Enzo Marazzi - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti

Enzo Marazzi

Scritti > Scritti D - H

Enzo Marazzi
Donato

Possiamo camminare
in una vita nuova.

26 giugno 1997


Conosce l'Ideale nella Mariapoli del 1974:
Mi sono subito sentito a mio agio con quei giovani, che mi avevano accettato così com'ero, senza chiedermi nulla…
Ricordo in particolare la prima domenica che mi hanno invitato all'Albergo dei Poveri a Genova. E' un ospedale per lungodegenti, dove le persone anziane, che non hanno più parenti o rifiutate dagli stessi, vengono alloggiate in attesa della morte. Era la prima volta che andavo in un posto del genere e appena entrato sono scappato via nauseato dal cattivo odore e da quella vista. Era la prima volta che entravo a contatto con una realtà di dolore così forte. Fino ad allora avevo vissuto in un ambiente dorato.
Altre volte sono tornato lì solo per amare quei poveri vecchietti, per donare loro un po' del mio tempo, per servirli in piccole cose, e sempre tornavo a casa pieno di una gioia indescrivibile.

(1977) Dovessi morire adesso sarei contento, perché in queste ultime ore ho potuto amare come mi sembrava che Gesù mi chiedesse. L'ho amato soprattutto sulla croce, Abbandonato, e questo mi dà la forza di andare avanti. Il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo: è vero, Gesù, ora, in questo istante mi sento veramente tuo. Fa che sia sempre così e che io possa sempre amarti nell'abbandono.

(…) Intanto è andato approfondendosi il rapporto col focolare. I viaggi di lavoro erano spesso la scusa per passare in focolare. Non so dire cosa mi attirasse, ma sentivo in cuore che mi piaceva stare lì con i focolarini, più tempo possibile.

(…) Nelle vacanze il gen che aveva condiviso con me la Mariapoli muore durante una scalata: per me è un segnale forte di Dio. Se Dio ha chiesto ad Alberto la vita fisica, forse chiede anche a me qualcosa, forse la mia vita qui in questo momento, il mio tempo, le mie poche capacità, forse mi chiede di dar tutto a Lui e, anche se non so cosa devo fare, Gli dico di sì.
Dopo qualche mese avverto che Gesù mi chiama a vivere in modo totalitario questa scelta nel focolare…
Sono mesi in cui sento che Gesù mi mette alla prova, come quando mi sono sentito innamorato cotto di una ragazza. Vado in confusione e non so più cosa fare, visto che è bello anche farsi una famiglia. Ma l'aver messo in comune la cosa smonta subito la "cotta" e torno a vedere chiaro cosa Gesù vuole da me…
Si intravedono sbocchi interessanti per la carriera. Secondo mio padre mi mancherebbe solo una moglie, ma sono costretto, con la delicatezza di cui sono capace, di dirgli che i miei progetti sono diversi…

Nel 1982 va a Loppiano e poi a Montet.


(29.12.1982 a Gino) In un attimo ho rivisto quanto piccola sia stata la mia fede in Dio Padre o a volte mi è venuto comodo invocarlo, cercarlo per la risoluzione di un problema… L'ho strumentalizzato per chiedergli cose su cose, per me e per gli altri.  Gesù Abbandonato: tante volte l'ho usato come paravento, come scusa, come palliativo e come consolazione senza capire che è la mia Vita, con la "V" maiuscola.

(29.3.1983 a Gino)  Finora per me Gesù Abbandonato è stata una realtà da vivere part-time, solo cioè in certi momenti. Quando sei nel dolore, quando non capisci una cosa, una persona, un comportamento, quando insomma qualcosa non va come avevo pensato io. Invece sento che se voglio essere veramente discepolo di Gesù, essere Gesù, Lui Abbandonato deve essere una realtà costante della mia anima. (…)  La solitudine con Lui non mi spaventa, anzi mi attira. Non solitudine fine a sé stessa, ma aperta agli altri, all'unità.

Dal 1985 è in focolare a Roma e lavora come rappresentante di Città Nuova.


(9.11.1989 a Fede)  Certo non è facile capire se ascoltare o no, vedere o no, stare lì od uscire, ma mi pare di aver capito che se uno cerca di amare sempre, capisce ciò che è meglio in quel momento. Sono anche queste occasioni per amare il Gesù del momento presente.

(3.1.1994 a Fede) A volte mi lascio prendere dalle cose anche belle che mi circondano e sento la mia vita annacquarsi. Stasera ho provato la voglia, il desiderio struggente, la "passione" di vivere l'Ideale.

(settembre 1995) Ho fatto tutta una serie di analisi ed in seguito a queste, il 1° settembre, sono stato ricoverato per accertamenti. E' cominciata una avventura che non avrei mai immaginato. Quello che mai avrei immaginato era che il mio stato di salute fosse così serio, come invece è apparso subito in ospedale.

(…) Ci sono momenti in cui è più difficile vedere la luce, mi vengono dubbi e domande, ma sono certo che Gesù sa di che cosa ho bisogno ed a me non resta che credere ed affidarmi completamente al suo amore e questo mi fa sperimentare sempre una grande pace dentro.

(8.10.1995 a Fede) Finalmente sono tornato a casa! Questi ultimi giorni in ospedale non finivano più! (…) Certo resta l'incertezza di non aver trovato una causa sicura a questa anemia, ma dentro fortissima la certezza che tutto questo è volontà di Dio. Non sono mancati i momenti di dubbio, di dolore, di paura, ma ogni volta la certezza che ero nelle mani di Maria e della sua Opera e lì ero sicuro. (…)
Provo costantemente sulla mia pelle quanto sono ancora debole, di cosa riesco e di cosa non riesco a fare ed ogni volta che mi succede di non riuscire a fare qualcosa è una fitta, è un Gesù Abbandonato da amare subito e con gioia, ma tutto questo porta nuovo amore, un amore più fine, più sensibile. Cerco, per quello che posso, di essere amore con ciascuno dei popi, anche se mi pare di non riuscire a fare niente. Cerco di continuare a pregare, di mantenere questo rapporto con Gesù dentro costruito nei giorni di ospedale e di farlo crescere.
E' stato sperimentare anche di cosa è veramente la Famiglia dell'Opera. Ora posso dire di avere provato quanto è forte questo legame che ci lega, più di quello che mi lega alla mia famiglia naturale…

(31.1.1996 a Fede) In questi ultimi tempi ho avuto qualche dolore notturno che non mi faceva dormire e qualche volta ho dovuto chiamare i popi, anche solo per farmi compagnia, e mai ho sentito un rimprovero o un lamento per aver svegliato questo o quel popo, anzi erano contenti e mai mi hanno fatto pesare queste situazioni o altre che si sono verificate. Ora insieme a F. abbiamo modificato la terapia antidolore (…). F. è proprio un angelo e ti sono grato di avermelo dato come angelo custode.
E' un periodo bello anche per la mia anima. Sento che la meditazione porta sempre qualche frutto. Non ho più l'angoscia di riuscire o non riuscire a fare tutte le cose che vorrei, ma ho dentro una grande pace e la libertà di poter fare quello che posso e sento che Gesù colma tutti i vuoti che lascio dietro di me…

(9.5.1996 a Fede) Sicuramente l'esperienza più forte di questi mesi è stato il rapporto con Corim. Dal giorno dell'Epifania ci siamo ritrovati più uniti, accomunati dalla malattia forse. Ogni volta che ci siamo incontrati, sono stati momenti belli, mai inutili o vuoti, pur senza parlare di cose "serie". Venerdì scorso sono stato a trovarlo; appena mi ha riconosciuto c'è stato un lungo sguardo, mai così profondo, come se mi leggesse dentro. Avevo cercato di prepararmi a quel momento, proprio come quando si va da un Santo, ma lui è riuscito, senza che dicessi niente, a leggermi dentro. A vedere in me la paura che avevo di morire, di potermi trovare io nelle sue stesse condizioni. A quel punto ha cominciato a dirmi di no, a parole e con la testa, come se mi volesse dire che la vita vera è un'altra e non questa che stiamo vivendo su questa terra, e me lo diceva con tutte le forze che aveva in quel momento. Poi l'ho assicurato che avevo capito e ci siamo salutati. (…)
Poi l'ho rivisto che era già partito e mi pareva che mi dicesse ancora una volta che qui abitiamo in questo corpo che ci fa soffrire, ma nella vita vera tutto sarà più bello…

(7.9.1996 a Fede)  Questi sono dolori con cui dovrò imparare a convivere, anche se nel momento stesso che li sento mi viene da star male anche come anima, perché comincio a pensare, pensare, pensare ed inevitabilmente mi chiudo in me stesso e cerco di isolare il mondo esterno e stare nel mio "brodo" finchè non mi passa.
Qualche volta mi sveglio di soprassalto di notte, tremando come una foglia con la paura che tutto finisca da un momento all'altro. Poi con uno sforzo di volonta', comincio a pensare a Chiara a quanto mi ha detto "di non pensare", comincio a ricordare tutte le cose belle che ho avuto finora, ripenso all'amore dei popi e delle pope, di tanti che mi vogliono bene. E' un peccato questo? E' un non credere all'amore di Dio, è disubbidire a Chiara? Mi vengono anche questi scrupoli, ma poi penso che la misericordia di Dio è più grande di tutto questo, anche delle mie debolezze…
Ecco un po' delle mie miserie, ma sto cercando di vivere sempre meglio l'attimo presente e vedo che questo mi aiuta, soprattutto nel rapporto con gli altri. E' difficile che incontri qualcuno e ogni incontro non sia un passo avanti nell'unità, una crescita nel rapporto. E alla sera, quando faccio l'esame di coscienza ringrazio Dio di ogni cosa e gli affido tutte le mancanze.

(31.7.1996 a Fede)  E' un nuovo incontro con lo Sposo, di cui conosco nome e cognome. Il primo impulso è stata la paura, poi subito dopo un Sì deciso e totale alla Sua Volontà, qualunque essa sia.

(…) A Bologna sono stato assistito per tutto questo periodo dai focolarini, che sono stati per me proprio degli angeli custodi per tutto questo tempo. Con loro ho sperimentato come il legame che Gesù crea tra noi supera quello umano. Li ho sentiti padre, madre, fratello, amico. Il desiderio di amare sempre e comunque tutti i prossimi che mi erano accanto anche lì in ospedale ha sempre fatto sì che mi buttassi fuori di me e quindi dessi meno importanza e tempo a pensare a me stesso, alla mia situazione.
Alla fine di dicembre siamo tornati a Rocca ed ho cominciato a riprendermi abbastanza bene, ma restava l'incognita dell'esame istologico che non sapevamo ancora. E' Chiara stessa che dopo qualche tempo per telefono mi ha detto che il tumore era maligno. Lì per lì è talmente forte l'amore che sento da Chiara che non mi rendo conto della situazione e le assicuro che avrei fatto con lei ogni passo. Appena riaggancio scoppio a piangere cosciente della situazione, ma più forte della disperazione è l'amore che sento: l'amore di una madre come Chiara, e di tanti fratelli che mi sono vicini. Uscendo da lì andiamo al Santuario della Madonna del Tufo per offrire tutto alla Madonna e per rimettermi nelle sue mani. E poi via verso una nuova tappa di questa avventura senza pensare a cosa è stato o a cosa sarà…

(16.3.1997 a Fede) Oggi a Messa ho sentito di dover fare una conversione decisa verso l'Amore puro. Mi sento ancora troppo attaccato al fatto di essere capito o meno, al voler essere amato piuttosto che amare per primo…

Una delle ultime sere ha chiamato attorno a sé i focolarini del suo focolare per le preghiere e alla fine ha aggiunto: "Vi chiedo scusa. Penso che stanno arrivando i giorni della stanchezza per me e per voi, cerchiamo di trasformarli in giorni di grazia, con un ulteriore atto d'amore buttandosi fuori; io sono il primo a farlo".

Il 13 giugno 1997 Chiara incontra Donato:
"Donato, tu sei il tuo nome vivo. Tu sei adesso il tuo nome vivente… Si fa più in questa stanzetta che in tanti colloqui!"
E ai focolarini:
"Ma con degli angeli così come si fa a non pensare ad un intervento di Dio?... Ricordatevi, popi, di questi momenti, anche dopo, perché il focolare è questo".

Chiara rivede Donato il 20 giugno:
"Magari tutti i popi fossero come Donato!".

Torna ai contenuti