Carlo Pentenè - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Carlo Pentenè

2015


Carlo Pentenè

26 marzo 1939 - Torino, 14 gennaio 2015

Ti guiderà il Signore sempre,
e ti sazieràanche nel deserto (Is 58,11)

Rocca di Papa, 16 gennaio 2015

Carissimi e carissime,

Carlo Pentenè
, del focolare di Torino, ha raggiunto improvvisamente la Mariapoli Celeste il 14 gennaio. Questa mattina si è celebrato il suo funerale a Torino e domani la sua salma sarà trasportata a Rocca di Papa, dove avrà luogo la sepoltura.

Dopo il recente ritiro dei Focolarini, Carlo scrive: “Dopo il bel raduno di Castel Gandolfo è rimasto nel mio cuore un grande desiderio di mettercela tutta a vivere l'Ideale e di portarlo a tanti, in modo che il dono di Dio non appartenga solo a me....! Prima di tutto far partecipi i focolarini del mio focolare in modo da andare avanti insieme”.

Facendo nostro il desiderio di Carlo, intensifichiamo l’impegno per l’Ut omnes mentre offriamo suffragi per lui.

Vi allego il profilo che è stato letto al suo funerale in modo da conoscerlo di più.

Unitissima,

Emmaus


Profilo di Carlo Pentenè

Carlo era nato a Roma il 26 marzo del 1939.

Scrivendo a Chiara Lubich racconta della sua famiglia: “Ho tre fratelli più piccoli; mio padre è morto per un incidente nel 1956 quando la mamma aveva solo 39 anni; ella ha saputo tirarci su con coraggio e con sacrificio, dandoci l’esempio di una vita cristiana e generosa
”.

Conosce la spiritualità dell’unità nel ‘61 e nel ‘62 scrive: “Una cosa che ho compreso maggiormente è che la Madonna è al centro di tutto il nostro Ideale. In essa si alternano la forza e la grazia. Ho compreso anche che per vivere l’Ideale non bisogna pensare ai propri problemi, a risolvere ogni nostro dubbio, ma occorre buttarsi fuori ad amare Dio nel prossimo e basta
”.

Dopo qualche anno Carlo entra in focolare a Roma e nel ‘67 si trasferisce a Palermo dove rimarrà 15 anni, diventando poi responsabile del focolare. Un tempo ricco di frutti nel quale dona a piene mani il suo amore alle tante persone attratte dalla vita evangelica. Nel contesto sociale ricco di sfide viene in evidenza la sua umanità, uno dei tratti salienti della sua personalità. In mezzo alle gioie e alle difficoltà di quel periodo si fa più profondo il suo rapporto con Dio e con Maria, sempre
presente nella sua vita.

Scrive nel ‘67 a Chiara: “La Madonna mi sta nutrendo e mi incoraggia ad andare avanti; in mezzo agli errori che mi capita di commettere sento che Lei mi spinge sempre più a buttarmi fuori, a non pensare a me, a riservarLe un po’ di fiducia nella mia anima e che soprattutto lei ‘rifà il compito’, se glielo chiedo, come mi hai insegnato tu, Chiara
”. E nel ‘71: “Dio, dopo una certa pausa di aridità in cui ha lavorato tanto la mia anima, mi sprona ad una intimità più profonda con Lui; mi ritrovo spesso pieno di gioia, e questo va a beneficio delle persone più vicine. Le croci non sono diminuite, ma è aumentata la mia fiducia in Lui”.

Un gen di quell’epoca, ora padre di famiglia, così lo ricorda: “La prima cosa che mi si è subito evidenziata ricordando Carlo è stato quanto Chiara ha detto sul bambino evangelico, il “popo” in dialetto trentino, come nuovo modello del seguace di Cristo. Tutte le caratteristiche che Chiara elenca sono venute in evidenza nella sua vita: il credere all’amore di Dio, l’essere bambino in braccio al Padre, l’innocenza, il candore, la semplicità, la somiglianza non solo al Papà, Dio Padre, ma anche alla Mamma, Maria. L’ho sempre sentito come una mamma per il suo amore protettivo, per il suo cercarmi con discrezione nei momenti più difficili, nel parare i colpi che potevano farmi male. Non per niente negli anni ’70 tra i Gen a Palermo Carlo era chiamato la ‘Chioccia’, riprendendo quanto Chiara aveva spiegato su cosa significa amare con l'esempio della chioccia, che scende con tutti i pulcini a riprendere quello caduto nel dirupo
”.

Durante un convegno a Rocca di Papa nel ‘77 Carlo scrive a Chiara: “Tu dici di annegare tutto nell’amore, e quindi non solo le attività pratiche, ma anche le nostre mancanze ed i nostri limiti. Tutto questo mi rilancia con tutto il mio essere verso Dio e mi fa avvicinare il prossimo con maggiore sensibilità, più accorto alle sue più piccole esigenze. Soprattutto sento di portare questo atteggiamento nuovo nei confronti dei focolarini a me affidati, di amare per primo, di creare un clima di famiglia il più intenso possibile, in modo che, assicurato questo rapporto con loro, il più è fatto, c’è Gesù in mezzo a noi, ed il resto verrà di conseguenza
”.

Nell‘84 Carlo viene al Centro del Movimento, a Grottaferrata, al focolare “Cristoforo”, che accoglie i focolarini di passaggio da Roma provenienti da tutto il mondo. Sono anni intensi, di accoglienza a tutte le ore, di giorno e di notte, di corse in auto verso Roma o Fiumicino.

Di quell'esperienza scrive nel ‘96: “Anche per quanto riguarda il mio lavoro nel focolare di passaggio cerco di incoraggiare ogni focolarino ad andare avanti, a non avere paura delle difficoltà della vita, a credere forte forte alla Sua misericordia, che sa coprire tutto con l’Amore. La mia gioia è anche di contribuire in maniera sostanziale affinché ognuno venendo qui trovi la ‘casa’: il focolare; cioè delle persone che si vogliono bene nel Suo nome
”.

Nel ‘99 al termine del suo servizio in questo focolare, in partenza per Bari, scrive: “Parto veramente felice e ‘realizzato’, con nel cuore la certezza di aver contribuito a costruire un pezzo importante dell’Opera. Ho speso molte energie e fatto atti d’amore, la maggior parte silenziosi che solo Gesù sa. Ora vado verso una nuova volontà di Dio, con spirito di amore e di servizio. La nostra pienezza è in Gesù tra a noi
”.

E nel 2001: “Ho visto, durante questi molti anni di vita in focolare, com’è indispensabile per me essere ancorato alla fonte ed alla presenza di Gesù in mezzo con gli altri focolarini; poi si può fare qualsiasi cosa! Una vocazione veramente invidiabile
”.

Dopo Bari è la volta del ritorno a Roma, altri 5 anni, e poi Torino, dove arriva nel 2007.

Fino all’ultimo, nonostante diminuissero le sue forze fisiche, non voleva pesare e continuava a voler bene a ciascuno. Ad esempio facendo la spesa ricordava ciò che piaceva ad ognuno. Sapeva creare rapporti con tutti, dal negoziante al povero che bussava alla porta, ai prossimi che desideravano conoscere di più la nostra vita.

Qualche giorno fa, sapendo che in casa arrivavano ad abitare altri due focolarini, ha proposto di spostarsi con tutte le sue cose in una stanza più piccola, in modo da lasciare libera quella più grande; ha spostato con cura le sue cose e la sera, prima di partire inaspettatamente per il Cielo, ci ha salutato e fino all'ultimo ringraziava per le piccole attenzioni che riceveva.

Sembrano compiute in Carlo le parole della Scrittura che Chiara gli aveva dato come programma di vita: “Ti guiderà il Signore sempre e ti sazierà anche nel deserto
” (Is 58,11).

Terminiamo questo nostro ricordo di Carlo con le parole della sua ultima lettera, in cui fa riferimento alla sua futura sistemazione: “Per la verità sento che non ci starò molto tempo in quella casa...ma cercherò di fare del mio meglio per curarmi, in modo da essere ancora utile! E’ la Volontà di Dio che più mi interessa e sono disposto ad andare da qualsiasi parte
”.

Carlo aveva la passione per gli aerei: ci sembra che abbia lasciato nell’azzurro del cielo una scia luminosa a indicarci la strada.

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