Clari Giuseppe Santanchè - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Clari Giuseppe Santanchè

2018

Giuseppe Santanchè

Clari




"Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro

è adatto al Regno di Dio" (Lc 9,62)




6 dicembre 1925 -  Mar. Romana, 21 settembre 2018
Rocca di Papa, 25 settembre 2018
Carissimi e carissime,

Giuseppe Santanché, Clari (Claritas=Luce) il 21 settembre è partito dalla Mariapoli Romana per quella Celeste, da dove continuerà a sostenerci, come sottolineavano le sue sorelle focolarine Adeli e Ciaccio.

Secondogenito di undici figli, nasce ad Ascoli Piceno nel 1925 da “una buona famiglia di antica tradizione cristiana”. La morte prematura della madre provoca un grande dolore. Il padre, comandante militare, si trova a far fronte alla crescita dei figli, l'ultimo dei quali di due anni. Questa esperienza legherà tutta la famiglia anche quando ognuno, crescendo, farà le sue scelte.

Clari non aveva ancora finito il liceo quando scoppia la Seconda Guerra Mondiale e, solo al termine, può iscriversi nella facoltà di medicina a Torino. Erano gli anni in cui l’Italia si preparava alle prime elezioni dopo il periodo fascista e Clari con suo fratello Egidio, Soave, (divenuto poi anche lui focolarino e ora nella Mariapoli Celeste) si lancia nell’impegno e nella riflessione politica.

È in questo periodo che, agli inizi degli anni ’50, fa un incontro che gli cambia la vita. Già Soave, che si era trasferito a Roma, gli aveva scritto una cartolina “misteriosa” dicendogli che aveva trovato quello che avevano cercato per tanti anni. Clari poi, accompagnando una sua sorella, conosce i focolarini e scopre l’Ideale. “Ho imparato da loro a sbucciare le patate, a servire a tavola” e commenta: “Per me fu un ribaltamento di vedute. Eppure non era nuova la visione di Dio come amore e del prossimo come ‘altro sé’. Nuovo era lo sforzo di imparare a tradurla nella vita di tutti i giorni”. Il suo banco di prova diviene il posto di lavoro come ufficiale medico: “Mi era stato detto: prova anche tu!” e così comincia con un piccolo atto di carità verso un soldato malato.

Iniziando a lavorare in ospedale a Roma, un giorno Clari – che continua il contatto con i focolarini insieme a Soave – ha l’opportunità di incontrare Chiara. Ne è colpito e poco dopo le comunica il desiderio di entrare in focolare. Racconta: “Lei mi parlò con franchezza: Non siamo ancora approvati dalla Santa Sede. Io vivo con la valigia sempre pronta. Se lo desideri, va’ pure in focolare, ma se vedi che questa vita non fa per te, torna a casa. Impara a vivere anche tu con la valigia sempre pronta”. L’immagine della “valigia sempre pronta” appare profetica, pensando alla sua avventura di focolarino e al “Sì” radicale che realizza la Parola di Vita avuta da Chiara: “Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (Lc 9,62).

Dopo essere stato nei focolari di Firenze, Trento e Roma, nel 1961 fa parte insieme a Natalia Dallapiccola del primo drappello che, per circostanze provvidenziali, si stabilisce nella Germania orientale, da dove poi la spiritualità dell’unità sarebbe penetrata nel resto dell’allora Blocco sovietico: dalla Polonia all’Ungheria, alla Cecoslovacchia, poi nell’URSS, sino alla Siberia e alla Mongolia. Partono in 10, poco prima che sia eretto il muro di Berlino, e addirittura con il consenso esplicito dello Stato per le loro qualifiche mediche. La polizia segreta controllava il loro operato e si è visto, quando sono stati resi pubblici gli archivi, che emergeva “ammirazione per questi cristiani che si distinguono per gentilezza, ottimismo, fiducia e misericordia”.

Sono in tanti a sottolineare la sua personalità forte ed esigente e la sua radicalità, insieme alla grande capacità di spaziare su tutta la realtà in cui si è trovato a vivere.

Clari mantiene un intenso rapporto personale con Chiara. Le scriveva nel ’76, anno in cui Chiara aveva proposto a tutta l’Opera di approfondire la realtà dell’Eucaristia nella nostra vita: “Ho fatto proprio adesso la comunione. Vengono le vertigini al sentire in Gesù Eucaristia, in modo centuplicato, l’azione travolgente di Dio nel cosmo, nella Chiesa, nell’Opera. Diventare Dio in Dio. Certo, Gesù Eucaristia è stato sempre cibo delle nostre anime, ma è solo l’esperienza in cui siamo un’Anima che ci ha fatto capire come l’Eucaristia può concretamente entrare nelle nostre vene e nel cuore del mondo per ricostruirlo e portarlo alla Trinità”.

Stringendoci in unità con tutti i familiari, preghiamo per Clari, grati della sua fedeltà e del suo coraggio nel portare a quanti ha incontrato la luce del carisma.

Emmaus
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