Gianni Desanti - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Gianni Desanti

2016


Gianni Desanti


"Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato
a compiere la sua opera" (Gv 4,34)



22 dicembre 1937  -  Mar. Romana, 26 aprile 2016
Rocca di Papa, 28 aprile 2016
Carissimi e carissime,

Gianni Desanti, focolarino della Mariapoli Romana, è stato chiamato da Dio il 26 aprile. Colpito da malattia, negli ultimi mesi era privo di forze, ma trasmetteva una luce e una pace profonde.

Colpiva il sorriso con cui accoglieva chiunque andava a trovarlo. Si vedeva realizzata la sua parola di Vita: “Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato a compiere la sua opera” (Gv 4,34). E leggendo quanto lui stesso negli anni ha lasciato scritto si comprende più profondamente la radice di quel suo sorriso, più forte del dolore.

Ci lasciamo allora guidare dalle sue parole, così come è avvenuto stamani al suo funerale.

Ringraziando Gianni per la sua vita di donazione fino alla fine, restiamo uniti in preghiera.

In Gesù Abbandonato-Risorto,
Emmaus

Stralci salienti del suo profilo

In una lettera a Chiara del 1971 Gianni racconta: “Nel 1944 mentre nasceva l’Ideale a Trento, a Trieste la mia famiglia si divideva: mio papà da una parte, mia mamma da un’altra, io e mio fratello in un collegio, ma praticamente mai assieme. Avevo sei anni e conservo l’impressione come di qualcosa, l’amore certamente, che si spezzasse dentro di me: crescevo, ma dentro rimanevo piccolo, vuoto. A undici anni, penso per una grazia della Madonna, con mio fratello fui messo in un collegio dei salesiani. Là rimasi per cinque anni. Conobbi Dio, i Santi e la vita cristiana… Sentii crescere sempre più forte il desiderio di vivere il cristianesimo con impegno”.

Tornato a casa di suo padre a 16 anni per frequentare il liceo, sperimenta tante difficoltà. “Mi sentivo solo… - continua Gianni - Interruppi gli studi; non andai nemmeno più in chiesa… Sempre appartato disegnavo e dipingevo, ascoltavo musica; la bellezza e l’armonia mi riempivano e mi saziavano, ma era una pienezza passeggera e astratta dalla vita. … Nel momento più buio m’avvidi che qualcosa rimaneva: era Dio, un Dio che mi aveva creato, mi era Padre, mi amava… Da quell’istante la vita non ebbe più che un significato: portare a compimento quell’atto di amore divino che mi aveva creato. Presi anzitutto il Vangelo e ne lessi le parole come un assetato beve un bicchier d’acqua. Mi rimisi in grazia confidando nella Chiesa e nei sacramenti. Feci ogni sforzo per ritrovare un rapporto normale con la famiglia e con gli altri. Ma non bastava. Non potevo vivere da solo in questa nuova realtà. Avevo bisogno di imparare, di comunicare, di essere aiutato…”.

Gianni si confida con un sacerdote e comincia a frequentare l’Azione Cattolica ed è lì che nel 1959 un amico gli fa conoscere alcune persone del Movimento. Il servizio militare a Napoli e a Milano lo mette in contatto anche con le comunità di quelle città. Rientrando a Trieste, Gianni si pone la domanda sul suo futuro: “Mi misi con maggior impegno a vivere la parola di vita – scrive - finché mi fu chiaro che non era la famiglia, la società o la parrocchia la mia vocazione, ma era Dio, era l’amore puro…

Chiesi subito di essere accolto in focolare”.

Così nel marzo del 1964 partono in quattro da Trieste per la scuola di formazione dei focolarini a Grottaferrata e l’anno seguente partecipa al “miracolo della nascita di Loppiano”. Lo troviamo poi in focolare a Bruxelles e nel ‘68 a Roma ove lavora nella tipografia di Città Nuova. Sarà quindi ai Castelli Romani e per vari anni nella zona di Trento.

Momenti della sua esperienza personale e anche il lavoro come infermiere nel reparto dialisi e in quello psichiatrico, lo mettono a contatto vivo col dolore, come racconta a Chiara in varie lettere: “Poco a poco ebbi l’impressione che la vita si affievolisse. Sentivo di più la stanchezza… la vita interiore perdeva un po’ dell’attrattiva di prima… Quel Dio che avevo scelto si presentava in modo nuovo. Attimo per attimo mi chiedeva di amarlo pur sentendomi pieno di debolezze e di difetti…, mi chiedeva di amare i focolarini e i prossimi dimenticando il mio dolore… Mi par di capire che la gioia e il dolore, la luce e il buio, la forza e la debolezza sono aspetti del medesimo amore…” (1971).

E ancora: “Una malattia agli occhi mi ha messo in questi ultimi due anni in una condizione d’incertezza ed ha fatto riaffiorare certi sentimenti dolorosi della mia giovinezza, ma come mai mi sono affidato a Maria e come mai ho creduto che, per Lei, Gesù cresceva in me… ho creduto ogni istante che tutto l’amore che potevo dare, quello consolidava l’Opera… metto nelle tue mani tutta la mia vita, perché tu ne faccia dono con Maria a Gesù per la gloria di Dio”(1973)

Rientrato nel 2003 ai Castelli Romani, sei anni fa gli viene diagnosticato un mieloma. Gianni cerca di non far pesare agli altri il suo stato di salute e provvede con cura alle molte terapie necessarie.

A dicembre scorso è accolto nel focolare di Villa Achille, dove i focolarini l’hanno accompagnato nella sua “impennata finale”. Gianni, essendo infermiere, si rendeva ben conto della sua situazione e finché ha potuto ha partecipato normalmente alla vita di focolare. Poi, un mese e mezzo fa, è avvenuto il crollo. Però, mentre la salute fisica se ne andava, il suo cuore era sempre più in Dio. Durante la Quaresima gli è stata somministrata l’unzione degli infermi e l’indulgenza plenaria. Alla fine, è scoppiato in un pianto di gioia profonda: “Gesù, il Padre, devo arrivare là. Ora ho tutto, l’amore vostro, dell’Opera, della Chiesa, il sacramento appena ricevuto, sono contento e pronto”. Quella sera ancora confidava: “Offro tutto perché l’Opera sia sempre più come vuole Dio e non come vogliamo noi”. E poi: “Ho un’idea fissa nell’anima: vivere ogni momento in Gesù per essere nel seno del Padre. E’ questo che auguro a tutti i popi”.

Sabato scorso l’abbiamo aggiornato sulla probabile visita di Papa Francesco alla Mariapoli di Roma e la sera ha commentato: “Stanotte muoio, offro per la Mariapoli”.

E’ spirato martedì pomeriggio, proprio mentre i focolarini recitavano accanto a lui il rosario. Si è spento così, senza soffrire, quasi addormentandosi tra le braccia di Maria.
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