Enzo Rossitto - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Enzo Rossitto

Profili e notizie

Profilo letto da Pier Giorgio Colonnetti


Rocca di Papa, 2 marzo 2013


Su Enzo Rossitto


Enzo era nato a Floridia, in provincia di Siracusa, il 2 gennaio 1920. Laureato in Legge, nel 1950 si è trasferito a Roma per lavorare come funzionario al Ministero del Tesoro. Nello stesso anno si è sposato con Maria dalla quale ha avuto due figli, Mimmo e Gaetano.
 Enzo aveva un grande amore per la famiglia. Amava di amore squisito i suoi due figli e le loro mogli, Lory e Carla. Aveva sempre presenti i suoi nipoti Francesca, Luca e Daniele, ed il suo viso si illuminava ogni volta che li vedeva o parlava con loro al telefono.

Il 2 agosto 1958, ha conosciuto la spiritualità del Movimento dei Focolari tramite Matteo Silvi, collega di lavoro al Ministero, che l’aveva invitato alla Mariapoli di Fiera di Primiero. Da allora ha cominciato a frequentare il focolare, finché nel 1965 è diventato focolarino sposato.

Nel 1967 Simonetta ed io arrivammo a Roma e uno dei primi focolarini sposati che ci accolsero fu proprio Enzo Rossitto. La sua casa, con Maria sua moglie e i due ragazzi, era sempre aperta ed accogliente. Ricordo la stima e l’amore che aveva verso sua moglie, come seguiva con attenzione ma con discrezione gli studi di Mimmo e di Gaetano. Ogni tanto andavo a trovarlo nel suo ufficio di alto funzionario del Ministero del Tesoro.
Enzo non faceva mai pesare la sua notevole professionalità, in lui trovavi anzitutto l’amico, il fratello maggiore con il quale potevi sempre confidarti e consigliarti. Enzo aveva una solida unione con Dio, che alimentava continuamente nella preghiera personale e nell’unità con il focolare. La sua dirittura etica e morale era chiarissima, per cui la sua testimonianza nel campo civile, quindi nell’ambiente di lavoro e nella società, è sempre stata la testimonianza di un cittadino che applicava nella vita quotidiana i suoi solidi principi etici, derivanti dalla sua profonda formazione e dalla sua coerente vita cristiana. Nello stesso tempo la sua presenza, in qualsiasi circostanza, era quella di una persona umile, che non voleva né comparire né imporsi, ma solo fare tutta la sua parte al servizio dei fratelli e della società. Negli ultimi anni, quando lo incontravo a Villa Achille, sempre mi accoglieva con il suo tipico sorriso.

Se con una sola immagine si volesse definire e compendiare la vita di Enzo, si può a ragione affermare che egli è stato un vero "bambino evangelico". Come dicono i focolarini di Villa Achille, riusciva a farsi uno con ogni prossimo e non potevi non volergli bene.


"Ho un solo sposo sulla terra Gesù Crocifisso e Abbandonato" è la Parola di vita che Chiara gli ha dato e che lo ha guidato passo dopo passo nella sua vita di uomo, di cittadino, di focolarino. Enzo scrive a Chiara: "Ho spesso meditato su Gesù abbandonato, e quando ho saputo riconoscere nel dolore il Suo volto, ho provato in me, non solo tanta pace e gioia, ma la vera libertà dei figli di Dio. Ho compreso quanto sono vere quelle parole: "Se osserverete i miei comandamenti, sarete veramente miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi".
Con il passare degli anni questa libertà si fa progressivamente strada man mano che si approfondisce il suo rapporto personale con Dio. Scrive nel gennaio dell’ ’80:
"Quando non udrai più i lamenti della natura, quando ti rifiuterai di ascoltare tutte le inquietudini, tutti i desideri, tranne quello dell’amore, quando sarai così indifferente alla tua sorte terrestre, che non penserai più a te stesso, né in bene né in male, e non ti darai pensiero degli apprezzamenti degli uomini, quando in una parola, ti sarai perso di vista, allora avrai penetrato il Santo dei santi, quel santuario inviolabile della tua anima dove Dio risiede e dove ti invita a rimanere."

La partenza per il Cielo della moglie Maria, nell’agosto ’89, dopo una lunga e sofferta malattia, è stata per lui un taglio molto forte, a cui è seguito un nuovo passo  nella vita spirituale.

Così ne parla Enzo stesso:
"Nei giorni successivi, approfittando del fatto che rimanevo solo a casa di mio figlio, perché Mimmo andava al lavoro, ho cominciato a scrivere a Chiara chiedendole di entrare in focolare. Per me era una cosa logica. Il 9 settembre mi ha telefonato Oreste Basso dalla Svizzera per dirmi che l’8 Chiara aveva letto la mia lettera ed era stata contenta. Coincidenza: l’8 settembre era l’onomastico di mia moglie. Per me è stato un segno che era contenta anche lei. La stessa sera ho avuto un colloquio con il mio responsabile di focolare: "Sono venuto a portarti l’anello, perché può essere un attaccamento al passato e qualcosa che mi distingue, mentre io voglio essere un focolarino come tutti gli altri". Lui mi ha risposo: "Va bene. Ne prendo atto. Ma conservalo tu". Io, da quel giorno, non ho più portato l’anello. Come dicevo a Chiara, una fase della mia vita si era chiusa: adesso se ne apriva un’altra."
La nuova esperienza di convivenza in focolare, così agognata, all’inizio non è stata esente da difficoltà, ma il modo in cui lui ha vissuto questa fase di adattamento conferma la generosità e la limpidità della sua anima. Dice Enzo:   
"Nei primi mesi di focolare ci sono state delle difficoltà: entrando in focolare a 69 anni, con 39 anni di vita matrimoniale, e quindi con tante incrostazioni, attaccamenti a piccole cose, con abitudini prese - io, poi, che ho il pallino dell’ordine …-,  erano piccolezze, ma mi facevano soffrire, specie all’inizio. Poi mi sono abituato, è subentrata l’accettazione, cercavo di scusare. Erano tutti ostacoli che, superandoli, diventavano mezzi per farmi progredire nella vita spirituale. Nel frattempo, però, era tale l’amore dei focolarini, tale l’aiuto e la delicatezza loro che anche queste difficoltà venivano superate con più slancio. Sentivo di vivere l’Ideale di sempre, ma in maniera ancora più totalitaria…  "
Dicono di lui Luigi Giacoma e Giovanni D’Alessandro, suoi compagni di focolare a Roma:

"Si sentiva in lui il bisogno dell’essenziale. Le sue letture erano sul Vangelo, le Scritture, i testi di Chiara, dai quali poi traeva delle brevi sintesi che si appuntava con ordine e precisione, spunti di meditazione o passi spirituali da fare.  Innumerevoli questi suoi appunti, eccone solo due:

(3 agosto 2002):
Cosa ti posso dire Signore Tu mi hai colmato di grazie, sempre, fin dalla mia nascita.
E come ringraziarti per la vocazione al focolare, in questa splendida famiglia meravigliosa?   Mi hai sempre assistito, anche quando mi sentivo abbandonato, travolto dagli avvenimenti della vita.

Grazie mio Signore, sei Tu Signore l’unico mio bene.   Aiutami mio Signore, ad essere come un bambino che si abbandona tra le braccia del Padre e si lascia da lui portare per le vie di questo mondo con fiducia nel tuo amore, nella tua misericordia
."


Nel 2010, in seguito al deterioramento della sua salute, Enzo si è trasferito da Roma a Rocca di Papa nel focolare di Villa Achille.  
Ultimamente, da circa un mese, le sue condizioni erano peggiorate. Giovedì scorso, verso sera, Aldo Baima,  Rino Chiapperin e Salvatore Ventroni,  dello stesso focolare "verde", andati da lui con l’idea di dargli un breve saluto, si sono poi fermati a dire il rosario dietro suggerimento di Aldo. Alla fine, nel congedarsi da lui, Rino gli ha detto: "Buon viaggio, salutami la Madonna, Chiara e tutti i Mariapoliti celesti".. Enzo, muovendo la testa gli faceva cenno  di si e con un filo di voce gli ha risposto "Ciao". Sono state le sue ultime parole prima di partire intorno all’1.30 di ieri mattina. C’era un clima soprannaturale molto forte, si sentiva "la famiglia" che Enzo ha continuato a costruire con tutti, senza distinzione di persona,  fino agli ultimi istanti della sua vita e che ora da lassù continua ancor di più a costruire con immutato amore, anzi nella pienezza del suo amore.  


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