Dario Cafagna - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Dario Cafagna

2017


Dario Cafagna





"Una sola cosa è necessaria" (Lc 10,42)



19 luglio 1938  -  Roma, 6 settembre 2017
Rocca di Papa,  settembre 2017
Carissimi e carissime,

Dario Cafagna, focolarino di Roma, il 6 settembre ha raggiunto la Mariapoli Celeste. Colpito in giugno da ictus, si è presto aggravato. Quando, sostenuto dalla preghiera di molti si è un po’ ripreso, chiedeva con un filo di voce di pregare, tanto era importante per lui mantenere il rapporto con Dio.

Chiara gli aveva dato come Parola di Vita: “Una sola cosa è necessaria” (Lc 10,42) e come nome nuovo aveva riconfermato il suo con il significato di: dare Dio.

Dario nasce a Trieste nel 1938. Sin dall’infanzia la sua vita è segnata dall’incontro con il dolore. Perde presto la mamma e ancora minorenne interrompe gli studi per rendersi indipendente. Sul lavoro fa fatica a mantenersi coerente ai principi cristiani ed entra in profonda crisi con conseguenze anche per la sua salute. Durante un periodo in sanatorio, si accosta alla confessione ed è invaso da un tale senso di liberazione da sentirsi un’altra persona. Da allora riceve ogni giorno l’Eucarestia e comincia a guardare ad avvenimenti e persone sotto un’altra luce. Cresce l’intimità con Gesù e il desiderio di ricambiare il Suo amore con il dono totale di sé. Nell’ultimo ricovero, tramite un paziente, conosce Città Nuova e nel libro “Meditazioni” di Chiara scopre Dio Amore e un nuovo modo di vivere il Vangelo. Una volta guarito, comincia a frequentare i focolarini e sperimenta con loro la certezza di aver trovato la strada per concretizzare quella donazione a Dio che meditava da tempo.

Nel ‘62 inizia la vita di focolarino e va a lavorare nella tipografia di Città Nuova dove rimane per 40 anni adattandosi con intelligenza e duttilità alle nuove tecnologie. Scrive a Chiara nel ‘66: “Gesù ha fatto il falegname, ma con nel cuore la passione per l’Ut omnes. Così anch’io, pur nel mio angolo in tipografia, posso vivere per la Chiesa”. Poi: “Il lavoro è diventato per me un mezzo per amare, un servizio, un vivere Maria … così c’è Gesù in mezzo e ci accorgiamo che abbiamo da imparare tanto l’uno dall’altro”.

Nella sua ricca esperienza di focolare, Dario ha accompagnato pure molti giovani desiderosi di approfondire l’Ideale. Nonostante fossero tutti più “colti” di lui ex-operaio, per loro (oltre duecento) Dario è stato amico, fratello e maestro di vita e partecipando negli anni alle vicende di ciascuno ha continuato a mantenere vivo il rapporto con una costanza ammirevole.

Dalle sue lettere a Chiara traspare il suo spessore spirituale. “Ho capito come la vocazione del focolarino sia contemplazione: tutto da fare, ma per Dio, per Gesù nel prossimo, perché è volontà di Dio, perché dobbiamo essere Maria. Mi piace pensare che Gesù non avrà lasciato Marta come stava, ma l’avrà portata al livello di Maria che era ‘uno’ con Lui” (giugno ‘69) - “Finora ero ‘io’ a voler farmi santo, ‘io’ a voler fare le cose bene, ecc. Adesso mi fido solo di Lui, ogni difficoltà la dono a Lui perché mi aiuti
ad amare la croce per amarlo veramente nei prossimi” (luglio ’71) - “So per esperienza che solo quando Lui vive in noi ed è l’unico nostro fine, tutto il resto prende valore, senso e bellezza” (marzo ‘78).

Intenso è anche il suo rapporto con la Madonna. Racconta a Chiara: “Nel 1959 sono andato a Lourdes. Volevo chiedere la grazia della perseveranza. L’ultimo giorno … ho chiesto ancora quella sola grazia. Allora ho sentito dentro di me una ‘voce’ chiara, forte, decisa (ma non con le orecchie): ‘Tu fai la tua parte, al resto ci penso io’. E’ stato un momento fortissimo, un’emozione grande e nello stesso tempo una grandissima pace e la certezza che la grazia mi era stata concessa. Quando ho conosciuto l’Ideale mi sono sentito dire: ‘Tu devi fare la tua parte’, le stesse parole. Quando ho fatto i voti perpetui tu mi hai fatto chiedere assieme agli altri la perseveranza finale. Due coincidenze belle!”(dicembre 2003).

Tenendomi al corrente della sua salute, nel 2010 dopo un intervento al cuore Dario mi ha scritto: “Non ti nascondo che è stata una prova molto dura che mi ha messo ancora di più di fronte ai veri valori della vita e dell’Ideale, davanti a Dio solo. Ma è stata anche un’esperienza di Paradiso, perché con quanti sono venuti a trovarmi mi sono accorto che lo stesso Gesù in mezzo, l’amore scambievole, l’unità di tanti anni prima non erano venuti mai meno, anzi erano più vivi che mai. E’ come in Paradiso dove il passato è tutto contenuto nel presente e il futuro è anche tutto nell’eterno presente di Dio, per cui si sperimenta la pienezza del gaudio promessa a chi si consuma in unità già da questa terra”.

Pensandolo ora accolto in Cielo, con riconoscenza restiamo uniti in preghiera.
Emmaus
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