Dolfi Baldessari - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Dolfi Baldessari

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Adolfo Baldessari
(Dolfi)

Ora voi siete luce nel Signore.

27 marzo 1990


Quando cominciai ad andare a scuola, chi mi parlava di Dio era il catechista: era sempre un Dio maestoso, potente, terribile fra i tuoni ed i fulmini, con la sua legge. (…) E io invece ero debole, piccolo di statura, le pigliavo sempre da tutti e questo Dio non mi aiutava, ho capito così che i deboli devono mettersi insieme contro i più forti e che l'unico modo per difendersi dai prepotenti era fare una lega dei più deboli.

(…) E così sono approdato al Liceo Classico. Io, il figlio del muratore, il primo di tredici fratelli, per tre anni in quella scuola portai sempre lo stesso vestito, in mezzo ai miei compagni figli dei migliori professionisti della città, espressione di quella società ricca e realizzata alla quale di certo non appartenevo, di fronte a costoro mi trovai solo, così chiuso che i miei compagni mi presero per altezzoso e superbo.

E fu proprio questa scuola, con tre professori marxisti, a mettermi nelle mani l'arma con la quale avrei combattuto questo tipo di società capitalistica e borghese. In quelle aule la religione e Dio erano argomento di discussione. Ero contro tutte le certezze e le prove sull'esistenza di Dio: Egli infatti esisteva o non esisteva a seconda del filosofo che si studiava. Così il Dio dei filosofi andò via via cancellando l'immagine del Dio della fanciullezza.

(…) La giustizia sociale era il mio Dio e la promozione dell'uomo si poteva realizzare solo con la lotta contro tutte le strutture di sfruttamento. (…) Quando cominciai a lavorare mi trovai ben presto impegnato in prima persona nel sindacato…

(…) La radicalità di queste scelte portò dentro di me una sempre maggiore insofferenza verso ogni tipo di ingiustizia, ma  contemporaneamente una insoddisfazione crescente… Ero simile ad una trottola che girava sempre e, più vorticosamente girava, più stava in piedi.

Avevo spostato i problemi, le domande essenziali che erano dentro di me erano coperte dal dinamismo dell'azione (…) A 29 anni mi trovai a fare il bilancio della mia vita. Venivano a galla imperiosi quegli interrogativi da tempo sepolti: ma chi ero io? Dove andavo? Che senso poteva avere ora la mia vita? Nessuna risposta. Il bilancio era veramente negativo, fallimentare. Furono giorni molto neri e già facevo il conto alla rovescia: meno 28, meno 27, meno 26… e poi sarebbe arrivato il giorno nel quale mi sarei buttato da un ponte…

Sono stato assunto dalla Cassa di Risparmio di Bolzano e vi ho lavorato fino al novembre del 1956. (…) Mio padre morì nel 1953 lasciandomi 6 fratelli a carico, per questo mi sembrò mio dovere rinunciare a tutto quello che poteva essere una vita mia personale e dedicarmi completamente a loro. Fu in questa situazione che a un certo punto scoprii nelle schede del servizio conti correnti delle irregolarità (…), lo feci notare al mio collega che mi rispose che sistemava tutto lui. Dopo un po' di tempo le irregolarità si ripetevano e dissi al collega che avrei dovuto avvertire il Direttore (…) A questo punto egli mi scongiurò per suo figlio piccolino e per la moglie, in nome della nostra amicizia, di aspettare…
Dentro di me si formò come un blocco mentale per cui credevo ciecamente che il collega avrebbe sistemato tutto (…); svelando le irregolarità avrei perso il posto con la conseguente rovina della mia famiglia che si sarebbe ridotta alla fame…
(…) All'atto dell'arresto con conseguente reclusione per 55 giorni, fui accusato del reato di Peculato (…) ottenni la libertà provvisoria dal 13 gennaio del 1957…
Mi trovavo in questa situazione quando avvenne un fatto di per sé semplice, ma che poi si rivelò straordinario, perché cambiò radicalmente il corso della mia vita…

E' nel gennaio del 1957 che conosce l'Ideale.  Nel 1958 sente la vocazione al focolare.


(9.4.1960) Se prima ero certo che Gesù mi voleva focolarino, ora non lo sono più. Il negativo alle volte di questa ascetica mi fa ritornare a forme di vita meno eroiche. So che questo è G.A. ma non riesco a risolvermi.

(11.4.1960 a Chiara) Sento che non posso più lasciare Gesù solo a soffrire, per questo così lo scelgo abbandonato come tu hai fatto.

(22.3.1961 a Chiara)  Quando mi è stato detto che, per ragioni a te note, sarebbe stato meglio rinviare la mia entrata in focolare, ho abbracciato subito Gesù Abbandonato in quella dolorosa situazione che le circostanze mi presentano, e ho offerto tutto a Dio.
(…) E' vero che errori di ieri possono essere ancora attuali davanti agli uomini, ma è altrettanto vero, Chiara, che Dio ora con l'Ideale mi fa nuovo ogni momento, per questo ti chiedo di accettarmi nella tua schiera, per contribuire con la mia vita alla realizzazione dell'Ut Omnes.

(21.5.1965 a Chiara)   Oggi sono in focolare a Trento… Ho riscelto Gesù Abbandonato come il tutto della mia vita, riconsacrandomi a Lui: Maria mi porterà sul palmo della Sua mano in questa continua scelta di G.A.; sono sicuro che Dio mi vuole tantissimo bene, anche perché ne ho avuto già troppe prove…

(2.3.1968 a Chiara) E' in questo perdere ho scoperto come Maria Desolata, che ho riscelto, è veramente modello imitabile. Lei, nella desolazione, stava fra condannati a morte, soldataglia, ipocriti, gente che giudicava, bestemmiatori, Lei stava sotto quel grido e lì e non altrove è stata la Desolata, lì è diventata la Madre di tutti: Ecco qui, io sono stretto fra ladri, bestemmiatori, violenti, fra tanti che mi gridano il loro abbandono; e questa è la grazia di stare con loro, non sfuggirli, non rifugiarmi in schemi prefabbricati, farmi uno con Gesù in loro. In questo essere Maria trovo tutto il nostro Ideale.
Ieri uno dei compagni di cella - siamo in sette - mi ha detto: "Io vi ho osservato, vi comportate da perfetto galeotto". Sono stato felice di questa affermazione, perché mi è sembrato di cogliere una risposta di Gesù in lui…
Sono privato dell'Eucaristia - tranne la domenica - ma nella comunione spirituale Gesù mi ha fatto capire che potevo vivere il frutto dell'Eucaristia, colto dai primi cristiani: essere "mangiato" dai miei compagni, e ho riscoperto Gesù nell'altro. Che grazia, aver tempo per Lui tutto il giorno! Vivere in una comunione continua!
(…) Ho scoperto Dio-Amore proprio quando stavo andando alla deriva e la vita non valeva più nulla per me; ora ho la grazia di dire il mio "adsum" come risposta a quell'Amore.
Adesso "i miei" reclamano la mia presenza, perché mi lasciano di rado solo: hanno bisogno di uno che li ami così come sono e io sono qui a fare il "quarto a tresette", altro per ora non chiedono.

(2.5.1970 a Chiara) Quando il lavoro mi porta fuori sento che tutto il focolare viene con me e così quando incontro le persone in occasione della vendita dei libri sento che ogni popo mi è vicino, mi corregge le parole, mi spinge a non perdere tempo, mi rettifica le presentazioni, in breve il focolare mi porta continuamente in Dio, a vivere il più possibile "presente" la volontà divina di quel momento.

(1.3.1974 a Chiara)  Come Maria viene raffigurata in un quadro nell'atto di indicare a Giovanni la croce, così tu nella esperienza del "Crudo del Vangelo", (…) mi indichi il modo di essere con te costruttore dell'Opera.     (…) Ho sempre visto l'Opera come una famiglia, la mia anima vibra particolarmente davanti alla realtà della Filadelfia…

(7.12.1974 a Chiara)   In questa vigilia dell'Immacolata per me così importante perché domani sarò sposo per sempre di G.A., mi canta nel cuore una gioia immensa: mi hai portato nel Paradiso a contemplare il Padre, mi hai immerso nell'Anima, cosicché sento che questo mio sì mi fonderà in tutt'uno con la bianca schiera.
(…) Il tuo Paradiso ha preso tutto il mio essere uomo, donandomi le radici delle spiegazioni a tutti gli interrogativi dentro e fuori di me.

(17.12.1987 a Chiara) Ho scoperto che tutto quanto c'è in me di buono, di santo, di bello, di cristiano, di focolarino: il Gesù-Dolfi dentro di me, è figlio di Maria, la Madre, che se ne è stata sempre in disparte, nascosta… porta che è aperta e per questo scompare alla vista, aperta su Dio, su tutto quello che è Gesù in me.
(…) Ho intravisto le meraviglie di Dio e in questa bellezza ancora una volta mi sono fatto rubare il cuore da Lei, per essere in te e con tutti noi un'altra Lei… è semplicemente sublime sapere che nella Desolazione ciascuno di noi è diventato un altro Gesù, non un Gesù a metà, ma un altro Gesù… che voragine di dolore, che sconfinato amore in questa Madre!

(23.12.1987 a Chiara) Ho capito che le prove, tutte le prove, quelle piccole e quelle grandi, non sono solo state i nuovi volti impensati e segreti di Gesù Abbandonato ma le porte che spalancano all'unità con Maria, allo splendore dell'Unione con Dio.
(…) Allora ogni giorno in focolare può essere festa grande se, a cominciare da me, con tutti i popi partiamo dall'Alto, da Dio-Amore… (…) Questo - ho compreso - è il servizio che mi viene chiesto da te e di cui tu mi fai debitore verso i popi. E mi è venuto in luce, con forza, che la capofocolare è Maria; io voglio essere suo focolarino, al quale viene chiesto di amare per primo…

Nel 1990 è colpito da una forma di tumore a sviluppo rapidissimo. Con grande serenità accetta il ricovero all'ospedale di Trento. Chiara incarica Marco di comunicargli la gravità del suo stato.

(24.2.1990 a Marco) Voglio fare solo la Volontà di Dio. Certamente tutto è amore di Dio… Vivo l'attimo presente… Come non mai Gesù in mezzo è stato in questi giorni TUTTO: la consolazione, il conforto, la capacità di dire di sì a Gesù in ogni attimo presente… Affido allo Spirito Santo la mia vita perché Lui mi conduca al Suo Amore, ogni momento, nelle braccia del Padre…

Il 25 febbraio Dolfi riceve una lettera da Chiara:

"Grazie di quanto hai detto a Marco dopo la 'visita' così particolare di Gesù Abbandonato. Questi sono i popi, i veri popi! Gesù Maria saranno stati contenti ed ora, alla tua destra e alla tua sinistra, ti custodiranno come un tesoro!
Sì, Dolfi: tutto è amore, solo amore…
(…) Anche vivere il presente aiuta, anzi è il solo modo per poter sopportare bene ogni cosa…
(…) La Madonna ti benedice, ti vuol bene, è contenta di te: sono sicurissima".

(26.2.90 a Chiara) So che sono nella pace, nella serenità assoluta. (…) Quello che mi ha dato la gioia più grande è stata la tua affermazione, che "la Madonna mi benedice, mi vuol bene ed è contenta di me". Ma è quel "sicurissima" che mi ha fatto balzare il cuore perché so che è una affermazione che viene dalla sua Vicaria.

Il 9 marzo Chiara telefona a Dolfi e gli dice: "Devi dire a Gesù: Se tu vuoi Gesù, vieni, con Maria". E Dolfi ripete: "Vieni Signore Gesù, con Maria".

Chiara gli dice ancora: "Ti do la mia benedizione materna". E Dolfi:
"Grazie, mamma".  

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