettimi ancora una volta nel cuore di Maria perché io sia quello che Lei vuole”. Dopo un momento forte nella vita di Chiara che lei raccontò parlando del “Crudo del Vangelo”,  nella vita di Beppino inizia una stagione nuova dice di sentirsi “rinnovato”. Lo esprime così a Chiara:
“Sento di dover dire che c’è stata una svolta nella mia vita ideale. Quello che era prima è già passato, e mi pare davvero che quest’onda nuova ha preso anche me, sulla scia di Gesù Abbandonato, di Maria Desolata. Essere Maria per tutti, attraverso il dolore veramente consumato, nella Sua purezza e maternità; vedere Maria in tutti, nelle più varie espressioni della Sua unica vocazione: mi sembra che questo non sia soltanto un impegno, ma un programma che è già cominciato a concretizzarsi, anche in me. Grazie alla Madonna che attraverso di te ci comunica via via la luce unica per vivere il Vangelo nella sua completezza. Grazie a te per il tuo “sì”. Mettimi, Chiara, nel Cuore della Madonna, per essere anch’io uno strumento Suo quaggiù, nonostante i miei limiti, che io non mi soffermi a considerare, ma che io veda tutto come un’occasione per amare Gesù Abbandonato”.

Dopo vari servizi all’Opera in vari focolari dell’Italia del nord e di Cagliari, ritorna a Roma e negli ultimi 5 anni, per la salute, è nella Villa Emilio. La malattia, il morbo di Parkinson, fu per Beppino una scuola. Giorno dopo giorno si manifestavano nuove limitazioni, nuove difficoltà, ma vissute con la semplicità del bambino evangelico che prende tutto dalle braccia del Padre.
Nell’ultima settimana una broncopolmonite che sembrava debellata, lo debilita fortemente con un graduale crollo che lo introduce ad un sereno passaggio.

L’impegno di Beppino a vivere di comunione, ad essere attento alle piccole cose, a dire i suoi “sì” sempre più perfettamente, rivelano le radici: è l’amore che scaccia il timore. Era questa la Parola di Vita che Chiara gli aveva dato “Il perfetto amore scaccia il timore” (Gv 4,9).  In una lettera a Chiara, Beppino ha scritto i propositi che faceva per  proseguire nel santo Viaggio:

1. Vivere sempre con Gesù in mezzo, a tutti i costi; cercherò di trovare sempre, almeno uno con cui fare unità. Solo con Gesù in mezzo a noi siamo imbattibili ed abbiamo la grazia di andare avanti e costruire quello che Dio vuole. E, soprattutto, unità, la più piena, con la Fonte, Chiara. E con Chiaretto.

2. Ma, se Dio vorrà, nonostante tutto potrà venire l’ora suprema della prova, della solitudine (se non altro forse al momento dell’agonia). Pregherò per quell’ora, e mi pare bello fin d’ora applicare questa intenzione nel recitare la seconda parte dell’Ave Maria, durante il Rosario, per poter “far festa” come vero sposo a Gesù Abbandonato.

Concludiamo con due brani significativi su Gesù abbandonato:
“Avevo una ferita aperta, dal tempo della terza liceo quando ebbi molto a soffrire per l’approccio con i pensatori moderni. Proprio allora conobbi l’Ideale  e venne la risposta a molti perché. Ma per quanto riguarda la filosofia la spiegazione era come ‘in nuce’.
Ma, con la tua vita e come tu lo spieghi, Gesù Abbandonato scende a sanare ogni piccolo e grande perché.
La riconoscenza verso di Lui mi impegna ancora di più a sceglierlo come ‘unica stella della mia vita’ col desiderio che sia conosciuto e amato in tutto il mondo che lo aspetta”.

“Da qualche tempo mi pare che la Madonna mi suggerisca nell’anima un amore più vivo a Gesù Abbandonato, come al solo tesoro e alla perla preziosa a cui deve tendere tutto il mio essere finché avrò tempo su questa terra”.
 

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