Carlos Clarià - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Carlos Clarià

Profili e notizie


Profilo di Opus


Subito vogliamo premettere che non è stato facile preparare un "profilo" di Carlos Clariá (che alcuni chiamano anche Opus), per la densità e voluminosità della sua corrispondenza, specie, con Chiara Lubich. La scelta è necessariamente limitata e ci auguriamo che ci siano altre istanze per far sì che il patrimonio della sua vita, dei suoi scritti, delle numerosissime testimonianze di chi è stato raggiunto dal suo amore, arrivi a tutti.
Oggi ci concentreremo sui momenti più significativi della sua vita e del suo rapporto con Dio.
La prima cosa che colpisce a contatto con le sue lettere è la profonda comprensione della grandezza della Spiritualità dell'unità e della figura di Chiara, sin dal suo primo contatto con questa luce, ancora in giovane età.
Carlos, nasce a Buenos Aires (Argentina) il 2 ottobre 1940. Secondogenito di una numerosa famiglia di 17 fratelli e sorelle. Appena laureato in Giurisprudenza, viene a contatto con il Movimento dei Focolari. In una sua lettera rivolta a Chiara il 9 maggio del '65, le racconta parte della sua storia:
"(…) Penso saprai della nostra numerosa famiglia. Una grande grazia di Dio. Siamo stati educati al cattolicesimo (…) Man mano trascorreva la mia adolescenza mi sforzavo per raggiungere la perfezione… Adesso vedo quanto umano era il mio ideale di perfezione: mancava la vita! Due anni fa ho conosciuto l'Ideale dell'unità attraverso Vittorio Sabbione: il primo incontro mi colpì fortemente, la mia anima rimase commossa! La testimonianza di vita di Vittorio e tutto l'amore a Dio e al prossimo che si scoprivano dalle sue parole, mi fecero sentire il mio immenso vuoto, allo stesso tempo che mi permettevano di intuire l'unica strada che, come conseguenza, poteva darmi la perfezione che io cercavo: amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l'anima! Da quel momento mi sembra che Lui abbia incominciato un nuovo lavoro nella mia anima. Ad uno ad uno crollavano o sparivano i miei ideali umani: lo studio, la famiglia, la politica, ecc. Soltanto è rimasto l'amore che sentivo per la mia fidanzata, Marta. Erano già sei anni che cercavamo di vivere un fidanzamento che fosse di preparazione ad una famiglia veramente cristiana. Anche lei aveva conosciuto il Movimento per mezzo di Lia Brunet ed Eletta Fornaro. Dio offrì a lei la possibilità di passare un periodo in un focolare a Buenos Aires, e a me quella di venire alla scuola di focolarini a Loppiano".
Anche lei (Marta) è arrivata qualche mese dopo. Erano andati lì per prepararsi al matrimonio, certi che fosse la loro strada.
"Ora qui,(a Loppiano - continua la lettera) cerco di imparare ad amare Dio con tutta l'anima, con tutte le mie forze. Voglio che Lui sia il mio tutto. Qui ho capito che devo farmi amico di Gesù, riempirmi di Lui, perché poi tutti gli atti della mia vita non siano altro che atti di Gesù. Mi sembra che solo così, morendo tutto io, posso essere uno strumento utile alla grande opera che Dio Amore vuole realizzare oggi nel mondo a richiesta di Maria. Soltanto morendo io in ogni attimo posso rendere possibile la presenza di Cristo in mezzo a noi, del Cristo che conquista, che vivifica, che trasforma. Carissima Chiara, prega perché tutto questo diventi sempre di più una realtà della mia anima. Tutto per la maggiore gloria di Dio".
I piani di Dio, però, erano diversi. Man mano che l'esperienza di Dio si approfondisce, sia in Carlos che in Marta, ambedue avvertono che Egli vuole qualcosa di diverso per loro. E, tenuti per mano da Chiara, proprio nella Cappella di questo Centro, ognuno dice il suo sì personale in questa via di consacrazione a Dio. Subito dopo Carlos scrive:
"Loppiano, 15/10/65 - Carissima Chiara, voglio ringraziarti per avermi mostrato la volontà di Dio su di me e per averlo fatto con tanto amore di mamma (…) mi sono consacrato un'altra volta a Gesù abbandonato. In questi giorni penso spesso all'Annunciazione di Maria. Il Signore cambiò i suoi piani; le indicò una strada che, è vero, passava per la desolazione accanto alla Croce, ma che, anche è vero finiva con la sua Incoronazione come Regina di tutto il Creato, come Madre della Chiesa. Tu mi hai detto di non tornare indietro. E anche, che questa deve essere la prima pietra per la mia santificazione. Spero, con l'aiuto di Dio e della Madonna, di non fermarmi alla prima".
Carlos trascorre a Loppiano circa 3 anni e mezzo. Sono anni  bellissimi di particolari scoperte. E' lui stesso che lo racconta a Chiara, quando gli viene comunicata la sua nuova destinazione:
"07.10.1968 (…) quando ho saputo che tu mi volevi in Spagna, sono andato subito da Gesù per ringraziarti e ringraziarlo per questi tre anni e mezzo di vita fatti da tanti attimi indimenticabili, qui nella città della Madonna.  Qui sono rinato ed ho imparato a conoscere e amare Dio, Gesù, la mamma, te. Ma subito ho sentito insistente l'invito alla santità, a seguire Gesù, a imitarlo in ogni momento della Sua vita fino alla dimensione abissale del suo abbandono. In Spagna so che lo troverò in ogni attimo, che potrò consolidare il mio sposalizio con Lui. Sento Chiara che parto con te nel cuore per portare il Carisma in Spagna, perché Gesù in mezzo continui a scatenare la Sua rivoluzione".

Come tanti desideravano anche Carlos chiese a Chiara una frase della Scrittura che potesse orientare la sua vita. Lei scelse una frase del Vangelo di Giovanni che Carlos cercherà di mettere in pratica con tenacia e fedeltà durante la sua vita: "Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e compiere la sua opera" (Gv 4, 34). E da qui che viene fuori il nome Opus (Opera), col quale tanti di noi lo abbiamo chiamato.
Felice, le scrive:
"Questa volta mi hai battezzato! Come ringraziare questo tuo amore di Mamma, costante e personale?Pensa, per tanto tempo non ho saputo di avere un nome così bello e una parola di vita così adatta! Mi è sembrato che sono penetrate nella mia anima con un pressante invito tuo e di Gesù per fare di tutta la mia vita l'incarnazione di quelle parole! Guardo e guarderò sempre a te, Chiara, perché sono sicuro che in te essi si spiegano in tutta la loro pienezza."

Con questa realtà nell'anima, Opus parte per la Spagna nel '68 dove vi resterà per dieci anni.

Antonietta Pantanelli che ci racconta qualcosa di quel periodo:
"Come diceva prima Arnaldo, Opus è stato circa 10 anni in Spagna come responsabile, insieme a Luminosa.
In quegli anni ero anch'io in quella zona e posso testimoniare quanto il suo amore personale abbia attirato molti alla vita del Vangelo, quanto ha sostenuto ognuno e quanto abbia operato l'unità che testimoniava con Luminosa nel costruire e portare avanti il Movimento.
Vi leggo qualche brano di una lettera che Opus ha scritto a tutta la famiglia del Movimento in Spagna in occasione del 50°Anniversario dell'arrivo del Movimento in quelle terre, celebrato lo scorso 14 marzo.

"Carissimi, questo è senz'altro, un momento speciale per ringraziare Dio e Maria di questo grandissimo dono. Cinquanta anni fa era il periodo in cui finivano le Mariapoli che fino allora si erano svolte nelle Dolomiti e l'Ideale dell'unità incominciava a diffondersi in altri paesi. Arrivò a Barcellona, che fece da "culla" del Movimento in Spagna, per poi arrivare al centro, al nord e al sud della penisola … arrivando anche alle Isole Canarie. Alla fine non resterà nemmeno un angolo del paese dove non sia arrivato in qualche modo il Carisma. Tutto era opera di Gesù in mezzo, di Maria. Diversamente, nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. Quanto dobbiamo ringraziare quelli che aprirono le "porte", "il cuore", e fecero possibile che il carisma affondasse le sue radici in Spagna! Oggi, tanti di loro sono già nella Mariapoli celeste (con Luminosa). Tanti, magari, non sono inseriti nelle "strutture" più ufficiali del Movimento ma quanto ci hanno aiutato a costruire, a iniziare… E sono sicuro che i loro nomi rimangono sempre scritti negli elenchi del Cielo e che la Madonna non dimentica!"

Sono stati veramente anni di molti frutti, che non si spiegano se non conoscendo l'atteggiamento avuto sin dal primo momento, come è espresso in una lettera a Chiara dopo pochi mesi del suo arrivo:
"Sono proprio contento in questa "mia nuova Patria". Sto cercando di conoscere tutto il positivo di questo pezzo di popolo di Dio, per imparare ad amarlo meglio.
In questi giorni mi pare che va tanto bene l'unità con la Madonna, siccome continuamente mi rendo conto della mia piccolezza, inesperienza, ecc. vado da lei e li chiedo per tutta la zona, per tutte le persone che ci conoscono e che lei vuole che ci conoscano…, per i futuri popi, gen, famiglie, e ho la certezza che lei farà un vero miracolo in questa Spagna".

Tra gli echi poi, che arrivano in questi giorni ci scrivono dalla Spagna: "Certamente Carlos è stato uno strumento del carisma, forte e luminoso, e per questo ha trascinato tanti all'Ideale, ed ha continuato a trascinarli con il suo amore e fedeltà nel rapporto al di là dell'inserimento nell'Opera, anzi per quelli che non sono inseriti ha avuto un amore di predilezione."

Dopo questo fruttuoso periodo in Spagna, Chiara lo chiama come responsabile mondiale del Movimento Gen, dove vi resterà per ben 18 anni, dal '78 al '96. Walter Kostner è stato con lui durante quegli anni. Lo chiamiamo perché lui stesso ci dica qualcosa di quel periodo.

Walter Kostner:
"Opus aveva un grande amore per i gen: aveva il dono di riuscire a creare subito un rapporto con loro. Sapeva valorizzarli, certo, perché vedeva Gesù in loro. Questa era una delle caratteristiche di Opus. Lui era un tipo critico e come indole molto realista, anzi leggermente pessimista - lo diceva lui - nel valutare le situazioni, ma non era certamente pessimista riguardo alle persone: in queste riusciva sempre a vedere  le loro qualità, i  talenti, i lati migliori.
Per il Movimento Gen mi sembra che abbia dato un contributo fondamentale: dopo i primi anni della fondazione del Movimento Gen, lui è stato quello che li ha aiutati ad incarnare nella loro vita, nei vari aspetti, nella sfera personale e dell' impegno nella società, l'Ideale dell'unità che avevano ricevuto e accolto.
Ho tanti bei ricordi di quei 18 anni che siamo stati insieme. Ricordo le grandi tavolate (dieci, quindici persone) che un po' gli ricordavano quelle di casa sua, e le lunghe chiacchierate sui più vari argomenti che partivano da un punto qualsiasi e che, man mano, Opus riusciva a condurre e portare sempre più in profondità, alle domande ultime, o meglio, prime, che avevano i gen.
Scherzando dicevamo: 'Possiamo partire a parlare della lavatrice ma poi arriviamo sempre a parlare del peccato originale e della Trinità!'
Ma questo amore si estendeva a tutte le nuove generazioni; ricordo come aveva a cuore i gen 3 e in modo specialissimo i gen 4. Quando arrivavano a casa dei bambini era evidentissimo l'incanto che loro suscitavano in lui e anche con loro sapeva rapportarsi con grande naturalezza e sapeva cogliere quel qualcosa che i bambini hanno in più da dare ai grandi. Li trattava da uguali perché per lui erano grandi, ma allo stesso tempo sapeva farsi uno nei loro giochi, partecipando alle loro scenette e anche ridendo e divertendosi un mondo.
In questi momenti Opus, che ha sempre avuto incarichi e ruoli importanti, che aveva tante capacità, diventava il bambino evangelico, l'Opus più vero, quello che ho ritrovato in questi ultimi mesi, quando tutte queste cose gli sono crollate come lui mi confidava".


(Arnaldo:) Dopo gli anni al Centro Gen, ancora una volta Chiara gli affida il Dialogo con gli amici di altre convinzioni. Claretta Dal Rì ha condiviso con lui questo compito dal '96 al 2000.

Claretta:
Abbiamo lavorato insieme in vari compiti del Movimento. Opus circa un mese e mezzo fa mi ha scritto: " (…) ho avuto la grazia  di lavorare nell'appassionante dialogo con i nostri amici-fratelli di altre convinzioni, un dialogo aperto da molti anni da Chiara con persone di convinzioni non religiose"…
Sono arrivati e stanno arrivando molti mail o telefonate da questi "amici".
Dalla Toscana ci scrive Luciana Scalacci:
"Apprendiamo con grande dolore che Carlos ci ha lasciato. Un uomo grande, di animo gentile, sempre attento a tutti, soprattutto un amico, una di quelle persone che ti fanno sentire fortunato per averle conosciute e che non vorresti mai perdere.
Con lui abbiamo disegnato un lungo cammino nel "nostro gruppo del dialogo" al quale è stato sempre legato anche dopo essere passato ad altro incarico.
Ho davanti agli occhi i momenti passati insieme; sento la sua voce marcata da un caldo accento argentino. La "pasionaria" mi chiamava con grande ricambiato affetto. In verità non lo abbiamo perduto perché il suo ricordo rimarrà sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti".

Piero Taiti di Prato:
"(…) Testimonio a tutto il Movimento, insieme al profondo dolore di mia moglie e mio, la sua sincera, costante,  cordiale apertura alla comprensione di tutti da parte di un uomo gentile, di profonda fede ed umanità. (…) Mi confortava la sua personale stima ed amicizia cordialmente ricambiata. Credo opportuno far arrivare anche alla famiglia la testimonianza di un corale e sincero affetto per il nostro amico scomparso, un ricordo grato e commosso, un riconoscimento forte e leale, un apprezzamento indiscusso e duraturo, l'augurio che dopo una vita terrena vissuta per grandi ideali ora possa riposare in pace alla luce della sua fede, alla presenza delle nostre menti e nella memoria dei nostri cuori".
                               
E da Cuneo, Tito si rivolge direttamente a Opus:
"Caro amico, alla notizia della tua partenza  non ho potuto frenare una grande commozione. Il tratto di strada che abbiamo fatto assieme, quando eri responsabile del nostro dialogo, è stato un momento importante per tutti. Rammento quando ci dicesti con le parole di un poeta che noi andavamo avanti in un sentiero che non c'era, il sentiero lo facevamo noi camminando. Superate le iniziali  inevitabili diffidenze ben presto ci fidammo gli uni degli altri e il nostro cammino in quel sentiero divenne sempre più agevole. La nostra reciproca fiducia fu tanta da far nascere una grande amicizia. La notizia che tu quel sentiero lo hai abbandonato per sempre, pone me "infelicemente"  agnostico in una dura realtà da accettare: la tua morte (…).  E' terribile pensare che una persona a cui si è voluto bene si è dissolta nel nulla. Non so dove tu sia in questo momento, ciò che  spero e mi auguro per te è  che tu sia dove avresti voluto essere, magari accanto a Chiara.
Noi per il  momento siamo ancora qui a percorrere quel sentiero che non c'è, con nuovi amici che ci guidano, stai pur certo che andremo avanti senza mai tradire il nostro patto di lealtà, fiducia e amore".

(Arnaldo:)  Con Opus abbiamo anche condiviso la responsabilità dei mezzi di comunicazione, e quindi il Centro Santa Chiara. Vi leggo la sua ultima letterina indirizzata a loro per Pasqua:
"Grazie, carissimi pope e popi. E Buona Pasqua! Auguri di vivere sempre nel Risorto.
E' Lui, lo Spirito Santo quando è stato presente, che ha fatto qualcosa (anche tanto) per l'amato Centro Santa Chiara video. Quando le "circostanze" ti permettono di guardare le cose da una certa distanza (distacco) ti rendono molto chiara e luminosa questa realtà straordinaria. Perché il CSCV, come tutti i 'pezzetti' del mosaico dell'Opera, sono opera dell'azione dello Spirito Santo e di Maria".


Marcelo e Gustavo
Prima di raccontarvi sull'ultima tappa della vita del nostro fratello, vogliamo  leggervi un saluto di ringraziamento che ci giunge dai nostri fratelli, sorelle e nipoti che sono in Argentina e in altre parti del mondo:
"Carissimi fratelli e sorelle dei nostri fratelli focolarini: in questo momento così speciale nel quale ci congediamo del nostro carissimo fratello Carlos, vogliamo renderci presenti con la parola che a lui sarebbe piaciuta: Grazie!
Carlos è stato per noi un fratello d'oro. Non sappiamo come sia riuscito, ma è sempre stato accanto ad ognuno della nostra numerosa famiglia. Nelle gioie e nei dolori… Nelle coincidenze e nelle divergenze.
In nome della famiglia, vogliamo ringraziare ogni membro del Movimento dei Focolari per averlo accompagnato nell'Opera che lui ha amato senza condizioni, permettendogli d'incarnare la spiritualità collettiva di Chiara e, così, vivere in pienezza la sua personale scelta di Dio-Amore.
Grazie a coloro che abbiamo avuto la possibilità di conoscere di persona e grazie ai tanti a noi sconosciuti che gli hanno voluto veramente bene.
Grazie alle famiglie che hanno condiviso la loro tavola con lui.
Grazie ai giovani che tanto gli hanno dato durante molti anni.
Grazie in particolare ai medici e ai suoi fratelli infermieri che, con tanta professionalità, delicatezza e generosità lo hanno accudito con cura negli ultimi tempi.
Grazie a ciascuno e a tutti!!!"

La scalata finale di Opus.
In dicembre dello scorso anno e poi a gennaio, Opus è stato ricoverato in ospedale per complicazioni alle vie respiratorie. E' stato un periodo speciale per lui, di "notte illuminata", si potrebbe dire. Una forte coscienza di chi era lui (niente) e chi fosse Dio (Tutto). Aveva l'impressione che gli crollassero tutte le sue certezze e che tutto quello che aveva fatto con tanto zelo fino a quel momento fosse sbagliato. Che l'unica cosa che doveva fare, invece, era abbandonarsi come un bambino nella misericordia di Dio e continuare a credere al Suo Amore, buttandosi ad amare chi li stava vicino. Sentiva che doveva "scomparire", lui che aveva sempre organizzato tutto e tutti, per lasciare posto allo Spirito Santo. Aveva proprio "il terrore" di sostituirsi a Lui. Allo stesso tempo era felice di scoprire la Verità, perciò era sereno e molto docile a quanto gli veniva fatto e richiesto dai medici ed infermieri. E anche se, alle volte, potevano sembrare degli sforzi inutili lui metteva in gioco tutta la sua volontà e tenacia per adempierli, perché li prendeva come volontà di Dio.
Il 22 gennaio eravamo da soli in camera e lui, spontaneamente, incominciò a parlare sottovoce e con un po' di fatica. Diceva delle cose bellissime. Cito solo qualche frase:
"…Soltanto Dio, Gesù abbandonato, riempie questo radicale fallimento di non aver dato sempre tutto a Dio, Lui lo trasforma e lo salva… In questi nostri rapporti purificati da Gesù abbandonato, dall'amore puro... Egli  mi ha concesso di volere bene a tanta gente... Ma ora è chiaro che ormai Ti ho dato tutto, come sempre ho desiderato di fare e sempre ho chiesto. Tu mi conosci... Ti chiedo di prenderti tutto di me, così almeno il tuo amore di Babbo col suo bambino trova il modo di sistemare ogni cosa".
Dopo viene portato a "Villa Achille", una delle case-focolari che si occupa dei focolarini ammalati. Da subito si sente a suo agio e scrive a Hans, Responsabile centrale dei Focolarini:
"24 gennaio. Carissimo, un grazie immenso per poter essere in questo focolare. Qui l'amore puro, concreto, trasparente, rende possibile e vera la presenza di Dio. Così in tutti: Edson, Doriano, Angelo, Antonio, Riccardo, Mario, Gino, Guido, Pabs, Clément…Gesù in mezzo così fa vedere il servizio prezioso che è il focolare,  cuore dell'Opera, garanzia del divino nell'Opera. Un focolare come questo tiene in piedi tutta l'Opera di Maria e dà senso pieno alla nostra vita…".
Da lì in poi, ogni giorno è un crescendo, una scalata verso Dio, una riscoperta della sua vocazione di focolarino: essere il figlio che si abbandona fra le braccia del Padre celeste che è Amore. E' evidente una decisa svolta nella sua anima.
Ripeteva spesso:"Lo Spirito Santo mi suggerisce continuamente: non perdere nemmeno un secondo!"
  Fra il 7 e l'8 maggio raccogliamo con Edson quello che può considerarsi il suo testamento. Ne citiamo solo qualche frase:
"Tutto quello che ho fatto è da stracciare, niente ha valore, tutto è di Dio. Un grande gioco d'amore personale e collettivo. Insieme alla Madonna, che sentiamo presente, siamo tutti figli suoi.
Sto morendo?…metto tutto il bene non fatto e quello fatto, nelle mani di Dio, perché noi abbiamo creduto all'Amore. Come abbiamo incominciato, così dobbiamo finire.
L'incontro con Gesù, come sarà? Con la Madonna, con i santi… con l'Amore travolgente dello Spirito Santo, di cui sono diventato più amico in quest'ultimo tempo.
Offro me stesso come una goccia da unire al grido di Gesù abbandonato, che Lui trasformi in amore. Offro per tutti quelli ai quali ho promesso di pregare, per tutti i miei fratelli.
Grazie a tutti quelli che mi hanno fatto del bene nella vita: mamma e papà, fratelli e sorelle, nipoti, quell'angelo che è stata Marvi (che tutti noi fratelli consideriamo la sorella numero 18), le persone che mi hanno aiutato nella giovinezza. Sento solo Paradiso, tutto Paradiso.
Grazie Chiara , grazie, grazie!  Mi sento il tuo figlio e credo al tuo amore di madre che trasformerà tutto in amore, anche il mio piccolissimo grido unito a quello di Gesù abbandonato. Tu mi aspettavi, ci aspettavi, con la pazienza e l'anima di una madre, generando in me, in noi, la Vita Divina. Canterò solo grazie, come un bambino evangelico. La Vita vera è quella, ma incomincia qui.
Dolce Maria, Madre mia, fammi scivolare in Gesù abbandonato; aiutami in questo momento in cui incontrerò Gesù, che entrerò - per la Sua infinita misericordia - nel Seno del Padre. Sarebbe inimaginabile pensare al passaggio alla vita vera, se non ci fossi accanto Tu. Ma ci sei! Che tutto avvenga come e quando vuoi tu.  Sono nelle mani di Dio e di Gesù in mezzo a noi. Un grazie infinito a Chiara! Solo grazie, solo grazie, solo grazie, quando mi presenterò a Te, quello sarà il mio nome: siamo Grazie, siamo grazie, siamo grazie. Carlos".

Arnaldo Diana


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