Bruno Braccioni - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Bruno Braccioni

2014


Bruno Braccioni

19 giugno 1929 - Mar. Romana, 15 luglio 2014

Il regno dei cieli  simile a un tesoro nascosto in un campo;
un uomo lo trova e poi va pieno di gioia,
vende tutti i suoi averi e compra quel campo (Mt 13,44)

17 luglio 2014

Carissimi e carissime,

l’altro ieri ha raggiunto la Mariapoli Celeste Bruno Braccioni,
focolarino residente da circa un anno e mezzo a Villa Achille, arrivato da Loppiano nella Mariapoli Romana per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Per conoscere di più il dono della sua vita, totalmente offerta a Dio, e la sua fedeltà alla chiamata, accludo il profilo letto durante il suo funerale a Loppiano.
Sempre Uno nel Patto,

Emmaus


Profilo di BRUNO BRACCIONI

Nato a Urbania vicino a Loreto, nel 1929, ha vissuto in una bella e numerosa famiglia di tre fratelli e tre sorelle.

Il suo nome è legato alla Madonna di Loreto, come era desiderio della nonna: se fosse nata una bambina si sarebbe chiamata Loretta, ma essendo nato un bambino, proprio perché il colore di quella Madonna è scuro, è stato chiamato Bruno.

Il suo primo contatto con il focolare è avvenuto nel 1958 in modo piuttosto originale. Mentre stava leggendo un libro spirituale in autobus a Torino, una persona ha sbirciato quello che leggeva e gli ha domandato: “Ma lei abita in quella tal via (dove c’era il focolare)?” E lui gli ha risposto di no, ma incuriosito è andato a vedere chi stava lì e ha trovato i focolarini...!

Di Bruno, dotato di grande equilibrio umano, rimane impressa la sua semplicità, il suo gran cuore, il suo amore concreto, la sua umiltà, che tanto hanno a che fare con la sua Parola di Vita: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova… e poi va pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo
” (Mt 13, 44) e questo tesoro e questo nascondimento, tratteggiano molto bene la sua
ricchezza interiore.

Bruno ha sentito quasi subito la vocazione al focolare. Scrive a Chiara ancora nel ‘58: “Sento forte nell’anima la chiamata di Dio a consacrarmi
totalmente a Lui senza riserve o compromessi. Ho trovato qualcosa che mi riempie l’anima, quello che da tempo cercavo. Come fare per entrare subito in focolare? Non ho ostacoli esterni che mi impediscono di fare questo passo”.

Nello stesso anno è andato in Mariapoli nel Trentino e in una lettera a un amico racconta che ha incontrato Chiara, annotando: “E’ stato tanto bello anche il solo salutarla”.

E’ entrato in focolare nel febbraio del 1960 a Torino, poi è stato per 4 anni in Argentina a Buenos Aires. Tornato in Italia nel ’66 è andato nella zona di Trento, a Firenze e dal 1982 al 2013 a Loppiano, trasferendosi infine nella Mariapoli Romana per essere curato.

L’unità con Chiara si è mantenuta sempre viva. Le scrive nel ’61: “Ho sentito l’Ideale entrarmi nel più profondo dell’anima, e ho avvertito con quale donazione devo corrispondere alla chiamata di Dio, facendo la Sua volontà e vivendo con impegno e con amore la Parola di Vita”.

Particolarmente intenso il suo rapporto con la Madonna, di cui scrive a Chiara: “Nella mia vita Maria è stata sempre la mia guida e il mio sostegno. E’ stata Lei che mi ha fatto incontrare l’Ideale, che mi ha sostenuto nei momenti difficili e nelle prove. Chiedo a Gesù di darmi un cuore puro per poterla amare e donarle tutto il resto della mia vita”.

Da Firenze nel ’72: “E’ così grande l’amore di Gesù per me, che vorrei dirgli sempre il mio sì con tutto il mio essere. Il tuo diario mi aiuta a penetrare nei temi su Gesù abbandonato, a scoprire chi è il mio Amore, lo Sposo della mia vita, a inabissarmi in Lui, a vivere di Lui
”.

A 76 anni, dopo una scuola per focolarini: “In questi giorni abbiamo vissuto con Gesù in mezzo, in un rapporto profondo con Dio e fra noi, un soffio di aria fresca che ha rinnovato tutta la mia vita. Mi sono riscoperto come una creatura di Dio, ancora utile per portare l’esperienza vissuta in tutti questi anni, come dono all’umanità”.


Tra le molte testimonianze che arrivano, citiamo quella di Lode Ciprì del Gen Rosso: “Ho vissuto con Bruno per circa 4 anni ed è stato molto bello scoprire questo focolarino solido, fermissimo nei principi dell’Ideale. Avevo sempre notato, quando lavorava alla ricezione di Campogiallo a Loppiano, un sorriso schietto, sincero di una persona libera e con una purezza interiore tanto grande. La sua serenità non era un dono gratuito, ma era frutto di conquista; l’affabilità che tutti avvertivano nel rapporto con lui veniva dal domare un carattere molto forte che a volte esplodeva, ma che, amato Gesù Abbandonato, lo faceva ritornare come un bambino evangelico”.

Da Yannick Clabaut: «Bruno sapeva di avere bisogno della presenza di un infermiere e mi presentava volentieri agli altri come il suo ‘angelo custode’! I diversi ictus degli anni precedenti avevano ridotto le sue capacità. Ho potuto scoprire, attraverso i suoi ricordi, la bellezza dei primi anni vissuti in tempo di fondazione in Argentina, di cui aveva un gran ricordo e un po' di nostalgia.

Veniva spesso in luce nella conversazione il suo rapporto con Chiara di cui sottolineava la delicatezza di una mamma nei suoi confronti ed il sostegno nelle difficoltà. Ricordava volentieri anche gli anni di focolare a Trieste ed il rapporto con tanti.

Parlava spesso della sua famiglia di origine e dei suoi genitori: era molto grato per l'educazione cristiana e umana nel rispetto e nella libertà che aveva ricevuto da loro.

Ho potuto scoprire in questi anni il bellissimo rapporto che aveva anche con le sue tre sorelle ancora in vita ed in modo speciale con i suoi numerossissimi nipoti e pronipoti, quasi tutti rimasti ad Urbania, che gli volevano un gran bene. L’avevo accompagnato per le sue due ultime visite in famiglia ed ogni volta tutti si radunavano per una cena festosa attorno a lui (più di 50 ogni volta!) L'ultimo Natale a Loppiano i suoi nipoti hanno voluto fargli la sorpresa di un saluto via skype molto commovente!

Sicuramente ha passato dei momenti di buio e di prova in seguito alla sua invalidità, ma sapeva rimettersi subito nell'amore e nel sopranaturale. Era molto sensibile alla presenza di Gesù in mezzo, nella quale ritrovava serenità e pace. Aveva una naturale predisposizione al rapporto, all'accoglienza, e tante persone passate nel nostro focolare in questi ultimi anni, sono rimaste colpite dal suo amore».

Grazie, Bruno, di quanto abbiamo ricevuto da te e della tua preziosa unità.

Arrivederci in Paradiso!

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