Gaetano Rossitto - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Gaetano Rossitto

2017


Gaetano Rossitto





"Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la vita per i propri amici" (Gv 15,13)



17 novembre 1951  -  Italia, 8 aprile 2017

Rocca Di Papa, 11 aprile 2017
Carissimi e carissime,

Gaetano Rossito, focolarino sposato di Roma, l’8 aprile ha raggiunto la Casa del Padre. Molto partecipato il suo funerale, presenti oltre ai familiari, tanti amici e membri del Movimento che esprimevano a più voci gratitudine per la sua vita. Gaetano nasce in Sicilia nel 1951 da Enzo e Maria - focolarini sposati - e dopo il liceo si iscrive alla facoltà di Medicina a Roma.

Lo troviamo negli anni 67/68 fra i primissimi gen, insieme al fratello Mimmo, con cui ha sempre avuto un legame anche da vero amico, una stima che si è estesa poi a Lori sua cognata e al nipote. Raccontano: “Gaetano era forte e al contempo mite, era sempre alla ricerca di ciò che potesse unire il nostro gruppo di ragazzini scalmanati” - “Era forse il più silenzioso, ma la sua presenza richiamava quella di Maria”. Era riservato, di poche parole ma essenziali, “non appariva, eppure si avvertiva in lui una profonda, silenziosa, unione con Dio. Con lui non servivano tante parole: dovevi essere”.

Fin dal ‘58 aveva partecipato alle prime Mariapoli, come uno dei “popetti” seguiti da Eletto Folonari. Riceve allora da Chiara un nome nuovo Agnus e come Parola di Vita: “Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la vita per i propri amici”(Gv 15,13).

Fitta è la corrispondenza con lei. Ecco stralci che rivelano la profondità della sua vita gen:
Nel febbraio ’70: “Sono quell’Agnus che durante il Congresso Gen dell’anno scorso, ha avuto la grazia di parlarti… In quel nostro incontro (ti ricordi?) mi aiutasti tanto a risolvermi. Infatti ero giù di morale perché tutte le mie proposte ed idee venivano bocciate e tu mi dicesti che queste, se giuste, sarebbero prima o poi venute fuori: l’importante allora era perderle! … Quel giorno ho trovato la risposta a tanti miei perché”. E Chiara gli manda il libro: “Saper perdere” con una sua dedica. E ancora: “Siamo un gruppo di gen…, ci siamo sentiti un’unica realtà come Opera di Maria, ma pensiamo che ancora ci siano delle nuove tappe da compiere nella vita gen. Ma ciò che è straordinario è che ormai siamo certi della maturità di poter essere ‘Verbo’ e ci siamo scoperti realtà trinitaria di Amore e di Comunione (…). E vivendo questa realtà, quasi di focolare, abbiamo vissuto tutti i colori: fatto comunione dei beni, pregato assieme, lavato la biancheria, i piatti, raccontato le esperienze ed ora viviamo il violetto comunicando a te questa grande gioia”.

Nel ‘76: “Sono fidanzato da 5 anni con una gen Carla: il nostro è sempre stato un rapporto fondato sulla luce dell’Ideale. Siamo stati all’incontro degli esterni sposati e lì abbiamo capito, ognuno dei due, la nostra strada: quella del focolarino sposato (…). Poi Dio mi ha fatto intendere cos’è la verginità nel matrimonio (…) Mi vuole focolarino sposato, mi vuole vergine e sposato. Ne ho parlato con Carla, anche lei prova ciò che ho provato io. Ecco quindi, Chiara: anch’io adesso ho un solo Sposo sulla terra. Siamo a completa disposizione dell’Opera”.

Gaetano è stato anche uno stimato professionista. Lavora in varie città, sempre disponibile all’ ascolto, attento non solo agli aspetti tecnici, ma al malato come persona. “Sono stato suo paziente, anche se il vero ‘paziente’ era lui che mi è stato vicino al di là dei suoi compiti”. Nell’ 82 si trasferisce a Roma come anestesista e rianimatore. Intanto la famiglia si arricchisce di Luca e Francesca. Gaetano è padre amorevole e vigilante e con Carla si dedicano per anni a sostenere gruppi di Famiglie Nuove.

La vita di Gaetano in focolare ha conosciuto anche momenti di “buio” in cui ne esce rafforzata la scelta di Dio che gli ha fa riscoprire più in profondità la bellezza della sua vocazione.

Nell’ottobre del 2016 gli si manifesta una grave malattia. Quando la sofferenza e il dolore diventano più acuti, li ha fatti suoi senza restarne schiacciato. Focolarini e amici erano edificati dalla sua profonda serenità, dalla sua alta dignità e dalla sua consapevolezza matura che, accogliendo questa drammatica volontà di Dio, poteva vivere ancora per la moglie ed i figli. Dava così il suo contributo per l’Opera di Maria, per la Chiesa, per l’umanità. Ripeteva a volte: “Occorrerà costruire l’Opera costruendo se stessi fino alla fine”.

Grati per il suo esempio, preghiamo sicuri che Gaetano continua ad aiutare la famiglia, gli amici e tutti noi nel cammino verso l’Ut omnes. Nel Risorto,
Emmaus

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