Helmut Rothmann - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Helmut Rothmann

2015


Helmut Rothmann

15 aprile 1927 - Germania, 26 marzo 2015



Rocca di Papa, 10 febbraio 2015

Carissimi e carissime,

Il 26 marzo Helmut Rothmann
, focolarino di Zwochau (Germania Est) inaspettatamente è tornato alla casa del Padre, all´età di 88 anni. Era nato nel 1927 da una famiglia povera e priva di credo religioso, in un villaggio dell'attuale Polonia. Fin dalla scuola elementare ha sviluppato un forte interesse per la lettura e un rapporto speciale con la natura che nutriva i suoi sogni di un mondo di bellezza e senza confini.

A 12 anni vive l’esperienza dolorosa della morte della mamma e prosegue la vita, senz´alcun legame familiare, in vari collegi all’epoca impregnati dall’ideologia nazista.

A pochi giorni dalla fine della guerra, a 18 anni, Helmut viene chiamato alle armi. Due suoi compagni restano uccisi e lui è preso prigioniero. Queste esperienze di morte lo accompagneranno per tutta la vita. Alcuni mesi dopo il suo rilascio, viene accolto da una famiglia di Dresda dove incontra Margot, la sua futura moglie.

Disorientato dal nazismo e poi deluso anche dal marxismo, continua a ricercare il senso della vita. E l´impatto con il cristianesimo è per lui folgorante, scrive: “Durante il mio lavoro all´università per caso ho preso un libro e il mio sguardo è caduto su un’unica frase ‘Io e il Padre siamo uno’ – è stata una rivelazione, un’esperienza di Dio”. Dopo un’intensa preparazione con i gesuiti, nel ’62 Helmut diventa cristiano. La sua conversione crea tensioni con Margot, che entrerà nella chiesa solo dieci anni dopo. Ed anche al lavoro nascono difficoltà serie, tanto da compromettere la sua carriera accademica. Deve lasciare la cattedra per lavorare nella biblioteca dell'università di Lipsia.

L'incontro con l´Ideale avviene attraverso una visita dalla dottoressa Margaret Frisch, focolarina che abitava con Natalia: “Quello che mi ha affascinato – confida - era scoprire che potevo incontrare Gesù in ogni persona. Questo era per me una rivoluzione. Guardavo con occhi nuovi mia moglie e i bambini ed ero perfino capace di vedere Gesù in quel professore/collega ostile”.

I frequenti contatti con il focolare lo portano a mettere Dio al primo posto e a divenire focolarino. Scriveva nel ‘76: “La vita da focolarino per me significa un approfondimento di tutta la mia esistenza da cristiano. Il poter ricominciare sempre ed essere nell´amore lo devo al focolare”. La scoperta di Dio Amore gli fa vedere tutto il suo passato in una luce nuova. Scrive a Chiara nell' '81: “Ho capito che l´unica cosa che dobbiamo vivere è l’unità perché Gesù possa essere sempre presente - ed io credo di averla sperimentata questa realtà del Risorto - ed è Lui che ci trasforma”.

Nel 1986 pronuncia le promesse perpetue e lascia dopo 35 anni l´università di Lipsia accettando un’offerta di lavoro del nuovo vescovo di Dresda. Nel 2004 si trasferisce con la moglie alla cittadella di Zwochau, dove l’anno seguente Margot dopo 53 anni di matrimonio muore. Helmut allora scrive: “L´era con Margot è finita. Lei è entrata in terre nuove... anch´io posso fare ugualmente”. Così decide a 79 anni di entrare in focolare e durante una messa solenne – presenti i 5 figli, i 14 nipoti e i pronipoti – trasforma le sue promesse in voti perpetui.

I focolarini testimoniano quanto era bello il suo aiuto nella vita pratica del focolare, ma che la sua funzione più importante e consona alla sua età era quella di essere lo specchio per cogliere se c’era veramente Gesù in mezzo. Le sue valutazioni lasciavano trasparire equilibrio, sobrietà e sapienza. Era sentito padre, amico, figlio, fratello. Aveva un amore di predilezione per le persone senza riferimento religioso, perché era stato uno di loro e sapeva benissimo mettersi nei loro panni!

Qualche flash della sua vita spirituale degli ultimi anni: “Devo fare proprio una sterzata dal mio stile di vivere da individualista ad una spiritualità comunitaria con Gesù in mezzo” - “Ho capito in modo del tutto nuovo cosa vuol dire santificarsi insieme: il fratello mi aiuta davvero a trovare Dio”.

Helmut ha passato anche momenti di buio, in un processo di maturazione interiore che lo ha portato ad un’unione più profonda con Dio. Nel 2013 è colpito da un ictus e da allora è cosciente che tutto quello che dice o che fa potrebbe essere l´ultimo atto della sua vita.

Era sensibilissimo e dotato di un’intelligenza spiccata. Le sue molte poesie lo rivelano un amante della bellezza e un appassionato dell´Ideale. Come dono di Dio per chi gli stava vicino, resta un vivo pilastro dell’Opera nella Germania Est, testimone autentico e fedele al carisma di Chiara.

Grati a Dio, preghiamo per lui affidandogli il nostro andare incontro all’umanità.

Nel Risorto,

Emmaus

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