Gino Bonadimani - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti

Gino Bonadimani

2015


Gino Bonadimani


 26 giugno 1928 - Mariapoli Romana, 22 settembre 2015


Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù (Col 3,1-2)


Rocca di Papa, 25 settembre 2015

Carissimi e carissime,

come già vi ho comunicato, Gino (Luigi) Bonadimanifocolarino sacerdote, è partito dopo una lunga malattia il 22 settembre scorso per il Cielo circondato da Gesù in mezzo. Vi riporto in sintesi quanto è stato detto al suo funerale celebrato ieri al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, presenti - insieme alla Mariapoli Romana - i delegati dell’Opera nel mondo.

Continuiamo con il Risorto tra noi a offrire suffragi per lui.
Emmaus

Gino Bonadimani nasce in provincia di Padova nel 1928. A 9 anni per poter studiare viene andato in Collegio. Racconta lui stesso: “Venivo dalla campagna, figlio di genitori contadini… Per superare la nostalgia mi rifugiavo in cappella: lì è stato il mio primo incontro con la Madonna, con Gesù Eucaristia…”.

Durante il Liceo sente di voler conoscere di più Gesù e si impegna nell’aiuto dei poveri ai quali portava il pane rimasto nella mensa del Collegio: “Per me – racconta - è stata la scuola… dell’amore al prossimo”. Per servire ancor di più gli altri decide di studiare medicina. All’Università porta sempre in tasca un piccolo Vangelo e un giorno, indicandolo, domanda ad un suo compagno di studi: “Perché non possiamo vivere come è scritto qui?”. Era il maggio 1952 e quel compagno era Fede (Giorgio) Marchetti.

“Eravamo nello stesso corso di medicina a Padova - Fede conferma - e cominciammo a parlare fra noi della nostra vita, delle difficoltà da un punto di vista cristiano. Da quando gli ho parlato dei “Tempi di guerra” viveva l’Ideale integralmente, concretamente. Abbiamo sofferto insieme anche le difficoltà che in quel momento c’erano da parte di alcune persone della Chiesa. Il Vescovo ci aveva proibito di avere contatti con il Movimento e Chiara ci ha suggerito di andare in Vaticano per parlare con Mons. Montini (poi Paolo VI) che ha affermato: ‘Lo Spirito che vi anima è tale che potrebbe scardinare la Chiesa, ma siccome è vero sta ricostruendo la Chiesa pietra su pietra, anima su anima’. Incontro che abbiamo riferito a Chiara in un colloquio personale”.

Nel giorno di Santa Chiara del 1953, Gino capisce chiaramente che Gesù lo chiama e che deve lasciare tutto. Si reca sulle Dolomiti dove si incontra con Don Foresi e i primi focolarini e con Chiara. L’anno seguente, il mattino dopo la sua laurea, torna in Mariapoli ed entra in focolare.

Una lettera del 1955 a suo padre sottolinea la sua scelta di Dio. Scrive: “Non ho niente da nasconderti, papà, perché l’anima mia è posseduta da un’unica ansia: glorificare Dio in ogni mia azione. Si, papà, non ti nascondo che per la mia vita non ho fatto che una scelta: Dio. E per questa scelta ho sentito di dover rinunciare a tante cose... E’ una scelta che non ha né del convento, né dell’eremita, ma anzi è una scelta che mi lancia in mezzo a questo mondo sfasato per portare in mezzo a tante sofferenze un po’ di pace, o meglio la Pace che è propria di Dio. Comprendimi papà, non ti ho lasciato, ma ti ho affidato alle cure del Padre Nostro che è Dio, e con te pure la mamma”.
 
Nel 1956, come ufficiale medico, si trasferisce a Roma dove lavora anche nel Centro Medico “Lucas” insieme a Lucio Dal Soglio, Gino Lubich e ad altri: “Prima di cominciare ogni cosa - ricorda Gino - ci si dichiarava Gesù in mezzo… pronti ad amare Gesù in ogni prossimo”.

L’anno seguente per circa 7 mesi è accanto a Chiara, sofferente per un grave incidente. E’ il momento di una speciale esperienza di Gesù in mezzo con lei: una comunione viva, costante e filiale che non si è più interrotta. Un regalo prezioso di Chiara, che Gino si è sempre portato con sé quale guida per il suo cammino, è una serie di frasi scritte da lei, di suo pugno, su un’agenda tra le quali: “Dare, dare, dare sempre. Non appoggiarsi a nessuno…”.

Poi Milano, la Francia, 7 anni in Spagna e 11 a Trento.

Testimonia Eletta Fornaro: “Con Gino abbiamo fatto un bel tratto di Santo Viaggio insieme. Prima come delegati di zona in Spagna e poi nella zona di Trento. E abbiamo tenuto sempre Gesù in mezzo e insieme abbiamo visto svilupparsi queste zone. Quando Chiara ha pensato che le Tre Venezie avessero bisogno di un Centro Mariapoli, abbiamo cercato la terra vicino a Trento e con Carlo Fumagalli, architetto, si è fatto il progetto che Chiara poi ha approvato e benedetto”.

Mentre Gino si preparava a venir ordinato sacerdote, scrive a Chiara: “Giorni fa sono stato colto da un profondo avvilimento: ‘Sei un inconcludente - sembrava che qualcuno mi dicesse - però se vuoi puoi ancora fare qualcosa nella vita’… Mi sono inginocchiato nella mia stanza e ho letto lentamente: ‘Ho un solo sposo sulla terra’. Mai credo di aver detto queste parole con tale convinzione. Ho avuto la sensazione d’aver veramente celebrato le mie nozze. E Maria c’era e nella sua solitudine mi faceva festa. Preso così in quest’aria ho potuto guardare in Lui il mio sacerdozio, per non essere, per non avere, … per essere solo tutto di Gesù Abbandonato: di Dio!”.

Nel 1981 Chiara gli affida la corresponsabilità della Cittadella di Loppiano. Gino le scrive: “Tra poco incomincerà l’avventura di Loppiano. Tutto in me dice che non sono all’altezza di portare avanti un’eredità come questa. …. Tremo ma vado! Ė la volontà di Dio, è il mio Sposo”.

Sono anni di grandi sviluppi per la Mariapoli permanente e Gino vi si impegna con tutto se stesso. La cittadella si arricchisce di nuovi edifici, crescono gli abitanti, si aprono scuole per tutte le realtà dell’Opera.

Donando la sua esperienza, Francesco Chatel ricorda che quando è arrivato a Loppiano per la Scuola dei focolarini nel 1982 ha trovato in lui un padre, un vero fratello che lo ha accompagnato con ascolto e sapienza nei primi passi importanti della sua formazione.

Gino in una lettera a Chiara di quel periodo scrive: “Nel mio cuore alberga un solo desiderio: vivere per Dio, per Gesù, per Maria… farmi santo, ingrappolato con te”. E qualche anno dopo: “La gioia è la divisa del focolarino, e questa gioia a dirti il vero è per me una quotidiana e costante conquista. Ė una ginnastica che faccio giorno dopo giorno, con la speranza che la Madonna mi tenga le mani sulla testa, fino alla fine”.

Ginnastica quotidiana dell’amore che ha portato Gino ad accompagnare un numero enorme di persone in Italia e oltre, a curare la formazione di centinaia di focolarini a Loppiano e poi dal 1990 a donare l’Ideale in ogni punto del mondo assumendo con Graziella De Luca la responsabilità dell’aspetto dell’ “irradiazione e apostolato” nel Centro del Movimento.

Poi la sua salute che l’aveva già fermato alcune volte nel cammino della vita, senza mai diminuire la sua voglia di amare e di donare e donarsi, è ulteriormente peggiorata e dal 2002 ha cominciato la sua bella esperienza di focolare a Villa Achille. Gianmario Maddalena che l’ha seguito in questo periodo sottolinea: “Fa sempre impressione notare la grandezza di ogni popo nell’ultima fase della vita e, per Gino, non esiterei a dire che due sono i punti fermi mai venuti meno: la volontà di Dio e la presenza di Gesù in mezzo”.

Possiamo concludere che Gino ha realizzato in pienezza la Parola di Vita ricevuta da Chiara: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù” (Col 3,1).










Filmato con alcune
foto di Gino
Torna ai contenuti