Fede Giorgio Marchetti - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Fede Giorgio Marchetti

2016


Fede - Giorgio Marchetti


"Credi tu questo?" (Gv 11,26)



16 ottobre 1929  -  Mar. Romana, 29 maggio 2016
Mariapolis Piero (Nairobi), 29 maggio 2016
Carissime e carissimi tutti,

qui in Africa, immersi nella Luce Bianca, ci ha raggiunti la notizia dell'arrivo di Fede in Paradiso, all'una di questa mattina, 29 maggio, festa del Corpus Domini.

Ángel scrive: "Anche lui si è donato interamente in corpo e anima fino alla fine".

Aveva più volte espresso il suo desiderio di raggiungere Chiara in cielo. Gioiamo con lui e preghiamo.

Unitissima,
Emmaus

Profilo di Fede letto il 1° giugno al funerale  a più voci, condotto da Flavio Rovere e Agnes Van Zeeland

Anche Fede è arrivato nella Mariapoli Celeste a ricomporre lassù quel “drappello” che con Chiara, Foco, Chiaretto e tutti i primi focolarini e le prime focolarine ha testimoniato e sempre testimonierà l’unità e la varietà della famiglia che Maria si è voluta creare qui in terra con la Sua Opera.
Nell’ultimo periodo la sua salute era molto precaria. Si era rotto la rotula, era stato operato, ma sembrava riprendersi. A chi gli chiedeva come stesse rispondeva sempre: “fisicamente male ma spiritualmente benissimo!”.
Poi è andato via via perdendo le forze e negli ultimi giorni è rimasto immobile a letto senza riuscire più a parlare, ma comunicando con la vivacità dei suoi occhi e un sorriso coinvolgente la sua piena adesione all’avvicinarsi del momento della morte.
Un momento questo – scriveva Fede già in un commento alla Parola di Vita del dicembre 1960 – che deve essere “presente in ogni istante della nostra vita” perché “poco importa se avverrà oggi o fra cinquant’anni”: importa viverlo con una “fede viva”, con “quest’impronta di preparazione, di attesa, di vigilanza”.
Vorremmo oggi ripercorrere almeno le tappe principali della sua storia e lo faremo lasciandoci guidare da quanto lui aveva scritto anni fa su invito di Chiara, e poi risistemato per pubblicarlo nel libro che si intitola “Credi tu questo?”.
Ricorda Fede che Chiara gli aveva detto che la sua vita “si prestava a scrivere una storia interessante, …. ed ebbi la sensazione che nella rapida sintesi che Chiara ne faceva in quell’occasione, si realizzasse un po’ quel che lei tante volte ci aveva insegnato: che l’intreccio della nostra vita, poteva essere considerata come un ricamo che, visto dall’alto, appariva come un disegno di Dio, mentre sparivano, cancellati dalla misericordia di Dio e in questo caso dalla sua, i nodi della parte di sotto, costituiti dalle nostre incorrispondenze e dai nostri peccati”.
Ma torniamo all’inizio di questa storia, al 1929. E’ sempre Fede che racconta: “Sono nato in una famiglia cattolica, tradizionale, nella città di Padova. Mio padre era impiegato di banca, mia madre maestra elementare, ma in pratica casalinga. Ero il secondo di quattro figli, con tre sorelle. Da ragazzo frequentavo l’oratorio parrocchiale,praticando vari sport”.
Vengono poi gli anni della guerra e l’esperienza della resistenza partigiana che lo attira coi suoi “ideali di libertà e di giustizia sociale” seguiti da un intenso periodo di profonde delusioni davanti a dubbi ai quali non trovava risposte e alla non coerenza di tanti sia nel mondo laico che religioso.
“Così mi sono ritrovato di nuovo – continua Fede - con le mie delusioni e i miei dubbi.
Da allora cominciai un’attività di ricerca che mi portò a passare attraverso varie organizzazioni e associazioni… Contemporaneamente si aggiunse una ricerca ben più difficile sul piano delle idee, della dottrina, con letture, colloqui con gesuiti colti o con professori dell’università; mentre sempre più forti si facevano i dubbi…”.
Nel novembre del 1950 conosce Bruna Tommasi: “lei mi parlava di Dio semplicemente e poi capivo che lei non ne parlava soltanto, ma lo viveva”. In un dialogo con lei e Giosi, esprime tutti i suoi dubbi e alle risposte evangeliche che loro gli danno dice a Giosi: “Ma in fondo, signorina, queste cose che lei dice, per la verità, io le so già”. E Giosi: “Va bene, ma lei queste cose le fa?”.
La sua ricerca passa così “dai libri alla vita” e, dopo una giornata vissuta sempre pensando “agli altri e mai a me”, sperimenta “una grande gioia”.
Conosce poi a Trento anche i primi focolarini e a Padova si trova con altri, come con Gino Bonadimani che studiava con lui medicina all’Università.
Nel marzo del 1952 confida a Fons di sentirsi - come lui, Marco e altri - chiamato alla verginità ma che non sa se è possibile seguire questa strada avendo “molti dubbi sull’esistenza di Dio”. Il mattino dopo, fortificato dalla presenza di Gesù in mezzo con Lia, nel duomo di Trento dice il suo sì.
I dubbi, però, tornarono ben presto, tanto che, passando con le prime e i primi focolarini un periodo sulle Dolomiti nell’estate di quell’anno, tutti lo vedevano così complicato che – sottolinea Fede - “Marco Tecilla disse che se io fossi diventato un focolarino, lo avrebbero potuto diventare tutti e Giosi, riferendosi a me, ripeteva in dialetto trentino: «Parèlo via!», Mandatelo via!”.
Il giorno prima di ripartire Chiara lo vuole vedere…
Ma sentiamo direttamente dalla sua voce il ricordo di quel momento:
Dal video ai gen del 25 maggio 1995 – 27’40”/29’08”:
“… Chiara mi disse: «Ma sì, ho capito che hai tutte queste complicazioni, ma in fondo tu, tu in fondo a Dio ci credi». Ma dico: «Ma sì, Chiara, in fondo io a Dio ci credo, ma non riesco a fare il passo». E allora lei mi ha detto: «Allora adesso tu stai qui… - e mi ha regalato una bella frutta, una pesca, un frutto italiano che si chiama pesca, bello, grosso, giallo - … e vado a cercarti una Parola di Vita». E allora andò dentro in casa, andò sul Vangelo e tornò fuori e disse: «Ecco, ho trovato la Parola di Vita che fa per te».
Ed era questa: una parola che Gesù dice a Marta quando parla della risurrezione di Lazzaro e Gesù le dice: «Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me anche se è morto vivrà. Credi tu questo? Credis hoc? – in Latino – credi tu questo? E Marta rispose: sì io credo!». «Ecco – mi disse – allora tu prendi questa Parola di Vita – Credi tu questo? – e va via con questa e se per caso ti tornano dei dubbi sulla fede, tu ripeti: Credi tu questo? Sì, Signore, io credo. Vedrai che va bene! Allora credi tu questo?!» «Sì, Chiara, io credo!» «Allora ciao». E sono partito. E avevo la fede! E’ stata una grazia
straordinaria! Tutto era chiaro, tutto era semplice!”
L’anno seguente, accompagnando Chiara in un viaggio in treno ad Assisi riceve da lei il nome nuovo “Fede”.
La sua entrata concreta in focolare deve passare varie prove per l’avversità del Vescovo e per la condizione - posta dal padre - che prima si laureasse, ma pronuncia comunque i suoi voti il 7 dicembre 1953 da solo, in una cappella a Padova.
Palmira Frizzera che ha conosciuto Fede in quel periodo, ci ha scritto dalla Svizzera: “L’ho incontrato la prima volta a Padova in casa sua, poco dopo aver conosciuto l’Ideale. Doveva discutere la tesi di laurea in medicina e lui era andato a Trento per un incontro di aggiornamento del Movimento. Ha appena avuto il tempo di cambiarsi, e insieme alla mamma siamo andati, quasi di corsa, alla discussione della tesi dove è stato premiato con 30 e lode. Mi ha impressionato fin d’allora la sua pace: era stato a Trento per fare la Volontà di Dio ed ora ne faceva un’altra: la discussione della tesi, con lo stesso atteggiamento. Quella notte ho dormito in casa sua, ma non ha voluto con le sorelle Fernanda e Francesca; mi ha dato la sua stanza e lui ha dormito nel soggiorno sul divano.
Per me ciò che ha caratterizzato Fede, anche in modo eroico specie in certi periodi, è stata la sua fedeltà a Chiara all’Ideale e all’Opera.   Un amore con un   equilibrio per me straordinario, sempre presente in tutte le tappe anche difficili della sua vita per l’Opera, fino all’ultima che l’ha portato in Paradiso. ”
Appena laureato, Fede entra a far parte del focolare di Trento, lavorando come dentista. Anche a Roma, dove si trasferisce alla fine del 1955 per aiutare Chiara nella conduzione del Movimento che cresceva, lavora come medico in un ambulatorio col fratello di Chiara ed Enzo Fondi. Fede stesso racconta: “Tanti vennero coinvolti dal nostro stile di vita. Una volta, per esempio, venne una giovane signora… che colpita dal Vangelo vissuto volle andare in focolare e continuò a tornare in ambulatorio anche dopo aver finito la cura, e fece un cammino di ritorno alla fede: «A me, il Signore Iddio, mi ha preso per i denti», raccontava a coloro che le domandavano della sua esperienza”.
L’arrivo della chiamata al servizio militare lo porta a continuare la sua avventura di focolarino in caserma a Firenze. Appena arrivato, domanda il permesso di saltare la colazione per andare alla Messa. Il tenente gli risponde che non erano in seminario. E lui: Ma neanche in Unione Sovietica! Al ché il superiore non seppe cosa dire se non un “Vedremo”. “Per me – pensa Fede - non era un rifiuto e quindi il mattino successivo dissi al sergente di guardia che stavo uscendo col permesso del tenente”. Dopo alcuni mesi sono vari i colleghi che partecipano alla Messa ogni mattina, uno dei quali diviene poi focolarino.
Pur in caserma, segue la comunità che si sta formando in Toscana. Lo stesso fa quando viene trasferito nella caserma di Trapani, in Sicilia. Oltre a fare il militare e il responsabile del Movimento, inizia anche a studiare Filosofia.
Non possiamo soffermarci su tutti i luoghi dove Fede negli anni ha portato l’Ideale, ma ne ricordiamo particolarmente due: il Brasile e Loppiano.
In Brasile il Movimento aveva cominciato a svilupparsi dal 1958 con un viaggio di Marco Tecilla, Lia Brunet, Fiore Ungaro e con l’apertura dei primi focolari a Recife, nel Nordest, nel 1959.
Nel 1961 vi si reca anche Fede: “Arrivati a Recife, - racconta - dopo un primo saluto alla comunità che s’incontrava settimanalmente nel Collegio S. Caterina, la prima cosa che ci era stato detto di fare era di trovare un’abitazione che potesse servire… da centro del movimento... Trovatala, ci trasferimmo così in una piccola casa a due piani… Aldilà della strada c’era un grande canale, oltre al quale si vedeva una favela, una distesa di mocambos, baracche molto povere fatte di legno, lamiera, cartone. Fin dai primi giorni avrei desiderato di andare aldilà del canale, a vivere con quella gente e a fare qualcosa per loro, magari come medico, o in altro modo; ma occorreva capire qual era il progetto di Dio su di noi”. Progetto che poi si è andato compiendo nei decenni a seguire con lo sviluppo di tante opere sociali e con il progetto dell’Economia di Comunione.
Scrive a Chiara da Recife nel 1962: “forse, per quel po’ di lontananza che c’è, comprendo di più quale immensità di luce e di grazia mi hai donato, ancora una volta, in questa vita divina che ti debbo”.
Di quei primi anni brasiliani Fede ricorda una vera pioggia di frutti e una crescita continua della comunità attorno, “una comunità fatta da persone vive, impegnate ad amare”. E così non solo a Recife, ma in tante altre città fino a Sao Paulo dove comincia la Città Nuova brasiliana.
Nell’aprile 1964, a Recife, Fede viene ordinato sacerdote. E’ presente anche Chiara: “Furono giorni in cui mi sembrò di vivere in paradiso… Alla fine dell’ordinazione Chiara mi chiamò e mi disse: «Sai, Fede, durante l’ordinazione ho fatto una esperienza spirituale bellissima, ma è veramente indicibile. Te la racconterò in paradiso». Ma, in quell’atmosfera, dire “in paradiso” o dire “il giorno dopo” era lo stesso. E non le chiesi nulla. Fu lei stessa, però, a parlarmene molto tempo dopo”.
Nel Natale del 1964 Chiara manda Fede a Loppiano, la nascente Mariapoli permanente vicino a Firenze e Don Foresi lo accompagna in macchina sull’autostrada non ancora ufficialmente inaugurata”.
“Si viveva insieme l’avventura meravigliosa della ‘costruzione di una città’ in aperta campagna. All’inizio eravamo una ventina, quelli che stavano partecipando alla scuola dei focolarini di Grottaferrata, ma in poco tempo il numero raddoppiò…”.
C’era tutto da inventare, da costruire e sono mesi pieni “d’imprevisti, di progressi, di contrattempi, ma anche di risate, di grande allegria; e poi di sapienza, di preghiera, di contemplazione. Qui, più che mai, mi sentii uno spettatore incantato di ciò che Gesù operava nelle anime di tanti giovani che passavano di scoperta in scoperta”.
Particolare è il servizio svolto da Fede come responsabile dei focolarini, compito che Chiara gli affida già nel 1957 e poi più tardi, fino al 2000.
“Cosa dire di questa meravigliosa esperienza? – sottolinea Fede - Prima di tutto l’ammirazione e la sorpresa per come Chiara sapesse inventare sempre modi nuovi per conoscere e seguire questi suoi figli prediletti nonostante il continuo crescere del numero. Con la sua vita e la sapienza incantava tutti e trascinava in Dio, facendoli innamorare, nel vero senso della parola, di Gesù abbandonato e risorto e vivo in mezzo a noi, di Maria, del Padre, dello Spirito Santo… Poi la gratitudine a Dio per aver potuto conoscere ogni focolarino personalmente, di aver potuto condividere con ciascuno un’esperienza spirituale profonda di unità, vedendoli crescere realizzati come cristiani e come uomini, e gioendo per questa nuova vocazione nella chiesa che attirava man mano giovani di tutte le razze, popoli, culture, classi sociali”.
Hans Jurt, focolarino svizzero, lo ha affiancato e poi sostituito in questo incarico.
Hans:   Avevo conosciuto Fede durante la scuola di Loppiano. Già da giovane focolarino, mi aveva affascinato come impersonava l'essere focolarino: trasmetteva forza, sicurezza, convinzione e quella luce "incarnata" che mi sembrava frutto del suo seguire Chiara senza compromessi. Il suo discorso "La conquista della libertà" era fondamentale per me.
I quattro anni con Fede al Centro Focolarini sono stati una scuola di vita.
Ho imparato da Fede una lezione fondamentale: cosa significa “amare”, cosa significa dare la vita per un fratello. Un focolarino per lui valeva tutto. Non c'erano limiti nell'accompagnare un focolarino in un momento di prova o di malattia, e non smetteva mai di sperare. Tutto era disposto a mollare e a investire per aiutare un fratello in pena, con viaggi, con tempo, sacrifici di ogni tipo.
Ci orientava con insistenza a dare priorità a Gesù in mezzo in modo da vivere, come lui diceva "una vita vivibile e santificante".
Per questi valori Fede non si risparmiava, anzi lottava, rischiando talvolta incomprensioni. Al mio arrivo a Casa Vita mi ha suggerito il proverbio trentino: "Chi fa falla, chi non fa falla sempre" (Chi fa sbaglia, ma chi non fa sbaglia sempre), diventato fondamentale per me.
Abbiamo condiviso al Centro focolarini avventure simpatiche con Fede. Lui allora soffriva il freddo anche se fuori faceva caldissimo. Ricordo momenti “storici” di incontro con lui nella sua soffitta di Casa Vita, noi in camicetta o canottiera e lui avvolto in coperte, a lavorare e progettare … e sperimentare momenti di gioia e luce!
Il rapporto con lui non è stato mai "facile" o comodo per me. Era intenso, impegnativo, esigente. Esigeva di "perdere la propria vita". La diversità tra noi due era davvero grande, sia come età e generazione, sia come cultura e educazione, a volte anche di comprensione di cardini della nostra vita.
Ricordo vivamente momenti in cui questa diversità mi bloccava nei suoi confronti, p.e. quando parlava o esponeva un concetto con convinzione e che io non riuscivo a condividere. Mi chiudevo. Pian piano ho fatto l'esperienza di una immensa libertà interiore e di un amore per Fede che diventava sempre più puro e profondo.
Fede se ne accorgeva e ormai questa diversità non pesava più, ma diventava ricchezza condividendo pure punti di vista diversi. Diventava il fondamento per una fiducia inscalfibile.
Quando poi, nel 1999 Fede si ammalò gravemente e c'era bisogno di una temporanea sostituzione, questo poteva avvenire su questo fondamento.
Elide e Gianni Cito sono due focolarini sposati. Gianni ci legge la loro testimonianza
Elide e Gianni
Prima di essere uno dei primi focolarini è stato soprattutto per noi una “persona vera” che aveva verso di noi pensieri e accorgimenti di un uomo autentico. Si è preoccupato con serietà della nostra economia, sempre alla focolarina, con l’attenzione ed equilibrio alla nostra povertà, anche attento alla possibilità di una reale vita di famiglia.
Ma la cosa che ricordiamo di più, e che ci ha costruito come focolarini, era la sua ricerca appassionata di tradurre nella realtà quotidiana e attuale la luce del Carisma. In particolare capire cosa e come doveva essere la figura dei focolarini sposati all’interno del focolare e per tutto il Movimento. Per lui non c’era niente di già per così dire confezionato che bisognava semplicemente applicare, come uno schema. No, per lui c’era la responsabilità di capire come “suonare sulla terra” lo spartito che era già stato scritto ma in cielo… Era la sfida dell’incarnazione che lo interrogava e non lo lasciava tranquillo. Forse perciò era creativo e stimolante stare con lui, nel suo focolare, perché si partecipava, si doveva partecipare alla ricerca dell’inculturazione nel mondo attuale.
In particolar modo nel campo della morale. Mi ricordo che si adoperò per farci iscrivere alla facoltà di teologia al Laterano perché, diceva, così potete parlare non semplicemente in base alla vostra esperienza - la nostra e quella di altre pur sempre poche coppie - ma perché la potete integrare e ampliare e dare un fondamento solido.
Sempre poi voleva sentire cosa ne pensavamo su questo o quell’aspetto e qual era la novità che il Carisma vissuto poteva apportare.

La seconda parte degli anni ’60 e i decenni seguenti vedono Fede accanto a Chiara in tanti viaggi e nel partecipare alla costruzione di un’opera di Dio che si diffondeva in modo planetario e che coinvolgeva le nuove generazioni.
In tanti abbiamo vive le sue risposte e i suoi interventi a giovani e ragazzi in un rapporto vivo e luminoso, come possiamo rivedere in un momento di dialogo con una adolescente della Spagna che gli chiedeva come fare anche da ragazzi a mettere le basi per un futuro di felicità.
Risposte alle gen 3 di una scuola nel 2013 (25 maggio):
…Però, quello che è importante è che Gesù ci ha promesso la felicità non solo per l'altra vita, ma anche per questa, se amiamo come lui ha amato e se amiamo Gesù abbandonato. Quindi noi sperimentiamo una felicità che è l'anticamera dell'altra, della vita eterna, della felicità eterna.
Ecco, io per esempio, alla mia età sono nell'anticamera. C'era Foco che diceva che la vecchiaia è il noviziato del Paradiso. È prepararsi per andare di là. E questo bisogna ricordarselo perché tanti hanno paura della morte, invece è la porta per arrivare di là.
Allora voi domandate, adesso io quanti anni ho? Provate a dire. Hai detto 84? Guarda sei arrivata vicino. Siamo lì, brava! (Applauso)
Ecco, allora potete domandare: “E tu che hai ottantaquattro anni e hai cercato di costruire la felicità, tu sei felice?” E la mia risposta è: Sì! Ho 84 anni, io sono felice!

Dal 1995 Fede fa anche parte della “Scuola Abbà”, il Centro studi interdisciplinare del Movimento, dando soprattutto il suo apporto per la Psicologia, le Scienze e l’Etica.
Un’esperienza che lo fa sentire “pieno e ‘sazio’ di sapienza e di luce, quasi da scoppiare …, in Dio, preso totalmente dalla Sua luce e dal Suo amore, portato nel Suo Regno che è sempre più vario, più stupendo e più vero”.
Nel 2003 scrive a Chiara: “Sento di ringraziarti per il tuo tema sull’unione con Dio. Fin dalle prime parole ho sentito una specie di chiamata ad una conversione, ad un nuovo inizio della mia vita; e poi via via era come un crescendo, un susseguirsi di luci e di propositi concreti. Mi sono trovato con l’anima piena di Dio”.
Dopo la partenza per il Cielo di Chiara e con il crescere delle difficoltà di salute, comincia quello che ama definire “uno dei periodi più belli della mia vita, tanto che spesso mi trovo a ripetere a Gesù: Non sapevo che la vecchiaia potesse essere un’avventura così bella!”, caratterizzato da un “rapporto con Gesù… sempre più intimo e profondo” e da un nuovo modo per “fare qualcosa per il Movimento e in particolare per i focolarini… fare il malato: soffrire, offrire, pregare”, preparandosi come dicevamo all’inizio, “per il prossimo incontro con Lui”.

Grazie Fede perché con la tua vita hai trasmesso a tante e tanti quella fede inscalfibile in Dio e nel carisma dell’unità, una fede che ha caratterizzato ogni tua azione, ogni tuo rapporto, e che certo anche da lassù continuerà a sostenerci.
Un grazie espresso pure da tantissimi che hanno inviato le loro testimonianze sul loro rapporto con te, che non hanno trovato spazio adesso, ma che conserviamo come contributi preziosi.

Un grazie che ti dice con noi anche la tua famiglia
Un ricordo dello zio espresso dai nipoti
La cerchia dei parenti dello zio Giorgio è ben nutrita. Siamo 9 nipoti, 14 pronipoti e poi ci sono i cugini di secondo grado ma per lui non esisteva mai il secondo grado.
Tu eri tu di qualunque età o idea, tu eri tu speciale in quel momento e si creava così quell'ascolto particolare che ci affascinava tutti, quell'Amore che ci accoglieva.
I suoi occhi ti fissavano pieni di luce e di dolcezza, ti lasciava dire tutto fino in fondo.
Consolava il tuo pianto con parole di comprensione, gioiva delle tue conquiste anche le più piccole.
Ascoltava dubbi, disillusioni, progetti consigliando e incoraggiando.
Non si è mai negato, a dibatti filosofici e politici che mettevano a prova la nostra capacità di argomentare.
E così noi siamo diventati grandi, ci ha sposato, ha battezzato i nostri figli ed è diventato amico dei nostri figli, dal più grande al più piccolo. Un filo diretto con ognuno di noi.
Ogni incontro era speciale, sapeva parlarci dell'Amore di Dio in modo semplice facendoci scoprire come nel nostro vivere di tutti i giorni Dio era presente.
Sapeva rendere accessibili per ognuno di noi grandi verità spirituali calandole nella nostra vita quotidiana e così quel Gesù che pareva tanto lontano, che era il compagno della sua vita poteva diventare anche il compagno della tua vita!
Era sempre pronto, con discrezione e delicatezza, a proporti quel Gesù che lui tanto amava, che ha amato fino alla fine con tutto il suo cuore.
La storia della sua vita ci ha sempre affascinato, la storia del suo nome, Fede, ci ha sempre colpito e al di là della fede siamo sempre stati tutti convinti che è un grande, un grande uomo, ha fatto quel che ha voluto e scelto, nella sua libertà, ma sappiamo anche che la sua libertà era fondata sulla scelta di Dio.

Questa è una testimonianza invece che mi hanno mandato i parenti di Lozzo Atestino, la famosa cerchia di parenti allargata:

Resta indimenticabile per noi l'incontro con Giorgio in occasione del suo cinquantesimo anno di sacerdozio. Durante la Santa Messa celebrata con commossa partecipazione nella nostra Chiesa di Lozzo Atestino ha ricordato gli anni della sua infanzia e della sua giovinezza trascorsa nelle nostre famiglie Marchetti Bressan. Ci restano nel cuore la straordinaria capacità di conservare intatti il candore e l'entusiasmo della fanciullezza, l'affannosa ricerca della verità trovata nella fede accettata nella gioia, la semplicità e l'umiltà con le quali sapeva parlare al cuore delle persone, l'intelligenza e l'entusiasmo con le quali ha continuamente sostenuto la sua famiglia e la grande famiglia dei Focolari.

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