José Ferreira - Mariapoli Celeste_i focolarini

Mariapoli Celeste - i focolarini
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José Ferreira

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José Ferreira (Rinato)


Figlio mio,
dammi il tuo cuore.



13 marzo 1996


Conosce l'Ideale in Mariapoli nel 1971.
Chiede di entrare in focolare nel 1981 e nell'83 va alla scuola di Loppiano.
La scuola per lui non è facile, dato il suo carattere forte e un po' scontroso.


(15.5.1981) Posso non avere più niente, non più salute, non più amici, niente denaro. Posso arrivare al punto di morte… ma se sono con Dio ho tutto quello di cui ho bisogno. E' questo che Gesù mi dice.

(3.7.1983) Il semplice fatto di vivere in focolare significa che siamo disposti alla rinuncia completa di noi stessi. Il focolare deve essere un altare sul quale in ogni attimo devo offrire me stesso… Perché siamo innamorati di Lui e perché abbiamo scelto di fare la Sua volontà e non la nostra.

(4.11.1983 a Chiara) Con questa parola di vita: "Figlio mio, dammi il tuo cuore", mi hai chiesto proprio ciò che in quel momento facevo più fatica a donarti. Sto sperimentando in questo momento che per trovare Dio bisogna fare veramente il "vuoto". (…) Sto scoprendo come la sola via per conoscere Dio sia andare a Lui nell'umiltà, nella semplicità e nella povertà. E come Dio, assieme ai tagli e alle potature che richiede a chi lo segue, dona anche tanta gioia e fascino nella Sua chiamata.
Comincio a vedere quanto sia bello dare il mio cuore, perché lo sento molto più libero, molto più puro, molto più vuoto; sento che adesso in esso soggiorna la "Parola", come in Maria. Sto scoprendo anche che il donare il cuore significa amare sul serio i miei prossimi, con amore concreto, come Gesù: prendere in mano il catino e l'asciugatoio, cioè, come tu dici, vedere nell'altro il padrone.
Ti chiedo il dono delle tue preghiere perché qui a Loppiano io sappia veramente fare il vuoto, perché sappia veramente tagliarmi la testa e rinunciare ai miei piani, ai miei desideri; per realizzare in me sempre quello che Lui vuole che io faccia, perché sono innamorato di Lui e perché voglio vivere solo per Lui.

(4.2.1984) Ho capito che Gesù mi propone di amare i fratelli non con il mio cuore, ma con il "Suo" cuore, accettarli come sono senza volerli cambiare. In un primo momento questo è stato per me motivo di dolore, perché Gesù mi faceva provare la mia debolezza e mi chiedeva di accettarla nella certezza che mi sarebbe bastata la Sua forza. Così Gesù mi ha fatto sperimentare una cosa molto bella: nella misura in cui ero fedele a questa esigenza di amare le persone con il Suo Cuore e non con il mio, ho provato la Sua pace, la serenità e la gioia, ossia i frutti dello Spirito.

(6.3.1984) Ultimamente sto costatando quanta fatica faccio ancora per accettare il fatto che sia un "Altro" a "celebrare" la festa della mia vita. Sto scoprendo che la mia volontà è l'eterno ostacolo che si innalza tra me e Dio. (…)   In questo periodo sento che Gesù è Colui che vince ogni "morte". Mi fa provare realmente che Lui vince in ogni attimo la mia morte.

(2.3.1985) Sono qui tutto rinnovato come Chiara ci vuole in ogni attimo. Cercherò di essere un frutto di G.A., non un frutto qualunque, ma un frutto bello, pieno, saporito, e rispondere con il mio piccolo "eccomi" al Suo Abbandono.

Nel dicembre del 1985 va in focolare a Nairobi.

(febbraio 1986) Faceva molto caldo con un sole che bruciava… (…) Camminando a lungo in questo quartiere, mi sembrava di non farcela, mi sembrava che da un momento all'altro sarei svenuto. (…) Mi fecero molta impressione i bimbi ricoperti di polvere… mi fecero molta impressione perché capii che avevo davanti ciò che avevo fuggito per tanto tempo, quello che nella mia società mi avevano insegnato a temere di più: la povertà.
Ad un tratto sento che qualcosa succede dentro di me…, non mi colpiscono più gli aspetti esterni, ma sì mi colpisce la gioia che è impressa nei volti di tutti, soprattutto l'allegria dei bimbi… Questo è troppo forte! Perché avevo dentro l'esperienza fatta in ambienti marginali in Europa e lì avevo soltanto trovato rivolta, tristezza, odio… Invece qui scoprivo: fede, comunione, solidarietà, ospitalità.
Sì, mi è sembrato di capire che la fede è profondamente innestata nella loro vita, è la stessa realtà. Le strade possono diventare il luogo di preghiera, il lavorare, come il danzare, trasformano questa terra in un luogo dove Dio si fa presente all'uomo. Ho visto che la fede non resta un fatto individuale, (…) all'ombra delle mura di una chiesa. (…)
Mi è sembrato di capire che un uomo solo, non inserito in un gruppo, non si sviluppa e non sopravvive alle avversità della vita. (…) Per loro una fede che non è capace di creare questa unità, di rispondere a questo bisogno di unità, non è una fede che vale la pena di accogliere…

(20.4.1986) Arrivando in zona è stata grande l'unità tra tutti i popi e il loro amore nei miei confronti. (…) Sto riscoprendo la bellezza del nostro Ideale. La nostra vita deve essere sempre, come diciamo noi, a modello della Trinità. La grande novità è che Gesù è venuto propriamente a rivelarci la Trinità e ci ha mostrato che la vita non è affatto vita se non è Unità.
Sto scoprendo un mondo nuovo (quello africano), un mondo di semplicità, dove quello che conta è il rapporto con la persona. Sento che la grande conversione che devo fare è il passaggio da una mentalità orientata all'azione, in cui il tempo è denaro, tipica dell'occidente, ad una mentalità centrata sulla persona e le sue relazioni. Sto scoprendo in un modo molto profondo quello che ci insegna Chiara, "vivere l'altro", lo svuotarmi di me stesso, l'uscire da sé, dalle proprie necessità, per entrare nella vita e nell'esperienza dell'altro.

(5.8.1986) Chiara, alla partenza da Montet, ci ha detto di avere Gesù Abbandonato come unico appoggio. In questo primo periodo di vita di focolare ho provato quanto è vero e attuale e in questo momento dal mio cuore sgorga un inno di grazie a Chiara per questo grande dono: G.A.
G.A. è veramente il mio "Sposo", il mio compagno di viaggio in questo mio peregrinare. Sì, qui mi sembra di vivere in una perenne sospensione, il mio unico appoggio è l'Eterno Sospeso tra cielo e terra.
Gesù mi ha aiutato a spogliarmi di tante sicurezze umane e mi ha fatto capire che è proprio nella insicurezza che si manifesta la sua potenza. Mi sta lavorando a modo suo e da parte mia sono deciso a "volare" con Lui, sicuro del suo Amore e dei fratelli che mi ha messo accanto, per correre insieme nel Santo Viaggio.

(2.1.1989) Ciò che Gesù in mezzo sta realizzando in me è una spinta forte all'Unità, perché in verità sia questo un anno pieno di frutti come desidera Chiara. L'aggiornamento degli incontri al Centro sono stati la cosa più forte che ho vissuto da quando sono qui. Ho avuto la netta impressione che Gesù mi chiamasse ad una profonda conversione (…), a risceglierlo come il mio tutto; sono andato un attimo in cappellina e lì ho detto il mio "Eccomi" e che voglio seguirLo con tutte le mie forze ed essere in ogni attimo della mia vita una risposta al suo Amore. Dopo mi sono sentito rinato, ed ho riscoperto dei fratelli con cui vivere questa meravigliosa avventura.
Tante ombre che vedevo sul mio orizzonte si sono dissipate e la vita è rifiorita. L'Ideale è diventato fresco, zampillante, come se fosse il mio primo incontro con esso. Ho riscoperto la semplicità dell'amore: ricominciare, vedere sempre il prossimo nuovo.

(31.12.1994) Quello che mi sembra sia stato un regalo di Gesù Bambino nella notte di Natale, è aver capito che l'uomo trova la sua verità e realizza il suo destino soltanto se si accosta al suo prototipo, il Verbo Incarnato, e lo esprime nella propria esistenza. Nella persona di Gesù le ambivalenze si disciolgono, le fratture si saldano. In Lui il finito incontra l'Infinito, il tempo l'Eternità, l'uomo Dio. In Lui il tragico e assurdo della condizione umana, cioè la sofferenza, è assunto , ma per essere trasfigurato in dono d'Amore. Sintesi di cielo e terra, convergenza ed attuazione (…) Gesù è Colui che mi permette di diventare pienamente uomo.
Lui mi ha infuso nel cuore una grande passione a Lui "bambino abbandonato"! Da Betlemme al Golgota mi dice: "Tutto è tramontato col mio Abbandono… Non sono più bello, non più feste, qui non ho più pace, la pace non c'è più, la giustizia è morta, la vita non esiste".  Solo l'Amore resta, il suo Amore che volle versare su di me.

(15.2.1995) Ho sentito nell'anima una grande pace. Mi sembra di vedere l'opera che Dio fa in me. Come un artista cerca di lavorare questo blocco di marmo grezzo e duro a colpi di scalpello liberatore, trasformando questo masso informe in armonia, le scorie in purezza, il peccato in santità; opera ammirabile e difficile ad essere condotta a termine senza la grazia, abbondante e straordinaria.
Ho chiesto a Maria, Lei che ha trovato grazia davanti a Dio, Lei la dispensatrice di ogni grazia, di saper affidarmi a Lei presente nella sua "Opera" per essere plasmato e formare in me l'uomo-Dio con i suoi stessi lineamenti.

Stava facendo qualche giorno di riposo in casa da solo quando improvvisamente  "parte" per un disturbo cardiaco.

Dal telegramma di Chiara:
"Rinato partito improvvisamente Mariapoli Celeste… Era solo, ma Maria che lo aveva chiamato nella sua Opera gli era accanto.."
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