Heleno De Oliveira - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Heleno De Oliveira

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Heleno de Oliveira


Chi tra voi vuole essere il primo sia il vostro servo.



30 luglio 1995


(27.1.1976)  "Una mia esperienza personale. Dopo aver sentito tutti questi temi e soprattutto aver cercato un pochino di viverli, mi è nata una grande pace nell'anima, ma non so spiegare bene cosa sia. E' più che la pace: è un'armonia in tutto il mio essere che da molti anni non sentivo. Un po' come succede nei primi tempi dell'Ideale, quando tu ti vedi tutto nuovo, quasi senza tentazioni. Per esempio: l'altro giorno in cappella, adorando Gesù ho capito, con una gioia grandissima, che ero un vergine. E sotto questa parola vedevo una realtà così grande che nessun tesoro al mondo poteva comparare. Mi vedevo amato, scelto, tutto di Dio, e pensare che Lui, dopo tanti tradimenti che ho fatto, mi faceva capire che ero suo e che non esisteva per lui nulla del mio passato!
Sono rimasto così contento che anche quando ho visto il nero della mia vita non ho voluto guardarlo perché era tornare indietro, anzi non c'era, perché era Gesù Abbandonato!  (…) Un'altra cosa bella: nel mio cuore in questi giorni Gesù in mezzo ha bruciato tutti gli altri interessi per lasciare solo l'ansia di essere come Maria, come Chiara che ha dentro tutta l'Opera! Che bella la nostra vocazione! Come Maria è evanescente, ineffabile! Cosa ho fatto, pensavo spesso, per essere capitato proprio qui…?!"

(2.3.1979) Parto per morire come Gesù Abbandonato, in ogni momento presente, accettando, non importa se fra le lacrime, il mio passato, i segni lasciati, le grazie, il positivo, le parole: "perdere" "scendere" "accettare" "accettarmi" "accettare l'amore che l'altro mi può dare" "mettere l'unità e soprattutto la fiducia nell'Opera al di sopra di qualsiasi cosa o persona" "credere che Dio mi ama immensamente con tutto ciò che è successo fino ad oggi e succederà" ecc.
Gesù, io credo che il Tuo amore per me è immenso, immensissimo,soprattutto in tutto ciò che riguarda il dolore. Gli avvenimenti che più mi hanno coperto di vergogna e mi hanno traumatizzato e soprattutto il dolore che mi procurano e mi procureranno lunghi i giorni miei sono il tuo super amore per me.
Io credo, Gesù, che sono così potenti che a stento riesco a vedere come tutto è stato così fantastico.        
La vergogna di aver peccato serve fino a un certo punto. Vale molto di più offrire il  dolore per i miei peccati. E lo faccio ora per sempre.

Allora Gesù, ancora una volta ti dico:
la depressione è il super-amore,
l'ansia è il super-amore,
la paura di ricadere nella situazione di prima è il super-amore,
il dolore di non sentirmi come gli altri è il super-amore,
la nebbia che ricopre il futuro è il super-amore,
la mia eredità familiare è il super-amore,
le gioie dell'unità,
la fraternità e la paternità di Fede,
l'aver ritrovato in modo splendido l'Opera,
la compagnia di Vita,
la nuova unità con Chiara,
l'unificazione della mia vita,
l'aver riconosciuto i miei sintomi depressivi e il ridimensionamento
della visione che avevo di me,
sono pure il super-amore.

Ma il super-amore più super si trova qui: scendere, come ora mi sento, proprio nell'ora della partenza, quando vorrei salire. Scendo consciamente ad occupare il mio posto che è il Tuo, Gesù Abbandonato, il posto più bello del mondo qui e ora; perdere, come ora pure tento di fare, soprattutto la vita al Centro, Chiara, e l'unità fatta con Fede. E sono certo che questa perdita accrescerà Gesù fra noi. Ma soprattutto perdere il Brasile, l'America Latina e tutto ciò che questi nomi rappresentano, per essere soltanto Heleno-Gesù, Opera di Maria.

E se morirò in questo viaggio
voglio che il mondo sappia
che Dio mi ha amato immensamente
e che io, nonostante tutto, goccia a goccia,
ho tentato di contraccambiarlo
resistendo,
restando fedele a Chiara, nonostante tutto,
e trovando una felicità che mai avrei sognato di trovare.

Il Signore ha fatto per me meraviglie!
Santo è il Suo nome!
Ha guardato veramente la mia bassezza
E l'ha usata per i suoi fini, per la Sua gloria,
che sarà pure la mia.
Addio Roma, addio Chiara, addio Fede,
il Cielo sa il bene che vi voglio
e lo sforzo, sempre poco ma sincero, che ho fatto per essere
degno del vostro amore.

(9.1.1989 a Fede Giorgio Marchetti) La cosa più grossa e prodigiosa che mi è accaduta è stato ritrovare Dio nell'unità con Chiara. In questo periodo, come in un crescendo tra me lei e Dio si era eretto un muro altissimo che mi sembrava invalicabile. Un po' a causa dei miei fallimenti, poi perché non ero più capace di distinguere la luce del suo carisma dal governo dell'Opera. Invece di vederla come porta a Dio e anche come fondatrice la vedevo tutta coperta di un qualcosa che in questo governo mi urtava. Senza dubbio molte di queste impressioni erano frutto dell'uomo vecchio o della mia immaturità poco esperta nella costruzione delle opere di Dio. Allora ascoltarla, sentirla era quasi impossibile.
Come ho potuto ho cercato di seguire l'Ideale attraverso quella poca ubbidienza che ho praticato. Ubbidire allo Spirito che come dice Karl Rahner è presente quando tutto in noi sembra morte, assurdo e crudeltà.
In quei 45 minuti di raduno tutto questo periodo è passato per la mia anima mentre cercavo, anzi era spinto a fare unità con Chiara. Erano presenti quelle voci  che avevo conosciuto: voci di sbandamento, di sfiducia, di critica spietata; voci anche di buon senso e di consapevolezza del mio nulla. Ma niente - e questa è stata la mia grande sorpresa - poteva togliermi da quella unità. Io mi riconoscevo e come in tutte quelle voci, però forse era più forte l'essere nell'Anima, nella Chiesa, nel castello esteriore che lo Spirito Santo realizzava fra tutti.
Mi sentivo libero di aver avuto il mio passato, di aver pianto e impazzito, di aver fatto le mie piccole battaglie, di aver sofferto la vergogna e la marginalità. E Dio in me e in Chiara attraverso la quale entravo sempre più nell'infinito, sembrava mi dicesse: "sei mio figlio così, nessuno può toglierti da me e da questa luce di cui partecipi".
Ti confesso che se in quel momento mi avessero detto "vai via subito, sei un disgraziato e non ti vogliamo", me ne sarei andato certo che la grazia di Dio mi avrebbe aiutato, in un altro modo, a continuare a vivere la stessa vita.

(8.5.1991) … Non manca, infatti, pur tra piccole e grandi tempeste, il tocco del suo amore che attraverso mille strade mi avvia verso una maturazione sobria ed anche piena di pace. Forse per questo dopo tanti anni sto riuscendo sempre con il suo aiuto a calarmi di più nella sua volontà, sia nei riguardi dello studio sia nei riguardi dell'Opera.

(1.9.1992) Malgrado gli alti e bassi è intatta l'unità con la fonte che cerco di rinnovare come posso, amando l'Opera nel posto dove vivo. C'è inoltre un po' di strada fatta per imparare ad andare al di là della piaga (…) Mi sembra di essere più felice di tutto, di aver capito la mia responsabilità, di aver trovato una nuova libertà. Anche il tenere Gesù in mezzo, che con gli anni è molto più difficile, sta prendendo più consistenza. Insomma piano piano, dalla distruzione di tutto, dall'angoscia, dal fallimento nasce un'altra dimensione, la quale mi fa sentire più vicino a Lui.  

(30.10.1992)
Una cosa bella è che ho capito che i miei torti, le mie ferite, possono essere visti come un dono del Padre che mi vuol far crescere nell'imperfezione e nel fallimento. Vedendo le cose così - anche se non è per niente facile - si può andare al di là dei ricordi, dei segni e scoprire una visione nuova - sempre nuova per G.A. - al di là della piaga.
Sto imparando anche a dar più posto al buon senso, al reale con tutta la sua dialettica e mi sembra che riesco un po' a essere più sereno. Mi sembra che l'unità in focolare sta diventando più matura. Vedo che tutto dipende dalla "verità" del mio rapporto con Dio, se riesco veramente ad essere figlio.

(1.2.1993) Prima di tutto quel che conta per me è cercare di fare la volontà di  Dio (…) a qualsiasi costo, essere utile dove l'Opera mi vede.

(domenica della Trinità 1993) Il lavoro di Dio continua costante su questa mia umanità che un po' sto conoscendo. Sto imparando un'altra volta la fede. Qualche volta mi dico "sempre peggio-sempre meglio" e sono tornato a parlare con Gesù esponendogli il fiele o il miele che sento. Poi ho riscoperto che la strada maestra è sempre il fratello.

(19.9.1994)
Nell'anima le cose vanno bene: ho fatto abbastanza vita di focolare con gioia e buone risate ma anche, quando sono stato interpellato, donando ai popi qualcosa di profondo. La meditazione è puntata sulla spiritualità collettiva. Ieri e anche oggi ho cercato di vivere queste perle stupende: "Solo la semplicità entra dovunque, e ciò significa essere uno. E qui si vede come essere è essere Gesù Abbandonato".

(22.9.1994) Qui continua ad andare bene, lo sforzo di vivere la spiritualità collettiva - in mezzo a cadute e sbagli - ha portato già qualche frutto. Mai come questa volta c'è stata tanta unità e ringraziamenti reciproci veri.
Malgrado la testa che è sempre un po' per aria ogni tanto "vedo", cioè capisco che non sono sul raggio, allora ricordo che non importa tanto amare ma voler amare, ricominciare, e cerco di farlo. Questo mi ha dato l'impressione di un piccolo senso di pienezza: il capire che Dio mi ama nonostante tutto e che io posso rispondere.
Così l'ondata dell'emotività non è riuscita a travolgermi. Molto bella è stata l'esperienza della confessione: in un lampo ritorni al Padre "pagando" la grazia con l'incredibile prezzo delle tue miserie.

(2.3.1995) La mia anima mi sembra più aperta alla realtà cruda e splendida di G.A. Mi sento più vicino all'Anima perché sto capendo che in fondo la disposizione per essere veramente in lei è il "nulla", l'abbandono.
                                                                                  
(27.3.1995) Mentre Chiara parlava mi è sembrato di aver fatto un'esperienza dell'Anima. Ero preso nella luce e la luce mi avvolgeva sempre più; ero in Chiara e per misericordia penso che Chiara era in me. Per questo c'era la piena felicità (…) La realtà del '49 è in ogni parola detta da lei, è nell'ordinario di tutte le cose che ci dice e ci dona.
(…) Se non si vive l'Ideale, che è Vangelo, nella normalità e nella quotidianità, in tutte le espressioni della vita dell'Opera, non si può capire il '49. E' una cosa semplice ma non mi sembra così ovvia. Forse per questo Dio ci prova, ci fa morire, ci fa perdere soprattutto l'Opera e Chiara, anche per far crescere il nostro spessore umano. Se non è così cosa si capisce? Penso che ci vuole una certa conoscenza dell'annientamento per avere la visuale giusta e accostarci un po' al mistero dell'Ideale e al mistero dell'Opera. Solo così verrà fuori anche lo studio, se poggiato sulla nostra umanità libera perché capace di attraversare il nulla (…)
L'unica mia fiducia è l'unità con Chiara che vuol dire l'unità con la Chiesa. In quei venti minuti di unità con lei alla Fiera di Milano, nella normalità-straordinarietà di quel momento, ho capito un'altra volta che la strada è essere unito a lei, centro dell'Anima, pronti a tutto nella scelta di G.A….

(9.7.1995) In tutto questo periodo c'è stata una bella esperienza: in una notte tremenda di insonnia in cui tutto sembrava morire, ho cercato di dire il rosario invocando anche le tre stelle, Giosi, Marilen e Angelella. All'inizio era tutto con la volontà, poi piano piano, alternando momenti in cui il sonno sembrava tornare e l'attenzione verso Gesù Abbandonato accendersi, ho avuto l'impressione di capire in un  lampo che è vero - come dice Chiara nel '49 - che G.A. è l'atomo in cui si scopre tutto l'universo. In alcuni istanti mi sembrava che era Lui che pregava in me.
Ho sperimentato una pace fortissima e allo stesso tempo che le tre stelle illuminavano tutto l'universo. Al mattino ho avuto una piccola conferma della bontà di questa esperienza: un popo è venuto a svegliarmi e mi ha trovato con le mani giunte come se pregassi e con un volto pieno di pace tanto che ha voluto dirmelo meravigliato.

Alla fine di una normalissima e serena giornata passata insieme ad alcuni popi del centro zona di Lisbona, ha avuto un rapido aggravamento del diabete e un improvviso attacco al cuore.
Un sacerdote che lo conosceva ha parlato di una "vera e autentica santità".

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