Humberto Almeida - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Humberto Almeida

"Camminate radicati in Lui" (Col 2,6)



19 novembre 2020
Rocca di Papa, 13 dicembre 2020
Carissime e carissimi,

il 19 novembre, Humberto Luiz Sada de Almeida, focolarino a Curitiba è tornato alla casa del Padre. Era nato a Blumenau (SC) in Brasile, nel 1957, secondo di sei figli.  

“Nel 1972 – racconta a Chiara in una lettera del 1980 - ho conosciuto l’Ideale. Ero un ragazzo senza tanti problemi, con una buona vita famigliare, molti amici (---) Cominciai a fare dei passi (…) e scoprii così la bellezza del vivere l’Ideale (…) il volermi consumare in unità (…) Con quella scelta di Gesù Abbandonato, scelsi anche di seguire la tua strada donandomi totalitariamente a Lui”. Lei risponde dandogli come Parola di Vita “Camminate… radicati in Lui” (Col.2,6) e come nome nuovo “Berto” (libertà in Dio).

Finito il corso di ingegneria, nel 1982 arriva alla scuola di Loppiano e dopo il periodo a Montet continua il suo Santo Viaggio in diversi focolari in Brasile: “Sento di ripetere con Santa Chiara il suo scegliere solo Dio – scrive a Chiara nel 1984 - e con te voglio dire il mio sì a Gesù Abbandonato, perché non ho altro Dio fuori di Lui…”. E l’anno seguente: “Contando gli atti d’amore a GA cerco di riconoscerlo in ogni cosa, in ogni momento della giornata. Così non soltanto sono attento alla Sua presenza nella mia vita, m ancora lo aspetto e sono contento quando arriva.….”.  

Con “…la consapevolezza di fare il possibile e l’impossibile per costruire l’unità ed essere così fedele alla tua eredità…” (2002) Humberto vive più volte l’esperienza del ricominciare, chiedendo scusa per alcune reazioni dovute al suo carattere forte. Tra i tanti che ricordano questo suo saper ricucire dopo una difficoltà, uno testimonia: “l’opportunità che Humberto ci ha offerto per ricominciare è stata con un passo sereno e deciso, come solo i santi sono capace di fare….”. Veramente viveva l’augurio fattogli da Chiara nel 1980: “In queste lotte e conquiste, troverai la vera libertà”.

Era molto presente nelle comunità locali, disponibile per gli incontri o per gli eventi, sempre disponibile per il lavoro per l’Opera. Sempre vicino a tutti nei momenti di dolore e gioia, sapeva costruire rapporti di unità con semplicità e amore. In questo periodo di pandemia, un gruppo di persone che voleva approfondire la spiritualità di Chiara aveva incominciato a radunarsi via internet ogni settimana e Humberto era sempre presente e nel giorno del suo arrivo in Paradiso, aveva fissato un appuntamento con questo gruppo, al quale avrebbe raccontato la sua storia. Quando la sua situazione di salute è peggiorata e doveva essere portato in ospedale ha chiamato una volontaria, per dire che aveva ricevuto un fornello nuovo e aveva pensato di donare l’altro ai nostri fratelli venezuelani, seguiti dalla comunità. È stato il suo ultimo atto d’amore, per i poveri, per i quali ha vissuto con tanto ardore fin all’inizio del movimento Gen qui a Curitiba, spinto dal motto di Chiara “Morire per la propria gente”.

Per tanti anni ha lavorato con l’ufficio traduzioni: sapeva a memoria tanti testi di Chiara, soprattutto i testi del Paradiso e questo lo faceva sempre di più innamorato dell’Ideale, come dimostra la sua ultima  lettera scritta a Chiara  nel 2005: “…Un immenso grazie ti voglio dire perché mi hai svelato l’Amore della tua vita ed ancor di più mi hai infiammato con questo tuo stesso Amore. Ed a Lui Abbandonato-Misericordia, dono tutta la mia vita, quale grazie enorme disteso nel tempo….”

Siamo certi che Maria, che tanto amava, lo ha accolto con gioia e che da lassù ci accompagnerà nel cammino col suo sorriso.

Flavio
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