Jorge Zogheib - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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Jorge Zogheib

2017


Jorge Zogheib






"Tu non cesserai di seguirmi" (Geremia 3,19)



2 febbraio 1947  -  Brasile, 3 aprile 2017

Rocca di Papa, 6 aprile 2017
Carissimi e carissime,

Jorge Zogheib, focolarino brasiliano della Mariapoli Ginetta, ha raggiunto il Paradiso il 3 aprile, dopo alcuni giorni in ospedale segnati dalla sofferenza, sempre sostenuto dall’amore dei familiari e dall'unità dell'Opera. Negli ultime ore erano accanto a lui i due fratelli: Eduardo con la moglie - ambedue volontari - e Saad focolarino, con Marcos Leonel del suo focolare. Prima di uscire dall’ospedale, Saad gli ha dato un bacio in fronte e in quel momento Jorge è partito per il Cielo in grande pace.

Nato nel 1947 in una famiglia di padre ortodosso e mamma cattolica, fin dall’adolescenza ha sentito una forte spinta verso la santità. A 17 anni: “il fulminante incontro con il Movimento”. Nella sua prima visita al focolare di San Paolo, dove era andato per conoscere meglio la spiritualità, è stato accolto da un focolarino che lo ha invitato a lavare una grande quantità di piatti in cucina. Dopo un momento di resistenza, ha accettato. “Questo mi ha fatto capire che l’Ideale non era tanto una conoscenza teorica della fede, nemmeno del cristianesimo, ma amore concreto”.

Jorge, essendo uno dei primi gen e dei primi focolarini del Sud del Brasile, è stato un punto di riferimento importante nella costruzione dell'Opera sia al Nordest che al Nord del Paese, come pure per anni nella Mariapoli Ginetta, insieme a Volo e a Ginetta. Inoltre ha svolto con dedizione il compito di consigliere al Centro dei Focolarini a Rocca di Papa, dando anche qui un esempio di onestà e di fedeltà incondizionate a Chiara e al carisma.

La sua Parola di Vita è: “Tu non cesserai di seguirmi” (Ger 3,19).

Con generosità e tenacia ha generato tanti all’Ideale, occupandosi della formazione di focolarini e gen. Amava molto i gen4, i gen3 e le famiglie. Per tutti è stato un amico, un fratello e un padre. Ha sempre rispettato le persone semplici e aveva un grande senso della dignità umana.

Nel 2005 gli viene diagnosticato il Parkinson. Inizia una tappa segnata da una forte e decisa impennata verso la santità. Nel giugno 2007 scrive a Chiara: “Ho vissuto per quasi due mesi momenti delicati per la mia salute … Ma questo periodo è risultato una grazia speciale per l’unità vivissima con te, con i popi e le pope e anche per quanto, amando Gesù Abbandonato, Lui ha potuto scolpire nella mia anima”. Jorge ha sempre trasformato la sofferenza in amore.

Da stralci del suo diario: “Devo credere con più convinzione che nell’economia divina fa di più una persona inattiva nella Volontà di Dio, che quella superattiva fuori di essa” - “Mi sveglio di notte, con difficoltà di riprendere il sonno. Oggi la novità è: sono riuscito a trasformare queste ore in preghiera, unendomi al sacrificio di Gesù in croce”. E ancora: “Vorrei chiedere non la salute, ma che io possa vivere in pienezza la Volontà di Dio. Ma l’una o l’altra per il bene dell’Opera, non per me” - “Non trovo una posizione comoda, i movimenti sono un po’ bloccati … ho davanti agli occhi un crocifisso e nasce un dialogo con Lui: ‘ma Tu non puoi neanche cambiare posizione; sei fisso, crocifisso’. Lo Sposo non mi abbandona, non mi dà tregua”.

Durante l’ultimo periodo di Chiara in terra, Jorge scrive: “La vita di Chiara è sospesa ad un filo sottile e fragile. Da lei mi arriva una forza e una voglia di vivere vigorosissima. Chi genera morendo, muore vivendo. L’amore è la Vita. Chi ama non muore”. E’ quanto Jorge ha testimoniato fino agli ultimi giorni.

Appassionato per l'Ut omnes viveva per questo sogno di Chiara e senza tregua ha dato sempre tutto di sé. Siamo certi che dal Paradiso, con Chiara e tutti i nostri già arrivati, ci aiuterà a concretizzare questo sogno.

Uniti in preghiera con il Risorto tra noi,
Emmaus

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