Giovanni Ignaccolo - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Giovanni Ignaccolo

2010

Giovanni Ignaccolo

Catania

9 giugno 1926 - 8 luglio 2010

Una sola cosa ho chiesto al Signore e quella ricerco,
di poter abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita (Sal 27,4)



12 luglio 2010

Carissimi e carissime,

Giovanni Ignaccolo
, uno dei primi focolarini sposati della Sicilia, ha raggiunto la casa del Padre lo scorso 8 luglio, all’età di 84 anni. Sposato con Amelia, hanno avuto cinque figli: Salvatore, attualmente responsabile del focolare del Burundi, Enza Maria, Chiara, Paolo e Toni, tutti dell'Opera. Aveva un’innata personalità artistica; insegnante, era anche scultore, in particolare di opere in bronzo.

Giovanni aveva conosciuto l’Ideale pochi anni dopo il suo matrimonio. Nel '58, con Amelia erano andati alla Mariapoli di Fiera e l'incontro con Chiara aveva operato nella loro famiglia una vera e propria svolta. Era un apostolo dell'unità: è quasi una favola sentire il racconto delle corse infaticabili in varie province siciliane per comunicare l'Ideale, insieme alla moglie. Sono innumerevoli le persone: sposati, sacerdoti, giovani, che possono testimoniare di aver beneficiato del loro sostegno.

Per essere più vicini al focolare, nel '73 Giovanni si è trasferito con tutta la famiglia a Catania. La vita non gli ha risparmiato difficoltà, ma lui non si è mai fermato davanti agli ostacoli. Il suo amore per Chiara, per il carisma dell’unità era grande; è stato un esempio di donazione senza riserve all'Opera e, nello stesso tempo, alla famiglia, creandovi un clima di vita evangelica.

Nel 2002 è arrivata la malattia e Giovanni ha reagito con grande serenità. In ospedale testimoniava la sua fede semplice e concreta nell'amore di Dio. In quei giorni Chiara gli scriveva: “(…)
Grazie del tuo “sì” immediato allo Sposo! Sono con te ad amarlo in ogni sofferenza, con la certezza che tutto è espressione del suo amore personale per te. Chiedo a Maria di esserti accanto (…). Unitissima, nel vivere l'attimo presente”. E Giovanni le ha risposto: “Da quando lo Sposo è venuto a trovarmi la mia vita si è trasformata. Lui ha preso dimora presso di me (…) e con questi tuoi 'popi speciali' [riferendosi a quanti nell'Opera in zona si trovavano nella sofferenza] stiamo lavorando per l'Opera dal nostro letto d’ospedale”.

Scriveva nel 2006: “
Gesù Abbandonato (…) è l'unico mio bene, è la soluzione a tutti i problemi, è l'anticipo del paradiso, tutto sta nel saperlo vivere e ci vuole un grande esercizio di pazienza”.

Anche quest'anno Giovanni ha partecipato alla Mariapoli di Acireale, sulla sua sedia a rotelle, ma sempre luminoso e sereno. I suoi ultimi giorni sono stati particolari per l'aggravarsi improvviso della malattia E’ stato un dono per lui la presenza fino alla fine di Amelia che gli è stata vicina con dedizione costante e fedele e dei suoi cari, in particolare dei figli arrivati da lontano, e dei popi e delle pope. Anch’io ho potuto telefonare con Amelia per assicurare a Giovanni la mia unità.

Tra le sue ultime parole, come una consegna:
“Uniti… con Chiara”. La sua Parola di vita è: “Una sola cosa ho chiesto al Signore e quella ricerco, di poter abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita (Sal 27,4)”.

Preghiamo per Giovanni e per i suoi cari, ringraziando Dio del dono che è stato per la sua famiglia e per l’Opera.

In Gesù Abbandonato-Risorto,

Emmaus

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