Bruno Venturini - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Bruno Venturini

2016


Bruno Venturini


"Chi avrà perseverato fino alla fine, questi sarà salvo" (Mt 24,13)




8 settembre 1926  -  Mar. Romana, 2 agosto 2016
Rocca di Papa, 2 agosto 2016
Carissimi e carissime,

nel primo pomeriggio di oggi, giorno della festa del Perdono di Assisi, il nostro Bruno Venturini ha raggiunto la Mariapoli Celeste.

E' stato per tantissime persone vero testimone della misericordia infinita di Dio, che ora certamente sperimenta in pienezza.

Restiamo unitissimi nella preghiera,
Emmaus

Castelgandolfo, 3 agosto 2016

Un saluto di cuore ad Emmaus e a tutti i presenti e anche a quanti ci seguono attraverso la diretta streaming. Abbiamo la gioia di avere tra noi Federica, la nipote di Bruno, con Pino ai quali diamo un saluto particolare.

Jesús Moran, non potendo essere presente, ha voluto inviare un pensiero che vi leggo: “Il Signore ha chiamato a se Bruno nell'anno della Misericordia. Non poteva essere diversamente per uno come lui che ha fatto della misericordia una forma dell'esistere. Per questo comunicava Dio con tutta la sua vita, poiché non conosceva altro modo di abitare questo mondo che non fosse nell'amore e per amare. Anche se noi siamo quelli della santità collettiva, di fronte a Bruno è difficile sottrarsi alla forte testimonianza di una santità personale vera, concreta e pura nel vivere e nel morire. Il vuoto che lascia è incolmabile. Rimane una dolce nostalgia di paradiso. ”

Per parlare di Bruno occorrerebbe dare voce alle decine e decine, forse centinaia di persone di ogni età, Paese e convinzione, che in tutti questi anni hanno vissuto l’avventura di essere accompagnati da lui con la certezza di essere amati come ‘figli unici’ (sia quelli che lo
conoscono da decenni che chi l’ha incontrato di recente), ma anche con la gioia di scoprirsi inseriti in un circuito d’amore di una grande e variopinta famiglia grande come il mondo, come testimoniano i messaggi arrivati da ogni dove che hanno accompagnato Bruno in questa tappa della sua vita e che continuano ad arrivare.

Una tappa, quella di questi ultimi mesi, vissuta con serenità e semplicità, nonostante un progressivo calare delle forze, continuando ad accogliere nella sua stanza un incessante via vai di persone.

Con la stessa semplicità vorremmo ora ripercorrere alcuni tratti della sua vita facendo parlare soprattutto lui.

Bruno nasce a Pistoia l’8 settembre 1926. Negli anni della guerra con la famiglia fa l’esperienza di sfollare fuori città andando ad abitare in un fienile. Una vita vissuta, racconta lui stesso1, “all’ombra del campanile, vicino alla chiesa. Mio padre non era credente ma mi ha sempre
lasciato una gran libertà… Avevo dentro molto forte, fin da bambino, la realtà della chiesa dei primi tempi, questa vita di comunione profonda, e non la trovavo intorno a me…”.

Nel dicembre 1949 arriva nella sua città ‘una ragazza a parlare di Vangelo’. Ascoltando Graziella (che era venuta per Pasquale Foresi, Chiaretto) Bruno pensa: “Bellissimo, ma troppo bello per essere vero”. Torna la sera dopo ad ascoltarla e capisce: “Mi sono accorto che tutta la mia vita ero ripiegato su me stesso, vedevo solo me, non vedevo i fratelli. E sono uscito dalla sala guardandomi attorno: quello è mio fratello, quello è il mio fratello… una rivoluzione totale della mia vita…”.

Un cambiamento che Bruno considerava essenziale, come ha confidato anche in una cena fra amici fatta lo scorso anno per festeggiare il suo 89° compleanno rispondendo a un’improvvisata e spontanea ‘intervista’ collettiva. Franz Coriasco gli chiede:

Franz: secondo te questo tuo modo di essere – che a me veramente mi commuove sentirti parlare ogni volta, nonostante che sono 40 anni che ci parliamo – secondo te è più dovuto alla tua natura intrinseca – cioè che tu sei nato così – o ti sei costruito così, o l’Ideale di Chiara ti ha fatto così?
Bruno: L’Ideale di Chiara mi ha fatto, sicuramente… Veramente…
Franz: cioè tu prima di Chiara non eri così?
Bruno: No! No Ero un imbranato fantastico… Nessuna concretezza, nessuna apertura… Ero proprio lontano mille miglia da quello che Chiara mi ha dato!
Franz: Quindi ti rendi conto che ad un certo punto sei cambiato?
Bruno: Oh… Completamente!

A seguito del passaggio di Graziella nasce un primo gruppetto di giovani che volevano vivere la vita dei primi cristiani. L’anno successivo, con la “scusa” dell’Anno Santo, vanno a Roma a trovare le focolarine che si erano da poco trasferite lì con Chiara.

Poi si apre il focolare femminile a Firenze con Silvana: Bruno è sempre lì, telefona tutti i giorni. Vorrebbero far conoscere questa vita a tanti e lo chiedono insieme a Dio… Il giorno dopo un ragazzo di Pistoia si confida con Bruno che lo porta in focolare, poi un altro che viveva un
momento difficile e che cambia vita. Questo porta con lui in focolare un suo amico, e così via.

Nel 1952 Bruno entra in focolare. Negli anni sarà a Firenze, a Roma, ai Castelli, a Torino, a Palermo e poi a Milano dove resterà per 11 anni come responsabile del Movimento per tutta l’Italia del nord ovest. Sono anni intensi, di tanti impegni per l’Opera, che vedono Bruno
particolarmente attento non tanto a organizzare, ma a costruire rapporti con tutti, con la fiducia di un padre ma anche con la delicatezza di una madre. Scriveva in una lettera a Chiara: “Non ci stancheremo mai di ringraziarti perché ci hai detto di ‘essere madri’, ma soprattutto continui ad insegnarcelo con la vita”.

Ha vissuto a fianco dei giovani in una maniera del tutto particolare. Sapeva ascoltare, accompagnare, incoraggiare, correggere pur lasciando la piena libertà… Lo faceva allora e ha continuato a farlo fino alla fine, sottolineando con la vita e le parole l’importanza di costruire rapporti veri. Guardando alla situazione non sempre facile di oggi, l’anno scorso confidava…

“La risposta è che non riusciamo oggi a trovare quel rapporto che fra noi avevamo trovato in quel periodo. E’ inutile andar a cercare soluzioni, a fare  teorie… O si torna a creare fra noi quel rapporto come tanti hanno fatto sicuramente o se no non si risolve nessun problema: né il rapporto fra le
generazioni, né il rapporto con noi, né lo sviluppo dell’Opera. Quindi questo insomma… Parlavi tu di grazia: è stata una grazia grande quell’esperienza, che non tutti hanno fatto, mi pare… Ma io non ho fatto veramente niente. Non è che ci avessi qualche intenzione, qualche pensiero, qualche proposito, qualche strategia, insomma… no! Creare un rapporto! Volersi bene diresti. Ci capiamo. (…) La cosa bella, siccome fra noi abbiamo stabilito sto rapporto, allora il rapporto è possibile, allora si può fare, allora c’è speranza, c’è fiducia nel futuro… Questa è un po’ la realtà che sto vivendo; non mi lascio condizionare dalle situazioni che vedo: se è stato possibile lo è ancora, lo sarà domani. Semplicemente…”

Riprendiamo la storia e arriviamo al 1978, anno in cui viene ad abitare a Rocca di Papa nel focolare con don Foresi, Chiaretto e i primi focolarini, e viene ordinato sacerdote.

Impossibile sintetizzare la vita e l’esperienza di questi 38 anni qui al Centro dove, fin dal suo arrivo, sente di essere “partecipe di tutta l’Opera” e di voler “solamente Amare”, come confida a Chiara per la quale per tanti anni celebra la Messa quotidiana: “un’esperienza particolarmente profonda” che gli fa sperimentare “un’intimità nuova con Gesù”.

Per più di trent’anni – tanti di questi lavorando insieme a Giosi – gli viene affidato l’aspetto dell’economia e lavoro, facendo soprattutto – diceva – "l’esperienza della Provvidenza; l’esperienza che siamo nella mani di Dio…”.

Era un’esperienza bellissima, ma non era vivere l’economia, era vivere la provvidenza, l’amore di Dio fatto concreto nella comunione anche dal punto di vista economico. Quindi un’esperienza di Dio anche sotto quest’aspetto.
La povertà nostra mi pare che sia soprattutto interiore. Dobbiamo essere poveri dentro, cioè distaccati completamente da tutto. Chiara lo vedeva così nella sua vita. Poi, per le circostanze, puoi essere portato a vivere in un mocambo, come adesso succede a qualcuno per esempio, oppure in una casa in città, perché ti devi fare uno con l’ambiente in cui vivi; ma non è tanto quello che importa, in un certo senso, ma è la povertà interiore.
Sentire che sei distaccato da tutto, non t’importa niente, puoi aver tutto, puoi avere anche una macchina, perché ti serve per il tuo lavoro, ma non è tua, caso mai è nostra (…) Non posso dire “questo è mio”, questo al massimo “è nostro”.
Se a un certo momento le circostanze me lo tolgono, non mi manca niente perché la ricchezza è Dio dentro di me, non è le cose che hai o le cose che fai. Quindi se non c’è questo atteggiamento interiore, non ha senso né avere né non avere. Non è nella spiritualità di Chiara. La spiritualità di Chiara è nel perdere tutto, perché…., per Gesù abbandonato, per Dio.

Tanti i viaggi nelle zone fatti in questo periodo: “L’esperienza di girare il mondo – confida Bruno - è di trovarti dovunque vai a casa, nella tua famiglia… E trovi fratelli coi quali puoi condividere l’esperienza... Ogni incontro, ogni viaggio è stato un arricchimento profondo… E io sono rimasto là… Sento che è una realtà. Mi sento cittadino del mondo”.

Anche dopo aver lasciato i vari incarichi, Bruno non ha smesso di amare in maniera semplice e autentica, di vivere, di illuminare col suo sorriso, di dare la vita per il suo focolare e per tutti. Ne parla così ai giovani focolarini a Loppiano: “Incontro persone… e sento nel profondo dell’anima che non ho niente da insegnare agli altri: ho solo da imparare… Quanto ho imparato da un gen 3, da un gen 4… io ho solo d’amare! Questo è quello che Dio chiede a me. E amare vuol dire ascoltare, vuol dire perdersi… E quante volte questo ha portato l’altro a scoprire se stesso… a sapere come fare…”

E ancora: “Nella vita c’è tutto un filo d’oro che all’inizio magari non vedi, ma che col tempo scopri: è Dio che ti guida (…) Se dovessi parlare della mia vita dovrei dire soprattutto questa certezza che Dio mi porta avanti”.

Se guardo la mia vita, ci sono stati dei momenti difficili sicuramente, perché sarebbe assurdo che non fosse così. Quello che posso dire però con certezza è che non ho mai dubitato dell’amore di Dio per me e della scelta che ho fatto. Dicevo dei momenti difficili, ce ne sono stati, però io non li ricordo. Devo volerli pensare per riconoscerli. Io mi trovo davanti come una via illuminata per tutto il periodo, dalle esperienza di comunione, da Gesù in mezzo e l’amore, certamente, a Gesù abbandonato, certo. Però non ho mai, o meglio, non mi è mai mancata la certezza della scelta che ho fatto (...)
Certo, ogni cosa costa, qualsiasi cosa che fai, anche le più piccole, le più banali, è una scelta. Ma vale la pena. Se ti fidi di Dio la strada è aperta, perché è
Lui che ti guida, non devi contare su te stesso (...)

Questo essere nella mani di Dio e dei fratelli si evidenzia con forza anche in una sua lettera scritta ad Emmaus dopo la morte di Chiaretto, offrendo, alla soglia dei novanta anni, la sua piena disponibilità ad andare dove Dio avrebbe voluto. Scrive: “La partenza di Chiaretto ha lasciato un vuoto. E nello stesso tempo una grande pace. Ha raggiunto quello che desiderava: riunirsi a Chiara. E con la pace potrei dire anche la gioia. La gioia di ritrovarmi come qualsiasi popo del mondo, libero di fronte al ‘nuovo assetto’. Così posso dichiararti la mia più piena disponibilità”.

Vediamo ancora con alcuni momenti quella serata dell’anno scorso, partendo da un commento fatto da Franz sul punteggio positivo, come lo chiama lui, che l’avrebbe portato in Cielo.

Franz: Sono punti – te lo volevo dire – fa punteggio questo! Se esiste un qualcosa dopo…
Bruno: Esiste… - Sai, se è così adesso non può… Mi sembra talmente logico: abbiamo cominciato una vita, una realtà che continua.
Franz: Però tu mi hai detto una cosa (…) una volta ti abbiamo chiesto cosa pensavi, come vorresti essere ricordato e tu hai detto: Vorrei sparire! Confermi questa tua affermazione o… spiegala meglio…
Bruno: Sì, perché è conseguente a quello che sento in questo momento: se uno sente che è un fallimento, che vuoi, è meglio che sparisca! Confermo certamente, sì! Quello che a me da tanto fastidio è il protagonismo, insomma… e c’è anche fra noi, qualche volta lo trovi…, per cui… Magari non ci riesco, però il fatto di sparire vale non solo per dopo ma vale anche per adesso. Il fatto è una cosa anche semplice: dopo tutti questi anni con Chiara, ecc. adesso sei fuori di tutto! (…) Non è facile, dico la verità! Qualche volta ci sto male, qualche volta vorrei… però alla fine son contento, gioisco per gli altri… Ma è quello… Ma l’esperienza che ho fatto anche quest’anno, quest’estate: ad un certo punto, non so, per una situazione esterna…non so… ho sentito, però, un crollo fisico, psicologico… e ad un certo momento mi sono detto: Ma cosa sta succedendo?! Come se di colpo questi quasi 90 anni venissero in risalto
e sentissi tutto il peso. Allora mi sono detto: ma è così, no?! Vai avanti! Non hai più le forze di prima, non hai più le capacità… ecco… va bene! E’ la vita, no? Perdere tutto, sostanzialmente. E sentivo che si stava realizzando questa roba che Gesù mi ha sempre chiesto e che io gli ho dato in un certo modo... Non so spiegarmi ma è stata un’esperienza bellissima. Mi ricordo che in certi giorni non riuscivo neanche a muovermi, proprio stroncato…finalmente sei riuscito a dire a Gesù quel “Si” che gli avevo promesso 60 anni fa’.
(…) Bene… E vedi anche che non è necessario fare chissà che cosa, ma “esserci” sì! Far la tua parte, vivere momento per momento, accettando…(…) per dire che più non ci sono, più sono…

Veramente si vede realizzata in lui la Parola di Vita che Chiara gli aveva dato: “Chi avrà perseverato fino alla fine, questi sarà salvo” (Mt. 24,13).

Concludiamo con un suo saluto ripreso da Marco Aleotti il 24 aprile scorso, appena saputo della sua malattia. Questo video doveva circolare fra pochi, invece è stato cliccato da oltre un migliaio di persone in tutto il mondo. Ci sembra proprio un suo testamento.

Ciao a tutti.
In questi giorni, dopo questa avventura che sto vivendo, mi sono arrivati tanti messaggi, tante notizie, e il desiderio di rispondere a ciascuno ma anche a tutti quelli che sono lontani per tanti motivi… Non ce la faccio con le forze.
Ma oggi Marco mi ha proposto questa possibilità di dare a tutti un saluto. Non vi immaginate la gioia con cui lo faccio! Per dirvi che sono contento, che vivo l’attimo presente, questa nuova avventura…. Che non mi manca niente. Solo una cosa desidero: è poter mettere Gesù in mezzo con ciascuno di voi, per essere dono reciproco e per l’umanità intorno a noi. Non vedo per me, ma anche intorno a me, nessun altra medicina che questo costruire sempre di più la famiglia.
Negli anni passati – tanti anni! – abbiamo fatto un po’ un’esperienza di questa cosa. E adesso ce l’ho ancor più viva di tutti quegli anni che sono passati perché sento l’essenzialità, la validità di questa cosa.
Vi ringrazio tutti! Non so cosa dirvi… Sono con voi, con ciascuno di voi. Ogni croce vostra è mia. E affido anche la mia, perché sia capace di portarla avanti fino in fondo, di viverla come Dio vuole.
Grazie, grazie, grazie!

Il 1 agosto, pur quasi assopito, ad Angel Bartol che era andato a salutalo, aprendo gli occhi ha detto: “sono partito…” e poi, chiaramente: “Sono partito per il cielo”, prova che al di là delle sofferenze la sua anima era già lassù.

Ieri, scrivendo a tutto il mondo, Emmaus si è così espressa:
“Carissimi e carissime, nel primo pomeriggio di oggi, giorno della festa del Perdono di Assisi, il nostro Bruno Venturini ha raggiunto la Mariapoli Celeste, E’ stato per tantissime persone vero testimone della Misericordia infinita di Dio, che ora certamente sperimenta in pienezza. Restiamo unitissimi nella  preghiera, Emmaus”.
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