Ezio Sorgo - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Ezio Sorgo




"Io dimorerò nel tuo tabernacolo per sempre" (Sal 61,4)



22 agosto 2019
Rocca di Papa, 28 agosto 2019
 
Carissimi e carissime,

 
 
Ezio Sorgo, in focolare a Cadine (Trento), è partito dolcemente per il Cielo il 22 agosto. La Madonna, che lui tanto amava, lo ha preso con Sé nel giorno di Maria Regina. Aveva trascorso una giornata costellata di tanti attimi presenti vissuti nell’amore.

 
Nasce nella penisola d’Istria, attuale Croazia, nel 1930. Fin da piccolo Ezio impara a lavorare nel mulino del padre e quando nel ‘44 il papà viene arrestato dai fascisti per futili motivi, Ezio da adolescente si ritrova a gestire con la mamma il lavoro e la famiglia. Questa esperienza forma in lui un carattere forte e determinato che lo aiuterà sempre nelle difficoltà. Alla fine della guerra la sua famiglia, per il passaggio dell’Istria alla Iugoslavia comunista, decide di espatriare in Sud America lasciando tutto.

 
In Argentina ed in Venezuela Ezio lavora sodo in vari modi per dare una sistemazione ai genitori, tanto che a 33 anni ancora non ha deciso cosa fare della sua vita. E’ a questo punto che incontra il Movimento dei Focolari ed è affascinato dalla sua spiritualità. Racconta: “L’Ideale è stata la soluzione di tutti i miei problemi, ho compreso che posso essere utile anche per l'umanità, mi sono reso conto quanto è meraviglioso".

 
Nel ‘64 va a Loppiano nella nascente Cittadella. Terminata la Scuola di formazione, per la sua buona conoscenza del croato è invitato a far parte del focolare di Trieste e per 9 anni aiuta a mantenere i contatti con le persone dell’Est Europa che avevano conosciuto la spiritualità dell’unità. E’ un compito difficile e pericoloso. “Quando mi è stato detto che dovevo occuparmi di questi Paesi - confida a Chiara - ho preso paura. (….) Una sola cosa sento dentro di me, e la rinnovo continuamente per me e per tutta l’Opera, quella di ‘essere tutti di Dio’. Credo che così sboccerà Gesù in mezzo, Lui compirà la Sua Opera attraverso di noi”.

 
Nel ’76 torna in Argentina, nella Cittadella di O’Higgins, dove rimane quasi 30 anni. In seguito ritroviamo Ezio in Cile e poi nel 2013 in Italia, a Trento e a Cadine.

 
Da vero bambino evangelico, che si fida dell’amore del Padre, vive con coerenza la sua vocazione, come scrive a Chiara nel ’70 dopo un ritiro: “Ho fatto una scelta nuova riconsacrandomi a Lui Abbandonato: invece di cercare la mia perfezione, vivere la perfezione della carità fra noi”. Annota ancora nel ‘73: “E’ stato imparare di nuovo come tramutare in amore le varie situazioni, anche le più dolorose … per capire che la vita richiede fede, amore, fermezza, tutte quelle armi che il Vangelo indica come le uniche a cui il cristiano deve ricorrere. (…) Ho visto la luce che da esse si sprigiona. (…) Vivendo la ‘maternità’ posso contribuire anch’io a realizzare nell’Opera l’unità”. E nel ’74: “Lo Spirito Santo è passato come un vento, soave ma profondo, che ha spazzato tutte le rughe ed è rimasta solo la gioia, come rare volte l’ho provata nella mia vita. Questa gioia la offro a Gesù”.

 
La frase che Chiara gli dà nel ’76, “Io dimorerò nel tuo tabernacolo per sempre” (Sal 61,4), è Parola che lo conduce ad un’unione con Dio sempre più profonda. Ezio sente che questa forte realtà lo trasforma e gli dà forza per aderire alla tensione alla santità. Le scrive nel ’77: “E’ stata una cosa grossa dopo 40 anni che ricevo Gesù Eucarestia scoprirlo per la prima volta carne della mia carne, sangue del mio sangue. Tutto ciò mi dà una visione nuova della vita che dà le vertigini ed anche orizzonti nuovi. Sento di impegnarmi a viver con solennità il presente”.

 
In questo amore a Lui Ezio ha cercato di vivere sempre, costruendo con tante persone incontrate negli anni una rete di rapporti che ha mantenuto fino all’ultimo, come le numerose testimonianze arrivate in questi giorni confermano. Molti lo ricordano sostare spesso e a lungo accanto al tabernacolo. Nel 2015 anche a me aveva confidato: “Mi sembra di aver colto questo mistero con una misura più grande, soprattutto con la fede di credere che Gesù mi fa altro Lui, così che io possa essere eucarestia per ogni prossimo”.  

 
            Con grande gratitudine per tale esempio di vita, restiamo uniti in preghiera,
Emmaus
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