Gianni Caso - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti

Gianni Caso

2017

Gianni Caso


"Chiunque di voi vorrà essere primo

sarà servo di tutti" (Mc 10,44)

14 novembre 1930  -  Mar. Romana, 16 marzo 2017

Rocca di Papa, 20 marzo 2017
Carissimi e carissime,

Gesù continua a chiamare a Sé vere colonne della nostra Opera. Gianni Caso, focolarino della Mariapoli Romana, è partito per il Cielo il 16 marzo all’età di 87 anni. Magistrato, si è impegnato durante tutta la vita nel sociale, dedicandosi a Umanità Nuova e in seguito al nascere delle Inondazioni, in modo particolare di “Comunione e Diritto”.

Gianni è stato un autentico cristiano impegnato a portare nell’oggi l’amore evangelico in modo ‘laico’, come ha detto Jesús all’inizio della S. Messa del funerale.

Vi mando una sintesi del profilo che è stato letto a conclusione della celebrazione, presenti numerosi parenti, rappresentanti di Famiglie Focolare di tutto il mondo, la Mariapoli Romana e molti suoi colleghi che lo hanno conosciuto e stimato.

Con grande gratitudine per quanto si è donato, certi che Gianni continuerà a sostenere l’Opera soprattutto le Inondazioni, preghiamo per lui e affidiamo alla Madonna la sua famiglia.

Sempre uno nel Patto,
Emmaus

PROFILO di GIANNI CASO

Chi ha conosciuto Gianni, lo ricorda sicuramente come una persona speciale: un uomo di grande cultura, di grande intelligenza, con un alto senso del dovere, severo innanzitutto con se stesso e con coloro che erano strumenti di conflitto e iniquità. Sempre al servizio sia nelle grandi cose che in quelle piccole, come nella vita quotidiana di focolare nella quale venivano in evidenza due aspetti, determinazione e dolcezza, sia nel suo rapporto con Dio che con i fratelli.
Gianni ha fatto del Vangelo la legge della sua esistenza, mettendo in pratica con semplicità e forza quella frase della Scrittura che Chiara gli aveva dato e che l’ha accompagnato come progetto di vita: “Chiunque tra voi vorrà essere primo sarà servo di tutti" (Mc 10,44).
Nato in un paese della Campania, nel 1930, per il lavoro del padre carabiniere ha dovuto spostarsi con la famiglia in diverse località italiane. Cresce sotto il fascismo e conosce l’esperienza della guerra. Riceve una solida formazione cristiana e si rafforza in lui una viva devozione alla Madonna, che lo ha accompagnato poi tutta la vita. Diventa responsabile della sezione giovanile dell’Azione Cattolica a Napoli e viene invitato agli esercizi spirituali in una casa di formazione dei Gesuiti. Racconta lui stesso: “Un’esperienza spirituale fortissima (…). Tuttavia ne uscii senza nessun orientamento a farmi religioso o sacerdote (…). Si manteneva per me vivo l’interesse alla politica”.
Dopo essersi iscritto a Giurisprudenza, per non pesare sulla famiglia partecipa a un concorso come cancelliere al Tribunale. Lo vince. così studia e lavora allo stesso tempo.
Si laurea nel 1956 e parte per il servizio militare a Lecce. E lì, in caserma, conosce Marziano Quintili, focolarino, che vedendolo così serio e fervente, non gli parla apertamente del Movimento, ma riesce ad abbonarlo a Città Nuova.
Nel ‘59 un amico dell’Azione Cattolica gli chiede di accompagnarlo ad un incontro. Il viaggio da Napoli a Fiera di Primiero sulle Dolomiti è lungo e quando arrivano stanchi in quella che credevano essere una struttura turistica, si vedono assegnare due brandine. Il giorno seguente, il 22 agosto, Gianni partecipa ad un grande evento nella chiesa parrocchiale di Primiero: l’atto di consacrazione dei popoli al Cuore Immacolato di Maria.
Durante quella Mariapoli viene toccato particolarmente da un intervento di Bruna Tomasi, che applica la spiritualità dell’unità alla politica. Per Gianni è l’occasione di comprendere come fosse possibile dare una concretizzazione alla sua vocazione laica, civile, politica.
Nel ‘61, dopo aver vinto il concorso in magistratura, Gianni è giudice a Torino, poi nel ‘63 sceglie di esercitare la sua professione a Milano per poter abitare vicino al focolare. L’anno seguente scrive a Chiara: “Fin dalla mia giovinezza ho sentito una chiamata di Dio, dopo che Lui si è manifestato alla mia anima nello splendore della Sua Luce, ed io ho sentito la vocazione a manifestare agli uomini la gloria di Dio *…+ È lui che farà fruttare me stesso, che farà dispiegare nella mia vita il Suo disegno”.
Partecipa alla scuola per focolarini a Loppiano e nel ‘65 entra in focolare a Milano. E’ un periodo intenso di lavoro e di donazione che lo vedono impegnato ad accompagnare tanti giovani e famiglie. Questa vita gli fa vedere in modo nuovo la Chiesa che aveva sempre amato e scrive a don Foresi sottolineando la sua gioia nel contemplare che “dove due o più, se Gesù è in mezzo, allora c’è anche la Chiesa”.
Nel ‘68, dopo aver preso un’aspettativa dal lavoro per dare il suo contributo all’Editrice Città Nuova, torna alla sua attività in Tribunale prima a Roma e poi nel Trentino Alto Adige. Sono gli anni difficili delle contestazioni giovanili, di intrighi internazionali e nazionali e lui avverte il forte peso di non poter fare di più per portare la pace e donare l’Ideale dell’unità. Il suo amore verso tutti lo sprona anche a entrare in contatto con giovani dell’Università di Trento, dove si formavano alcuni delle Brigate Rosse (un gruppo estremista), con l’idea di conoscere il loro modo di pensare.
Nel ‘77 Chiara lo chiama al Centro per aiutare la branca dei volontari e il nascente Movimento Umanità a cui si dedica con passione. Appena nominato alla Corte d’Assise d’Appello di Roma, gli viene proposto - nonostante fosse il più giovane ma non sposato - di guidare, in un periodo in cui ammazzavano tanti giudici, uno dei processi più caldi della storia italiana: quello d’appello contro gli assassini di Aldo Moro, l’allora Presidente del Governo italiano. Ogni mattina la scorta, con una macchina blindata, lo viene a prendere in un focolare di Grottaferrata per portarlo in tribunale e poi riaccompagnarlo a casa. La sera, Gianni con la sua macchina è solito andare a Messa a Frascati. Un giorno, senza pensarci cambia percorso - lui disse per una sorta di “ispirazione interiore”- evitando così di essere sequestrato dai terroristi che lo aspettavano sulla strada di sempre.
Negli anni Ottanta e Novanta, Gianni continua a lavorare per Umanità Nuova, impegnandosi molto nel “mondo” della Giustizia. Aggiorna Chiara di ogni cosa e lei stessa gli fa arrivare più volte il suo pensiero. È un periodo ricco di frutti, in cui Gianni realizza iniziative importanti sui problemi della giustizia in Italia e in Europa ed anche sulle questioni del mondo penitenziario.
Compie alcuni viaggi in Cina e in America Latina, offrendo la sua esperienza in campo umano, etico e giuridico, nella fedeltà a quanto Chiara gli aveva scritto: “… auguro che il tuo lavoro sia sempre vivificato dall’Ideale. L’esigenza che senti di accrescere e di vivere in pienezza (…) è certamente una grazia che hai ricevuto: vedi dunque di corrispondere a questo dono di Dio, Gianni! Io sono con te nel nuovo impegno”.
Adriana Cosseddu, attuale responsabile dell’Inondazione di Comunione e Diritto, testimonia la sollecitudine con cui Gianni ha accompagnato questa avventura iniziata negli anni 2000, quando Chiara ne indica il nome e il logo. Seguono Congressi internazionali e Summer schools dedicate in particolare ai giovani. Anche quando nel 2015 lascia la Commissione, Gianni continua a seguire tutto, a scrivere e a studiare, fino all’ultimo. Tre sere fa, salutando due di loro, ha stretto i pugni e sorridendo ha ripetuto con forza: “avanti, andate avanti!”. Le molte testimonianze arrivate dicono quanto il suo amore si faceva sempre presente e come si interessava di ciascuno riuscendo a cogliere le potenzialità di chi incontrava, incoraggiandolo a guardare in alto.
Una lettera scritta da Gianni a Chiara ci svela un po’ il segreto e il motore della sua straordinaria coerenza: “Carissima Chiara, alla ricerca di un fondamento alla vita che sempre sfugge, di una consistenza eterna a questa umanità che – come tu hai detto – continuamente rovina tutto, tu – mi sembra – hai dato una risposta definitiva ad assoluta con il mistero di Gesù Abbandonato. É Lui la risposta agli eterni problemi dell’uomo (…) è Lui la sorgente della sua nuova creazione, della sua eterna rigenerazione. (…) Cristo non mi ha chiamato (…) ad una perfezione umana, ma ad una perfezione divina: a scoprire, cioè, l’altezza, la profondità, la larghezza, la lunghezza del mistero di Cristo = mistero nascosto dai secoli in Dio. (…) non desidero scegliere Gesù Abbandonato per i frutti di risurrezione che da Lui derivano, ma per se stesso, per amore suo, perché voglio amare Lui…”.

Torna ai contenuti