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Carlo Degasperi

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Carlo Degasperi

Dall'intimo di chi crede in me, come dice la Scrittura, scaturiranno fiumi di acqua viva (Gv 7,38)

23 febbraio 2018

L’Amore (Dio)  fa cose grandi, superiori alle nostre capacità.
di Carlo de Gasperi

Dio è come il sole. Ogni raggio di sole è come una strada che ci porta a Dio: a volte essa è piena di luce, ma alle volte ci appare oscura o poco luminosa. Questo perché la nostra umanità è stata intaccata dal peccato originale. Ma se Lo si ama in questa oscurità, troviamo sempre Lui, l’Amore. E l’Amore fa delle cose grandi, superiori alle nostre capacità.

Ho conosciuto il Movimento dei Focolari nel 1957 e nel 1958 ho conosciuto Chiara Lubich, allora una giovane donna, che mi fulminò facendomi conoscere l’amore di Dio. Questo Dio-Amore era così forte che dava valore a tutto. Gli promisi di donarmi subito a Lui e così cominciò una nuova avventura per me, la vita vera.  
Dopo alcuni anni entrai in focolare a Grottaferrata (Roma) e nel 1965 mi trasferii a Loppiano (Firenze), la prima cittadella di testimonianza del Movimento, dove abitai per due anni ed ero molto contento.

Nell’ottobre del 67, mi è stato proposto di venire nelle Filippine. Guido Mirti (da noi chiamato Cengia), allora co-responsabile del Movimento nelle Filippine, passando a Loppiano, chiese di parlare con me. Mi ricordo ancora il colloquio con lui, un uomo di poche parole e tanti fatti: “Va bene, vieni nelle Filippine. Sei contento? Vai a salutare i tuoi e fatti subito il passaporto, tra una settimana dobbiamo partire.” E così ho fatto.
Dopo alcune tappe - Bombay, Bangkok, e Hong Kong - siamo arrivati a Manila. Quanta gente all’aeroporto ad aspettarci e quale accoglienza!

Nel cuore di Guido Mirti c’era un grande amore per i poveri e un forte desiderio di creare un centro di lavoro per loro. Io lavoravo già a Manila da 5 mesi, quando lui mi dice che dovevo cambiare lavoro. Dovevo cominciare a insegnare il mestiere di falegname ai poveri. Mi è venuto un vero nodo alla gola. Non conoscevo neanche una parola di Tagalog e nemmeno di Inglese. Mi sentivo incapace di tutto. Vedevo i poveri che scopavano per le strade e li invidiavo. Avrei voluto essere stato io al loro posto.
In quei momenti il mio vero sostegno era fidarmi di Dio nell’attimo presente. Così sono andato a cercare un locale nella città di Manila per poter cominciare a lavorare. Dopo 6 giorni, ne ho trovato uno di 280 mq fatto di lamiera, senza finestre, senza elettricità, affitto 500 pesos. Anche se sono forte, ho pianto. Non era facile, ma la volontà di Dio è sempre forte.
Abbiamo comprato dai Salesiani 3 macchine che dovevo pagare a rate. All’inizio eravamo in 4 a lavorare lì. Tutti eravamo poveri di soldi e di esperienza di lavoro, e non conoscevo nemmeno un cliente. Ritornando a casa la sera, passando davanti a una chiesa, mi fermavo a fare la visita e mi lamentavo con la Madonna e le chiedevo di mandarmi dei clienti per poter così cominciare a pagare i debiti e i 3 operai. L’unica consolazione era pensare che Gesù e Giuseppe avevano avuto anche loro gli stessi problemi, anche se forse non quello dell’affitto.
La falegnameria era in mezzo a un barrio (quartiere) di poveri, dove nessuno mi conosceva. Per caso qualcuno passava davanti e passava la parola. Il primo cliente è stata una signora tedesca che è venuta a ordinarmi delle cose molto piccole che, fosse stato per me, non avrei fatto. Ma solo per fare un atto di amore, ho cercato di farlo bene. E infatti questa signora era amica di tante famiglie europee ed ha fatto veramente molta propaganda a questa povera falegnameria in mezzo al barrio.
E lì ho cominciato a lavorare, e più aumentava il lavoro, più operai venivano a chiedermi lavoro e li accettavo. Qualche mese dopo mi è arrivato un grosso lavoro per export e dovevo lavorare giorno e notte. Ricordo che nei giorni successivi, quando facevo la visita in chiesa, dicevo alla Madonna: “Non troppo, che altrimenti non posso più pregare.”

All’inizio dovevo fare delle cose che non avevo mai fatto e avevo degli operai ai quali cominciavo ad insegnare con la poca esperienza che avevo, ma siamo sempre riusciti a fare contente le persone. Questo era veramente il dito di Dio che non mi ha mai abbandonato.
Cominciando la mattina, la prima cosa che mi dicevo, la più forte, era: “Carlo, l’attimo presente. Non pensare a quello che dovrai fare, ma ama e vivi bene l’attimo presente.” E questo mi ha sempre aiutato.
Per quattro anni non ho avuto telefono, non ho avuto un conto in banca, non ho avuto nemmeno una bicicletta, ma quanti clienti hanno trovato quel posto nascosto! Non avevo l’ufficio per accoglierli: si faceva il contratto sul banco di lavoro, eppure i clienti non finivano di venire. L’Ideale dell’unità che il Movimento porta, fa nuove le persone ed anche se mi credevo incapace al 100 per cento, alla fine della conversazione erano contenti e tante volte ringraziavano per aver passato 30/40 minuti insieme.
Ho capito che quello che vale quando tu parli con le persone è solo l’amore. Non è quando tu la guardi perché è brava o perché è cattolica o perché… E’ che hai davanti Gesù. Ed era stato questo contatto, questo cercare di amare Gesù nell’altro… la vera pubblicità che ha raccolto tanto in fretta i clienti anche tra persone non cattoliche.
Mi ricordo un piccolo fatto con una famiglia ebrea. Avevano ordinato alcuni mobili, ma quando è stato il momento di portarli via non li volevano più, perché non piaceva loro il colore. Dopo più di un ora in cui abbiamo parlato, anche con toni accesi, mi sono arreso e ho detto loro che ero pronto a restituire quello che mi avevano pagato. Pensavo che aspettassero proprio quello. E invece, appena finito di dire “sono disposto…”, “No, no, i mobili li ho ordinati io e li pago volentieri.” Da quel momento siamo diventati amici veri.
Un’altra famiglia ebrea, clienti nostri, ci hanno chiamato una sera per chiederci preghiere per un membro della famiglia che era all’ospedale. Nove giorni dopo, un’altra chiamata per ringraziare delle preghiere…

Il lavoro aumentava. In pochi anni eravamo 35 persone che lavoravamo in uno spazio limitato. Alcuni dei lavoratori venivano da lontano, 12 ore di viaggio con il pullman. Andavano a casa 2 o 3 volte all’anno, conforme le possibilità. Per me questa situazione era una ferita da risanare, ma non sapevo come. Non avevo nessuna possibilità di aiutarli concretamente, solo il desiderio di farli contenti, più uniti con le loro famiglie.
Alla fine del 1974 dovevamo cambiare posto, perché il locale che stavamo usando era stato venduto. Per un mese abbiamo cercato un altro locale. Alla fine abbiamo deciso di comprare una casa non tanto bella di 1.050 metri quadri per la nostra comunità e lì abbiamo costruito anche una piccola falegnameria di 300 mq. Io ero contentissimo perché così non c’era più l’affitto da pagare, ma dopo 10 mesi di lavoro ci siamo trovati a dover cambiare di nuovo locale, perché il rumore e la polvere della falegnameria rendeva difficile la vita a quelli che abitavano nella casa.
Vista la situazione, pensavo che forse era arrivato il momento di chiudere questa piccola opera, ma non sembrava così agli altri focolarini. Così ho dovuto cercare un nuovo posto, che ho trovato con un contratto di 3 anni, con aumento del personale ed anche di clienti. Le persone che vi lavoravano, da 55 erano diventate 76, 77, 78. Vedevo che la Madonna preparava sempre i nuovi clienti per il nuovo posto. Non siamo mai rimasti senza lavoro, proprio mai.
E’ stato un gioco d’amore questo lavoro di Dio, veramente. Se devo parlare di me stesso, dovrei dire che mi sentivo sempre incapace di tutto e per questo ho sempre dato tanta fiducia agli altri. Mi fidavo degli altri. Chiedevo consiglio dagli altri. E come veniva lavoro, venivano le persone.
In questa terza falegnameria, ero sicuro che sarei potuto rimanere tanti anni. Invece, alla fine del terzo anno abbiamo dovuto lasciare il locale. Il padrone voleva utilizzare il posto per fare sviluppare una sua attività ed era un posto abbastanza buono per lui, in una posizione centrale.

Questa era già la quarta volta che dovevamo cambiare! Io capivo che era Lui, Dio, a farci cambiare per il meglio, perché così era successo fin dall’inizio: ogni volta che avevamo cambiato era stato un miglioramento.
Abbiamo cercato per 2 mesi, anche in posti lontani da Manila. Un giorno, sul giornale si parlava di un posto… a 200 m. di distanza da dove eravamo. Siamo andati a vederlo. La padrona era una brava cristiana battista. Quando sono andato, lei mi ha detto: “Stamattina ho letto sulla Bibbia un passo che dice che se qualcuno viene a chiedermi qualcosa, avrei dovuto subito dirgli di sì”.  Io l’ho guardata tutto contento e dico: “Allora possiamo fare il contratto”. “Sì, sì, vieni domani, così vediamo anche per il pagamento”. E questo locale era tre volte tanto il locale precedente. Allora ho capito un po’ di più che Dio ci ama, anzi, che Dio ci amava tanto.
Questa signora non ci avrebbe mai mandati via. Anzi ci chiamava se volevamo ancora allungare il capannone perché c’era ancora posto. Ed ogni tanto mi chiamava per stare con la sua famiglia, perché raccontassi come noi viviamo. Anche se lei era battista, ho sempre trovato un rapporto molto, molto bello con lei. E lei ci ha aiutato tanto.

In questo quarto posto siamo rimasti per 10 anni, con 78 tra operai e studenti. Avevamo già qualche decina di persone che venivano da lontano, dalle montagne. Alcuni venivano da 50 km, altri da 100, alcuni anche da 200 km, ed alcuni persino da 500 km. Veramente lontano.
La cosa bella è che abbiamo sempre creato in questa falegnameria un bel rapporto con gli operai. Io non li ho mai considerati operai, ma fratelli nel lavoro. Non potevo passare davanti a loro la mattina o entrare in falegnameria se non li salutavo.
Mi è rimasto sempre questa convinzione in cuore: che la grazia di Dio lavora dentro ognuno, e che tutti sono candidati al regno di Dio. Questo era molto forte, ogni giorno.
Quando per motivi di lavoro, qualche volta o anche spesso, mi arrabbiavo con loro, non lasciavo passare 10 minuti. Potevo ritirarmi dentro me stesso, da solo, ma era peggio perché la coscienza non mi lasciava in pace. E allora ripensavo, rimuginavo. Ma come? Avevo ragione, hanno sbagliato loro. Ma non c’era ragione che teneva, perché subito: “E l’unità per cui tu vuoi vivere, e Gesù nel fratello che vuoi amare, come la metti?” E allora piano piano dovevo uscire, prendere quella persona da parte e dirle: “Sono stato forte, vero?” Lo chiamavo per nome. “Mi scusi…”. E lì facevamo la pace. Questo è sempre stato così.

Quante persone abbiamo incontrato e quante persone hanno conosciuto il Movimento dei focolari tramite questa falegnameria! Ricchi, poveri, cattolici, ebrei… religiosi, religiose, scuole, banche, uffici, case private, parrocchie, alberghi, ambasciate, la nunziatura. A un certo momento, la falegnameria era diventata così famosa che si era quasi “appropriata” del nome del Focolare e sembrava che il Movimento dei Focolari fosse solo la falegnameria.

Il nostro piano era che la falegnameria diventasse di nostra proprietà, per non dover pagare l’affitto ed avevamo già comperato per questo un pezzo di terra a 20 km. da Manila. Ma bisognava fare un passo alla volta, quello che l’Eterno Padre ci faceva fare, perché la falegnameria non è nostra, è di Dio, e tutto il lavoro che si fa è di Dio.
Negli anni ’80, un incaricato del Governo italiano per le ONG, che era già in contatto con l’AMU (Azione per un mondo unito, del Movimento dei Focolari), è venuto a Manila per visitare il nostro Centro sociale Bukas Palad. Così, ha chiesto di poter visitare anche la nostra realtà. Mi ricordo ancora che si rivolge a me e mi chiede: “Dimmi qualcosa, cosa fate qua?” Allora ho raccontato quanto era successo in quasi 19 anni di lavoro, dei nostri 4 trasferimenti. Alla fine, dopo una lunga chiacchierata, mi ha chiesto: “Cosa volete adesso?” Io ho detto: “Non voglio niente. Voglio poter realizzare quello che si può fare”. Da come poi sono andate le cose, si capisce che lui ha veramente preso a cuore questa falegnameria e ci ha voluto aiutare. E questo per me è stato un dono della Madonna, veramente!

Quando nel 1990 é stato approvato questo progetto, abbiamo potuto costruire una grande falegnameria nella località di Cainta, dove si trova quel terreno che avevamo comprato a 20 km da Manila, ed in più un dormitorio per 70 persone. Adesso sono 120 le persone che lavorano lì. E ci sono 40 studenti che, ogni pomeriggio, frequentano le lezioni dei tre anni di corso.
Lì abbiamo avviato anche altri lavori: un’officina meccanica e un laboratorio di tappezzeria abbastanza grande. La falegnameria adesso non deve comprare gli articoli di ferramenta, perché facciamo noi stessi le maniglie e gli accessori per i mobili. E così abbiamo potuto dare lavoro a tante persone. Con un po’ di ingegno, ci siamo costruiti un essiccatoio che ci fa risparmiare tanto, perché ci aiuta a seccare molto meglio il legno e così anche i lavori riescono meglio.
“Chiedete e vi sarà dato.” Tutto viene sempre esaudito, basta non chiedere per se stessi. Ho chiesto tanto e Dio non mi ha mai lasciato con le mani vuote.
Una cosa che ho sempre avuto in cuore in tutti questi anni erano le famiglie degli operai che lavoravano da noi, costretti a stare lontani dalla famiglia, che andavano a trovare solo due o tre volte l’anno. Ogni volta che li vedevo, ogni volta che mi dicevano i loro problemi con la famiglia, li sentivo miei, sentivo che anch’io ero lontano dalla famiglia. E mi dicevo che un giorno, chissà, forse si sarebbe potuto far qualcosa… E ogni volta che andavo in chiesa a fare la visita a Gesù, pregavo per questa intenzione. Nello stesso tempo, per questo progetto, chiedevo la “provvidenza” a tante persone buone.
Ad ognuno che incontravamo abbiamo sempre detto che la falegnameria era una piccola opera dell’Opera di Maria. Una volta, una signora di Manila è venuta in falegnameria per chiedere di arredare una chiesetta di un villaggio e mi ha chiesto di andare con lei per misurare l’area della chiesetta. Strada facendo si interessava di quanti eravamo a lavorare, se il posto dove eravamo era nostro… Così ho potuto parlare dell’Ideale dell’unità, per cui il Movimento vive, e raccontare perché è nata questa piccola opera e come essa era cresciuta in questi anni. La signora era felice di sentir parlare di Dio da un povero falegname. Poco tempo dopo ha ordinato tutto il mobilio per la chiesetta, regalando all’Opera di Maria un ettaro di terra.
E proprio su quel terreno, nel 1999 abbiamo potuto concludere senza debiti la costruzione delle prime 24 case. Oggi, le famiglie che abitano questo bel villaggio nuovo a 20 km dalla falegnameria, cui è stato dato il nome di “Monte Chiara”, sono 46.
Anche questo credo sia stato un miracolo che ci ha ottenuto la Madonna. Per parte mia non c’è stato un grande sforzo, ma un po’ di fede sì.

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