Giacomo Molignoni - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti

Giacomo Molignoni

Scritti > Scritti D - H

Giacomo Molignoni

Io sono il buon pastore.


25 gennaio 2004


Sono cresciuto in una famiglia praticante (…), alla Messa e alla dottrina della domenica ero sempre presente. Ho sempre fatto più che potevo per amare Dio, però ero solo e a nessuno potevo comunicare la mia anima, i miei desideri: pur non avendo nessuna vocazione religiosa il mio sogno era dare la vita per la fede, arrivare al martirio; però lo vedevo come una cosa irraggiungibile, per questo verte volte nascostamente piangevo.
(…) Finite le scuole elementari, a 14 anni cominciai seriamente il faticoso lavoro da contadino (…) Nei momenti più duri bestemmiavo e ben presto si destò in me un grande rimorso di coscienza…, pregavo tanto la Madonna ma nei momenti di rabbia non riuscivo a trattenermi e questo era per me un grande tormento…

(…) Eravamo nel 1939. Chiara è venuta nel mio paese, Castello in Val di Sole, per un mese come insegnante supplente. (…) Un giorno stavo uscendo dal paese per andare nel bosco a prendere la legna e strada facendo pensavo alla mia mamma che è morta quando avevo otto anni. Avevo una zia che mi faceva da mamma. Ricordo che mi dicevo "che bello sarebbe avere una mamma! Una ce l'ho però non è la mia vera…" Mentre avevo questi pensieri alzo lo sguardo e vedo Chiara sul davanzale della casa dove abitava e ho avuto una intuizione, come se dentro qualcuno mi dicesse: "Quella sarà la tua mamma". Ho preso paura e mi sono detto "Io nel bosco non ci vado. Sai, nel bosco, tra le ombre, con una cosa così in testa… Io torno a casa, vado dal mio papà e glielo dico… e lui cosa mi direbbe? Ma tu sei matto!". Allora ho cercato di non dar retta e di lasciar perdere, pensavo ad altro… Vado nel bosco, prendo la legna e…, pensando ad altro, questa cosa si è sciolta da sé; ma finchè la combattevo, non c'era niente da fare!

Nel 1941 andai soldato in guerra (…), in me entrarono altri vizi che combattei fortemente, vedendo che non venivo a capo di niente mi abbandonai nelle mani della Madonna ed incominciai a recitare il rosario ogni giorno.
La guerra finì e così tornai a casa e ripresi il mio lavoro, d'estate in campagna e l'inverno in falegnameria, e sempre avanti con le solite botte e le mie solite sconfitte.

(…) Era mio desiderio farmi una famiglia (…) ma avrei voluto una famiglia veramente cristiana ed era un po' difficile. Frequentavo una certa ragazza che era un po' più giovane di me, le parlavo o di una predica fatta dal parroco, o di una conferenza… Lei era bravissima, ma a un certo momento mi dice: "Ma, Giacomo, io le prediche le accetto dal parroco!".
Dopo un paio d'anni è venuta una popa in paese per parlare alle ragazze in chiesa e poi è andata anche dalla  mia fidanzata. Io sono andato da questa per farmi raccontare, "così intanto si contamina un pochettino" pensavo. Lei invece non era rimasta contenta per niente! Allora mi dico: "Basta, allora è finita!".
Vado in chiesa e chiedo alla Madonna di aiutarmi a staccarmi da questa ragazza. Era anche un po' difficile, perché io le volevo bene e lei a me.
(…) Sono riuscito a tagliare, però sempre con l'intenzione di trovare un'altra ragazza. Come esco di casa sua a un certo momento ho provato una gioia che non avevo mai sperimentata! "Ma chissà? - ho pensato - forse… è meglio che non vada più da nessuna".

(…)  Nel '50  sono andato in focolare per la prima volta (…) Sono arrivato il sabato, la domenica mattina Aldo dice: "Adesso facciamo meditazione". Ma io cosa volesse dire meditazione non sapevo. Sì, avevo sentito dire che i grandi santi meditavano. Al mio paese, se uno si "fermava a meditare", il giorno dopo moriva di fame dalla mattina alla sera! "Beh, come fan loro faccio anch'io". Ciascuno prende un libro, anch'io ne prendo uno a caso: "Il prontuario del cemento armato", la mia prima meditazione! Dopo ho capito che si poteva prendere anche il messalino oppure il Vangelo per far meditazione.
(…) A volte capitava che stando lontano, 80 chilometri, in focolare non ci potevo andare. Andavo da Lui nel Tabernacolo e gli raccontavo qualcosa, cercavo di dirgli… Mi trovavo tutto risolto dentro: il buio dentro spariva e arrivava il sole.
Ad un certo momento m'era venuto il dubbio se proprio era la mia vocazione questa del focolare: ero sicurissimo che ero chiamato però ogni tanto capita qualcosa, no? Vado lì da Gesù e dico: "Voglio fare la Volontà di Dio, ma sarà proprio questa, sarà proprio questa?". Sentivo che a differenza di altre volte, Lui mi lasciava libero, che dovevo scegliere io. Ho detto: "No, devi Tu dirmi!" e ho avvertito una cosa molto chiara: "Seguendo Chiara, segui Me".
(…) Chiara mi ha detto: "Se tu vuoi, puoi entrare in focolare" e io sono entrato in focolare, a Trento, praticamente nel 1952.

Arrivato in focolare mi è stato chiesto che lavoro potevo fare ed io ho risposto che forse era bene che mi trovassi un lavoro da manovale oppure in qualche magazzino… E il capofocolare: "ma tu hai anche lavorato da falegname" ed io: "Sì, però qui è tutt'altro lavoro con le macchine" e lui: "Sai Giacomo, è volontà di Dio che tu fai il falegname". Così mi sono trovato un posto in una falegnameria, dopo 15 giorni dico in focolare: "sono stato licenziato perché non so lavorare" e il capofocolare: "E' volontà di Dio che tu fai questo mestiere, devi trovare un altro posto". Così ho cercato per qualche giorno e finalmente vado a lavorare, dopo 15 giorni ancora licenziato. Allora andiamo alla Messa e chiediamo un posto di lavoro.
All'uscita della chiesa incontriamo la mamma di Palmira che mi chiede: "Tu Giacomo fai il falegname?" Avrei voluto dirle che no ma non era per me la volontà di Dio e le ho detto di sì, e lei: "Allora potresti venire a lavorare da mio figlio". (…) A dire la verità ero un po' addolorato, che figura farò? Però mi sono detto: "Se Dio vuole questo da me (io so che non sono capace) mi darà anche la grazia per saperlo fare. Il giorno dopo ero già a lavorare con A., lui era bravissimo, faceva dei mobili di lusso, io vedevo che pur mettendocela tutta non solo potevo dare fastidio ma essere di freno, perché quel poco che facevo il più delle volte doveva poi essere preso in mano da un altro… Mi dicevo: "Se per lo meno fossi un cristiano coerente dovrei dire che è meglio che non venga, d'altra parte in focolare mi viene detto che è volontà di Dio per me fare questo lavoro", a questo punto ho preso una decisione e mi sono detto: "A me conviene credere all'amore di Dio e andare avanti nonostante tutto, caso mai sarà A. che mi dirà di non venire più".  Ma lui non solo non mi ha mai trattato con durezza, non si lamentava, ed io mi accorgevo che nonostante ciò che combinavo mi voleva bene. Solo una mattina, quasi scherzando mi ha detto: "Sai, Giacomo, cosa ho fatto questa notte?" ed io: "Cosa hai fatto?" "Ho lavorato tutta la notte per aggiustare quello che mi hai rovinato ieri". Era vero, per me era Gesù Abbandonato, non so quanto riuscissi ad amarlo, però tornare indietro non me la sentivo.
Un giorno ero solo in falegnameria, arriva il postino e mi dà una cartolina per A., ho visto che era scritta da Palmira e quasi senza volerlo con un'occhiata vedo che lei diceva "Tienilo, che è un focolarino"… Ed io anche questa volta, come non letta, gliela ho messa sul suo banco.                                                                                                (…) Era l'Amore di Dio per me e per lui, la vita è proprio un gioco anche e soprattutto nei momenti apparentemente più difficili, un gioco d'Amore.

Fitta è la corrispondenza con Chiara. Alcuni stralci  delle lettere scritte a lei nel corso degli anni:

(16.1.1959) Per me è stata la gioia più grande il vedere come i popi dell'Opera sono trasparenti, nel senso che sono te. Pensando ai santi, vedevo come alcuni in certi momenti hanno avuto il dono dell'ubiquità, ma tu Chiara hai avuto un dono più grande, perché sei riuscita a creare altri te stessa. Soffieranno ancora i venti, e le tempeste non mancheranno, ma l'Opera ha piantato le sue radici profonde che nessuno riuscirà a sradicare.

(4.8.1966) Sono entrato nella cappellina a destra dell'altare maggiore, ero solo, ho sentito subito un rapporto nuovo con Lui ma non so dirti come, perché sono quelle cose che ti capitano così: tac, che non fai a tempo a ragionare; ho notato la sua presenza dentro di me, come mi fosse venuto incontro dal tabernacolo, e mi volesse chiedere qualcosa. Io stavo per dirgli che volevo essere pronto a dare la vita per la diffusione di questa Opera, ma non ho fatto in tempo a dirglielo che Lui mi ha fatto capire (almeno così mi è sembrato) che con una donazione così totale la mia vita non era più mia e che Lui poteva cogliermi anche subito. Ho avuto la sensazione netta che forse non sarei arrivato nemmeno fino a casa. Mi sono preso uno spavento che è durato, credo, solo un secondo e mi sono detto: ma io posso offrire la mia vita in questo modo senza il permesso di chi mi rappresenta la volontà di Dio? Poi subito ho detto a Gesù: "senti, io sono un povero ignorante, non so niente e non capisco niente, però la mia vita te la offro così, purchè sia volontà di Dio e che Chiara sia contenta".
Poi ho sentito una tale misericordia per tutti gli uomini e un tale zelo per la Sua gloria che  ho chiesto che fossero chiuse per sempre le porte dell'inferno, che non potesse entrare più nessuno, anche se si scatenassero tutti i diavoli.

(11.1.1967) Ho percepito come in Lui ci sia solo il presente ed in questo presente ci siano tutti i secoli passati e futuri, mi sembra di avere intuito come mai che eravamo presenti in Lui nel momento della redenzione. E tutto questo senza nessuna esaltazione, era una cosa normalissima, direi: come sedersi a tavola a prendere i pasti.

(5.3.1967) Certo che la nostra vita, sotto un certo aspetto, è un martirio costante e questo martirio è la grazia più grande che il Signore ci può fare, perché essere Gesù Abbandonato vivo vuol dire essere fonte di vita.

(5.5.1968) E' da un po' di tempo che sentivo forte nell'anima il desiderio di approfondire l'unità con la Madonna e non riuscivo come a trovare il modo. Cercavo di vivere l'attimo presente, fare la volontà di Dio, ma tutto questo non mi saziava, volevo trovare il modo di vuotare la mia anima nel cuore della Madonna così come farebbe un figlio con la mamma, dicendo tutto: gioie, preoccupazioni, apprensioni, tutto tutto. Questo mi sembrava la conferma più piena dell'unità realizzata. Ora mi sembra di poter dire di non avere preoccupazioni, perché dal momento che ho scelto Gesù Abbandonato e Maria Desolata sento che la realtà più bella, più viva, più gioiosa (nonostante la mia miseria) sono proprio questi due Cardini che mi danno la possibilità di vivere una vita piena, e sono convinto che la fedeltà a questo è tutto.
(…) Una sera dovevo andare a fare un raduno in un paese qui vicino e nessuno dei popi poteva venire con me, dovevo andare solo, e mi sono detto: da solo non ci vado, mi porto dietro qualcuno della Mariapoli Celeste. E mi sono preso dietro Andrea, cioè le sue lettere che sono servite come esperienze, è stato un raduno bellissimo per tutti i presenti ed io ho avuto l'impressione di aver fatto con Andrea una unità più profonda di quando ero con lui in focolare.

(24.2.1970) E' stata una scoperta nuova della croce, finora ho sempre cercato di amarla ma ora è diventata una esigenza dell'anima, l'ho sentita come sostegno ed ho sentito di volerle bene, è entrata nella mia vita e mi ha conquistato.

(26.2.1971) L'attimo presente, Gesù Abbandonato, la Desolata, perdendo tutto, tutto, correndo verso la meta. Ho capito il sacerdozio nostro, mi è parso chiaro che la nostra vocazione è essere Gesù. (…) Lui è sacerdote, il fatto poi di dire: "questo è il mio corpo" è un'altra cosa, si può dirlo e si può anche non dirlo, l'importante è esserlo. Maria non ha pronunciato queste parole ma chi dopo Gesù è più sacerdote di Lei?

(12.3.1971) Come vorrei dirlo, farlo credere a tutti dell'Opera, specialmente ai popi e alle pope: state contenti, anche se vi sentite cattivi, incapaci, tutto è grazia di Dio, perché ciò ci fa conoscere chi siamo noi e all'incontro con Lui non faremo confusione, credendoci di essere ciò che non siamo. Anzi questa nostra miseria è il contributo che noi possiamo dare a Lui ogni attimo per la costruzione del divino in noi ed attorno a noi. Il bene ce lo mette Lui, ed è sulle nostre miserie che Lui costruisce. Io sono convinto che l'incontro con Lui alla fine di questa nostra vita sarà una sorpresa meravigliosa. Noi ci avviciniamo un po' timorosi coscienti del nostro essere, pensando che la strada per arrivare lassù sia il purgatorio. Se invece… trovassimo una Mamma che ci attende… Pensate che ci dica: "adesso va in purgatorio"? Io dubito. Certo dobbiamo farci furbi fin che siamo in tempo.
Un'altra cosa che ho visto è stata la fondazione di questa Città (Loppiano). Questa non è di origine umana ma di origine divina. Come Gesù ha bisogno delle nostre miserie per costruire il divino, così la Mariapoli Celeste ha avuto bisogno di un pezzo di terra per costruire la Mariapoli Terrestre, la Città di Maria, per avere una relazione più stretta con gli uomini. Un punto d'appoggio. Le fondamenta di questa Città sono scese dal Cielo, le ho viste arrivare come blocchi di grazie. Tutti noi abbiamo contribuito ad accoglierle, queste grazie, proporzioni fatte secondo le capacità di ciascuno.
(…) Possono venire i venti, le tempeste, ma questa casa non crollerà.

(6.4.1972) Credo sia nato in me un amore nuovo esclusivo per Gesù Abbandonato. Mi sembra di non potere più togliere lo sguardo da Lui, finchè siamo su questa terra è Lui, e solo Lui, la nostra Vita. Lui nel dolore, Lui nella gioia, Lui è il nostro Paradiso.

(6.9.1972) La tua lettera è stata per me come uno specchio; mi sono visto come un cespuglio, anche con delle belle foglie, fiori e qualche frutto, le tue parole mi ridimensionavano, è stata una potatura che mi ha richiamato all'unica cosa necessaria: Gesù Abbandonato amato per sé stesso.

(24.12.1973) Ho chiesto a Gesù che adoperi con me tutti gli scalpelli possibili e immaginabili, che voglio andare fino in fondo e questo solo per la Sua Gloria, per la Gloria di Maria.

(7.6.1975) Mi ha colpito profondamente il fatto che lassù il Verbo sente fatto a sé ciò che noi facciamo al prossimo, qui sento che devo cambiare qualcosa soprattutto nei confronti dei popi del focolare in cui vivo, quelli con cui lavoro, i prossimi più vicini. Ho sentito che come in Paradiso non c'è dualità, così non devo averla qui sulla terra.

(6.8.1975) Giorni fa le letture della messa esaltavano Salomone, perché ha chiesto la sapienza, io mi sono detto: "Se Dio ora facesse a me una tale domanda cosa chiederei?".   Ho sentito che non avrei chiesto la sapienza ma la fedeltà assoluta e costante alla Sua Parola, a Lui, a Gesù Abbandonato; tutto il resto non mi interessava. Pensando ora a questo mi viene da dire: "Ma questa è la base per avere poi anche la sapienza. Anzi, direi, questa è sapienza".

(27.12.1975) Sento in me un unico desiderio, quello di far sì che Gesù sia sempre in mezzo a noi, nel focolare, per strada, nel posto di lavoro…

(7.8.1976) Voglio raccontarti in sintesi quello che mi sembra sia stato per me questo anno passato. Come nell'anno ci sono le stagioni così mi sembra sia stata un po' la mia vita. Mi spiego.
L'estate mi viene da paragonarla al periodo di vacanze, dove ci si trova fuori da tutte le cose pratiche, lavoro ecc… come un periodo di Paradiso direi con Dio.
Poi in autunno cascano le foglie, si comincia a sentire il freddo, quel contatto con Dio sembra quasi svanire, l'anima comincia a sentire più profondamente le proprie miserie, poi sempre più i tradimenti, tutto il male che ha fatto e le sembra di essere talmente fuori strada come se non ci fosse più rimedio. In realtà diventa sempre più uno col Suo sposo, però lei non vede questo, vede tutto negativo e comincia a non dormire più la notte, il fisico sembra non funzionare più, il medico non capisce, perché, dice, la salute è buona.
L'anima capisce che il suo male sta tutto nell'essersi allontanata da Dio e qui arriva l'inverno, sente che Dio è l'unico bene, ma che non avendo lei corrisposto costantemente alla grazia, Lui si è allontanato e non si cura più di lei perché non vale la pena, lei lo cerca, vorrebbe amare ma non è capace e si trova sola senza Dio e senza fratelli, capisce che nessuno può aiutarla.
Un giorno ho detto a Gesù: "Anche se sono così, voglio solo Te, ti offro tutto il resto della mia vita, anche per quando non sarò più in grado di ragionare". Siccome mi sentivo già condannato all'inferno, l'unico refrigerio era - di giorno - sperare che venisse presto la notte per poter dormire un po', e la notte che venisse presto giorno per fare qualcosa ed ammazzare così il tempo che non passava più.
Ad un certo momento, sul più bello che l'anima crede di precipitare nell'inferno, arriva la primavera e comincia a capire di essere stata sostenuta in quel travaglio da una mano invisibile, perché lei non ce l'avrebbe fatta, capisce che è stata una grazia tutta Amore. Sente di volere più bene al suo Sposo e desidera di essere trasformata in Lui…

(24.10.1976) Il fatto di pensare che "la mia notte non ha oscurità" mi mantiene nella realtà di Dio, anzi direi che pur temendo la mia debolezza amo tanto questi momenti perché sento che è qui che posso testimoniare a Dio il mio amore…
(…) Certo ci voleva la Madonna per farmi capire così chiaramente e profondamente che da quando ho conosciuto l'Ideale, da allora, ho avuto un solo maestro, poi è dipeso da me l'essere costantemente o meno suo discepolo.
(…) Nei rapporti con lo Sposo della mia anima, Lui è sempre stato fedele, Lui è il Fedele e per questa sua fedeltà io sono convinto di arrivare…

(26.12.1979) Sembra un gioco la nostra vita, il gioco della realizzazione del testamento di Gesù.

(31.8.1980) Se una cosa chiedo alla Madonna è che mi faccia sempre più uno con Lei. Fatto questo mi sembra che sia fatto tutto. Questo non tanto per me, ma perché Lui lo vuole: "La voglio rivedere in te…". Poi sono convinto che questa sia "l'unica" strada di salvezza per il mondo di oggi.

(8.11.1980)   Mentre lavoravo in falegnameria ho sentito come uno schiacciamento al cuore, mi sono seduto e ho pensato che poteva essere un infarto e forse anche che potevo partire da un momento all'altro… (…) Ci sono voluti due giorni per ritornare a un polso normale (…) Ora sono un po' a riposo e dovrò un po' ridurre l'orario di lavoro. Ma è tutto un gioco della provvidenza perché mi sono sentito come preso in mano da Dio, sentivo di stare attento a lasciarmi lavorare come Lui voleva. Certamente è stata una grazia, (…) non capivo il perché si debba aver paura della morte - questo non perché mi sentissi a posto - , l'Amore di Dio lo vedevo così grande che vedevo solo quello e l'appuntamento era il "banchetto finale".

(4.8.1982)   Ma io l'ho seguita Chiara? Sì, sono entrato in focolare, ma questo è solo un piccolo passo esterno. Chiara va seguita dal di dentro nel Sempre-Subito-Con gioia, tutto il resto verrà di conseguenza.

Stralci di altre lettere:

(26.5.1982 a Oreste Basso)  Mi sono ricordato di un sogno che avevo fatto (…) quando in questo locale c'era allora la falegnameria: stavo lavorando quando ad un certo momento ho visto aprirsi una parte del soffitto, ho capito che stava avvenendo la manifestazione del Paradiso, ho smesso di lavorare e mi sono messo in ginocchio per terra a pregare, dalle porte entravano alcune persone che parlavano fra di loro, mi sembrava che disturbassero e mi sono detto "ma queste non si rendono conto di ciò che sta avvenendo", però subito mi sono detto "non devo giudicare perché non si sa mai, Dio può servirsi delle forme più svariate per manifestarsi".
Dall'apertura del soffitto vidi entrare uccelli e animali di tutti i tipi, poi la falegnameria si è trasformata in una grande piazza, arrivavano dei pastori con le greggi, gente di tutte le categorie, religiosi ecc.., Vidi arrivare perfino una grande cesta da sola, rotolandosi per la strada, arrivata si è messa lì in piedi; io mi sono chiesto "e il suo padrone dove sarà rimasto?". Da questa cesta ho capito che era come se anche tutta la natura arrivasse. La piazza era tutta piena, è venuto un acquazzone e nessuno si muoveva. Avevo come nell'anima Fatima, sentivo che questa manifestazione era legata alla venuta di Chiara e mi sono detto "qui tutto è pronto, ora arriverà Chiara che ha un appuntamento con Dio, quindi arriverà anche Lui". (…) Mi sono svegliato avendo nell'anima una tale pace che mi sono detto "questo sogno non lo dimenticherò mai…". Allora era un sogno, ma questi giorni chi può dire che non è una realtà?

(2.3.1983 a Gino Bonadimani) Mentre lavoravo mi veniva spontaneo pensare cosa poteva essere stato per Gesù lavorare come tutti però con nell'anima la visione beatifica, mi pareva che in questa luce tutto è positivo: le difficoltà che vediamo, magari a sorpresa, o ci vengono messe in luce dai fratelli e quindi ci procurano un dolore, anche questa è una grazia che ci costringe a prenderle su di noi e quindi a risolverle. Se Gesù non avesse visto e preso su di sé tutti i nostri peccati, il nostro negativo, penso non ci sarebbe soluzione.

(7.3.1983 a Gino Bonadimani e Renata Borlone)
"Essere madre", mi sto accorgendo quanto sia difficile soprattutto con quelli con cui si è continuamente a contatto di gomito, questo non per farne una colpa ma per me il G.A. più grande è il mio limite, cioè nel poco amore mio a Lui in me, mi sembra ci sia una relazione tra G.A. e quel "ama il prossimo tuo come te stesso". Ho constatato che riesco più facilmente ad amare se amo G.A. in me, perché solo allora posso essere risolto.

(19.3.1983 a Gino Bonadimani) Quante volte certi momenti belli sentivo che tutto il negativo era stato risolto, era sparito! Come se Gesù mi avesse purificato, tanto da poter pensare "se dovessi morire ora andrei dritto in paradiso", poi non avendomi saputo mantenere in questa purezza ho peccato ancora. Ora (…) sembrava che Gesù mi dicesse "Va e non peccare più" come dire: ama Gesù Abbandonato al 100%, io la grazia te la dò, dipende da te.

(14.4.1983 a Gino Bonadimani e Renata Borlone) Per me il dare la vita per voi mi sembra non sia un superamento né un atto di virtù, ma il paradiso, perché sento che solo così l'Amore può circolare in tutta la sua pienezza dinamica…

Ancora a Chiara:
(19.1.1984)  Avverto fortemente che più vado avanti negli anni e più vengono un pochino a mancare le forze fisiche, la mia vita sta tutta lì in quel "Eccomi", nel puntare ogni giorno la bussola e cercare di mantenermi in rotta durante tutto il giorno, superando i dirottatori più pericolosi, che non sono quelli di fuori ma quelli dentro di me; avverto che per superare questi ci vogliono le Virtù…

(8.12.1984)   Avverto che per essere quello che dovrei essere mi occorre un supplemento di amore per Gesù Abbandonato e anche di fede, per questo penso che l'unica ancora di salvezza sia Maria…

(13.9.1985 a Fede Giorgio Marchetti)  Sono stato all'ospedale per fare delle analisi e non è stata trovata che una bella artrosi cervicale, per il resto c'era solo la psiche un po' stanca e mi sono detto "se avessi pensato un po' meno a voler vivere l'Ideale e l'avessi vissuto un po' di più, forse questa malattia poteva essere evitata", senza però farmene un problema. (…)
Non è che abbia avvertito un'attrazione per andare o per restare, (si parlava di un cambio di zona), però mi sono detto: "Andare è Gesù Abbandonato, restare qui dove mi trovo benissimo è Gesù Abbandonato, l'importante è che lo ami sempre subito con gioia, in ogni attimo presente".
Il fatto poi di andare in un posto o nell'altro può anche non dipendere da ciò che io sento o non sento, questa volontà di Dio può essermi espressa tramite un fratello, e tanto meglio se questi per volontà di Dio può trovarsi ad occupare un posto più in alto sulla croce (passi la parola), dal di sopra le cose si vedono certamente meglio. Vorrei essere come una piccola pedina nelle tue mani che non chiede di essere spostata né si chiede il perché è stata spostata qui o lì. E questo non lo vedo come obbedienza cieca, e nemmeno un non volermi prendere le mie responsabilità, ma mi da più sicurezza che sia per me volontà di Dio. Perché ciò che mi interessa è solo questa; poi essere qua o essere là, vivere ancora vent'anni o solo qualche giorno, lo credo tutto secondario. Spesso mi passa per la mente l'espressione di quel profeta che rivolgendosi a Dio chiedeva di morire, perché forse un po' insoddisfatto del suo operato e non si sentiva migliore dei suoi padri, e qui Dio attraverso il suo angelo gli ha fatto avere il pane, facendolo poi camminare e come…!

(9.12.1985 a Fede Giorgio Marchetti) Graziella è venuta a raccontare un po' della sua storia… fra il resto mi sembrava di essere una pulce accanto a un'aquila, siccome qualche volta mi risolvo abbastanza in fretta mi sono chiesto: "che differenza c'è tra un'aquila e una pulce? Nessuna, perché il disegno di Dio sulla pulce è essere una pulce…".

(31.12.1986 a Fede Giorgio Marchetti) Qui mi viene spontaneo dire a Gesù: "Ma cosa hai fatto, cosa hai combinato, quale gioco hai inventato? Tu mi hai distrutto, mi hai annullato, per farmi altro Te. Ti ringrazio perché questo è il mio Vero Essere".        

Continua a Chiara:
(7.8.1987) Maria è certamente un mistero di Luce, ne è espressione la sua "Opera" alla quale sento di dovere la Vita, perché diversamente non credo sarei riuscito a penetrarla così profondamente. Credo di poter dire che è stata questa "Luce" (…) che mi ha fatto penetrare la Chiesa nella sua "essenza" (…) così ho imparato ad amarla andando al di là dei limiti delle creature che la compongono e dei miei stessi limiti.

(24.7.1988) Mi è nato spontaneo il desiderio di baciare la terra, non per una certa umiltà, ma perché mi è parso di sentirla madre… era come parte di me, come se lei mi da il sostentamento richiedendomi come scambio in rapporto d'amore il mio lavoro, quindi la fatica nel lavorarla…

(8.9.1988)  Ora mi sento pienamente soddisfatto, come se l'Opera mi avesse dato tutto, tutto, come se non avessi altro da capire ma solo da "Vivere". (…) Che brutto sarebbe morire senza sapere a cosa andiamo incontro, arrivare lì e capire che avevamo la possibilità di penetrare questo mistero e non lo abbiamo fatto, trovare tutto e solo sorpresa, mentre nell'Opera si sperimenta un pochino fin da questa vita, poi sarà molto di più.

(24.12.1988)   Oggi sento fortemente nell'anima il desiderio di essere niente, di non avere più nessuna mia intenzione personale, ma di essere perso in te, perché questo per me significa essere perso in Maria, cioè essere proprio in Lei.

(18.4.1993 a Fede Giorgio Marchetti)  Un giorno una persona mi ha chiesto quale fosse la mia Parola di Vita, quando gliel'ho detta è rimasta un po' sorpresa e mi ha detto: "ma questa è la Parola di Vita di un vescovo!" ed io che mi sentivo meno che zero in seguito non avevo più il coraggio di comunicarla, generalmente a chi me lo chiedeva dicevo "Giovanni 10,11" e quindi doveva andarla a cercare, così quando la trovava non ero presente.
In tutti questi anni mi dicevo: "se Chiara me l'ha data è perché ha visto in me la possibilità che venga realizzata", la mia impressione era quella di un fallimento da parte mia anche se non mi sono mai dato per vinto. Ora la sento "Viva" dentro di me e sono certo che arriverà al suo pieno compimento, perché è Chiara che la realizza in me… Come se lei avesse messo il seme in un terreno disposto, non dico buono, e lo ha sempre coltivato nonostante le scarse apparenze di questo terreno, ed eccola  sbocciata…

Ancora a Chiara:
(1.2.1997) Da una ventina di giorni circa, alcune volte prima di ricevere Gesù Eucaristia vado dal sacerdote chiedendo se è possibile riceverLo, perché mi sembra di metterlo dentro una pozza di acqua marcia, vedendo tutto e solo il negativo della mia vita passata. Come se non avessi mai corrisposto alla Grazia.
Questo sentire a volte è veramente forte, come se avessi dentro di me qualcosa di avverso.
Offro tutto per l'Opera.
Quando ho modo di comunicare la mia anima (…) mi si apre una Luce e sono sereno.

Il 13.2.1997 Chiara risponde:
"Quella che stai percorrendo è la via Mariae con le sue notti, preludio di una più profonda unione con Dio.
Coraggio dunque, Giacomo: Dio ti ama immensamente!
Io sono con te mentre dici il tuo 'sì' a Gesù Abbandonato e vai avanti nell'unità.
Ti affido a Maria."

(Ascensione 1998) Tu ci hai non solo insegnato, ma fatto sperimentare che la morte esiste solo per l'uomo vecchio, ed anche questa a Gloria di Dio.
L'uomo vecchio può morire asfissiato anche mentre noi siamo ancora in vita, questa mi sembra sia la vocazione nostra nella sua pienezza, vista al negativo un po' come una foto, chè se non c'è il negativo non ci può essere il positivo.

(28.2.1999) Ti ringrazio tanto di quello che mi hai detto e scritto: "Dio ti ama immensamente" Però vorrei dirti che, almeno in questo periodo, non è facile credere all'amore di Dio, quando dentro sento tutto il contrario e mi sembra di non riuscire ad andare avanti.
Perciò, Chiara, mi fido delle tue preghiere.

(5.8.2000) Oggi mi è parso di avere ricevuto una "grazia": ho avvertito chiaramente come se Lui, Gesù Abbandonato, fosse nella mia anima e, appena l'ho riconosciuto, è sparito… ed io mi sono trovato risolto.
Quando amo Gesù Abbandonato trovo Gesù Risorto.

Il 25 gennaio del 2004, in un telegramma, Chiara descrive gli ultimi momenti della vita di Giacomo:

Oggi a mezzogiorno è volato in cielo, come un angelo, il nostro Giacomo Molignoni. E' il primo "popo" che ho conosciuto quando ancora insegnavo a Castello. (…)
Giacomo è entrato in focolare a Trento nel 1952. Nel 1958, a Grottaferrata, ha avviato la prima falegnameria e nel '65 è stato tra i pionieri della nascente cittadella di Loppiano. Dal 1999 è stato nel focolare di Villa Achille nella Mariapoli Romana.
Dovunque andava generava la famiglia: chi lo avvicinava si sentiva amato, accolto ed edificato dalla concretezza della sua vita. Ha conosciuto anche momenti di sofferenze e di prova, vissuti con grande fedeltà, che hanno affinato la sua anima.
Questa mattina, appena avvertita dell'aggravarsi delle sue condizioni di salute, sono andata a trovarlo e ho avuto con lui un colloquio che aveva già sapore di cielo. Ve ne trascrivo qualche brano:
- Giacomo: Come sono contento…
- Chiara: Bravo, bravo Giacomo, così si fa! Questo vuole il Signore Dio, che tu sia contento. Mantieniti sempre contento. (…) Perché è tutto amore di Dio, questo, sai. (…) E poi la Madonna è vicino a te, perché tu sei un popo suo.
- Giacomo: Chiara, io voglio essere uno con te.
- Chiara: Certo, anch'io sono uno con te. (…) Tu hai una grazia speciale in questo momento.
- Giacomo: Chiara, ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per me.
- Chiara: Io piuttosto ti ringrazio per quello che hai fatto per l'Opera, da tanti anni, in tanti anni, Giacomo.
- Giacomo: Voglio essere in unità con tutti.
- Chiara: Sì, io dirò a tutti che tu gli vuoi bene e che tu vuoi stare in piena unità, vero?
- Giacomo: In piena unità con tutti.
- Chiara:  Grazie, Giacomo, per quello che hai fatto per l'Opera. Ricordi? A Loppiano e poi quello che hai fatto qui, perché tu hai offerto tante cose per il Signore Iddio, vero? L'Opera va avanti perché ha popi come te.
- Giacomo: Ho fatto qualcosa, ma…
- Chiara: No, no. Il Signore Iddio sa che tu hai fatto il massimo che potevi. Chi fa un pezzetto, chi ne fa un altro… poi in paradiso il Signore Iddio ci dirà che abbiamo fatto l'Opera. E la Madonna, immagina come sarà contenta, perché tu sei suo. (…) Io prego che Lei ti benedica e ti abbracci. Bene, Giacomo, grazie.
- Giacomo: Ciao Chiara, sei stata un paradiso per me. Non manca nulla….

Torna ai contenuti