Giovanni Davì - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti

Giovanni Davì

2014


Giovanni Davì

4 maggio 1928 - Brescia, 19 ottobre 2014

Insegnami, o Dio, la tua via
e guidami sul sentiero piano (Sl 27,11a)


Rocca di Papa, 24 ottobre 2014

Carissimi e carissime,

Giovanni Davì,
focolarino sposato della zona di Milano, ha raggiunto la Mariapoli Celeste il 19 ottobre all’età di 86 anni.

Nato a Messina, ha cominciato presto a dipingere: l’arte e la pittura in particolare sono stati uno degli amori della sua vita. Ha incontrato l'Ideale tra i primi in Sicilia nel 1953, in un momento particolarmente difficile della sua vita, denso di profonde angosce esistenziali, e fondamentale è stata per lui la scoperta di Dio Amore. La spiritualità dell’unità ha fatto subito un ciak nella sua anima così sensibile alla bellezza e ha nutrito la sua arte e il suo rapporto con Dio.

Nel 1960 sposa Adele, con cui condivide l'Ideale. La messa di nozze è celebrata a Grottaferrata da don Foresi e testimoni sono Foco, Silvana Veronesi e Peppuccio Zanghi. Quando nel ‘61 Chiara chiede ai due giovani sposi di trasferirsi in Lombardia per sostenere l’Opera nascente, entrambi aderiscono con prontezza trovando la cattedra di insegnamento a Bergamo. E nascono due figli, Ignazio e Stefano.

Avvertono la chiamata al focolare e, quando nel '69 Giovanni fa le promesse, riceve da Chiara la Parola di Vita: “Insegnami, o Dio, la Tua via e guidami sul sentiero piano” (Sl 27,11a).
Giovanni commenta che questa Parola è per lui: “Un dono particolare di Maria” e aggiunge: “Il sentiero piano, a cui Chiara allude, significa la realtà della Desolata nell'attimo presente”.

Insieme ad Adele contribuiscono con dedizione e sapienza alla diffusione del Movimento e nel '75 sono delegati di zona per le Famiglie Nuove.

Giovanni aveva un vero talento artistico e sin da giovane aveva sempre prodotto molto. Il crescere della sua maturità pittorica andava di pari passo con le tappe del suo itinerario verso Dio. La sintesi di queste due componenti si è manifestata nella realizzazione del commento grafico alla meditazione di Chiara “Ho un solo sposo sulla terra”, edito da Città Nuova. Aveva un rapporto speciale con Chiara, che ha sempre apprezzato e sostenuto la sua arte. Il dono a lei di questo lavoro, da lei approvato per la stampa, rimane una tappa del suo amore di artista e di figlio spirituale.

Già nel ‘60 le scriveva: “Ho intuito che la nuova arte dovrà incominciare da dove i grandi maestri hanno concluso il loro dire, perché il nostro messaggio artistico dovrà possedere quel linguaggio soprannaturale che l’Ideale soltanto può farci esprimere”.

Sono state sempre presenti nel suo Santo Viaggio la rivelazione di Gesù Abbandonato e la maternità di Maria. Giovanni ha vissuto il travaglio di conciliare il lavoro artistico con il distacco da esso con grande sapienza, attenzione e sofferenza, mai con superficialità.

L’Eterno Padre non gli ha risparmiato gioie e prove. Nel 2008 i primi sintomi della malattia: “Vivo così un nuovo incontro con lo Sposo da riconoscere con una scelta più profonda”.
Rimane sempre forte il suo rapporto con Chiara anche dopo la partenza di lei per il Cielo: “Chiara continua ad essere fra noi come non avrei mai immaginato, la sua costante presenza in tanti momenti della giornata mi aiuta a vivere l'attimo presente, a tenere Gesù in mezzo.” E ancora: “Il Paradiso, più che comunicarcelo, Chiara ce lo ha fatto 'vedere' nella sua essenza e me lo ha impresso nell'anima, nel cuore, negli occhi! Una grazia aggiunta del carisma è la rivelazione della grandezza di Maria in seno alla Trinità”.

Nelle ultime ore è stato accompagnato da Adele, dai figli e familiari, e dai focolarini di Brescia sino agli ultimi istanti. Di tanto in tanto ripeteva con voce sommessa, ma chiara, un nome: “Gesù Abbandonato”, a conferma che la sua anima era puntata in Colui che era stato l’unico tutto della sua vita.

Grati di quanto Giovanni ha fatto per l’Opera e certi che continuerà ad intercedere per tutti noi, ci uniamo in preghiera per lui e per la sua famiglia.


Emmaus

Torna ai contenuti