Festa Armando Droghetti - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Festa Armando Droghetti

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Armando Droghetti - Festa

Io darò all'assetato dalla sorgente dell'acqua della vita gratuitamente (Ap 21,6)


4 agosto 2019

Stralci dalla sua corrispondenza con Chiara.

“Conobbi l’Ideale nostro nel 1959 a Foligno da Violetta, Maria Palombo e Rita Muccio. Ero lì a prestar servizio militare come allievo. Fu questa la strada della Provvidenza. Ora son pronto ad essere tutto per Gesù e Maria attraverso l’Ideale nostro. Voglio diventare focolarino. Mi accorgo e sento sempre di più che non è un passo nel vuoto, ma in Lui. Mi preme che tu sappia anche di me, granello che pur tanto piccolo, ha desiderio vivissimo di dar gloria a Dio. E come bambinetto corro alla Mamma, che ben sa e vive per la Gloria di Dio, affinché possa imparare sillaba per sillaba l’alfabeto di una vita a Lui donata” (novembre 1961).
 
 
“Mentre pregavo o amavo Maria, sentivo nell’anima la meravigliosa bellezza, l’incanto di una vita nuova, ovattata nell’amore di Dio. Tutto era leggero, alato, clarificato: la preparazione della tavola, la pulizia di quell’angolo… Sembrava di incontrare Maria che sistemava le cosette di casa e sempre amava fino all’inverosimile. Ogni atto semplicissimo era carico, strapieno di amore fino all’infinito. Un incanto, come in Paradiso. E’ il nostro traguardo, mi dicevo. Ma una terribile paura mi entrò nell’anima: che questa realtà delicatissima si infrangesse appena uscito di là e non la potessi più realizzare. Ma… vidi l’amore di Maria. Ella mi ha condotto sulla strada del focolare, unico posto dove quella vita si ripeteva, ora in scala piccolina ma con prospettive di grandissima intensità. E la misura capivo che dipendeva da me”. (da Loreto – gennaio 1963).
 
 
“Tante volte mi aiuti come solo la mamma può fare. Sto mangiando o sto solo in cucina o per strada e spesso ti ho vicino e mi ricordo del “porro unum”, e mi ricordo di Maria Desolata ed un altro ritmo rivivifica i miei attimi, un’altra andatura sento che mi prende: l’andatura del popo tuo. Chiedo a Dio che non mi manchi mai, per mia leggerezza, la gioia di scoprirLo abbandonato, Amore puro. E’ Lui la mia forma” (da Trieste – settembre 1963).
 
 
“Chi è Gesù Abbandonato? Non finisce mai di innamorarti. Chi è questo piccolo grande Amore misterioso che ha spazio per ogni dolore, che genera continuamente vita dalla morte. La mia vita non ha senso senza farla passare interamente in Lui e riaverla così VIVA. Così diventa un opera di Dio, di Gesù Abbandonato” (1977)
 
 
“Mai come quest’anno Gesù bussa forte dentro di me per coinvolgermi totalmente al Suo seguito. Eccomi! In Lui Abbandonato oggi celebro la mia Festa! Piena di lacrime e di gioia!” (venerdì santo 1977).
 
 
“Mai come questa volta si è stampato nell’anima a caratteri di fuoco che dolori, contraddizioni, guerre, peccati, ogni tipo di difficoltà, tutte le lacerazioni del corpo sociale ed ecclesiale, toccano per Gesù Abbandonato, il cuore di Dio, ed al calore dell’amore sovrabbondante della Trinità tutto si tramuta dal di dentro, e pur non essendo eliminata la sofferenza, essa è trasformata in Speranza”. (ottobre 1991).
 
 
Gesù Abbandonato si dona all’anima in un tu a tu e la convince intimamente. Tutto ciò che ci hai sempre detto di Lui emerge forte, fortissimo: l’essere famiglia Sua e basta; cogliere il Suo lavoro; capire che ciò che sta facendo Lui nessun altro può farlo; intendere che nulla ci manca di tutte le cose che sembrano mancarci. E si vede il vero miracolo, la primavera: Maria fra tutti noi dell’Opera”.(da Firenze – maggio 1993).
 
 
“Oggi qui, tutti uniti, abbiamo ricevuto in dono una carica d’amore capace di segnare la vita di tanti altri uomini che, grazie a questo nuovo amore reciproco, conosceranno presto l’Ideale e così potranno vivere quello che profondamente desiderano vivere ma non sanno come fare. Questa cultura odierna, così pragmatica, che vuol vedere e toccare, vedrà e toccherà l’Amore che c’è tra noi. Vedrà e toccherà, per questa intensa unità, un pezzetto del Corpo di Maria qui sulla terra….”. (settembre 1998 - dopo una giornata dell’incontro Delegati dell’Opera ).
 
 
“…il pensiero finale ha svelato l’autore di tutto: Gesù Abbandonato e Risorto! Lascio ogni idolatria e ritorno, in modo nuovissimo all’unico ed esclusivo Amore, è una festa! E’ Lui che mi ha scelto. E’ Lui che ho scelto. Spazzo via ogni incantesimo: zona, ecc., ecc. Grazie Chiara! Con lo sguardo del cuore fisso nell’Unico Sposo”. (settembre 2000).
 
 
“Rinnovo oggi con te e nel coro planetario di quel popolo di Dio che si è andato formando, anche la mia donazione a Lui solo. Chiedo a Dio che si compia l’aspirazione profonda del mio cuore di diventare una goccia d’acqua limpida, perché purificata, in cui siano visibili i tratti di quel Dio che ti ha e ci ha affascinato”. (dicembre 2003)



Si raccolgono qui testimonianze su Festa arrivate durante il suo ultimo mese di vita. Sono delle persone e vocazioni più varie, lasciate con lo stile con cui sono state scritte.

Da Firenze
 
 

 
Ho conosciuto Festa quando ero esterno (anni 1966-67). In un momento difficile e determinante per la mia scelta di Dio e del focolare, ricordo la sua vicinanza e l’amore concreto che ha avuto nei miei confronti in diverse occasioni. Sicuramente è stato un tassello per la mia risposta alla chiamata di Dio.
 
Poi nel 1990 sono venuto in focolare a Firenze dove sono rimasto per 10 anni, molti dei quali vissuti con lui. In quel tempo Festa era capozona.
 
Alcuni elementi di questo periodo:
 
Delegava molto, dando fiducia. Si confrontava e accettava quello che gli si diceva, modificando anche le sue iniziative. Una persona dell’Opera una volta mi ha fatto notare: “Festa ha trovato un maggior equilibrio e si vede che nasce dall’unità che voi popi avete con lui”
 
Abbiamo vissuto insieme questi anni nella costruzione dell’Opera. C’erano tante difficoltà, ma proprio tante, a tutti i livelli di zona, di Opera (ma questo non mi sembra il luogo per raccontare tanti particolari). Quello che mi è rimasto è stato il suo amore a Gesù Abbandonato e a Maria Desolata. Le difficoltà erano talmente tante che uno non può resistere anche umanamente se non c’è questo tipo di amore. Penso che questo è stato il contributo più grande che lui ha dato per lo sviluppo della zona di allora.
 
Personalmente il vedere come lui faceva suo G.A. mi ha aiutato tanto a capire nella concretezza della vita di focolare e di zona, quello che diceva Chiara che senza dolore non si costruisce niente.
 
Questa unità costruita allora, non sempre facile, è rimasta nel tempo.
 
Tutte le volte che successivamente ci siamo incontrati o sentiti per telefono è sempre stato spontaneo dirsi le cose più intime che vivevamo.
 
Carlo Nunziati
 
 
Sono stato in focolare con Armando, a Firenze, negli anni ’80.
 
Ho un buon ricordo di lui, di un focolarino che dava tutto sé stesso all’Opera, con impeto ed entusiasmo.
 
Aveva anche una grande generosità verso i più bisognosi. Accoglieva nel focolare, di cui era responsabile, popi che si trovavano in difficoltà, non temeva situazioni problematiche e che richiedevano una comprensione al di là degli schemi ordinari.
 
Conosciuto un giovane drogato, lo accolse in focolare per un certo periodo, invitandolo anche a fare le ferie con noi e sopportandone tutti gli strani comportamenti delle sue crisi. Non fu un atto di amore inutile, dato che successivamente questi fu in grado di riprendersi e divenne uno che aiutava altri giovani ad uscire dalla droga.
 
Vittorio Della Torre
 
 
Ho avuto l'opportunità di conoscere Festa nel periodo in cui la zona di Firenze comprendeva la Toscana l'Umbria e le Marche. Io sono arrivato ad Ancona nell'ottanta. C'è un fatto antecedente che ricordo bene. Nnel 71 ero a Loppiano e mi ammalai di tubercolosi così trascorsi un lungo periodo in ospedale prima a Firenze poi a Pratolino. Nell'ultimo periodo causato dalla lontananza da Loppiano, la routine delle cure e l'ambiente piuttosto negativo avevo un po' perso quella luce che aveva caratterizzato i primi anni della mia vita Ideale. Quando fui dimesso Festa mi venne a prendere, durante il viaggio gli manifestai il mio disagio e lui dopo avermi ascoltato mi disse che quell'ambiente gli aveva suscitato un sentimento di resurrezione.
 
Poi abbiamo trascorso più di 15 anni nella stessa zona condividendo gioie e dolori. Per me è stato un padre un maestro di vita. Durante una Mariapoli a causa di una forte disunità con le pope io andai in un profonda crisi tanto che gli chiesi di andare via. Lui mi disse che era proprio questo che Gesù mi chiedeva di fare; sceglierlo Abbandonato in questa situazione. Forse è stata per me una delle esperienze più forti di morte e resurrezione. C'è poi stato il periodo nel quale mi è stato chiesto di essere responsabile del focolare, durante il quale si è vissuto tutto il travaglio per la nascita del movimento diocesano. E nonostante l'incapacità di comprensione e contrarietà dell'Opera e in particolare della parte femminile Festa ha cercato in tutti i modi di salvare questa esperienza. Diceva che in coscienza lui non poteva non fare tutto il possibile per fare arrivare a Chiara degli elementi per i quali lei potesse capire e arrivare ad una decisione che poi la portò ad approvare "ad esperimentum" il Movimento diocesano di Ascoli. Che nel frattempo si era sviluppato anche a Fermo, Macerata, Pesaro e a Teramo in Abruzzo. E ora possiamo constatare quanti frutti hanno portato queste esperienze: popi, popi sposati, sacerdoti, vescovi.
 
Lucio Geronazzo
 
 
Siamo ad una Mariapoli della nostra zona ad Assisi, seconda metà anni settanta; riesco ad andare da solo pur con qualche difficoltà e sospensione (avevano già tre figli). Festa mi affida la cucina per i gen che sono più di un centinaio, il problema era che le suore ci permettevano di cucinare in un portico con cucine da campo. Dopo il primo giorno Armando mi chiede come va la situazione; gli rispondo subito che la situazione è veramente nera come il nero delle pentole affumicate dai fuochi del GPL. Caro Festa qui ci vuole un piccolo grande miracolo; le suore ci devono dare la loro grande cucina nel seminterrato, cosa non semplice perché vogliono mantenere una loro tipica riservatezza. Allora Armando mi dice: preghiamo insieme e chiediamo all'Eterno Padre e così facciamo. La Sua risposta non si fa attendere, verso sera Suor Ernestina (la responsabile) impietosita dal nostro velleitario tentativo e sorpresa dalla nostra fiduciosa buona volontà è lei stessa a proporci l'uso della cucina che in un primo momento ci era stato negato.
 
E così abbiamo capito che per le generazioni nuove Dio si muove in prima persona specie quando sono in due accordati a chiedere.
 
Alberto Macchia (foc sposato Firenze)
 
 
Ho conosciuto Festa negli anni ’80. Abitava nel focolare di via Cino da Pistoia, stessa zona nostra. Ma ancora non ero in confidenza con lui, anche se abbiamo simpatizzato. Lo vedevo rientrare in bici, ammiravo la sua dinamicità e sveltezza… Mi piaceva la sua personalità. Lui ammirava i miei ragazzi ancora piccoli. Allora ne avevamo solo tre. Con la nascita dei due più piccoli abbiamo stretto una bella amicizia che dura tutt’ora. Potrei raccontare decine di esperienze e fatti, mi limito però solo ad alcuni… Dunque:
 
Nel 1982 quando è nato Enrico 37 anni fa precisi oggi, Festa, nel giorno del suo battesimo i primi di settembre partecipò alla sua festa. C’erano pure altre famiglie e tanti bambini e lui perfettamente a suo agio si è inserito con grande eleganza e signorilità con tutti, partecipando, anche se io non avevo fatto sufficiente cibo, ma la sua grazia metteva tutti a proprio agio… compreso alcuni miei familiari molto critici.
 
Per un periodo dopo la nascita di Enrico, nostro quarto figlio, mi sono allontanata dal movimento. Non da Chiara, dato che (come dicevo a lui: “Io Chiara ce l’ho nel sangue”. Allora io rimasi un po’ da sola. Dunque, Festa, tutti i mesi senza sapere niente, saliva, mi portava la “Parola di Vita” e se ne andava senza chiacchiere, né commenti, né pettegolezzi. Con la sua finezza una carezza e via. Chi glielo aveva suggerito? Solo la sua sensibilità e l’amore al prossimo.
 
Un giorno siamo andati per un picnic al Santuario della Madonna del Sasso, con tre dei nostri figli più piccoli. Lui in incognito (era scappato da casa!!), abbiamo camminato, scherzato e giocato con i ragazzi, poi pranzato felici. Prima di rientrare abbiamo chiesto di telefonare alla bottega… La gestora insinuò che io l’avevo imbrogliata, ed io mi irritai. Lui fu così bravo, fine e scaltro, da rimetterci tutte e due in pace. A me dette una pacca sulla spalla e disse: “Forse la signora non stava bene”.
 
Arrivò l’autunno ’85 e mi accorsi di aspettare il quinto figlio. La cosa ci spaventò parecchio, anche perché ormai avevo 46 anni. Mio marito la prima cosa che disse fu: “Andiamo da Festa”, anche se avevamo già parlato con Maria Rosa Pasciulli, che era venuta qui a casa. Giuseppe di nuovo: “Andiamo da Festa…” “Bene, andiamo”. Ed è stata una cosa molto importante! Ci accolse in salotto sorridendo, ci fece sedere e parlare. Mi ha abbracciato, un bacetto e disse: “Ora vai in cappella e parla con Lui”. Appena in cappella una grande gioia mi invase. Dopo poco vennero anche Festa e Giuseppe ed abbiamo pregato insieme. Poi, via a vivere, senza troppi salamelecchi, sicuri dell’unità fatta e costruita.
 
Inoltre devo dire che è stata la persona che ha capito più di tutti il mio carattere… Lui, single, maschio, capiva me, mamma di cinque figli con padre anziano da aiutare, ecc. E questo lo porterò con me per la vita e oltre. Ci siamo scritti e mi diceva “Non temere” “Capiranno”. Grazie Festa, amico mio, fratello, padre e madre…
 
Avrei tanto ancora da raccontare, ma è tutto scritto in cielo e lo vedremo poi.
 
Giuliana Cortini Lupi (volontaria)
 
 
Era il lontano 1981, ero bianco gen del mugello ed esterrno di focolare.
 
Come assistente gen Andrea Dibartolo; capo focolare Festa; capozona Sergio Infantino.
 
Un giorno ero fuori per lavoro (montatore esterno in una azienda di bilance di pesatura x mezzi pesanti).
 
Andra mi chiama e mi dice che deve parlare con me per una cosa urgente, quanto prima dovevo passare in focolare. Faccio presente che ero di ritorno con un collega e   che sarei passato in serata in focolare, ma che questo collega ...   dovevamo intrattenerlo! Andrea   mi dice che questo non è  un problema ma di arrivare prima possibile in focolare. Arriviamo e suoniamo in focolare in via risorgimento e ci apre la porta Armando, che ci saluta e mi dice che Andrea mi stava aspettando, di andare in salotto e che al mio collega ci avrebbe pensato lui.
 
Non ricordo di cosa abbiamo discusso con Andrea e non ricordo neanche quanto tempo è durata questa conversazione. Quando siamo usciti Armando e Gino (il nome del mio collega) erano in cucina a parlare davanti ad un buon bicchiere di vino. Ci siamo salutati e siamo usciti. Ho chiesto scusa a Gino di avergli fatto perdere del tempo, invece di rientrare a casa. Gli ho chiesto com’era andata con Armando e lui tutto contento mi ha detto che avevano chiacchierato molto del più e del meno e che… non sapeva come descrivermi Armando. Allora ci pensa un poe  e mi dice: “Lo sai che Armando è un tipo molto festoso!”.
 
Scoppio in una grande risata lui mi guarda e mi dice: “Perché ridi,  cosa ho detto?” e io a Gino: “Non potevi dire cosa più azzeccata di Armando!”.
 
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Sempre nel 1981-82. Vivevo la mia esperienza gen, avevo  21 anni, non ero ancora fidanzato e non vedevo ancora una mia vocazione futura. Andrea ed Armando mi propongono una esperienza di esternato con Riccardo Bosi, Giovanni Avogadri, Marco Villani, Gioacchino, Luigi, ecc., esperienza che ho vissuto con tanta passione tanto entusiasmo.
 
Il venerdì sera rientravo dal lavoro. Giravo tutta l'Italia per il mio lavoro (sempre montatore di bilance) e andavo subito in focolare e rimanevo lì fino a domenica sera. I miei genitori non erano molto d'accordo di questa mia scelta, anche se non sapevano quale esperienza nello specifico stavo facendo. I miei genitori si limitavano a brontolare i che ero via tutta la settimana e non mi riposavo mai! E’ stata una esperienza bella e profonda e quando siamo andanti a Roma al congresso degli esterni ho cercato di vivere in pieno questa possibile mia futura vocazione. Marco, Riccardo, Giovanni, Gioacchino e altri hanno espresso l'ultimo giorno al congresso il loro SI’ al donarsi in focolare, avevano trovato la loro strada. Io!!??
 
Parlando con Armando gli ho detto: 2Senti, io tutto questo trasporto che sentono i popi io non lo sento e quindi non sono sicuro che questa sia la mia strada”.
 
Armando con un sorriso e senza nessuna forma di giudizio (mai mi sono sentito amato) mi ha detto: "E allora stai tranquillo che non è la tua strada”. Poco tempo dopo ho conosciuto Donatella e ci siamo fidanzati.
 
Pochi giorni dopo sono andato a Loppiano con lei ed entrando in sala, vedendo i popi sul palco e i loro sorrisi e sentendo anche le loro esperienze mi è venuto un groppo in gola e ho pianto, ma ho capito che quella non era la mia strada, volevo farmi una famiglia e se non avessi aderito alla proposta di Armando e Andrea avrei avuto tutta la vita il rimorso di essere stato un mancato popo di focolare! Grazie Festa!
 
Nel 1980 sono appena rientrato dal militare 1979-1980 e ritornato al lavoro. Insieme ai gen del Mugello viviamo la nostra esperienza più bella di vita di unità  vera e sentita e viva.
 
Il nostro Antonio deve partire militare ad agosto e Armando è preoccupato perché Antonio, gen semplice genuino, non è mai uscito oltre Firenze e il viaggio per Taranto dove deve andare a fare il car è distante e lontano da casa e senza riferimenti.
 
Armando mi convoca in focolare e mi propone le ferie a Taranto presso una famiglia focolare per stare vicino ad Antonio. Accetto senza indugio, per il nostro Antonio questo ed altro!
 
I mie genitori sono perplessi: “Perché dopo un anno di militare, invece di stare a casa in famiglia o andare al mare con gli amici vai a Taranto a far che? e con chi?''
 
In focolare prima della partenza di Antonio facciamo un patto solenne con Armando e i gen di vivere uno per l'altro. Non sarà Antonio ad andare a fare il militare, ma tutti i gen (spiritualmente). In focolare c'è un canguro di legno realizzato dall'Azur di Loppiano con il piccolo che si stacca dal marsupio della madre formando insieme una struttura unica, ma si possono separare le due figure distinte, come noi gen in quel momento: Antonio parte e noi rimaniamo. Decidiamo che la madre rimane in focolare e il piccolo lo porta via Antonio. Quando ritorna dal militare si ricompone il tutto, ricomponiamo l’unità della nostra famiglia, della nostra unita gen!
 
Antonio parte e dopo pochi giorni parto anch’io per Taranto ospite di una famiglia focolare, la famiglia Chiriaco. Tutti i giorni vado con il bus, dopo le 17.00 circa, che mi porta davanti alla caserma e aspetto Antionio che esce in libera uscita. Prima usciva con due militari .il giorno dopo con 4 5, poi ancora dopo alcuni giorni 6 poi il girono dopo ancora 8 ecc., una marea, tutti lo salutano e vogliono che vada con loro. Lui li saluta e me li presenta uno ad uno con il loro nome e poi si congeda da loro, e noi andiamo alla messa e a mangiare qualcosa. Ci raccontiamo della giornata vissuta.
 
Io passo la mattinata a casa in famiglia e faccio anche il baby sitter, 4 figli piccoli della fam. Chiriaco!
 
Antonio, invece, sta facendo esplodere con il suo amore concreto, genuino e vero la caserma, sta conquistando uno per uno i suoi compagni di camerata, poi il plotone, poi la compagnia e poi la caserma!
 
Chiamiamo tutte le sere il focolare e teniamo aggiornati i gen di come Antonio vive a Taranto.
 
Dopo pochi giorni conveniamo con Festa che la mia presenza lì è superflua. Antonio è un gen tutto di un pezzo e se la sta cavando da solo molto bene, pensavano che si sentisse giù, poteva avere dei problemi di ambientarsi in un mondo diverso dal suo, ma invece no!! sta vivendo l’Ideale in maniera totalitaria!
 
L'esperienza vissuta con i gen e con Festa rimane nel cuore per sempre.
 
La costante è la partecipazione giornaliera alla santa messa e la comunione eucaristica, ci fa sentire sempre più uniti ad Antonio, che dopo il car si sposta in una caserma militare aeronautica nel grossetano, a Poggio Ballone, nella stazione radar della marina militare nello stesso periodo quando esplode l'aereo civile su Ustica! Ma questa e un’altra storia!
 
Giampiero Scaramel (volontario)
 
 
Parlando dei colori in anni in cui era capofocolare (Loreto?) a proposito dell'Azzurro si espresse così: " Qui l'Azzurro è Maria". Per me fu una "bomba".
 
Prego e chiedo che Maria Madre lo faccia tutto Suo nella gioia.
 
Giuseppe Bandini (foc.no sposato)
 
 
Ho conosciuto Festa nel 1978, quando viveva nel Focolare di Firenze in via Cavalcanti...
 
Era la prima volta che andavo in focolare e ricordo Armando che arriva con il suo sorriso inconfondibile e con la macchina da scaricare, era stato a fare la spesa per i popi. Ho visto subito una persona "speciale" che con lo sguardo ti passava da parte a parte, tanto ti amava. Ho continuato ad andare in focolare e ho saputo che Chiara lo aveva chiamato Festa, conoscendolo si capiva quanto era azzeccato questo nuovo nome.
 
Negli anni seguenti ho vissuto l'esperienza Gen e Armando da uomo "libero" perché tutto di Dio era come un angelo, una luce che illuminava dove passava.
 
Ero in procinto di partire per il servizio militare quando passando dal Focolare per un saluto Armando mi regalò il libro di Chiara "Meditazioni" con una dedica “GA era il sigillo alla nostra unità”... Lui conosceva le difficoltà che vivevamo in tanti con le nostre fidanzate e con le famiglie di origine e si faceva carico di tutto. Accoglieva tutti e tutte e consolava, leniva, incoraggiava... viveva con ciascuno quello che oggi definiamo l'accompagnamento.
 
Gli sono grato perché ha sempre accolto, sostenuto e incoraggiato mia moglie quando lei non era ancora nell'Opera e la parte femminile non vedeva in lei una vocazione ben definita. Armando le voleva bene e basta e lei pian piano faceva i suoi passi e l'unità fra noi cresceva.
 
Da uomo libero qual è una volta ha consigliato a un volontario, che non riusciva a risolvere una lite familiare dovuta ai suoi beni, di donare tutto ai poveri...
 
Era solo Gesù!!!
 
Grazie Festa
 
Fabio Tommasi (volontario)
 
 
Festa, un Popo di Chiara meraviglioso. Ho un bellissimo ricordo di lui a Trento, ad un ritiro gen. La sua accoglienza fu per me una boccata di ossigeno, nel periodo più difficile della mia vita. Ti chiamavo Armando Jones, per il cappello che portavi nelle nostre uscite nei boschi trentini. Grazie per tutti i sorrisi che ci hai dato, pieni d'amore fraterno.
 
Giuseppe Messeri (volontario)
 
 
  
 
Ho un chiaro ricordo di famiglia :mio padre aveva da poco conosciuto l'ideale e pieno di entusiasmo era in focolare in ogni momento libero oppure a loppiano a lavorare per la nascente cittadella. Mia mamma sfiancata da noi 4 figli, dei quali 3 nati in tre anni, preparò le valigie a mio padre e telefonò a Festa chiedendogli di venirselo a prendere che lei non lo voleva più. Festa venne a casa nostra immediatamente. Ero piccola e non so proprio cosa si siano detti. So solo che dopo quella visita , anche mia mamma è stata conquistata dallo stesso fuoco che aveva stravolto la vita di mio babbo e della nostra famiglia.
 
Cristina Giorgetti (volontaria)
 
 
Eravamo fidanzati e Tiziana non riusciva a trovare unità con la parte femminile... era diretta e schietta e questo era visto, anche da me, come non fare unità... il buon Festa la incoraggiava e sosteneva, come altre mogli o fidanzate...  pian piano lei ha trovato la sua strada e l'unità nell'Opera. Armando il nostro ACCOMPAGNATORE.
 
Fabio Tommasi (volontario)


dalla Sicilia

Era un uomo di Dio. Era un uomo innamorato di noi. Dio è passato tra noi.
 
Ognuno di noi può assicurare di averlo avuto come intimo amico. Era Dio spezzettato per ciascuno. Dopo averlo conosciuto, ognuno di noi si è trovato più buono. Più deciso nel cammino della comunione con tutti.
 
Non si sa se fosse più Dio o più uomo. Un uomo Dio. Gesù.
 
Don Stefano di Rosolini
 
 
Se posso dire qualcosa di Festa riguarda il suo arrivo in Sicilia. Una grande e continua apertura alla realtà di questo popolo siciliano, ricco di tesori interiori ed esteriori come altrettanto ricco di corruzione e pessima gestione delle cose pubbliche, del bene che è di tutti e fatto proprio da individui senza alcun cenno di legalità. Stare accanto a lui è aprire lo sguardo oltre. Penso abbia assunto questo connotato dalla sua esperienza di annuncio dell’Ideale nell’allora Jugoslavia. Il suo essere capo zona in Sicilia è stato segnato, e da lui accolto con gioia, sviluppo dell’Opera con il quarto e quinto dialogo. Chiara ne aveva dato l’essenza, lo scopo, il modo. Tradurre questo nel concreto della vita dei popi/pope, volontari, gen, famiglie nuove, sacerdoti, suore, frati era veramente un cambiamento nella vita di ognuno e dell’Opera. Non sempre è non subito accettato e vissuto, anzi...
 
Nessun timore o tremore nell’affrontare il mutamento; la preghiera attraverso il Rosario, la profondità nella sempre nuova lettura del Vangelo, l’ostinazione ad andare avanti nel percorso indicato da Chiara, attingendo-senza svelarlo- all’esperienza del Paradiso. Chiara in Sicilia, a Palermo; Chiara a Malta sono stati per lui i momenti più belli, luminosi, accanto -a volte- la nostra non piena comprensione. Il nome Festa ha trovato rispondenza visibile nel suo vivere, annunciare, comunicare e vivere l’Ideale e, soprattutto, scendendo sotto per includere tutti. Ha lasciato un segno visibile in questa terra a lui inizialmente sconosciuta, ma di cui è stato ed è parte fondamentale della Luce dell’Ideale che ha donato a piene mani.
 
Nino Gentile
 
 
Quello che Festa ha lasciato come cifra caratteristica del suo essere corresponsabile della nostra zona è sicuramente la sua semplicità di popo-felice che si manifestava attraverso il suo permanente sorriso anche di fronte a problematiche complesse o dolorose che si dovevano affrontare. Il suo nome ideale - Festa - era emblematicamente rappresentativo del suo rapporto con Gesù abbandonato.
 
Marco Fatuzzo
 
 
Il periodo vissuto da Festa in Sicilia intanto è stato contrassegnato dalla venuta doppia di Chiara in zona, nel 98 a Palermo e nel 99 a Malta per la Laurea in Psicologia. Lì si spese per ogni particolare.
 
Colse subito e apprezzò le grandi tradizioni culturali delle terre del Sud, compresi i dialetti che cercò di imparare attraverso detti e proverbi. Provò un dolore personale indicibile per le forti contraddizioni del territorio: bellezze e illegalità, animi profondi e malcostume diffuso.
 
Aveva in cuore le nuove generazioni, soprattutto i più piccoli che cercava di conoscere personalmente. Fece diventare il focolare del C.zona la casa di tanti sacerdoti, religiosi su cui aveva un occhio di grande riguardo e stima.
 
È ricordato da tutti per il suo essere festoso, accogliente, gioioso anche in momenti difficili…
 
Filippo Di Natale
 
 
Conoscevamo Festa dal suo arrivo a CT, ma dall'estate del 96 al presentarsi di una dolorosa circostanza (una grave malattia di Carmela) ne abbiamo scoperto, crediamo, il "suo disegno" divenendo destinatari di un amore così abbondante e delicato da suscitare in noi la speranza dei figli di Dio, quasi una "gioia".
 
Nell'estate del 97 per l'autotrapianto ci trovavamo con Carmela soli a Pavia.  In quel periodo di dolore e sospensione Festa telefonava puntualmente ogni giorno nell'unica ora nella quale potevo visitarla dalle 18 alle 19. Un momento speciale nel quale Festa con amore di madre ci sosteneva con un amore smisurato divenendo, col senno di poi, canale di grazia. “Mi faceva compagnia al telefono in quella camera sterile dove ero isolata e spesso mi passava i gen che con lui trascorrevano momenti di vacanza estiva, mi aiutava tanto questo!”
 
Una grazia per la nostra famiglia che ci ha sostenuto in quei frangenti e ha continuato ad essere luce negli anni seguenti quando, superata l'emergenza, si presentava una realtà nuova che ci coglieva impreparati.
 
In questi anni riflettendo sull'esperienza e sui modi di essere di Festa, ho pensato che il suo amore, sempre puro, avesse a che fare con Gesù abbandonato, ... andrò per il mondo cercandolo.
 
Anche oggi in un momento apparentemente non di luce, che ci ritroviamo insieme con Carmela per mettere insieme questi ricordi/doni, torna forte un senso di gratitudine a Dio per il suo Amore attraverso un canale speciale. GRAZIE FESTA
 
Salvuccio e Carmela Emmolo
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