Giando Catarinella - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti

Giando Catarinella

Profili e notizie


Profilo di Giandomenico (Giando) Catarinella


Giando, nato a Roma nel 1928 nel seno di una famiglia di 7 fratelli e sorelle, tra i quali lui era il 3º. Ha conosciuto Il Movimento nel 1950 e vi ha aderito con immediatezza ed entusiasmo, entrando subito nel primo focolare di Roma a Piazza Lecce. Nel desiderio di confermare ancora una volta la sua vocazione, nel 1959 scrive a Chiara: “Per quanto riguarda la mia vocazione essa è per me palese e ardisco sperare che tu voglia accogliermi tra coloro che ti seguono …. La strada per giungervi la conosco ed è
Gesù Abbandonato. A lui solo ogni respiro della mia vita”.
Quasi a sigillare questa scelta, Chiara gli darà poi come Parola di Vita: “Ti manca una cosa sola. Va vendi quanto hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi.” (Mc 10,21)
Nel 1961, con il beneplacito di Chiara va come medico missionario in Nigeria. Lì mons. Peters consce da lui il Movimento e successivamente, nel 1963, chiederà a Chiara di mandare in Camerun il primo gruppo di focolarini medici.
In tutti i Paesi dell’Africa dove è stato, Giando si è prodigato con una generosità senza limiti a servizio di Gesù nel fratello. Ci sono due testimonianze sue che dicono l’anima con la quale viveva:
4 luglio 1981, scrive a Chiara: “Ti confesso: tutte le esperienze negative e tante prove passate in questi ultimi anni, le vedo ora nella luce. Forse il Signore mi preparava a questa missione.
Ho visto la caducità di tante cose e si è fatto forte dentro di me l’imperativo di portare in questa terra di Uganda un Ideale puro… “un vangelo vissuto” fatto di sola dolcezza, anche se il mio carattere non è dolce.”
A conclusione di un’intervista fatta da “Città Nuova” nel 1987 diceva: “Potrei raccontare molti casi di guarigione nel mio ospedale che si spiegano soltanto con una medicina in più: l’amore vissuto da tutti – medici, infermieri, personale paramedico,
amministrativi – nella normalità del lavoro di ogni giorno.”
Animato dal desiderio di andare incontro alle persone più sofferenti e abbandonate, Giando ha sentito di portare il suo servizio anche in posti lontani dal focolare, rimanendo unito a Chiara, con cui ha mantenuto sempre una fitta e filiale corrispondenza.
Dopo la sua ordinazione sacerdotale avvenuta nel 1988, Giando ha prestato la sua opera anche come sacerdote prima in Somalia e poi, dal 1991 al 2010 in Costarica.

Testimonianza di Martin Nkafu Nkemnkia

E’ un privilegio poter essere qui oggi insieme a tutti voi per l’ultimo saluto a nostro carissimo fratello e amico dottor Giandomenico Caterinella conosciuto da tutti come Giando.
Il mio è un saluto e un atto di ringraziamento per il dono della sua vita, prima all’Opera e in seguito al popolo Bangwa.
La sua semplicità, fedeltà al Vangelo attraverso la spiritualità focolarina, nel suo lavoro da medico ha impresso in tutti noi il desiderio di impegnarsi alla causa di Unità, a seguito di Chiara.
Una settimana fa quando sono andato a trovarlo insieme ad Agostino Di Fazio nella sua stanza a Villa Emilio era molto cosciente, mi ha riconosciuto e abbiamo parlato dei bei tempi d’Africa con Pa Nicasio Triolo, con Cosimo Calò, con Piero Pasolini, con Marilen, con Vittorio Brugnara, con George Mani Primizia, Benedict Menjo e tanti altri che oggi Giando ha raggiunto nella casa del Padre.
Ho ricordato ancora a Giando di una delle feste di natale nella missione di Belluh di Fontem (che mi è rimasta indelebile nel cuore) quando i focolarini e le focolarine cantavano i canti di natale in Italiano, suscitando meraviglie tra tutti noi perché, le persone
di questo calibro e maturità, non si manifestavano anche pubblicamente come cristiani impegnati nella chiesa e addirittura facente parte di un coro per lo più improvvisato! Mi ascoltava con soddisfazione facendo segni con le mani e aprendo gli occhi con grande
sforzo..
In quella occasione, avevo anticipato la nostra riconoscenza per la tua vita Giando, dedicata al nostro popolo e a molti altri popoli dell’Africa e nel mondo dove hai prestato servizi.
Oggi e adesso, rinnovo vivamente questo Grazie che si traduce in un impegno: vorremo ricordati nelle nostre preghiere e riti e invocati tra i nostri antenati come lo è già Chiara Mafua Ndem nella tradizione religiosa del popolo Bangwa degli africani.
Infatti, la vita e testimonianza della carità e dell’amore sconfinato di Dio per voi e per tutte le creature come Chiara ci ha insegnato, merita di essere imitata e presa come modello. Non è forse questoala via della santità in cui tutti noi camminiamo?
La tua semplicità del bambino evangelico unita alla tua dedicazione alla salvaguardia della salute anche fisica delle persone, il tuo esempio di umiltà ti pone oggi come esempio da seguire e da proporre alle generazioni.

Testimonianza di don Lino D’Armi

Pensando a quello che Giando ha fatto per me, devo dire che gli sono debitore di qualcosa che non è di poco conto. Ovviamente devo a Chiara prima di tutto e soprattutto, e poi a tanti popi e pope, se ho avuto la grazia di fare l’esperienza di Fontem, e assistere per sette anni a quello che Dio è andato operando in quella Cittadella già dall’inizio.
Tra le persone a cui sono debitore c’è anche Giando. Perché? Poco dopo il mio arrivo; avevo appena cominciato i miei giri nei vari villaggi, quando si è costatato che, perché io potessi restare lì, e continuare la mia azione, dovevo sottopormi a un intervento chirurgico (ernia inguinale da ambo i lati). Il nostro ospedale di Fontem era, sì, già in funzione; però non era stata ancora avviata la chirurgia. Giando non aveva mai fatto interventi chirurgici.
Ciononostante, ci si è messo con tutta la buona volontà e l’unità degli altri popi e pope.
Dopo tre ore il problema era risolto.
Interessante un risvolto che riguarda il popolo Bangwa. Per loro era già tanto il fatto di vedere i loro bambini, soprattutto, guariti dopo un trattamento in ospedale. Ma, sapere che a un intervento chirurgico era stato sottoposto uno di noi, e che questi poi riprendeva la sua vita normale, si dicevano: se è andata bene per uno di loro, vuol dire che andrà bene,
all’occorrenza, anche per chiunque di noi.
Così, Giando ha concorso a far crescere la fiducia del popolo nel Movimento, nel suo ospedale, e in particolare nel Dottor Giando, di cui si aveva già una grande stima, perché lo si vedeva spesso in preghiera.

_________________________________


In CostaRica si è molto prodigato soprattutto in favore delle popolazioni indigene, dei poveri e dei tossicodipendenti, attività per le quali ha anche ricevuto un riconoscimento ufficiale dall’Ambasciata Italiana in Costarica.
Nel 1992 Scrive in fatti in’una lettera a Chiara: “Pure avanti negli anni comincio ad andare a cavallo, per svolgere la mia attività tra gli Indios; in confronto con le suore colombiane sono solo un “pivellino”. Un ragazzo Indios a cui mi ero offerto per fare da padrino nel battessimo mi ha detto: “Se non impari ad andare a cavallo non puoi essere mio padrino”. E allora Fiat, e così sia…”
Nel 2009 si è risvegliata una grave malattia della pelle che si era manifestata già dal 1986, mentre era in Africa. A questo riguardo scriveva l’11 dicembre 2009 dalla Costarica: “Io sono interiormente tranquillo, starei per dire contento. Perché mi trovo in focolare e circondato da focolarini e focolarine così buoni e pieni di carità che mi sembra già di vivere in paradiso.”


Testimonianza di Manuel Salazar (focolarino in CostaRica)

“Questo ultimo anno Giando fu purificato in tanti modi, prima con la sua malattia ma anche nel suo spirito per uscirne totalmente trasformato in una focolarino meraviglioso pieno di bontà e misericordia, il suo volto negli ultimi giorni che e passato con noi prima di andare in Italia era luminoso, parlava solo amore.”

_________________________________


Nel dicembre del 2010 per l’aggravarsi del suo stato di salute, si è trasferito a Rocca di Papa, nel focolare di Villa Emilio dove ha concluso il suo santo viaggio in un clima di grande serenità e di Gesù in mezzo.

Testimonianza di Gianmario

Giando, dopo un ricovero in ospedale a Tor Vergata dal 23 dicembre al 18 gennaio scorso, è venuto nel nostro focolare di Villa Emilio, dove è stato praticamente un mese.
Da subito le sue condizioni erano abbastanza precarie. Ma, al di là di questo, anche Giando ha dato il suo contributo più che attivo alla vita del focolare.
Intanto eravamo incantati nel vedere quante persone venivano a trovarlo, dai giovani, ai sacerdoti o religiosi, a focolarini o focolarine, segno di quanto amore lui ha seminato nel corso della sua vita. Ognuno veniva accolto con un grande sorriso, perché Giando non poteva parlare molto, e con qualche sua battuta a volte arguta, ma sempre ricca di amore.
Possiamo dire di essere stati testimoni del grande lavoro di Dio sulla sua anima in particolare nell’ultima volata del suo santo viaggio su questa terra: Giando aveva un carattere deciso, forte, che sapeva bene quello che voleva, ma nello stesso aveva una docilità estrema alla volontà di Dio. Ad esempio quando dovevamo dargli le medicine, ed erano molte durante il giorno, è comprensibile che uno si può anche stancare o far fatica a deglutirle tutte, talvolta faceva una smorfia, come per dire “per favore, basta”. Noi gli dicevamo che dovevamo farlo per il suo bene, per fare la volontà di Dio e a questa parola ci faceva un sorriso e apriva subito la bocca per prendere le medicine. Subito dopo immancabile il suo “grazie”, oppure “che il Signore ti benedica”. Mai ha mancato di ringraziarci quando lo curavamo, o lo sistemavamo meglio.
Particolarmente sentito era il suo amore per Gesù Eucaristia, partecipava pienamente quando gli portavamo l’Eucarestia. Non poteva più celebrare la messa, ma ci teneva tantissimo al momento della comunione, ce lo chiedeva. Ci preparavamo con le letture del giorno o una preghiera.
Domenica mattina c’è stato un crollo fisico e Giando non ha più potuto neanche bere. Però domenica mi ha guardato in quel suo modo che faceva quando voleva ricevere la Comunione. Gli ho portato l’Eucarestia. E’ stata l’ultima volta che ha bevuto qualcosa: un cucchiaio di acqua con una briciola di ostia.

Ogni pomeriggio con gli altri focolarini andavamo nella sua stanza a recitare il rosario. Ci guardava ad uno ad uno e con un sorriso e a volte con un dito della mano ci faceva un segno per assicurarci la sua unità, per dire che ci stava, che anche lui faceva la sua parte e così ci piace ricordarlo anche ora.

Conclusione

6 marzo 2010

Carissimo Giando, attraverso Hans ho avuto notizie della tua salute. Ti sono vicina, Giando, mentre ti abbandoni nelle braccia del Padre.
Non posso non ricordare che fra il gruppo degli universitari che mi ha fatto conoscere l’Ideale di Chiara c'eri anche tu, giovane medico.
Grazie per essere stato uno strumento di cui Dio si è servito per portare avanti l’Opera di Marìa.
Con affetto,

EMMAUS

Torna ai contenuti