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Mariapoli Celeste - i focolarini
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Jan Valathem

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Profilo di Jan Vanlathem


Parola di Vita : Sono la luce del mondo. Chi segue me, non camminerà mai nelle tenebre. (Giov. 8,12)

Jan ha conosciuto l’Ideale nel ’67 durante una Giornata e nello stesso anno ha partecipato alla Mariapoli.
Laureato in ingegneria, ha lavorato a lungo per le ferrovie belghe come perito di incidenti ferroviari.
Nel 1968 ha sposato Martine (anche lei focolarina sposata). Hanno avuto 6 figli e 14 nipotini.
Jan è stato con la sua famiglia per tanti anni il perno della comunità dei Focolari ad Hasselt e poi ad Anversa dove si era trasferito per il movimento. Assieme a Martine seguiva con interesse e dedizione l’aspetto dell’ecumenismo. Appassionato videoamatore, ha fissato con la sua camera tanti momenti di vita dell’Opera nella nostra zona contribuendo a costituire un prezioso archivio storico.
L’amore per lui era una cosa concreta, fatto di pochissime parole e di tanti fatti. Dotato di un grande senso pratico, riusciva a trovare soluzione a tanti problemi ed era sempre pronto a dare una mano sia in casa che fuori.
Per conoscerlo un po’ più da vicino, lasciamo parlare lui stesso attraverso qualche stralcio di suoi scritti. Dalle poche frasi che ci ha lasciato (come si è detto, Jan era di poche parole) traspare evidente il lavoro di Dio sulla sua anima:
1997 - Durante quest’ultimo periodo ci sono state quasi ogni giorno delle nuove esperienze. Vivo più coscientemente con la presenza di Dio in me. Lo sento in tutta la mia vita e attraverso le circostanze di ogni giorno.
Sempre nella mia vita ci sono stati tanti periodi di buio e di luce. Ora sono di nuovo immerso in una grande luce, dopo tante esperienze con Gesù Abbandonato che mi hanno fatto maturare.
Sento, Chiara,di scrivertelo, che vorrei darmi a Lui.

Jan ripeteva spesso che le parole non gli uscivano facilmente dalla bocca, ma egli era capace di far sentire attraverso segni molto concreti che era legato a noi e a tanti altri con i quali aveva rapporti.
Nell ’86 scriveva al responsabile del suo focolare: ho imparato che il passato non esiste più, ma che è servito. Mi è servito a pensare alla vita eterna e alla nostra esistenza qui in terra. Anche se ho attraversato periodi negativi, era incoraggiante ascoltare Chiara parlare attraverso i collegamenti di aspetti della vita che avevo l’impressione di aver vissuto con lei pur distante.

Nel ’99 Jan e Martine hanno potuto partecipare ad una scuola internazionale di famiglie-focolare. E’ stata un’esperienza di pace e luce per la presenza di Gesù in mezzo a loro, amplificata dall’unità con tante coppie di tutto il mondo. Insieme hanno scritto in quella occasione:
Chiara, Ti siamo enormemente riconoscenti per l’opportunità che ci dai di vivere intensamente insieme per approfondire solo l’essenziale della nostra vita, con la luce di Gesù in mezzo. Abbiamo riscoperto e sperimentato di nuovo che ogni momento puo’ essere essenziale. Vogliamo dire: solo Dio importa.
Sentiamo che la nostra vita ha senso solo se la viviamo con il carisma dell’unità.

Durante un periodo a Loppiano nel 2005, annota: Non devo pensare come devo amare o chi devo amare... devo soltanto darmi in ogni momento a Lui, perché Lui mi sa trasformare: mi lascio ispirare da Lui. Posso essere Lui. Anche Lui non pensava, amava in ogni momento, libero dall’idea di dover amare quello o quell’altro.

Esperienze di grande dolore e di gioia si sono susseguite nella sua vita fino ad un momento cruciale, nel settembre scorso: l’annuncio di un cancro molto aggressivo. Lo ha saputo accettare da subito con serenità. Da allora ha dovuto sottomettersi a tante cure che gli toglievano le forze e lo facevano stare male. Ma nella sua anima è entrata una pace che è rimasta in lui fino alla fine. In quella terribile prova fisica, Jan diveniva ogni giorno di più specchio della sua Parola di Vita: Sono la luce del mondo. Chi segue me, non camminerà mai nelle tenebre. Anche il tema della volontà di Dio, approfondito assieme durante quest’anno, gli era di grande aiuto a ripetere un “si” sempre rinnovato a Dio.
Quando ad un certo punto le poche forze fisiche non gli consentivano più neanche di pregare, ha chiesto al suo focolare se fosse possibile avere delle brevi preghiere da recitare durante il giorno per essere in rapporto costante con Dio.
Una settimana fa ha voluto avere un ultimo colloquio con un sacerdote e ricevere il sacramento degli infermi alla presenza di Martine, di tutti figli, di altri famigliari e dei focolarini del suo focolare. Un momento di Cielo e di gioia intima che egli ha voluto festeggiare proponendo di mangiare insieme un gelato.
Emmaus, informata del peggioramento delle sue condizioni, prima di partire per Mosca ha scritto ad Jan:
"Mi hanno comunicato che stai vivendo con serenità questo speciale tratto del tuo Santo Viaggio. Ti affido a Maria perché ti accompagni in ogni momento. E saperti cosi nella “luce” come dice la tua Parola di vita, mi conforta. Grazie di quanto stai offrendo per l’Opera e per il mio prossimo viaggio a Mosca. Ti sono unita nella preghiera, Jan, e nel rinnovato “si” alla volontà del Padre, certa che anche Chiara ti è sempre vicina. Un saluto particolare a Martine e a tutta la tua famiglia. Con Gesù in mezzo a noi, Emmaus."
Si sentiva ormai prossimo al Paradiso. Ha potuto ancora salutare tutti i suoi familiari e assicurare loro che non li lasciava soli. Maria ed io siamo passsati da lui in ospedale a salutarlo e a ringraziarlo per tutto quello che ha fatto. Gli abbiamo chiesto di salutare Gesù, Maria, Chiara e tutti nostri che sono già “arrivati”.
Prima di lasciarlo, gli abbiamo chiesto se avesse ancora un desiderio : “Che si affretti l’ora” – ha risposto; poi dopo un lungo silenzio, ha aggiunto “Se Dio lo vuole”. Ha confermato anche a noi di esserci vicino in tutto quello che ci sta a cuore.
Lo abbiamo abbracciato forte anche da parte di tutta l’Opera che era la sua seconda famiglia. Mentre uscivamo dalla sua stanza ci ha ancora salutato con un segno di mano.
Due sere fa lui stesso con un filo di voce ha telefonato a Bernard per mettere in comune con lui un'esperienza. Alla fine, salutandolo gli ho augurato "buon viaggio". Jan ha poi aggiornato della telefonata una figlia e una sua nuora presenti in quel momento nella sua camera d'ospedale e quando loro un po' sorprese gli hanno chiesto cosa volesse dire quell'augurio, Jan ha tranquillamente spiegato: "perchè sto per partire", aggiungendo, come la cosa più normale di questo mondo, che era pronto a lasciare questa terra.
E' arrivato nella Mariapoli celeste questo pomeriggio dopo aver ripetuto ancora alcune volte durante la notte che era “in attesa di partire”.

Bernard Keutgens


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