Cari Giorgio Battisti - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti

Cari Giorgio Battisti

2011

Cari Giorgio Battisti

Villa Emilio

4 ottobre 1923  -  8 settembre 2011

E avendo amato i suoi che erano nel mondo,
li amò fino alla fine (Gv 13,1)


Rocca di Papa, 10 settembre 2011

Carissimi e carissime,

all’alba dell'8 settembre, festa della Natività di Maria, è partito per la Mariapoli Celeste all’età di 87 anni, Giorgio Battisti, il nostro “Cari”.

Questo nome nuovo “Carità” e la sua Parola di Vita: “E avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine” (Gv 13,1) esprimono molto bene la sua fisionomia ideale.

Aveva conosciuto l’Ideale nell’aprile del 1949 da Ginetta Calliari e, nel novembre dello stesso anno, si era incontrato con Chiara e con Foco a Milano. Per Cari, che aveva vissuto la guerra e la prigionia come ufficiale della Marina, fu la risposta ad una forte ricerca. “Una semplicità straordinaria ma incisiva, forte, dirompente, caratterizzò il racconto di Chiara, che ci fece intravedere l’esperienza di un Vangelo vissuto in maniera totale, radicale, centrato su Gesù. Si inaugurò lì il nuovo capitolo della mia vita: la mia rotta di navigazione stava inavvertitamente ma decisamente cambiando”.

Qualche anno dopo, a La Verna, luogo caro a S. Francesco, sentì dentro un pensiero nitido: “Donati a Dio totalmente”. Ciò significò per lui cominciare la vita di focolare, assieme a Piero Pasolini ed Oreste Basso, amici già dal Politecnico di Milano.

Nella vita di Cari si rispecchia il momento di fondazione dell’Opera: spostamenti continui nei focolari che si aprivano, in Italia e in altre nazioni, clima di grande avventura e di straordinaria luce.

Nei suoi molti viaggi, in quasi tutto il mondo, lui si documentava sempre sulla storia e la cultura del paese dove andava, perché voleva conoscere quale terreno accoglieva l’Ideale. Scriveva: “Ho conosciuto tanta gente, ho vissuto vicende intense, ho cercato di vivere ovunque e con tutti il Vangelo, offrendo la mia testimonianza, da tutti ho imparato molto. Ho imparato che l’uomo, qualsiasi siano le tradizioni, gli usi, le abitudini, la storia, ha sempre, comunque, un insopprimibile bisogno di giustizia, un’aspirazione universale alla pace, all’armonia. (…) Sono certo di aver visto i primi bagliori dell’alba di un nuovo ‘mondo di pace’ per tutta l’umanità”.

Come testimone di un’opera nuova nella Chiesa, negli ultimi anni, non poteva non dare un contributo personalissimo: la dura prova della perdita di senso di quanto aveva fatto e soprattutto della mancanza di speranza per il futuro. Dopo la morte di Chiara, forse per un intimo colloquio con lei, ha ritrovato la piena luce.

Chiara aveva riconosciuto in Cari uno speciale rapporto di figliolanza con Maria, caratteristica che lo ha accompagnato fino agli ultimi momenti della sua vita. Chi lo ha assistito parla di una notte di lotta, una vera “agone”: un ininterrotto dialogo con Maria tra sospiri e gesti di abbandono, di “resa” totale, di consegna e invocazioni: “Ave Maria”, “angelo custode ce l’hai fatta”, “Maria! Maria!”. Poi, con solennità: “Tra 15 minuti, il nuovo giorno!”. E poco tempo dopo, si è disteso e si è “addormentato” in grande serenità.

Iniziamo suffragi ringraziando Maria per questo nostro fratello.

In Lei, Madre nostra,

Emmaus


 


Torna ai contenuti