don Gino Rocca - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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don Gino Rocca

2012

don Gino Rocca

Mariapoli Renata

15 gennaio 1921 - 24 aprile 2012

E' risorto come aveva predetto   (Mt 28,6)

Rocca di Papa, 27 aprile 2012


Carissimi e carissime,


martedì 24 aprile il nostro don Gino Rocca ha raggiunto la Mariapoli Celeste. Nelle ultime settimane la sua salute si era aggravata e tutta Loppiano gli si è stretta attorno con immensa gratitudine per l’amore che ha dato durante 46 anni di permanenza nella cittadella.

E' nato il 15 gennaio 1921 in provincia di Piacenza e a 11 anni e mezzo è entrato nel seminario di Parma spinto dal “desiderio di fare qualcosa per Gesù”. Dopo aver studiato teologia all’Università Gregoriana di Roma, nel 1944 è stato ordinato sacerdote. Ad un incontro dei giovani universitari cattolici (FUCI) che lui seguiva, Danilo Zanzucchi gli ha parlato di “una signorina proveniente da Trento, la quale parlava di Gesù in un modo totalmente nuovo”. Don Gino ha incominciato a frequentare gli incontri con Ginetta Calliari e ha conosciuto i focolarini di Milano.

Nel 1953 ha partecipato ad una delle prime Mariapoli sulle Dolomiti, dove ha incontrato più volte Chiara. Raccontava: “Ricordo il nome nuovo che Chiara mi diede (una mattina in cui le portai a casa la comunione perché era ammalata): Cristoforo, ossia portatore di Cristo e poi la Parola di Vita: “È risorto, non è qui” (Lc 24,6)”. Il 5 agosto di questo stesso anno, giorno della Madonna della neve, Chiara lo ha accolto “come focolarino”.

Per alcuni anni – essendo il Movimento sotto studio della Chiesa – i suoi rapporti si sono limitati agli incontri con don Silvano Cola e con don Foresi. Quando da parte della Santa Sede è arrivata l’approvazione dell’Opera, don Gino ha ripreso pienamente i contatti ed è cresciuto in lui il desideriodi “poter vivere la spiritualità dell’unità a tempo pieno”. In seguito, per l’aggravarsi della perdita della vista, è stato esonerato dagli impegni in Diocesi e nel 1965 è arrivato a Loppiano. Scriveva: “Questa malattia è stata una prova intensa, ma anche la più grande opportunità per la mia vita, per
rendermi davvero felice. Spogliato di tutto, anche dei miei studi, delle mie capacità, ho capito che la mia realizzazione stava nell'accettare quella misteriosa situazione in cui Dio mi aveva messo: se la voleva Lui, sarebbe andata bene anche a me”.

La cecità progressiva è stata vissuta da don Gino come occasione per ridire più volte il suo sì a Dio: Scriveva a Chiara nel 1978: “Non ti nascondo che in certi momenti la prova è un po’ dura (…) Però nel fondo dell’anima sono contento” e Chiara gli rispose: “Anche per me questo è un periodo in cui Gesù Abbandonato si è fatto più vivo e proprio giorni fa ho compreso con una folgorazione (…) che l’unica cosa che vale per l’Opera, non è il fare, il lavorare come penseremmo noi, ma il compiere la Sua volontà”.

Ancora in una lettera del 1986, confidava a Chiara che il focolare gli appariva sempre più nella sua “straordinaria bellezza” come la “culla per essenza di Gesù in mezzo”.

In questi lunghi anni vissuti a Loppiano, don Gino ha saputo donarsi senza sosta, illuminando con la vita, la parola e con sapienza il cammino di migliaia di giovani e adulti attraverso i molti corsi che ha tenuto nelle varie scuole e i tanti interventi a vari eventi dell’Opera. Preziosa la sua produzione editoriale su “Nuova Umanità” e su “Città Nuova”, sulla quale ha tenuto per tanto tempo una rubrica seguitissima; ha anche pubblicato diversi libri. Per anni, insieme ad altri componenti del Centro Studi del Movimento, ha collaborato in stretto contatto con Chiara.

Nell’ultima intervista apparsa su Città Nuova, parlando della morte don Gino diceva: “Ci penso molto, ma con una grande pace e serenità; come sarà, quando sarà, mi interessa poco perché mi sento in pace con Dio. Se cerco di fare bene ciò che Lui mi chiede già nel momento presente, vivendo con fiducia e abbandono, sarò capace di fare lo stesso anche nel momento della grande prova finale.

Grati a don Gino per la sua vita tutta donata a Dio e all'Opera, preghiamo per lui.

Unitissima nel Risorto,

Emmaus

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