Giovanni Chitò - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Giovanni Chitò

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Giovanni Chitò

Non quello che voglio io,
ma quello che vuoi tu.

7 novembre 1996


Giovanni nasce in una povera famiglia di contadini nel bergamasco. Quando conosce l'Ideale, nel 1960, è impiegato comunale e così racconta le sue prime esperienze:

Ho cercato pure io di fare del mio piccolo paese, di ogni rapporto che avevo, un riflesso della vita di Dio sulla terra…

Un uomo sofferente di esaurimento si presentava in Comune ogni mattina per chiedere lo stato di famiglia. Per un litigio avuto con il fratello temeva di non poter più godere dei suoi diritti Per sei mesi, ogni mattina, usciva dal Comune col suo documento in mano, tranquillo e sereno che tutto era in regola.

Un giorno si è presentata allo sportello una vecchietta che doveva compilare una domanda. Prima ero solito, in queste occasioni, di dire che la documentazione doveva essere già pronta prima di consegnarla, invece ho fatto accomodare la signora e alla macchina da scrivere ho battuto la domanda, ho compilato i certificati e le ho dato il tutto da firmare. In ricambio un grosso grazie ed un sorriso riconoscente.

Dopo un incidente di moto, durante una degenza in ospedale ho avuto modo di fare conoscenza con un ammalato che come me era solo e distante da casa. Allora ogni mattina tornando dalla Messa, sapendo che lo desiderava, entravo nell'edicola a comprargli il giornale "L'Unità" (il giornale del partito comunista), tra la meraviglia di medici e ammalati nel reparto.

Dopo la dolorosa esperienza dell'ospedale ho sentito di donarmi completamente a Dio per vivere la vita di unità in Focolare. Ma le condizioni di salute non mi permettevano di poter stare insieme agli altri. Questa sofferenza offerta momento per momento in un "sì" ripetuto continuamente a Dio è diventata il mio modo di servire i fratelli e realizzare così quel disegno d'amore che Lui ha su di me..

(agosto 1963 a Chiara)  Voglio comunicarti il mio grazie per avere donato tanta luce e calore tutto particolare alla mia anima. In ricambio io ho ben poco, sono tanto piccolo ma ti assicuro che la mia anima ha trovato nel tuo Ideale la sicura strada per arrivare a Dio. In questi giorni ho rinnovato a Lui l'impegno di "sceglierlo" nel dolore. Da tempo soffro di disturbi ai reni e nel prossimo ottobre è possibile venga ricoverato per un intervento chirurgico. A causa di questo anche la mia vocazione al focolare non mi è certa, quindi in questa attesa è sempre G.A. di fronte, per arrivare a Dio.

(1980)   Dio è meraviglioso. Si manifesta per mezzo di piccole cose.
Giorni fa mi è successo un fatto. Un uccellino appena uscito dal nido, volando andò a sbattere contro la porta di casa, sicuramente per inesperienza. Uscii sul terrazzo, presi l'uccellino in mano, lo accarezzai e poi lo rimisi a terra, al sole. Rientrato in casa è arrivata la mamma dell'uccellino ed entrata nella stanza si è posata sull'altro capo del tavolo e con un cinguettio sembrava dire il suo grazie per quel piccolo gesto d'amore. Tornata fuori ha preso per il becco il suo uccellino e se lo è portato via.
Mi è sembrato un segno di Dio: io dovevo imparare anche da un uccello ad amarLo e ringraziarLo, soprattutto per quanto Lui fa per me per infinito amore.

(20.5.1982) Pur con tanti limiti, però cercando una personale unità con le anime del grappolo o con quelle che la Volontà di Dio mi mette accanto nell'attimo presente, secondo l'esigenza che ognuna richiede, è l'arancio che vivo.
Mettendo l'anima a fuoco ed al giusto posto, sicuro che al fisico, alla salute e ai dolori ci pensa Gesù, vivo il verde.
L'unità comunque è sempre il centro a cui miro, e ciò è possibile se sono unito a Dio ed ai popi. Però questo si realizza meglio se qualsiasi cosa, avvenimento, circostanza, tutto insomma, ha una faccia ed un nome: G.A., qui è la santità, il giallo.
Ecco la mia anima di questi giorni, con la certezza che io sono come amo.

(24.3.1983 ad Achille Belladelli) Il mio essere focolarino "fuori-focolare" è perché la salute non mi fa stare al ritmo della vita di focolare ed è sempre stato il mio Gesù Abbandonato. Solo l'amore a Lui mi fa essere uno con Chiara e con i popi.

Nel dicembre 1983 è chiamato al centro dei focolarini per portare avanti delle pratiche assicurative.

(24.12.1983 a Chiara) Il 6 dicembre sono arrivato  in Focolare… Da tanti anni per motivi familiari e di salute sono rimasto al mio paese unito al focolare di Milano. Puoi immaginare la mia gioia nel trovarmi così inaspettatamente vicino al cuore dell'Opera e sento di chiedere a Maria di trasformarmi, per essere sempre più disponibile e tutto suo.

Nel 1991 la salute peggiora.

(17.1.1991 a Nuccio Santoro) La mia anima è serena ed in pace. Serenità e pace che derivano dalla mia unità con Gesù Abbandonato, comunque si presenti e si manifesti, con la consapevolezza che tutto è amore di Dio e che a Lui non gli si domanda mai chi è, Lui lo si ama solamente, cosciente dei miei limiti, delle mie incapacità e dell'essere peccatore. Poi, così come sono capace, tutto offro al Signore per la Chiesa, per l'Opera, per Chiara, per il centro focolarini e ciò mi fa sentire uno con tutti.

(18.2.1991 a Chiara)
Ho accettato questa malattia come un atto di amore per Dio, cosciente che è Sua permissione o volontà che soffra ed io la voglio la sua volontà, solo perché è Sua volontà, non certo perché mi faccia piacere soffrire.
Quindi ci sono e ci sto, perché sento questi particolari momenti come amore personale dello Spirito Santo, perciò tutto ho offerto ed offro a Dio tramite Gesù…

(6.8.1992 a Fede Giorgio Marchetti) L'impianto del defibrillatore è durato quasi quattro ore… E' stata una esperienza di Dio molto bella e cioè la certezza che ero amato personalmente da Dio Padre e che quanto avveniva non era altro che la realizzazione della storia d'amore che Lui ha pensato per me. Questo era motivo di abbracciare Gesù Abbandonato comunque si presentava e manifestava nell'attimo presente.

(1.12.1992 a Fede Giorgio Marchetti) Non ti nascondo che ho avuto momenti di sospensione, di incertezza, di perché, di come, ma nulla avviene a caso e la pace l'ho trovata poiché tutto fa parte del progetto d'amore che Dio ha su di me e Dio che è AMORE, lo si ama sempre, subito e con gioia.
In questi giorni, poi, mi sono sentito particolarmente unito a Chiara, poiché in maniera e dimensioni diverse, eravamo sulla medesima croce ed il convivere con Gesù Abbandonato mi realizza come uomo e mi mette nel dover essere come popo. Il saper soffrire ed offrire (…) è un momento particolare di grazia.

(7.2.1994 a Filippo Casale) Varie volte il defibrillatore si è attivato: è sempre un'esperienza nuova che mi fa puntare l'anima in Dio ed offrire a lui tutto per Chiara, per l'Opera, la Chiesa, per i popi.
Bisogna star fermi e lasciarsi fare da Dio: è un suo momento creativo nei confronti della creatura ed essa deve essere come argilla nelle mani dell'artista. A dirlo è facile, ma quando si è manipolati occorre credere all'Amore ed andare avanti, certo che Dio compirà la Sua opera in me, nonostante me.

(7.5.1994 alla sorella di un focolarino) Anche per esperienza personale, sappi che il dolore è un grande mistero come l'amore. Senza amore non si vive, senza dolore non si ama... E mi sono convinto che il dolore custodisce quasi sempre il segreto della felicità.

Alcuni pensieri di Giovanni tratti dai suoi schemetti:


Sono due mattinate che lavoro sul computer e non l'avevo mai fatto prima. E' interessante, soprattutto perché devo fare la volontà di Dio, ma anche il lavoro stesso mi soddisfa. L'importante poi, è credere all'amore del popo che mi insegna, rispondendo con amore, che alcune volte comporta "rinnegare me stesso" per amare G.A.

Un momento bello di unità, di famiglia, di focolare, che si è poi concluso con una cena insieme in un localino di Rocca di Papa. Una cosa bella, semplice ma nella gioia, quella gioia che proviene da Gesù in noi e fra noi.

Ho trascorso buona parte del pomeriggio con diverse persone che avevano delle difficoltà. In tutte queste situazioni quello che conta e che vale è amare, amare, amare.

Questa sera è arrivato un nuovo popo nel nostro focolare. E' un bel dono da parte dell'amore di Dio (…). E' arrivato un nuovo Gesù da amare, da scoprire, con la certezza che insieme percorreremo il Santo Viaggio con Gesù in mezzo.

Sono molto fragile, ma nulla è impossibile a Dio.


Il mattino del 27 novembre del 1996 lo trovano disteso sul letto come faceva quando si sentiva male, con gli occhiali, la Parola di Vita accanto - "Vegliate e pregate perché non sapete né il giorno né l'ora"- e il libretto "Parole del Cuore" con una immaginetta che segnava una pagina dove c'era questa frase di Chiara:  "Ama Gesù crocifisso in te, nelle infinite sfumature dei tuoi dolori, ma amalo soprattutto fuori di te, nei fratelli, in tutti i fratelli. Se fra essi puoi avere delle preferenze amalo nei più peccatori, nei più miserabili, nei più cenciosi, nei più ripugnanti, nei più abbandonati".

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