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Mariapoli Celeste - i focolarini
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Josef (Jozi) Imrich

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Jozef Imrich (Jozi)






27 gennaio 2007


(a cura di Tanino Minuta)

La libertà è lì, dove le cose non contano più.
È lì dove non c'è condanna per chi ti fa male
È nel tuo silenzio dove ti rifugi
non per combattere ancora,
per preparare la tua difesa… no!
ma per rinascere nella solitudine di sempre.
Libertà sei tu!
Nessuno può dartela: ti darebbe la sua idea della libertà.
A nessuno puoi donarla
perché la libertà non si dà
si può dare amore.
E quando avrai imparato dalla vita
che la vita sei tu
quando ogni uomo sarà per te tutto e niente
quando non darai la colpa dei tuoi dolori
a nessuno
se non a te
allora
sarai già nello spazio
dove la vita sposa la morte
che non sarà più la tua nemica
ma un momento della tua esistenza
e…
diventerai capace di morire.



Joži mi stava aiutando a tradurre in slovacco questo brano di Gianni Madore. Si ferma, posa il foglio sul tavolo, accavalla le gambe e mi dice: "Per me è così. La domanda della morte non è più una domanda. Anzi la stessa malattia arrivata dopo l'offerta della mia vita è la risposta, il segno tangibile della presenza di Dio. Per me, che sono tanto razionalista e geloso della mia libertà, tutto quello che sta succedendo mi fa capire che dare a Dio la propria vita significa restituire a lui le redini e fargli fare quello che vuole. Penso che oggi, come sempre, non possa capitare una fortuna più grande".
Gli faccio notare che quello che dice potrebbe sembrare paradossale, e lui:
"Sì, può sembrare paradossale, ma il tempo fa capire che accettare quello che  può sembrare assurdo è la cosa  più intelligente che si possa fare".

Era nato a Prešov, nella Slovacchia orientale, il 26 ottobre 1976, da Josef e Ludmila, che hanno educato lui, un fratello e una sorella, ad una vita semplice e ricca di valori.
A 15 anni, attraverso due suoi amici coetanei, viene invitato ad un incontro del Movimento. È affascinato dalla proposta di farsi santi per gli altri. Diventa un gen. Dopo alcuni anni, ascoltando un tema di Chiara su Gesù Abbandonato ha capito la sua vocazione: "Rispondere all'amore di Gesù si è rivelato come lo scopo della mia vita. E per realizzare la mia vocazione Dio mi offriva il focolare."
Ne parla all'allora responsabile del focolare di Kosice, Martin Uher, che oggi ricorda: "Dopo il suo ritorno da Castel Gandolfo, nella Pasqua del 1996, ci siamo incontrati in una piccola pizzeria di Kosice. Joži mi ha raccontato le sue impressioni sull'incontro e mi ha detto che voleva vivere come focolarino. Alla mia domanda: 'Perché? Cos'è per te tanto importante, cosa ti attira?', lui ha risposto: 'Gesù abbandonato, voglio sceglierlo!' Ho visto che quel ragazzo di 20 anni faceva sul serio. La pizzeria non esiste più. Al suo posto c'è un negozio di lampadari. Mi sembra un simbolo perché Gesù abbandonato è stato per Joži la lampada per tutta la sua vita in focolare."
Mentre portava a termine gli studi di Economia, nell'ottobre del 1998 ha cominciato a vivere nel focolare di Kosice e poi a Bratislava dove ha lavorato per la venuta di Chiara in Slovacchia. Era in attesa di concludere il periodo del servizio civile per andare a Loppiano. In quel momento una forte prova spirituale gli fa decidere di abbandonare la strada intrapresa. Inizia un periodo doloroso e di nuova "salita" che culmina nel febbraio 2004, nell'offerta della sua vita per i focolari della Slovacchia, anche se lui ne era ormai fuori.
In quel periodo, con l'entrata della Slovacchia nell'Unione Europea, fa un corso di economia internazionale. Lì, essendo un bel ragazzo, non lascia indifferenti delle ragazze che con scuse varie cercano un avvicinamento con lui fuori dalla scuola. Me ne parla ed essendo libero di programmare la sua vita, può valutare e vedere se non ci siano dei segnali per … Ma Joži: "Non so cosa Dio mi chieda, ma sento che non posso mai tornare indietro dalla scelta di Gesù abbandonato. Mi sento consacrato a Lui."
In quell'occasione esprime il desiderio di offrire la sua vita per i focolarini. Era l'inverno del 2004.
Dopo appena otto mesi viene ricoverato in ospedale per un malessere che si rivelerà una malattia incurabile. Avvertito della gravità gli viene anche ricordata l'offerta fatta mesi prima. E Joži dice con fermezza: "Allora non c'era materia. Ora ho veramente come dare la vita". E riconferma la sua offerta nella piena gioia e serenità.
Questo momento è l'inizio di una nuova luminosissima tappa. Hans, saputo il suo desiderio di vivere in focolare, lo riaccoglie, nel febbraio 2005. La sua presenza è molto costruttiva. Vive la malattia e le flebo della chemioterapia come un esercizio per "entrare nel ritmo di Dio. Goccia dopo goccia si purifica la mente da ciò che non è essenziale, da ciò che non è presente. Non perdo mai la pace. Quando si presenta un nuovo dolore, 'sì Gesù!' gli dico, e rinnovo la mia offerta. Non arrivo neanche a dire un secondo 'sì' che il dolore è già diventato leggero e la paura si è dileguata."
Il 14 maggio 2006 pronuncia i voti perpetui. Quel 'volo' significa per Joži "vivere per la santificazione di Gesù in mezzo".
Intanto da tutto il mondo Joži comincia a ricevere segni di partecipazione al suo stato, alla sua malattia. Sorpresa e gioia di questo "essere incatenato con tutta l'Opera nel mondo" che vede come una grazia connessa alla malattia. Si sente sostenuto da tanto amore planetario e sente che non può "cedere nemmeno un momento perché è incatenato con tutti i focolarini del mondo".
Qualche mese fa un'ombra gli oscura la mente, mettendo il dubbio su tutto. Lui che pregava tanto sente che la preghiera cade nel vuoto, "dall'altra parte non c'è nessuno che risponde". Qualcuno gli ricorda l'impegno di vivere per la santificazione del focolare. E lui, come illuminato: "Ecco, tutto chiaro. Non posso pensare assolutamente a me!"
Chi ha potuto vederlo in questi ultimi giorni è stato colpito dalla sua gioia profonda.
Il 26 gennaio, con le poche forze che ha, pulisce bene la sua stanza, ordina tutti i piccoli segni di amore che gli sono arrivati da tante parti: sta arrivando Hans a Bratislava e vuole mostrargli questi segni di famiglia planetaria. Con Hans è una vera festa. Joži è felice e sereno come sempre. Il 27 mattina si sta preparando con gli altri per il ritiro con Hans. Scende in cucina dove c'è Marcel, Dominik e Pavol  e dice che sente difficoltà a respirare. Marcel lo sostiene mentre Joži si sente venir meno. Marcel gli ricorda di offrire tutto per l'Opera, per Chiara… Joži non può più parlare. Gli altri vanno a cercare soccorsi. Marcel resta a sostenere Joži che muore fra le sue braccia, in cucina. Qualche minuto dopo arriva Hans, Jirka e tutti gli altri. I medici stanno constatando la morte. C'è aria di Cielo. I genitori avvertiti immediatamente, pur nel dolore, sono consolati dall'idea che era a casa e non era da solo.
Chiamati subito, si raccolgono tutti i focolarini che erano già a Bratislava, le focolarine, gen, famiglie. La Messa è una vera festa e un dono per tutti. È spontaneo un ringraziamento e una lode a Dio.
Hans, continua a dire: "Compì in breve tempo le opere di una lunga vita", mentre Jirka sottolinea quanto fossero vere in lui le parole di Paolo "Quando sono debole è allora che sono forte!"
Sono presenti Vilo, Cyril i primi che con Jozi hanno cominciato la vita gen a Prešov. Cyril racconta che a mezzogiorno, la sua bambina, Elenka, sentendo suonare a festa le campane del duomo aveva chiesto: "Mamma che festa è oggi?" La mamma non ha tempo di rispondere che stava suonando il telefono che annunciava che Joži era partito per il Cielo.

La domenica 29 ottobre, dopo il ritorno di Jirka dall'incontro dei responsabili di zona, avevamo festeggiato il 30° compleanno di Joži, e tutto fu fatto secondo la sua regia: invitati, menu, orari… Ed aveva preparato anche un piccolo saluto che lui ha letto dopo la messa, davanti a tanti intervenuti. I molti  bambini sottolineavano l'aria di paradiso che si respirava:

"Vorrei ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato ad arrivare al punto in cui sono. Innanzitutto ringrazio Dio e Maria che mi hanno fatto nascere da un papà e una mamma che mi hanno educato alla fede e mi hanno dato una buona educazione. Poi vorrei ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato a entrare tra i chierichetti dove ho conosciuto Vilo e Marek. Loro mi hanno invitato a un incontro gen dove c'era anche Cyril e dove ho conosciuto l'Ideale. Sinceramente voglio ringraziarli perché per me l'Ideale è stato un cambiamento di vita. Sin da ragazzo avevo desiderato diventare santo. Nell'Ideale ho visto la possibilità di realizzare quel sogno: essere un santo moderno, uno che si fa santo non da solo ma insieme agli altri. Infatti mi ha affascinato che l'unico annuncio di Dio che oggi si possa dare è Gesù fra noi, perché è Lui stesso l'annuncio. E perché ci sia Gesù fra noi è necessario scegliere Gesù abbandonato.
Voglio ringraziare tutti i gen con i quali abbiamo vissuto insieme nella casetta gen di Kosice dove con Miro abbiamo cominciato gli incontri dei gen. Ringrazio Miro, Martin, Lubo, Stefan che ci hanno fatto vedere cos'è la vita dei focolarini, cosa che mi ha attirato subito.
Voglio ringraziare Domink col quale abbiamo iniziato l'esternato che è stato una scoperta continua dei segreti della vita del focolare, i primi passi di come imparare a vivere secondo il progetto di Chiara per poter essere luce per il mondo. La vocazione l'ho sentita ad un incontro per  possibili focolarini. Lì ho intuito che l'anima del focolarino è legata intimamente a Gesù abbandonato, anima-sposa di Gesù abbandonato. Questo significava donazione totale a Lui in modo che Lui stesso potesse dare testimonianza di Sé stesso con la nostra stessa vita: era questa la vita di focolare e sentivo che per questo dovevo fare la mia parte al massimo.
Voglio ringraziare anche tutti i focolarini di Bratislava, del centro zona, dove ho fatto il servizio civile in occasione della preparazione della visita di Chiara. Ringrazio tutti quelli che ci hanno dato una mano in quel periodo che è stato per me un po' difficile. Infatti ho passato qualche prova spirituale. A un certo punto mi è sembrato che più che l'uomo erano importanti le cose da fare. Questo mi pesava abbastanza e non sempre sono riuscito a digerirlo. Ringrazio Marian, ora nella Mariapoli Celeste, che è stato per me un vero aiuto soprattutto in quel difficile periodo di prova. Mi ha aiutato a vedere cosa sia realmente il focolare nell'Opera. Una tale potenza è inevitabile che non attiri le masse. In quel tempo però mi sembrava che la realtà non corrispondesse con l'idealità. Poi  c'è stata anche la partenza di Marian per la Russia e ciò mi ha rivelato che da solo non avevo le forze per accettare la realtà come era. Praticamente mi sono reso conto non ero capace di vivere veramente per Gesù abbandonato. Così in quel periodo mi sono allontanato dall'Opera. Sono andato via dal focolare e tornai ad abitare dai genitori.
Nonostante tutto non ero felice e mi è venuto il dubbio se io avessi o no la vocazione al focolare. Il fatto è che non mi sentivo di avere le forze per accettare la realtà così come era.
Penso che il quel periodo Dio mi ha molto aiutato. Siccome ero disoccupato venivo qui in focolare a dare una mano a Tanino che era intanto arrivato in zona. Stavo qui settimane, anche un mese. Nel febbraio del 2004  ho sentito in me la forza di accettare ogni contrarietà e viverla secondo l'Ideale come Chiara ci insegna. Ho detto a Tanino che ero pronto a dare la vita per lui e per tutti gli altri focolarini che vivevano nei focolari della Slovacchia. E offrii la vita perché diventassimo santi insieme. Appena fatto questo passo mi sono sentito liberato e capace di tornare a vivere in focolare assieme a tutti gli altri focolarini. Ma ho messo questo desiderio nelle mani di Dio.
A novembre di quell'anno si è presentato un problema oncologico, avevo tre tumori al fegato. Uno mi è stato tolto e poi dovevo iniziare la chemioterapia per gli altri due. Sembrava che mi rimanessero alcuni mesi di vita, forse un anno.
Tanino mi ha ricordato l'offerta di voler dare la vita per tutti i focolarini e abbiamo scritto questo ad Hans. Hans vi ha visto la conferma della mia vocazione e mi risponde che potevo di nuovo entrare in focolare. Pensavo che nella mia situazione di salute non avrei potuto fare quello che un focolarino in piene forze può fare, che forse non avrei potuto lavorare e che la mia funzione sarebbe stata un po' insolita. Infatti ho concluso che la mia funzione sarebbe stata quella di soffrire per il focolare e per l'Opera e offrire ogni sofferenza perché la realtà del focolare corrisponda al piano di Dio, secondo le indicazioni di Chiara. Volevo vivere perché tutto fosse espressione pura dell'Ideale.
Tutto è stato come una preparazione per arrivare alla decisione di anticipare i voti perpetui prima del previsto. Quel giorno abbiamo fatto una meditazione dove Chiara dice che non dobbiamo vivere per la propria santificazione ma per la santificazione del focolare, essere cioè responsabili della santità dell'altro. Ho sentito che questa era una nuova sfida, anche se mi rendevo conto che mi rimanevano pochi mesi di vita non dovevo rimanere nello sforzo di farmi santo da solo ma di diventare santo facendo tutto quello che era necessario perché gli altri accanto a me fossero santi. In quel momento ho sentito in me nuova forza e nuovo impegno.
Qualche settimana fa sono entrato in un'altra prova spirituale. Vedevo che nonostante la preghiera, la meditazione, mi sembrava che dall'altra parte non arrivava più nessuna risposta. Avevo forti dolori alle gambe. Era rimasto soltanto il dolore, non c'era nessun aiuto dall'alto. Fu lì che mi sono ricordato dell'impegno preso il giorno dei voti e ho visto che potevo offrire proprio quel dolore per la santificazione degli altri focolarini. E quando ho comunicato questo, subito è tornata una luce nuova. Questa era la risposta. Veramente quando viviamo bene Gesù abbandonato si sperimenta il Risorto.
Non so quali altre sfide ci saranno, cosa mi aspetta nel tempo che rimane. Una cosa voglio: continuare su questa via di santità e rispondere con piena adesione a quello che Dio mi chiede per realizzare la mia santità in comunione con tutti quelli che mi stanno accanto in modo che possiamo tutti incontrarci poi tutti nella beatitudine eterna. Ma anche adesso sento che stiamo assaggiando quel Paradiso.
Grazie a tutti e a ciascuno di voi qui presente per quello che avete fatto per me e vi invito ad un brindisi!"

I focolarini della Slovacchia raccolti attorno ad Hans, parlando di Joži appena partito per la Mariapoli Celeste, hanno composto una ghirlanda fresca e profumata.

Marcel Olejar:
Quando ho visto che era già morto, tra le mie braccia, ho cominciato a invocare Gesù, Maria dei sette dolori, patrona della Slovacchia, aiutaci!, aiutaci! Ed ho sentito una grande pace.
Per me è stato un dono vivere con lui. Si viveva tra cielo e terra. Spesso parlavamo del Paradiso. Era come un gioco che ci liberava a vicenda. Era impressionante, con le poche forze che gli erano rimaste vedere come si occupava dei gen3. L'altra sera mi sono messo accanto a lui per parlargli di alcuni problemi che ci sono tra i gen e lui "dobbiamo pregare!"
Tre volte, in questi mesi, gli ho fatto la domanda se non aveva paura della morte e lui, dopo un silenzio, sempre la stessa risposta "ho già risolto questo problema e sento la pace!"
Ora sento che qui  tutto è cambiato c'è aria di Paradiso. Non sono più quello di prima.
Tutto si e rovesciato, il Cielo e venuto tra di noi.

Pavel Ferko
Quando stava spirando aveva il volto di Gesù abbandonato. Il contatto con lui, data la grande differenza di età, era da padre a figlio. Una volta l'ho portato in ospedale. Joži non poteva camminare. Chissà cosa avranno pensato gli altri che un vecchio di 80 anni spinge la carrozzella di un giovane di 30!
Vedendo tutta la gente che si è raccolta subito attorno a Joži, mi è venuta la certezza che lui è il seme di una grande crescita.

Jozko Petrek
Ero incantato dalla sua fedeltà e dalla sua capacità di saper soffrire. Il medico di Lubiana a cui Vange ha mostrato tutte gli esiti  della malattia per vedere se si poteva ancora tentare qualcosa in Slovenia, era meravigliato che Joži non soffrisse e che era ancora vivo.

Jozo Klembara
Per me tutta la vita di Joži ha avuto un volto misterioso e reale nello stesso tempo e mi sembra di aver avuto parte con lui nella realizzazione di un mistero. Un giorno mi ha chiamato per dirmi che aveva scelto me per confidarmi una cosa seria e urgente. Mi ha confidato un certo progetto. Il risultato è stato che lui sentiva di offrire realmente la sua vita a Dio. Dio l'ha preso sul serio. La malattia è stato un segno evidente di come Dio prenda sul serio le  cose. Un caso evidente. E poi come è stato fedele, come ha realizzato il focolare. Non importa se uno è malato o sano. È stato eccezionale come ha vissuto la malattia. Importante come lui è stato fedele nell'offerta fatta nonostante certi travagli interiori forti. Joži ha compiuto veramente la sua vita. Davanti  a lui morto gli ho detto "grazie!"  

Dominik Berberich
Abbiamo fatto tanta strada insieme come due fratelli. Siamo diventati esterni insieme. L'ho conosciuto subito come un ragazzo mite, non uno che si impone. Penso che avesse un'antenna in più per le cose soprannaturali. Il periodo più importante è stato il 1998 quando abbiamo cominciato a vivere insieme in focolare. Gli piaceva sciare. Sempre ha avuto con sé gli sci, anche adesso. Gli piaceva ballare. Aveva sempre la voglia di oltrepassare la propria ombra.
Io sono partito per Loppiano e lui è rimasto qui. Quando sono tornato mi sentivo come uno che ha qualcosa in più di lui, chissà quanto l'ho fatto patire! Ma lui non si è mai lamentato.  
Le ultime vacanze le abbiamo passate insieme. Un giorno io ero preso dalle cose da fare e lui in dialetto mi dice "con calma, non agitarti!"
Quando abbiamo cominciato non avrei immaginato che lui sarebbe stato capace di arrivare al punto dove è arrivato.

Lubo Boška
L'ho conosciuto quando ero nel focolare di Kosice. Poi qui a Bratislava abbiamo lavorato insieme per la preparazione della visita di Chiara: c'era veramente molto da lavorare. Lui era bravo con i computer. Ora vedo più chiaramente che è stato un periodo difficile per lui.
Spiritualmente eravamo molto simili. Anche per lui erano importanti soltanto le cose essenziali. Non si faceva prendere dalle cose che non hanno valore. Quando siamo corsi qui in macchina perché lui stava morendo, pregavamo e pensavo che forse era arrivato il momento. Mi sono messo a piangere. Facevo tifo per lui "sono certo che ce la fai, sono certo che ce la fai!" Ce l'ha fatta!

Attila Adam
Il mio rapporto con lui mi fa ricordare quello che avevo con Marian: senza parole. Ci sentivamo sostanzialmente vicini. Mi parlava con molta delicatezza delle sue difficoltà. Poi sono andato a Kosice quando lui era già andato via dal focolare. Cercava una spiegazione su come possano succedere certe cose, non perché voleva capire, ma perché sentiva che c'erano dei problemi da risolvere.
Il focolare di Kosice deve molto a lui perché lui sentiva come la missione di mostrare il focolare come Paradiso sulla terra.

Miro Kosecek
Mi ha molto impressionato la sua dichiarazione di voler dare la vita per i focolarini. In un certo senso eravamo molto vicini. Lo sentivo come un fratello, uno che sa starti accanto.

Stefan Kmet'
Un mese fa abbiamo fatto meditazione insieme e parlavamo di alcune cose pratiche da fare e lui "forse allora non ci sarò, ma potere far così…"
Mi colpiva questo suo essere nella storia di Dio.
Con lui ho parlato tanto e forse non ho pregato tanto. Ho sentito che lui è come me. Non si vergognava delle sue debolezze e non le copriva. Non aveva paura di cercare pazientemente delle soluzioni anche se non si arrivava a capire o risolvere. Aveva la pace.

Jirka Kratochvil
La sua parola di vita potrebbe essere "Quando sono debole è allora che sono forte!"
La vocazione era chiara. per realizzarla, per permissione di Dio, è venuta la malattia in un modo un po' speciale, come si è visto.

Hans Jurt
Si è santificato con Gesù in mezzo. È emblematica la santità del focolare.

Tanino Minuta
Sono grato a Dio che mi ha dato di vivere una tale esperienza. Una volta gli ho chiesto come avremmo comunicato quando lui sarebbe stato in Paradiso e Joži, con la sua solita serietà mi ha detto: "Concentrati, mi sentirai al centro di te. Non parlerò con le parole, ma mi sentirai." È quello che ho fatto appena l'ho visto morto. La sensazione che ho provato è che lui sia molto più anziano di me. È un incalcolabile dono di Dio.

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E concludiamo con quanto Chiara ha voluto dirci di lui, subito dopo la sua partenza per il Cielo.

Carissimi e carissime,

il 27 gennaio, Jozef (Joži) Imrich del focolare di Bratislava è passato all'Altra Vita improvvisamente, in cucina, tra le braccia di Marcel, suo responsabile di focolare. Aveva da poco compiuto 30 anni.
A 15 anni aveva conosciuto l'Ideale. Ascoltando un tema su Gesù Abbandonato aveva capito la sua vocazione: il focolare.
Nel 1998, mentre studiava Economia, ha cominciato a vivere nel focolare di Košice e poi a Bratislava, dove ha lavorato molto per il nostro viaggio in Slovacchia.
Dopo un forte momento di prova, decide di abbandonare la strada intrapresa. Più tardi però comunica i suoi stati d'animo, riscopre la grandezza della sua vocazione, e dichiara di essere pronto a dare la vita perché nei focolari ci sia la presenza di Gesù.
Appena otto mesi dopo, viene ricoverato in ospedale per un malessere che si rivelerà una grave malattia. Joži dice con fermezza: "Allora non c'era materia. Ora ho veramente come dare la vita".
E' l'inizio di una nuova luminosissima tappa. Viene riaccolto in focolare nel febbraio 2005 e nel maggio 2006 pronuncia i voti perpetui che significano per lui "vivere per la santificazione di Gesù in mezzo".
Tutta la sua strada, vissuta fino alla fine in unità con me, è un frutto del focolare.
Joži è stato un dono per i focolarini, emblema della santità collettiva, attraverso la quale ha raggiunto splendidamente la vetta.
La sua "rata" porterà molto frutto e grande speranza per la Slovacchia.
Iniziamo suffragi.
Nel Risorto,                               Chiara

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