Francesco Ibba - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Francesco Ibba

2012

Francesco Ibba

Firenze

19 febbraio 1937 - 19 ottobre 2012

Qualunque cosa hai fatto al minimo
l'hai fatta a me  (Mt 25,40)

Roma, 22 ottobre 2012


Carissimi e carissime,

Francesco Maria Ibba, focolarino sposato del centro zona di Firenze, ha raggiunto venerdì scorso la Mariapoli Celeste durante il sonno, all’età di 75 anni.

La Parola di Vita che Chiara gli aveva dato è: “Qualunque cosa hai fatto al minimo, l’hai fatto a me” (Mt 25,40).

Da oltre cinquant’anni sposato con Geneviève, anche lei focolarina, era padre di quattro figli e nonno di numerosi nipoti.

Aveva conosciuto l’Ideale nel 1958 e dopo alcuni anni scriveva a Chiara: “Vorrei dirti i frutti che la Mariapoli ha lasciato nella mia anima. Ho sentito innanzitutto riconfermata in pieno la mia vocazione a far parte dell’Opera di Maria, come focolarino coniugato. E prego la Madonna che si affretti a far fare alla mia anima i passi necessari affinché questa vocazione si realizzi pienamente e al più presto”.

Laureato in medicina, si era specializzato in psichiatria, ma era anche un pedagogista e un esperto di etica, consulente di Vescovi. Ha vissuto il suo lavoro con impegno, unendo alle notevoli e apprezzate capacità professionali un'attenzione particolare al paziente. Scriveva a Chiara nel gennaio del '77 dopo i temi su Gesù Eucarestia: “Come medico sono abituato da tanti anni ormai a toccare i corpi spesso sofferenti e malati e l’Ideale tuo mi ha addestrato a riconoscere in essi l’impronta di Gesù Abbandonato, di Cristo sofferente e piagato anche fisicamente, appeso alla croce. Da quanto ho sentito da te ieri e oggi ho come l’impressione,
tutta nuova davvero, di scoprire in ogni mio prossimo una carne diversa, redenta, del Cristo Risorto (…), in un miracolo d’amore che mai mi era parso così grande”.
Qualche anno dopo confidando a Chiara le difficoltà di lavorare in un ambiente praticamente ateo, riceve da lei questa risposta: “Sì, è vero: Gesù Abbandonato ti aspetta nei tuoi prossimi, non perché tu li guarisca o li converta, ma perché tu li serva ed ami col Suo stesso amore. Al resto, poi, ci pensa Lui, come solo Lui sa fare”.

Per molti anni e con grande generosità ha messo a disposizione anche dell’Opera la sua professionalità, sostenendo tanti con straordinaria sensibilità e purezza di cuore.

Con una visione soprannaturale e al tempo stesso profondamente umana ha dato un contributo vitale all’edificazione della presenza di Gesù in mezzo in focolare.

Dopo un infarto cardiaco nel '93, la sua salute è progressivamente peggiorata, riducendo la sua autonomia e mettendo a dura prova il suo innato senso di libertà e desiderio di operosità. Vivendo anche questa fase in stretta unità con Chiara, le scrive: “Adesso sono costretto ad avere solo Gesù Abbandonato come riferimento, perché nell’esperienza della malattia sei costretto a riscoprire, dal tuo letto di immobilità, l’Assoluto. In questi giorni, in queste ore provo anch’io a dire «eccomi»”. E in un crescendo ha aderito alla volontà di Dio.

Con Geneviève sono rimasti sempre fedeli alla consegna ricevuta da Chiara per la loro famiglia ancora nel ’73: “Tutto tra voi si faccia con amore” (1 Cor. 16,14).

Ci sembra di cogliere nella partenza di Francesco, così soave e silenziosa, la presenza di Maria, venuta a prendere questo suo figlio particolarmente amato per portarlo a Gesù.

Offriamo suffragi per lui e preghiamo per tutta la sua famiglia.

Unitissima nel Risorto,


Emmaus

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