Guido Brini - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Guido Brini

Profili e notizie

Profilo di Guido Brini, letto da Gianni Ricci

Guido era nato a Pavullo in provincia di Modena il 20 maggio 1926. Aveva 4 fratelli, di cui uno è Mario, qui presente.
Esonerato dal servizio militare perché era stato partigiano, ha conseguito l’abilitazione magistrale Iniziò anche l’Università di magistero a Torino e ottenne la licenza in Teologia al Laterano. Nel periodo in cui era impiegato amministrativo dell’INAM avvenne in lui, come afferma, una conversione:
«Ho 28 anni, e sono impiegato in un istituto di assicurazione sociale a Torino.
Nella mia vita passata c'è un filo, un senso che si rende sempre più evidente, che lega tutti gli avvenimenti trascorsi, e li conduce in un punto, che fu per me l'incontro personale con Dio, dal qual punto cominciò la mia vita nella grazia.
Ero di temperamento chiuso e cerebrale, e concepivo la realtà come un insieme di cose, spirituali e materiali, da assoggettare a me, da possedere. Si sviluppò così la superbia: mi sentivo sicuro della mia intelligenza e superiore agli altri.
C'erano in me delle aspirazioni bellissime, ma non le conducevo al fine, le fermavo a me. C'era l'aspirazione alla verità… alla bellezza. C'era l'aspirazione alla giustizia, e, preso dal partecipare alle sofferenze e alle angosce che nascono nel mondo dalla miseria, figlia dell'ingiustizia, volli attivamente contribuire alla risoluzione del problema sociale, ma la sua sete di giustizia e l'attività intrapresa, poiché non c'era la carità, mi sviava da un sentire ed agire cristiano: divenni così praticamente sul piano ideologico politico marxista, ed entrai a far parte della Confederazione Generale Italiana del Lavoro con incarichi direttivi.
Tutto questo lo facevo per me non per Dio che, in fondo, non conoscevo, benché fossi stato educato in una famiglia cristiana, anche se per un certo tempo fossi stato membro e dirigente di Azione Cattolica e avessi anche frequentato (verso 17 anni) la Comunione quotidiana.
Gesù nella mia vita non c'era,  non ricordo di avere mai cercato in 25 anni un incontro personale con Dio, con Gesù, di avere cioè desiderato lui per amor suo, per amarlo.
Non sentii mai una vocazione religiosa, non c'era posto in me, per il richiamo più alto: la mia vita era tutta imperniata su me stesso.
Non ricordo di aver mai sentito il desiderio di conoscere Maria non la conoscevo e non la amavo: la Madonna non c'era, nella mia vita.
A 24 Gesù mi fece incontrare, prima a Torino e poi a Trento, i focolarini.
Appena capii lo spirito che li animava, sentii che dovevo convertirmi radicalmente, rinnegare me stesso, il mio uomo vecchio, e iniziare una vita imperniata non più su me, ma su Gesù, sulla carità.
Dai 24 ai 25 anni fu una continua lotta coll’uomo vecchio: ormai sapevo di dover seguire Cristo, ma avevo mille attaccamenti, dei sensi e della ragione: e alla misericordia di Dio, e all'amore materno di Maria, toccò di attendere ancora per due anni.
In questi due anni, pur continuando a frequentare i focolarini, nutrivo dentro di me critiche e obiezioni nei riguardi dell'Ideale che li animava: lo spirito che vivevano mi sembrava portasse al disprezzo della ragione, ad una vita religiosa basata sul sentimento, alla sconsiderazione del valore dell'azione umana negli avvenimenti. Ma non mi accorgevo che ciò pensavo per la superbia della mente, perché giudicavo dall'esterno, senza spirito di carità, senza cui nessuna cosa vale. Vedevo il disprezzo della ragione, perché a me, che volevo essere sapiente e prudente, contrariava veder vivere la parola "ti ringrazio o padre che hai nascosto queste cose ai sapienti e prudenti e le hai rivelate ai piccoli". Vedevo il sentimentalismo perché avevo un cuore di pietra, e non capivo la vita di chi aveva un cuore di carne che amava i fratelli.
Quando finalmente, sapendo che solo nella perfetta carità si trovava la gioia promessa da Gesù, cominciai a vivere anziché a giudicare. Allora vi fu in me la vera conversione. Gradatamente la mia anima, mediante la carità, ritrovava Gesù e quindi la Via, la Vita, la Verità. Era la vita dell'anima: alla comunione di ogni mattina non seguì più come prima una giornata mediocre, dominata dal proprio carattere, dall'io. Ma seguì una giornata vissuta per Dio, amato nel fratello in ogni momento.
Attraverso l'Ideale, ritrovato Gesù, cominciai ad amare Maria: capii come era stata sempre lei a condurmi a Dio. Rettificai quindi la mia posizione politico-sindacale, abbandonando il sindacato.
Sentii la chiamata a vivere integralmente per Dio e per la Chiesa, praticando alla sequela di Gesù i consigli evangelici. E a 27 anni entrai in focolare.
Capii che l'unica cosa che valeva nella vita era farsi santi, e questo realizzarlo in unità con i fratelli. Scelsi come mio modello Maria, e come mio Ideale Gesù Crocifisso e Abbandonato, come risposta alla scelta che lui aveva fatto di me.
La mia conversione fu un'occasione di bene per altri miei compagni o amici, tra cui un ex compagno Aldo Baima».
Aldo Baima ricorda:
«… mi sono iscritto alla Facoltà di Magistero dell’Università di Torino, per seguire i corsi di Pedagogia e di Filosofia… Fu così che nei corridoi dell’università m’imbattei un giorno nel mio vecchio amico Guido, che da qualche anno avevo perso di vista.
Con Guido ci eravamo conosciuti sui banchi di scuola, in terza magistrale inferiore e per alcuni anni eravamo stati compagni di classe, senza nulla di più. La nostra amicizia risaliva soprattutto agli ultimi due anni di studio. Guido era un ragazzo molto simpatico: acuto, pieno di brio. Ammiravo i suoi talenti letterari, la sua originalità nelle ricerche culturali e nello stesso tempo la sua spregiudicatezza. Era il "cittadino" spigliato e buontempone. Me lo ricordo, ad esempio, uscire da una finestra dell’aula scolastica, situata al secondo piano, e rientrare dall’altra. Senza parlare delle sue barzellette. Io ero l’opposto di lui: il buon ragazzo venuto dalla campagna, calmo e riservato. Io stimavo la sua brillantezza; lui aveva probabilmente apprezzato la carica spirituale che l’Azione Cattolica mi aveva trasmessa. La simpatia era diventata amicizia.
Ci rivedemmo qualche altra volta. Da buon militante, mi preoccupavo di convincerlo che non era sulla buona strada. Senza successo apparente però.
Finché in uno degli incontri successivi Guido mi disse: "Ehi, Aldo, ho qualcosa da raccontarti, sono sicuro che ti interesserà". E mi parlò del contatto avuto con un gruppo di persone che avevano deciso di mettere il Vangelo a base della loro vita. Volevano amarsi come Gesù ci chiede… Sulla sua bocca le parole del Vangelo erano norma per l’agire di ogni istante, luce per gli aspetti più comuni della vita. Tutto era penetrato e trasfigurato dalle parole di Gesù che Guido citava sempre.
Allora fu spontaneo per me poter aprire a Guido la parte più segreta del mio cuore… Guido mi ascoltava e faceva suoi i miei crucci, come nessun altro prima. Poi mi dava qualche consiglio. Soprattutto mi ridava ogni volta la pace, dicendomi: "Mettiamo assieme tutte queste cose nel cuore di Gesù" E voleva dirmi: Dio ti ama e sa tutto questo; affida tutto a Lui, che al momento buono ti mostrerà la soluzione. Ed ogni volta sperimentavo la gioia: una gioia tutta nuova, tutta piena.
Guido mi parlò della scoperta che era stata per i suoi amici – e per lui – la frase di Gesù: Tutto quello che avete fatto al più piccolo dei questi fratelli, l’avete fatto a me. Ogni prossimo era Gesù da amare».

Nel 1954, dopo l'anno di vita di focolare a Torino, Guido viene trasferito a Siracusa. Dopo qualche anno venne trasferito a Roma dove visse un certo periodo al centro dei focolarini essendosi già sganciato dal lavoro. Nel novembre del 1966 Guido è stato ordinato sacerdote ad Augsburg.
Da allora vediamo Guido accanto a Dori in Inghilterra dove stava prendendo corpo il dialogo con la chiesa anglicana, poi in Libano, accanto ad Aletta, durante i tragici decenni della guerra ad intessere i legami con la chiesa ortodossa. Ed eccolo infine in Messico, ad iniziare con Fiore la cittadella "El diamante"…
Più volte da lì Giudo aveva chiesto a Chiara di essere sostituito perché vedeva che le sue forze venivano meno. Dopo qualche anno Chiara acconsentì e Guido le scrisse:
"Sono anni che non ti scrivo una lettera personale, per non darti lavoro in più oltre a quello che già ti dà lo Spirito Santo. E tuttavia non ho conosciuto giorno senza di te, senza la tua luce, il tuo amore…"
Iniziano da allora anni di Calvario e, più si spegneva la sua intelligenza, più veniva in evidenza quanto fosse viva e feconda in lui la parola di vita che Chiara gli aveva assegnato: "Non amiamo a parole né con la lingua, ma con le opere e in verità" (1Gv 3, 18).

Sono arrivate tante testimonianza:
Joseph Assouad, focolarino libanese, scrive:
«In Guido si vedevano gli aspetti più contradditori. È forse la persona con l’intelligenza più acuta che ho mai conosciuto.
Era molto serio e profondo ma con uno humour eccezionale. Era un piacere stare con lui e chiedergli il suo pensiero su varie realtà religiose, politiche e sociali...
Le messe che celebrava erano ridotte all’essenziale, ma si aveva spesso l’impressione che uno squarcio di Cielo si aprisse, inondandoci di Divino.
Sapeva farsi uno con tutti, adulti e giovani, ricchi e poveri, colti e persone semplici. Riusciva ad accogliere le persone più difficili, aiutandole a far venir fuori i loro talenti e li aiutava a metterli a frutto per il bene di tutti.
Con lui l’Opera non era solo un fatto religioso, ma abbracciava tutte le realtà della società. Era l’unico che aveva il coraggio di andare nel quartiere musulmano di Beirut per incontrare alcune persone che lavoravano nei campi palestinesi. In effetti quando uno di noi e stato fermato dai Palestinesi per 24 ore, sono stati i suoi contatti ad aiutare a farlo liberare.
Guido si è dato tutto, corpo e anima senza risparmiarsi niente. Quando negli anni 70 in tutto il MO c’erano solo due focolari maschili, uno in Algeria e uno in Libano, Guido era spesso in viaggio da un paese all’altro.
I fatterelli umoristici sono tantissimi, come quando è andato a presentare le condoglianze per la morte del Patriarca Maronita, dopo aver salutato le personalità presenti, si è seduto per sbaglio sulla sedia del Patriarca che doveva rimanere vuota. Oppure quando al Cairo, avendo avuto un appuntamento con il Patriarca Copto Cattolico, è andato al Patriarcato Copto Ortodosso: dopo aver salutato il Papa Shenouda III e parlato del Focolare, ha capito che si era sbagliato di posto.
Arlette, focolarina libanese ricorda:
Poi personalmente ho avuto un esperienza con lui e Amy , la popa che è in Sud Africa; andavamo in Siria per vedere la comunità di Homs e siamo stati presi in una sparatoria molto forte. Non c’era niente da fare, la morte era sicura. E lì ci ha dato proprio la vita: dovevamo correre in un posto più riparato, ma lui vedendo il rischio per dopo, ci ha lasciato correre ed è andato in mezzo alla sparatoria per riprendere l’auto e ritrovarci più avanti in un posto più sicuro. Non dimenticherò mai questo suo amore fino in fondo per il fratello. Oppure quante volte arrivava in mezzo a battaglie per portarci medicine o alimenti anche spirituali alla Croce Rossa che era nell’altra parte della città di Beirut, per sostenerci che eravamo lì per soccorrere i feriti di guerra.

Tanino focolarino della Mariapoli Romana ricorda:
Ero da qualche anno in Ungheria ed ho incontrato Guido al Focolare Cristoforo. Tutti e due eravamo di passaggio. Sapendo che ero in un paese comunista, Guido mi ha detto: "Cerca di conoscere bene la storia dell’Ungheria, la storia del popolo, i gusti della gente, il perché di certi comportamenti. Solo conoscendo bene la storia puoi capire il tuo ruolo e perché Chiara ti ha mandato lì. Il focolarino ha una ruolo storico, ha la sorte di leggere con gli occhi di Gesù gli avvenimenti perché tutto ciò che avviene è sempre un evento di cielo e terra. Il più grande disastro è la cecità storica e il Carisma di Chiara è luce".

Dal Messico Juan Badia ci scrive:
Quando ho saputo che sarei andato in Messico, un focolarino di Montet mi ha detto: "Vai con il migliore capozona che c’è". Negli anni trascorsi insieme ho potuto costatare che ero accanto ad uno dei "grandi" dell’Ideale. Traspariva in lui umiltà e spirito di servizio.  Questo ha segnato fortemente la mia vita di focolare.
Guido era uno che dava grande libertà e fiducia, e ti aiutava a fare ogni cosa davanti a Dio!
Nel rapporto con Fiore ci teneva ad avere una unità che fosse carità e verità, ma quando si rendeva conto che il suo carattere forte lo aveva tradito, mollava tutto in modo che dominasse soltanto la Carità!
Era una persona molto atletica ed aveva una incredibile sorprendente agilità... Un giorno stavamo parlando, non so di cosa, e lui si è arrampicato sulle due pareti del corridoio d’ingresso, camminando tranquillamente.
Era conscio dei suoi limiti ma trovava il modo di andare al di là. Ad esempio non sapeva cucinare, per questo propose a tutti che lui poteva pulire, tutti i giorni, i piatti.
Non ci teneva a rimanere come delegato dell’Opera in zona, ma pensava sempre al bene dell’Opera, così quando incominciò a sentire i primi limiti della salute: perdita di memoria, calo di forze... Ogni anno proponeva a Chiara di essere cambiato, ma ogni anno Chiara gli dava nuovi elementi per rimanere in quella funzione.

Per concludere  prendiamo dei brani di una lettera di Pierre Dahdad, un focolarino sposato libanese ora in Canada:
"Quando penso a Guido non posso non pensare ad Aletta ... e come tutti e due hanno fondato insieme la famiglia di Chiara. Guido aveva un grande Ideale, aveva Dio nell' anima e il fratello in mente sempre…
Ha cercato di amare con un senso di umore acuto ma anche con la sua grande intelligenza che non ha mai perso di vista il fratello. Un uomo completo con la testa su e i piedi per terra.
(…) è difficile parlare di Guido, ma senz’altro chi l'ha conosciuto non ha potuto non amarlo".


Ed ora una singolare lettera del 26 febbraio 1953, con la quale Guido viene accolto in focolare come focolarino. Sono in tre a scrivergli: Chiaretto, Chiara e Foco.
Don Foresi scrive: "…Guido oggi raggiunge il suo posto in focolare"
Chiara, a grandi lettere aggiunge: "Ciao Guido. Sei nostro!
E Foco conclude: "…ringrazio Dio per te".

Ora che Guido ha "raggiunto" il suo posto, le parole di Chiara "sei nostro!" acquistano un peso definitivo. E assieme a Foco, che ringrazia Dio per Guido, ci siamo tutti noi.

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