Cesare Bazzan - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Cesare Bazzan


"Trionfi nei vostri cuori la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per formare un solo corpo" (Col 3,15)


9 marzo 2020
Rocca di Papa, 12 marzo 2020
Carissimi e carissime,

Il 9 marzo, Cesare Bazzan, del focolare Nuova Unità di Loppiano, è passato serenamente dalla Mariapoli terreste a quella Celeste. Nei recenti anni di malattia ha edificato tutti. Sfogliando ora qualche paragrafo della sua storia, possiamo scoprire un po’ più il filo d’oro del suo Santo Viaggio.

Nasce a Vicenza nel 1930, primo di otto figli, da famiglia modesta. Suo padre, un pittore/decoratore, era uomo di grande fede e anche Cesare, a 9 anni, ha già un rapporto forte con Gesù. Più avanti durante la II guerra mondiale, trovandosi in pericolo di morte, promette a Dio di dargli tutto, se fosse rimasto illeso. Ma poi se ne dimentica e racconta:“Rincorrevo la felicità senza riuscire ad acchiapparla”. Nel ’56 incontra il Movimento e scopre una realtà nuova: “fratelli riuniti nella casa del Padre”. E’ “un tumulto di pensieri”, timore e allo stesso tempo gioia. Si affida alla grazia dell’attimo presente. Ricorda: “Finalmente avevo trovato Dio! Bastava amare. … Le parole del Vangelo cominciavano a prendere corpo e sperimentavo dal di dentro la vita che contenevano. Nell’estate di quell’anno 1957 mi ritrovai alla Mariapoli di Fiera di Primiero”.

Cesare è sempre più affascinato dalla rivoluzione del Vangelo e alla Mariapoli del ’58 chiede di entrare in focolare. Poco dopo è invitato a Roma a dare il suo aiuto: “Perché non vieni a Roma per un periodo a dipingere qualche focolare?”. Con il suo humour Cesare scrive: “Il 28 ottobre ero sul treno: quel giorno Roma ebbe un nuovo Papa (Giovanni XXIII) e un nuovo imbianchino…”. Nel giugno del ’61 è in focolare in Belgio insieme a Riccardo Tecilla, con questa consegna da parte di Chiara: “essere una presenza mariana: fare, non parlare”. E in pochi anni lo spirito del Movimento si diffonde e alla Mariapoli nel ‘63 partecipano 500 persone. Nel Natale ’68 Cesare parte per l’Inghilterra, ma presto gli viene chiesto di trasferirsi a Hong Kong. Accetta con “trepidazione” e pure con “tanta pace”. Chiara lo saluta, gli chiede se è contento e Cesare dice di sì. E’ colpito dal suo “sorriso” e dalla raccomandazione di essere fedele a Gesù Abbandonato. “Dietro mia richiesta – scrive - mi diede questa Parola di Vita: “Trionfi nei vostri cuori la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per formare un solo corpo” (Col 3,15).

Una costante caratteristica è il suo puntare all’amore reciproco. E’ il “leit-motiv” di Cesare, come evidenzia pure questa nota: “Come vorrei fosse il mio focolare? Vorrei che fosse il più bello del mondo - vorrei che si vivessero i colori come desidera Chiara e come dice la nostra Regola - vorrei che ogni mattino ci vedessimo nuovi - vorrei che nessuno si sentisse meglio degli altri - vorrei che ogni cosa che facciamo fosse espressione di Gesù in mezzo - vorrei che nessuno giudicasse l’altro - vorrei che chi entra nel focolare sentisse e vedesse il Paradiso per l’ordine e l’armonia che trova - vorrei che Gesù abitasse stabilmente nel focolare - vorrei si sentisse l’odore di Maria – vorrei...comincio io”.  

Nel ’73 torna in Europa, a Loppiano e poi a Roma, dove lavora a Città Nuova. Nell’88 accoglie l’appello di Chiara rivolto ai focolarini di andare in Libano, allora sconvolto dalla guerra, e parte per Beirut: “Era il venerdì santo… Ricordo di aver offerto la mia vita in modo nuovo”. Per dei periodi è inoltre in focolare in Egitto, in Turchia e in Siria.

Confida a Chiara nel 2002: “Voglio mettere tutto nel cuore di Gesù, per offrirgli gli anni che ancora mi restano e i momenti presenti che voglio siano solo amore; soprattutto voglio essere più attento a fargli festa, per accoglierlo, per dirgli: ti voglio bene!”.

Nel 2007 la salute comincia a venir meno e si trasferisce alla Casa Verde di Rocca di Papa e poi in quella di Loppiano. E’ sempre circondato dall’amore dei focolarini, ai quali comunica sacralità e pace anche solo attraverso uno sguardo limpido e luminoso. Così fino all’ultimo momento, come frutto di un’intera vita donata senza mezze misure.  

Lo pensiamo ora accolto nella gioia del paradiso. Con gratitudine preghiamo per lui, rinnovando l’impegno a vivere il Patto.
Emmaus
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