José Antonio Ortega - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
Vai ai contenuti

José Antonio Ortega

2017


Josè Antonio Ortega





"Nelle tue mani depongo il mio spirito" (Lc 23,46)



23 marzo 1953  -  Spagna, 6 aprile 2017

Rocca di Papa, 10 aprile 2017
Carissimi e carissime,

Il 6 aprile è partito per la Mariapoli Celeste José Antonio Ortega Restoy, focolarino sposato di Siviglia (Spagna), circondato dalla moglie, la sorella, alcuni amici e focolarini del suo focolare.

Nato a Malaga 64 anni fa in una famiglia cristiana, conosce l’Ideale alla fine del 1969 e già dai suoi primi passi come gen2 s’intravede in lui la passione per Gesù Abbandonato. Così si esprime nel ’71 in una lettera a Chiara: “Ho capito che devo arrivare per quanto posso ad un’unione totale con Lui, perché sia il mio sposo amato, consacrandomi a Lui nel suo abbandono. E Gesú mi ha accolto, prendendo possesso della mia piccola anima e offrendomi come dono di nozze l’oscurità più grande della mia vita adesso, ma la più bella perché sono sicuro che Gesù è con me”.

Riceve da Chiara la Parola di Vita: “Nelle tue mani affido il mio spirito” (Lc 23,46) e il nome nuovo: Jon (con il senso di: José Nuovo dell’Amore abbandonato), dopo averle comunicato una forte esperienza: “Voglio essere un altro Gesù Abbandonato sulla terra, voglio stare sempre crocifisso con Lui, credo che un gen deve essere un altro Gesù in croce, quella croce nella qualle sta sospeso lo Sposo, ed è cosí forte che l’anima mia brucia; non è un sentimento, neanche qualcosa di astratto, è così reale che l’anima mia al solo ascoltare il suo grido corre al suo incontro perché è lo Sposo che la chiama e non ha altro, solo Lui, in croce”.

Il 31 dicembre ‘80 è presente quando Chiara, nell’incontro con gen e focolarini esterni, lancia il Santo Viaggio. E dopo tre anni si manifesta a José Antonio una disfunzione ai reni che gli impedisce di entrare in focolare: “Per me, questo annuncio, è stato un far festa a Gesù Abbandonato con gioia, subito e senza analizzarlo. Mi sono venute in mente le tue parole: ‘Se non mi ami tu, chi mi amerà?’. Se io non ti amo in questo momento presente, chi ti amerà? … e ho sentito una pace nell’anima mai sperimentata, tanto che ho avuto paura. Ma sei tu, Gesù, che mi dai questa pace! Gesù Abbandonato come volontà di Dio, questa è la mia vocazione, questo è il mio focolare”.

Seguono poi anni nei quali con tutto il cuore si impegna nella branca dei volontari. Molte ancora le sfide per la salute: dialisi, trapianto del rene e sospensione per un possibile rigetto. Ma anche in queste incertezze confida a Chiara: “Per una grazia di Maria - che realmente è Madre e che sento che se non fosse per Lei mi sarei perduto - alle notizie del medico e con le lacrime agli occhi ho detto a Gesù: ‘anche se non ti sento vicino dammi la grazia di dirTi di sì, d’amarti e di abbracciarti...’. Durante la strada verso casa mi veniva solo una parola: ‘Eccomi, eccomi!’. All’arrivo sono riuscito a dimenticarmi di me per amare i miei genitori, dando poca importanza alla salute e a quanto avevano detto i medici”.

Negli anni ‘90 l’Amore di Dio gli fa incontrare di nuovo Mari Pepa, che aveva conosciuto da giovane. Decidono di sposarsi e dopo qualche anno José Antonio diventa focolarino sposato. In questo periodo scrive: “Al di là di quello che sono, mi affido a Dio che mi chiama a questa esperienza di Gesù in Mezzo, avendo presente la mia unica scelta: Gesù Abbandonato”. Si sono susseguiti ancora diversi interventi chirurgici connessi al trapianto, vissuti sempre in continua offerta da “puro di cuore”, come testimoniano tanti.
Pensandolo nel gaudio eterno, con Chiara e tutti i nostri, gli affidiamo le sfide dell’Opera e del mondo d’oggi, grati del suo esempio e della sua coerenza fino alla fine.

Uniti più che mai nel Triduo Pasquale, preghiamo per lui e per i suoi cari.
Emmaus

Torna ai contenuti