Ciro Postal - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Ciro Postal

2014


Ciro Postal

13 maggio 1923 -  Trento, 5 ottobre 2014

Il mio giogo è leggero e soave (Mt 11,30)

Rocca di Papa, 8 ottobre 2014

Carissimi e carissime,

Ciro Postal, uno dei primi focolarini sposati di Trento e si potrebbe dire del mondo, che ha conosciuto Chiara già nel 1946, ha raggiunto la Mariapoli Celeste il 5 ottobre scorso, all’età di 91 anni.

Affinché possiate conoscere la sua feconda vita e quanto ha amato l’Ideale e fatto per l’Opera, vi allego il profilo di Ciro preparato dal focolare di Trento.

Lo pensiamo ora nella gioia del Paradiso, per sempre insieme a Chiara, a Foco e a tutti i nostri già arrivati lassù.

Uniti in preghiera con la moglie Irma, affidiamo a Ciro la sua famiglia, i focolarini sposati e il nostro cammino verso l’Ut omnes
.

In Gesù Abbandonato – Risorto,

Emmaus


Profilo di Ciro Postal

La vita di Ciro Postal s’intreccia con quella della prima comunità di Trento.

Un anno fa gli era stato diagnosticato un grave tumore e telefonando al suo responsabile di zona ha detto con una voce bellissima: «Ho una splendida notizia da darti…oggi ho ricevuto il biglietto di andata in Paradiso…è da una vita che Gli dico il mio Sì sempre e con gioia, ma stavolta l’ho detto con l’anima che cantava».
Prima di partire per il Cielo, appena ricoverato in ospedale ha confidato ad un focolarino: «Il tumore ha devastato tutto e non c’è più niente da fare…vedo che continuo a perdere le forze, la memoria; tutto perdo, ma non l’unità. Comunque vedo che posso fare tante cose belle, anche se sono qua a letto: offrendo il dolore, dicendo “per Te”!»
E ancora: «Oggi cerco di fare la comunione offrendo questo forte dolore e dico “Maràn athà! Vieni Signore Gesù”, come i primi cristiani quando andavano a morire». E poi: «In questo periodo erano forti i dolori … era come se me li chiedesse Lui e mi dicesse: “Son contento che tu sei compartecipe dei miei dolori!” Ed io l’ho pregato che mi desse questa grazia».
Non aveva paura della morte: «L’attendo – diceva - come quando con Irma abbiamo stabilito il giorno delle nozze. Ho sempre la speranza di essere con Lui per tutta l’eternità; questo mi dà pace, perché attendo i Suoi disegni, la Sua volontà e vedo che questa pace posso darla anche agli altri».

Ciro conosce l’Ideale nel 1946 a 23 anni dalla sua fidanzata, Irma Lubich, cugina di Chiara: «Lei mi parlava di questa nuova spiritualità, che per me era veramente “nuova”, perché parlava di Dio come non avevo mai sentito
». Si accorge che viveva nel timore di Dio, mentre Chiara «insegnava il modo di sentirci veramente figli di Dio Amore».
Ancora fidanzati partecipano agli incontri con Chiara e con le prime focolarine e in una di queste occasioni Ciro riceve un nome nuovo: “Cielo
” e la Parola di Vita: “Il mio giogo è leggero e soave” (cf. Mt 11, 30). Nel 1948 sposa Irma e in pochi anni la famiglia cresce.

All’inizio degli anni ‘50 vive dei forti momenti di luce con Chiara, Foco e i primi focolarini sposati. Commentava: «Dopo una settimana quell’ardore mi sparì e mi ritrovai in quel mondo che pensavo di aver lasciato. Provavo una grande nostalgia del divino che avevo assaporato e, solo abbracciando Gesù abbandonato, sono riuscito a cominciare a vivere la mia nuova vita». Nella comunione con gli altri, Ciro capisce che quella era stata una grazia speciale, paragonabile in qualche modo all’esperienza degli apostoli sul Tabor e che ora dovevano risalire il monte non più da soli, ma portando con sé tutta l’umanità! La strada la conoscevano: Gesù in mezzo e Gesù Abbandonato.

Un momento particolare di svolta è la morte del terzo figlio di appena 7 mesi. Ciro aveva ben impresso un pensiero di Chiara che aveva raccomandato loro, ancora nei primi tempi, di non spaventarsi delle prove che potevano arrivare. Ricorda che Chiara diceva: «…non è perché ve le siete meritate, ma è perché le possiate vivere e risolvere per poterle poi donare agli altri vissute e risolte in modo ideale, perché non si potrà dire una parola di più né una di meno di quello che si è vissuto»
: suggerimento che guiderà la sua vita pure negli anni successivi.
Subito dopo il ’68 anche nella sua famiglia entra in pieno la contestazione. «Disorientati, io e Irma ci siamo chiesti il perché di questa prova e ci siamo ricordati quanto Chiara ci aveva detto 25 anni prima».
Nell’unità costante con il focolare, insieme alla moglie, in questa prova crede all’amore di Dio per lui e per i suoi quattro figli, che uno dopo l’altro se ne vanno di casa: «Ho accettato le loro scelte e i loro programmi ed ho avuto la grazia di non interrompere mai il dialogo con loro». Spesso ripeterà a sé stesso: “Proporre e non imporre”, soprattutto quando dovrà confrontarsi con la complessità e la sofferenza del mondo della droga.
Quest’incontro solenne con Gesù abbandonato, che amerà con fedeltà sempre nuova, lo porterà a farsi promotore nel 1981 di un’associazione per sostenere le famiglie coinvolte nella tossicodipendenza.

Il dolore accolto nelle più varie sfumature affina il suo amore, che si esprime con chiunque incontra. Per ben cinque volte, per un periodo di tre mesi, si reca in Camerun, prima a Shisong e poi a Fontem, ad insegnare il suo lavoro di odontotecnico e ad impiantare un laboratorio, portando materiale e facendo ogni volta l’esperienza della provvidenza. Per lungo tempo Ciro svolgerà il suo lavoro con professionalità e con passione.

In focolare è sempre vivo, “giovane”, pronto a condividere le sue esperienze e finché gli è possibile…anche i dolci preparati da lui. Quando non ha potuto più partecipare direttamente alla vita dell’Opera, ha raggiunto le persone a lui affidate con una telefonata, inviando la Parola di Vita o una cartolina e con la sua preghiera, un elenco di 500 persone che ha ricordato ogni giorno.
Amava spesso ripetere: «ma senza l’Ideale che vita sarebbe?».
Era proprio questo il dono più grande di cui era immensamente grato a Dio e a Chiara, dono che egli ha voluto condividere in tutti i modi fino alla fine.

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